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martedì 20 dicembre 2022

Colpo di spugna sui furbetti. Gli esperti: “Una scelta grave”

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Carlo Di Foggia

Se alla fine verrà approvata (ma risulta già il parere positivo del governo), il condono penale voluto dal governo è un vero colpo di spugna.

Il nuovo articolo 49-bis inserito via emendamento prevede l’estinzione di alcuni reati per chi aderisce alla “pace fiscale”, cioè le dieci norme della manovra - dallo stralcio delle cartelle alla definizione delle liti tributarie – che disegnano già di loro un condono fiscale , visto che riducono le sanzioni ai minimi termini (quasi sempre poco più del 5%) e in un caso (liti tributarie) prevedono anche uno sconto sull’imposta dovuta.

La nuova norma voluta dal viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, e avallata dal viceministro alle Finanze Maurizio Leo, va oltre: è una sanatoria di alcune fattispecie del testo unico dei reati tributari (dlgs 74 del 2000). Se alcuni - 10-bis (omesso versamento ritenute), 10-ter (omesso versamento IVA), 10-quater (indebita compensazione) - attengono alla riscossione, per i quali può avere un senso rinunciare al processo a fronte del pagamento del dovuto, il discorso cambia con gli articoli 4 e 5, cioè la dichiarazione infedele e l’omessa dichiarazione. Parliamo dell’evasione vera e propria e, nel secondo caso, dell’evasione totale, reato punito da 2 a 5 anni.

Governo Meloni, altra norma pro evasore fiscale: condono penale

 


E Giorgia era quella che aveva i “coglioni” e non cedeva ai ricatti di Berlusconi. Non gli ha concesso i ministri che voleva, gli sta concedendo – perché le condivide – tutte le norme che vuole. La Meloni avrebbe le palle? Sì, quelle sull’albero di Natale…

 

Scudo penale per gli evasori totali: il blitz di B. è riuscito

da: Il Fatto Quotidiano – di Giacomo Salvini 

 


Alla fine il blitz di Forza Italia è riuscito: il condono penale per alcuni reati tributari entra nella legge di Bilancio. Il colpo di spugna del governo sull’evasione è servito. E, a meno di stravolgimenti dell’ultima ora, diventerà legge. La norma, annunciata nei giorni scorsi dal viceministro della Giustizia di Forza Italia Francesco Paolo Sisto, e letta in anteprima dal Fatto, prevede uno scudo penale per i reati di omesso versamento, omessa dichiarazione e dichiarazione infedele. Ovvero, l’evasione fiscale vera e propria.

Per tutto il giorno, tra il ministero dell’Economia e quello della Giustizia, si sono susseguite riunioni tra Sisto, il relatore di Forza Italia, Roberto Pella, e il viceministro di Fratelli d’Italia, Maurizio Leo. Quest’ultimo ha dato una sponda politica alla richiesta dei berlusconiani di dare un colpo di spugna sui reati fiscali: l’idea era quella di un “perdono” fiscale anche penale per quei reati considerati “formali” che hanno una pena massima fino a tre-cinque anni. Un modo, è la tesi del governo, “per recuperare soldi”. Il principio è chiaro: il cittadino che evade non incorre in processi penali se restituisce tutto il dovuto. 

L’ipotesi era stata negata più volte dal ministero dell’Economia e da Giancarlo Giorgetti, che domenica sera in commissione Bilancio aveva detto: “Non ci saranno condoni”. Nel maxi-emendamento del governo, in effetti, la norma era stata stralciata. Ieri, però, su pressione di Forza Italia, è ricomparsa sotto forma di emendamento dei relatori: “L’accordo politico c’è” facevano sapere dopo pranzo fonti di maggioranza. Ma la trattativa è andata avanti per tutto il giorno con Giorgetti che ha fatto muro e Forza Italia che non mollava. Alla fine l’emendamento è stato presentato e, spiega chi segue il dossier, dovrebbe passare così com’è con il parere favorevole del governo. Nello specifico la norma, composta da tre commi, prevede l’estinzione del processo per i reati di omessa dichiarazione, omesso versamento, indebita compensazione e dichiarazione infedele. In cambio, però, il cittadino dovrà pagare tutto: in caso di rateizzazione il processo viene sospeso dopo la prima rata e si estingue una volta concluso il pagamento. E la prescrizione continuerà a correre. Una versione più hard rispetto a quella ipotizzata nel fine settimana.

Marco Travaglio: Intercetto La Qualunque

 


 

da: Il Fatto Quotidiano

In quella discarica che è ormai la Finanziaria, il governo ha infilato in extremis una riforma delle intercettazioni dei Servizi segreti, dirottandone il bilancio dalla Giustizia al Mef. Così può tagliare i fondi a quelle dei giudici e aumentarli a quelle degli 007.

Nordio l’aveva promesso: più “intercettazioni preventive, curate dalla polizia con l’avallo del magistrato, segretissime e solo spunto d’indagine”. Luigi Ferrarella ha già spiegato sul Corriere il danno per la privacy e le garanzie di noi cittadini: “Mentre le intercettazioni giudiziarie sono chieste da un pm su precisi parametri di legge, autorizzate dal controllo di un giudice e infine depositate tutte all’imputato per consentirgli di difendersi, le ‘preventive’ caldeggiate da Nordio (che non valgono nei processi, non sono menzionabili in atti, vengono distrutte, e restano dunque patrimonio conoscitivo della catena gerarchica della cerchia di “iniziati” a un formidabile serbatoio di potenziali ricatti) hanno due grosse differenze”. La prima è che le forze di polizia possono chiederle e ottenerle (dal Procuratore del distretto) un po’ per tutto: “quando siano necessarie per l’acquisizione di notizie” sulla “prevenzione” di certi delitti: come fa il pm, in tanta vaghezza, a dire no? La seconda è che le forze di polizia dipendono dal governo: a scegliere chi intercettare sono il premier di turno (Servizi), i ministri dell’Interno (Polizia), della Difesa (Carabinieri) e del Tesoro (Finanza).

martedì 13 dicembre 2022

In Europa corrotti in manette, in Italia fuori dal carcere: nel pieno dello scandalo Qatargate il Senato vota per ridare i benefici ai colletti bianchi

 


da: https://www.ilfattoquotidiano.it/

Nelle stesse ore in cui vengono perquisiti gli uffici dei nostri eletti a Bruxelles, a palazzo Madama si vota sul cosiddetto "Decreto rave", che la maggioranza ha usato come grimaldello per fare un regalo ai detenuti per i reati contro la pubblica amministrazione: potranno tornare a ottenere i benefici penitenziari che ora gli sono preclusi dalla legge Spazzacorrotti, cioè ad avere la garanzia di non fare mai nemmeno un giorno di carcere, proprio come accadeva prima della Spazzacorrotti. L'esatto contrario del "giustizialismo in fase di esecuzione della pena" a cui la premier ha detto di ispirarsi

Mentre a Bruxelles i rappresentanti italiani finiscono in manette per uno scandalo di corruzione internazionale senza precedenti, in Italia il Senato vota per salvare i corrotti dal carcere. Nelle stesse ore in cui l’Eurocamera destituisce la sua vicepresidente e gli investigatori perquisiscono gli uffici dei nostri eletti per trovare tracce di mazzette dal Qatar, a palazzo Madama sono in corso le dichiarazioni di voto sul cosiddetto “Decreto rave“, il primo atto legislativo del governo di Giorgia Meloni. Che però, a dispetto del nome mediatico, non si occupa solo della contestata norma contro i raduni abusivi, ma di tanto altro, a partire dalla riforma dell’ergastolo ostativo (approvata in extremis per evitare il “colpo di spugna” della Corte costituzionale). Ed è proprio questa parte del provvedimento che la maggioranza, con l’aiuto di Italia viva, ha usato come grimaldello per fare un regalo ai detenuti per corruzione, concussione, peculato e

mercoledì 7 dicembre 2022

La destra e Renzi si schierano con ladri di Stato e corrotti: per i colletti bianchi condannati tornano i benefici carcerari



da: https://www.ilfattoquotidiano.it/

In commissione al Senato è stato approvato l’emendamento di Forza Italia al decreto Rave che prevede la cancellazione dei reati contro la Pubblica Amministrazione dall’elenco di quelli ostativi, cioè quelli per i quali non sono previsti i benefici penitenziari. E il viceministro Sisto lo rivendica: "E' questo il nuovo corso". Italia Viva (Scalfarotto) vota con la destra. Ritirata la proposta di modifica sull'inappellabilità del pm dopo le assoluzioni

In commissione Giustizia del Senato, che sta esaminando il decreto anti-Rave, è stato appena approvato a maggioranza l’emendamento di Forza Italia, sottoscritto da Pierantonio Zanettin, che prevede la cancellazione dei reati contro la Pubblica Amministrazione dall’elenco di quelli ostativi, cioè quelli per i quali non sono previsti i benefici penitenziari (come l’assegnazione al lavoro esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione). Era stata la legge Spazzacorrotti, approvata dal governo Conte 1, a introdurre nella lista di reati anche delitti gravi da colletti bianchi come corruzione, concussione o peculato. A votare a favore dell’emendamento è stata la maggioranza di centrodestra, ma anche Italia Viva, rappresentata in commissione da Ivan Scalfarotto. Contrari i senatori di Pd, M5s e Misto.

Il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto rivendica il risultato: “Le dichiarazioni programmatiche del ministro Nordio si dimostrano da subito capaci di offrire risultati. Il voto della Commissione Giustizia, che ha eliminato l’inaccettabile parificazione dei reati contro la

venerdì 28 ottobre 2022

Roberto Scarpinato: “La premier disinformata, su via D’Amelio sbaglia”

 


da: La Stampa – di Francesco Grignetti

Il senatore M5S: “Il depistaggio su Borsellino l’ho smascherato io”

È stato lo scambio polemico più rovente, al Senato, quello tra Giorgia Meloni e Roberto Scarpinato, ex magistrato palermitano, punta di diamante del nuovo corso grillino. Lei l’ha liquidato con toni sprezzanti, facendo riferimento ai «teoremi» che sarebbero stati alla base del suo intervento e prima della sua carriera di pubblico ministero. Lui, il giorno dopo, si sente ancora indignato. «Ho fatto riferimento ad alcuni fatti documentati in sentenze, le stragi neofasciste, le figure di Rauti e Maletti. Non è stata in grado di rispondermi».

Una cosa veniva fuori chiara, dal suo intervento: un filo nero attraversa la storia della Repubblica.

«Mi sono attenuto alle sentenze passate in giudicato, niente di opinabile. Ho citato stragi accertate del neofascismo: piazza Fontana, Brescia, la bomba a mano alla questura di Milano, Peteano. Portano la firma di Ordine Nuovo. E Pino Rauti era l’ideologo di Ordine Nuovo. Perché non mi ha risposto sui fatti? Con una sola frase, poi, ha fatto un doppio errore: mi ha definito giudice quando sono sempre stato un pubblico ministero; mi ha addebitato il depistaggio su via D’Amelio, quando l’ho smascherato io. È disinformata. Ma la cosa grave è che la maggioranza al Senato l’ha applaudita. Non leggono le sentenze, non conoscono nemmeno i fatti più elementari».

venerdì 10 giugno 2022

L’ora dei referendum

 


da: https://www.internazionale.it - di Giulia Merlo

Il 12 giugno, lo stesso giorno del primo turno delle elezioni comunali, gli italiani sono chiamati alle urne anche per la consultazione popolare sulla giustizia voluta dalla Lega e dai radicali

I quesiti referendari sono cinque e riguardano la giustizia penale e le regole organizzative della vita professionale dei magistrati. I primi promotori sono stati la Lega di Matteo Salvini e il Partito radicale, in un’inedita alleanza sul tema definito della “giustizia giusta”.

I cittadini saranno chiamati a esprimersi per cancellare o meno cinque norme di legge. Al momento della presentazione i quesiti sulla giustizia erano sei, ma la corte costituzionale non ne ha ammesso uno, che riguardava la responsabilità civile dei magistrati.

Su cosa si vota

Tre quesiti riguardano la vita interna dell’ordine giudiziario: come sono eletti i magistrati nel loro organo di rappresentanza, come sono giudicati per gli avanzamenti di carriera, e i ruoli che possono rivestire. Gli altri due riguardano invece più in generale questioni di diritto penale.

In particolare, il primo quesito chiede l’abolizione della raccolta di almeno 25 firme per i magistrati che si candidano al consiglio superiore della magistratura (Csm), l’organo che sovrintende alla vita professionale delle toghe.

giovedì 9 giugno 2022

Breve analisi dei quesiti del referendum sulla giustizia

 


Voterò solo il referendum che propone l’abrogazione della Legge Severino. Il quesito è secco e chiaro: “Volete voi che sia abrogato il decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235?”. Con il “Si” si cancella la Legge Severino. Con il “No” la si mantiene in essere. 

Con i limiti che può avere questa legge quando applicata agli amministratori locali, poichè non siamo in una "democrazia funzionante" io voterò “NO”.

 


 

da: https://www.glistatigenerali.com/ - Enrico Cerrini

Nell’indifferenza generale si vota il 12 giugno per cinque quesiti referendari. Con la scusa che si tratta di quesiti tecnici, i cittadini non sembrano interessati a informarsi e i giornalisti a spiegare l’oggetto del contendere. In realtà, i quesiti sono meno ostici di quanto propagandato e hanno ricadute sulla vita sociale, politica e democratica del paese.

Una vulgata afferma che i quesiti intervengono su materie già trattate dalla riforma Cartabia, attualmente in discussione in Parlamento. Certamente, il Parlamento è il luogo più idoneo per discutere di giustizia e si creerebbe una sovrapposizione, se riforma e referendum fossero entrambi approvati.  Ma, non sembra che i partiti siano in grado di mettersi d’accordo sulla giustizia prima della fine della legislatura.

Da profano del diritto, provo allora ad analizzare i quesiti.

1. Elezione membri togati del CSM e Valutazione dei Magistrati

mercoledì 25 maggio 2022

Nicola Gratteri: “Con Draghi siamo al ‘liberi tutti’, lui sa soltanto di finanza”

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Ilaria Proietti

Il j’accuse del magistrato da Costanzo: “Il premier sa solo di finanza. È la restaurazione, i politici si vendicano su noi pm”

“È un momento in cui la magistratura è molto debole. Sono stati fatti degli errori e la magistratura non ha avuto il coraggio di autoriformarsi. Quindi in questo momento c’è una sorta quasi di vendetta della politica nei confronti della magistratura dopo trent’anni”.

Nicola Gratteri dal palco del Maurizio Costanzo show (la puntata andrà in onda questa sera) lancia un siluro e sferza senza mezzi termini il Parlamento. Ma soprattutto prende a sportellate il governo incassando gli applausi della platea. “Draghi è un esperto di finanza. Punto. Ma quando parliamo di sicurezza o della riforma della giustizia, non ci siamo proprio”, dice sottolineando come anche il Parlamento abbia più di qualcosa da farsi perdonare, essendo ormai ridotto a un ruolo meno che ancillare. Perché si limita a ratificare quanto deciso da Palazzo Chigi su input di “8-10 persone che gestiscono il Parlamento: gli altri votano come dicono quelle 8-10 persone”. Da Lilli Gruber a Otto e mezzo, poi rincara la dose sul premier: a parte la finanza, “sul resto non tocca palla o se lo fa, mi preoccupa ancora di più perché non capisce che facendo così sfascia tutto”.