sabato 26 maggio 2018

No alla flat tax, no al reddito di cittadinanza se assistenzialismo


Nettamente contraria alla flat tax. Le tasse devono essere progressive. E non solo perché lo dice la Costituzione, ma perché lo dice quella cosa che si chiama: giustizia sociale.
Vanno diminuite le aliquote Irpef, introdotti meccanismi di riduzione e/o agevolazioni per le imprese che reinvestono gli utili (contrariamente, il minor carico fiscale finirebbe nelle tasche di manager o presunti tali).
La flat tx favorisce i redditi medio/alti, le tasse si possono diminuire senza per questo togliere la progressività.

Quanto al reddito di cittadinanza:
1. contraria, fintanto che non ci saranno criteri e controlli che impediscano che i finti poveri possano usufruirne; in un paese di evasori fiscali, dove accanto a poveri reali ci sono i finti poveri che dichiarano redditi oscenamente bassi, dove nessun governo ha finora mai perseguito seriamente evasori ed elusori, il reddito di cittadinanza finirebbe nelle tasche sbagliate;
2. contraria, se pensata, realizzata, gestita, come una forma di assistenzialismo perché nel cosiddetto nostro bel paese c’è una buona quota di gente che non ha voglia di fare un cazzo, mentre altri lavorano, si sbattono
ogni giorno e pagano le tasse per mantenere fancazzisti. Di Maio, Grillo & Casaleggio si leggano Muhammad Yunus;
3. contraria, se tale misura non sarà accompagnata da altre misure volte a creare condizioni per diminuire la disoccupazione, incentivare il lavoro, fermo restando che, non si può pensare che ritornino le condizioni ante 2008. La lunga crisi dovrebbe farci comprendere che il modello sociale va rivisto.

Grillo ha abbandonato discorsi sulla decrescita felice. A parte alcuni aspetti che mi lasciano a dir poco perplessa delle teorie di Serge Latouche, c’è un’analisi di fondo che ha senso. Ma parlare di decrescita felice fa perdere voti (per questo Grillo non la nomina più da parecchio tempo). E il M5S ne sta già perdendo e altri ne potrebbe perdere se non riuscirà a far due o tre cose bene e a capitalizzarle. Contrariamente a quanto dicono nella coalizione di Salvini, è lui il più forte in questo accordo con Di Maio. E, in prospettiva, è quello che se ne avvantaggerà in termini elettorali. Anche perché il M5S perderà i voti che gli sono venuti da sinistra.
Ma Grillo e Casaleggio questo dovrebbero averlo capito. Non credo che lo abbia capito il leghista mancato: all'anagrafe Luigi Di Maio.

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