L’eroe che brucia sul palco e gli
occhi della sua gente
di Gino Castaldo da “Repubblica”
Almeno una volta bisognerebbe
andare a un concerto di Springsteen e guardare le facce del pubblico.
Difficilmente troverete altrove una simile luce negli occhi della gente. Sono
ammantati di amore e gratitudine, occhi eccitati dalla fiamma che brucia sul
palco, occhi disposti a credere che una qualche specie di redenzione sia infine
possibile. Non è poco. E infatti per capire il potere devastante di questo
geniale working class hero bisogna andare oltre i parametri che di
solito applichiamo alla musica.
C’è in ballo una fede, quasi
messianica, c’è l’assoluta fiducia in un musicista la cui sincerità non è mai
stata messa in dubbio. L’impagabile sensazione che un mucchio di poesie,
cantate sull’epica scansione del rock, possano ancora restituirci il senso di
un difficoltoso ma ancora salvifico viaggio lungo le strade della vita.
Springsteen è gioia e furore, rabbia contro l’ingiustizia, amore per i
diseredati, passione civile e trionfo dell’energia vitale. E, dato per nulla
secondaripo, parliamo del più grande performer rock dei nostri tempi, uno che
ad ogni concerto dà l’impressione di giocarsi tutto, fino all’ultima goccia di
sudore disponibile. Si dice sempre che l’età d’oro del rock sia tramontata. Ed
è vero. Eppure uno scampolo di quel sogno è ancora tra noi, vivo e vegeto.
Basta anadare a un concerto. E lasciarsi andare.
Nessun commento:
Posta un commento