mercoledì 9 novembre 2011

I miei miti: musica, Bruce Springsteen


L’eroe che brucia sul palco e gli occhi della sua gente
di Gino Castaldo da “Repubblica”

Almeno una volta bisognerebbe andare a un concerto di Springsteen e guardare le facce del pubblico. Difficilmente troverete altrove una simile luce negli occhi della gente. Sono ammantati di amore e gratitudine, occhi eccitati dalla fiamma che brucia sul palco, occhi disposti a credere che una qualche specie di redenzione sia infine possibile. Non è poco. E infatti per capire il potere devastante di questo geniale working class hero bisogna andare oltre i parametri che di solito applichiamo alla musica.
C’è in ballo una fede, quasi messianica, c’è l’assoluta fiducia in un musicista la cui sincerità non è mai stata messa in dubbio. L’impagabile sensazione che un mucchio di poesie, cantate sull’epica scansione del rock, possano ancora restituirci il senso di un difficoltoso ma ancora salvifico viaggio lungo le strade della vita. Springsteen è gioia e furore, rabbia contro l’ingiustizia, amore per i diseredati, passione civile e trionfo dell’energia vitale. E, dato per nulla secondaripo, parliamo del più grande performer rock dei nostri tempi, uno che ad ogni concerto dà l’impressione di giocarsi tutto, fino all’ultima goccia di sudore disponibile. Si dice sempre che l’età d’oro del rock sia tramontata. Ed è vero. Eppure uno scampolo di quel sogno è ancora tra noi, vivo e vegeto. Basta anadare a un concerto. E lasciarsi andare.

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