Il 5 settembre 1997 moriva ad 87
anni Madre Teresa di Calcutta. L’unico vero mito femminile - a mio parere - del
XX secolo.
Queste sono alcune delle
riflessioni pubblicate nel libro che oggi esce negli USA e che raccoglie
40 lettere inedite che la svelano alla ricerca di Dio, della sua voce, delle
risposte ai dubbi di un’esistenza passata interamente al servizio degli altri. Se
non è un mito questa donna, aboliamo la parola da qualsiasi dizionario.
«C'è tanta contraddizione nella mia
anima, un profondo anelito a Dio, così profondo da far male, una sofferenza
continua - e con ciò il sentimento di non essere voluta da Dio, respinta,
vuota, senza fede, senza amore, senza zelo… Il cielo non significa niente per
me, mi appare un luogo vuoto».
«Allora veniamo abbandonati in tal
modo da non aver più nessuna conoscenza di Dio e cadiamo in tale angoscia da
non sapere più se siamo mai stati sulla via giusta, né più sappiamo se Dio
esiste o no, o se noi stessi siamo vivi o morti. Cosicché su di noi cade un
dolore così strano che ci pare che tutto quanto il mondo nella sua estensione
ci opprima. Non abbiamo più nessuna esperienza né conoscenza di Dio, ma anche tutto
il resto ci appare ripugnante, sicché ci pare di essere prigionieri tra due
mura».
«Oggi la mia anima è ricolma di amore, di gioia indicibile
e di una ininterrotta unione d'amore. Ho cominciato ad amare la mia oscurità,
perché credo ora che essa è una parte, una piccolissima parte, dell'oscurità e
della sofferenza in cui Gesù visse sulla terra».
«Dicono che la pena eterna che
soffrono le anime nell'Inferno è la perdita di Dio…Nella mia anima io
sperimento proprio questa terribile pena del danno, di Dio che non mi vuole, di
Dio che non è Dio, di Dio che in realtà non esiste. Gesù, ti prego perdona la
mia bestemmia».
«Voglio vivere in questo mondo così
lontano da Dio e che ha voltato le spalle alla luce di Gesù, per aiutare la
gente, prendendo su di me qualcosa della loro sofferenza».
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