C'è una
parola che a volte si usa a sproposito: MITO. Oppure la si usa per definire
qualcuno o qualcosa che inaspettatamente ci ha colpito in
maniera forte. E' una parola che possiamo applicare a persone, eventi, di
qualsiasi tipo. Miti sacri e profani. Se la colloco per un attimo nel suo più
consueto significato e penso a qualcosa di prosaico, ho in mente due miti. Due
miti cinematografici.
Numerevoli
sono gli attori bravi, bravissimi. Ma nessuno, seppure bravo riesce a
trasmettermi quello che mi hanno trasmesso Marlon
Brando e Anna Magnani.
Marlon
Brando
Magnetismo e sensualità. Intensità in ogni
sguardo, gesto, parola. Non aveva bisogno di registi. Era perfetto regista di
se stesso. Dove non arrivava la sceneggiatura, arrivava lui. Uno che è riuscito
a farmi sembrare un film anche Desireè. Ho visto e rivisto non so quante volte "Fronte
del porto" "Il selvaggio" "Bulli e pupe". Non
credo che sia ancora nato il suo erede. Forse, mai ci sarà.
Anna
Magnani
Il suo viso mi colpisce perchè ci leggo: "confesso
che ho vissuto". Le sue occhiaie dicono che non è stata
facile. La trovo insuperabile e di un realismo sconvolgente in "Bellissima". In "Roma
città apertà", capolavoro del neorealismo italiano, il suo modo
di correre, disperata per fermare il suo amore, il suo modo di cadere colpita
dagli spari dà il senso totale del film. Puoi togliere anche tutto il resto
delle scene e lasciare solo questa e il film rimarrebbe un capolavoro.
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