Film del 1954 di Elia Kazan, con Marlon Brando, Eve Marie Saint,
Karl Malden, Lee J. Cobb.
L’ambiente è
quello dei lavoratori portuali di New York. La storia è quella di Terry Malloy,
ex pugile, fratello di un criminale che fa parte di una banda che controlla il
sindacato dei lavoratori portuali.
Obbediente nei
confronti del fratello e riconoscente nei confronti del boss, si presta a
lavoretti non particolarmente delinquenziali, ma un giorno, inconsapevolmente,
attira un giovane operaio portuale che si era ribellato ai soprusi del
sindacato nel luogo dove sarà ucciso.
Da lì, l’inizio di
un cambiamento nella sua vita. Per quanto cerchi di eludere la presa di
coscienza dei legami e delle attività del fratello, l’incontro con la sorella
della vittima e con un prete impegnato a fianco dei portuali, lo allontana dal
fratello, lo espone agli occhi del boss come un intralcio da eliminare. Quando
il fratello si oppone all’eliminazione di Terry, rimane egli stesso vittima
della vendetta del boss che ne decreta l’eliminazione. Il dolore e la
ribellione di Terry diventano denuncia e ribellione. Si innamora della sorella
del portuale ucciso. Si schiera a fianco dei lavoratori portuali. Memorabile,
indimenticabile, la sequenza finale con Terry Malloy riempito di pugni che
barcolla, incede, cede, fino ad arrivare a varcare la soglia che simboleggia il
suo riscatto totale.
Storia semplice,
standard hollywooddiano: buono contro cattivi.
Questo film è Marlon
Brando. Se non ci fosse lui, la sua faccia intensa, le sopracciglia segnate, la
grandiosità della sua recitazione, la tensione che riesce a trasmettere negli
ultimi cinque minuti - che da soli valgono il film -, il tifo inevitabile che
Terry Malloy ti provoca ad ogni movimento barcollante, “Fronte del Porto” non
rientrerebbe tra i capisaldi del cinema americano. Una sottolineatura
all’intensità dell’inimitabile e insuperabile intepretazione di Marlon Brando è
anche la fotografia.
Il film ha vinto
otto Oscar: miglior film, regia, attore protagonista, attrice non protagonista,
sceneggiatura, fotografia, scenografia, montaggio. Principalmente per merito di
Marlon Brando e dell’effetto trascinamento della sua intepretazione.
Marlon Brando:
quando un attore discende in linea retta da Dio.
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