mercoledì 9 novembre 2011

A qualcuno piace caldo


Film del 1959 di Billy Wilder con Marylin Monroe, Tony Curtis, Jack Lemmon, George Raft, Joe E. Brown

L’inizio non è propriamente quello che ti aspetti in una commedia. E’ quello di un film di gangster: banda e poliziotti all’inseguimento con acclusa sparatoria. E’ il modo con il quale Billy Wilder, regista ma anche sceneggiatore insieme a I.A.L. Diamond, introduce i due protagonisti e la vicenda che li vedrà trasformarsi in Josephine e Daphne. Da un inizio classico anni trenta, ad una meravigliosa commedia. Ottimamente scritta, diretta, interpretata.

Joe (Tony Curtis) e Jerry (Jack Lemmon) sono due musicisti che si trovano ad essere testimoni della Strage di San Valentino: Chicago, 14 febbraio 1929. La prima chicca di Wilder è il modo con il quale presenta il boss della gang: inquadra le sue ghette, lo fa scendere e camminare con un movimento che sembra più femminile che maschile. In un certo senso il primo travestito è proprio lui. Joe e Jerry assistono al massacro e vengono scoperti. Riescono a scappare, ma ben sapendo che saranno trovati Joe ha l’illuminazione. Si trasformeranno in donne per proporsi ad una band femminile che sta per partire per la Florida. La cantante della band è la sinuosissima, sensuale e dolce Sugar Kane, cioè Marylin Monroe, il cui fascino colpirà Jerry e Joe ormai diventate Daphne e Josephine. Joe, il più mandrillo dei due, aggiungerà al travestimento in Josephine un altro trasvestimento: quello nel milionario Shell. Così si farà conoscere da Zucchero, partirà alla sua conquista ma, in perfetta logica da commedia, ne rimarrà intrappolato come mai prima.
Anche Daphne non è da meno. Il suo arrivo all’hotel in Florida attira l’attenzione di un milionario che la mezza età l’ha lasciata da un pezzo, ma che usa le mani come un ragazzino. Sposato sette o otto volte con ballerine e specie analoghe vuole impalmare anche Daphne. Divertente la scena del tango tra il milionario e Daphne, altrettanto la scena nella quale “lei” confessa a Joe che il suo milionario le ha chiesto di sposarlo e “lei” vuole accettare.

Il momento clou del film, per quanto non vi sia mai un cedimento, anche solo qualche secondo di banalità o inconsistenza, è il riapparire della gang. “Ghette” si presenta insieme ai suoi scagnozzi in Florida per un convegno mafioso (nel quale saranno fatti fuori). Scoprono ben presto il travestimento di Joe e Jerry. A così inizio il loro tentativo di fuga. Esilarante. E la preparazione di un finale da Commedia. Ma alla Wilder, si intende.

Joe, ormai innamorato di Zucchero, mette a repentaglio la fuga. Raggiunge Zucchero, la bacia vestito da Josephine. Solo un attimo di stupore e poi la fuga con lui. Daphne, nel frattempo, è riuscita a contattare il suo milionario. Tutti e quatto raggiungono il motoscafo che li porterà allo yacht. Joe svela a Zucchero di non essere nè Josephine, nè un Shell, ma un sassofonista (esattamente il tipo di maschio dal quale Zucchero scappa). Mentre Joe e Zucchero sono presi a baciarsi e a unire i loro destini, Daphne cerca di spiegare allo stagionato e innamorato milionario che non si possono sposare. Esaurita/o dalle obiezioni del suo spasimante (e ricordandoci che Wlder ha scritto la sceneggiatura insieme a Diamond) si svela completamente: toglie la parrucca e dice: «sono un uomo!». Il milionario, senza scomporsi nè scandalizzarsi minimamente, risponde con una battuta indimenticabile: «nessuno è perfetto!».

Nessuno è perfetto? Falso. Questo film lo è. Mi piace in particolare questo gioco di travestimenti apparenti e meno apparenti. Il travestimento apparente è quello di Joe e Jerry. Ma la trama, la regia, l’interpretazione, rendono Daphne e Josephine vere donne quando svolgono questo ruolo. Joe e Jerry sono due uomini effettivi quando rimangono in abiti maschili. L’unica incertezza di ruolo, l’unico vero travestimento è quando Daphne e Josephine si struccano, o tolgono la parrucca; insomma quando non sono nè maschi nè femmine. Il boss con le sue ghette ha una movenza da femminuccia che non può essere casuale. Wilder prende in giro, e lo fa benissimo. I travestimenti, sono relativi e non sempre quelli che appaiono. Se non fosse così, la trama, di una linearità e semplicità, renderebbe questo film un banale filmetto con equivoci e doppi sensi, anzichè un capolavoro della Commedia. E’ invece un film da guardare e riguardare. Da collezionare. E’ in assoluto tra i film che più amo e che considero tra i migliori dall’invenzione del cinema. 

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