Film del 1959 di Billy Wilder con Marylin Monroe,
Tony Curtis, Jack Lemmon, George Raft, Joe E. Brown
L’inizio non è
propriamente quello che ti aspetti in una commedia. E’ quello di un film di
gangster: banda e poliziotti all’inseguimento con acclusa sparatoria. E’ il
modo con il quale Billy Wilder, regista ma anche sceneggiatore insieme
a I.A.L. Diamond, introduce i due protagonisti e la vicenda che
li vedrà trasformarsi in Josephine e Daphne. Da un inizio
classico anni trenta, ad una meravigliosa commedia. Ottimamente
scritta, diretta, interpretata.
Joe (Tony Curtis)
e Jerry (Jack Lemmon) sono due musicisti che si trovano ad essere testimoni
della Strage di San Valentino: Chicago, 14 febbraio 1929. La prima chicca di
Wilder è il modo con il quale presenta il boss della gang: inquadra le sue
ghette, lo fa scendere e camminare con un movimento che sembra più femminile
che maschile. In un certo senso il primo travestito è proprio lui. Joe e Jerry
assistono al massacro e vengono scoperti. Riescono a scappare, ma ben sapendo
che saranno trovati Joe ha l’illuminazione. Si trasformeranno in donne per
proporsi ad una band femminile che sta per partire per la Florida. La cantante
della band è la sinuosissima, sensuale e dolce Sugar Kane, cioè Marylin Monroe,
il cui fascino colpirà Jerry e Joe ormai diventate Daphne e Josephine. Joe, il
più mandrillo dei due, aggiungerà al travestimento in Josephine un altro
trasvestimento: quello nel milionario Shell. Così si farà conoscere da
Zucchero, partirà alla sua conquista ma, in perfetta logica da commedia, ne
rimarrà intrappolato come mai prima.
Anche Daphne non è
da meno. Il suo arrivo all’hotel in Florida attira l’attenzione di un
milionario che la mezza età l’ha lasciata da un pezzo, ma che usa le mani come
un ragazzino. Sposato sette o otto volte con ballerine e specie analoghe vuole
impalmare anche Daphne. Divertente la scena del tango tra il milionario e
Daphne, altrettanto la scena nella quale “lei” confessa a Joe che il suo
milionario le ha chiesto di sposarlo e “lei” vuole accettare.
Il momento clou
del film, per quanto non vi sia mai un cedimento, anche solo qualche secondo di
banalità o inconsistenza, è il riapparire della gang. “Ghette” si presenta
insieme ai suoi scagnozzi in Florida per un convegno mafioso (nel quale saranno
fatti fuori). Scoprono ben presto il travestimento di Joe e Jerry. A così
inizio il loro tentativo di fuga. Esilarante. E la preparazione di un finale da
Commedia. Ma alla Wilder, si intende.
Joe, ormai
innamorato di Zucchero, mette a repentaglio la fuga. Raggiunge Zucchero, la
bacia vestito da Josephine. Solo un attimo di stupore e poi la fuga con lui.
Daphne, nel frattempo, è riuscita a contattare il suo milionario. Tutti e
quatto raggiungono il motoscafo che li porterà allo yacht. Joe svela a Zucchero
di non essere nè Josephine, nè un Shell, ma un sassofonista (esattamente il
tipo di maschio dal quale Zucchero scappa). Mentre Joe e Zucchero sono presi a
baciarsi e a unire i loro destini, Daphne cerca di spiegare allo stagionato e
innamorato milionario che non si possono sposare. Esaurita/o dalle obiezioni
del suo spasimante (e ricordandoci che Wlder ha scritto la sceneggiatura
insieme a Diamond) si svela completamente: toglie la parrucca e dice: «sono un
uomo!». Il milionario, senza scomporsi nè scandalizzarsi minimamente, risponde
con una battuta indimenticabile: «nessuno è perfetto!».
Nessuno è
perfetto? Falso. Questo film lo è. Mi piace in particolare questo gioco di
travestimenti apparenti e meno apparenti. Il travestimento apparente è quello
di Joe e Jerry. Ma la trama, la regia, l’interpretazione, rendono Daphne e
Josephine vere donne quando svolgono questo ruolo. Joe e Jerry sono due uomini
effettivi quando rimangono in abiti maschili. L’unica incertezza di ruolo,
l’unico vero travestimento è quando Daphne e Josephine si struccano, o tolgono
la parrucca; insomma quando non sono nè maschi nè femmine. Il boss con le sue
ghette ha una movenza da femminuccia che non può essere casuale. Wilder prende
in giro, e lo fa benissimo. I travestimenti, sono relativi e non sempre
quelli che appaiono. Se non fosse così, la trama, di una linearità e
semplicità, renderebbe questo film un banale filmetto con equivoci e doppi
sensi, anzichè un capolavoro della Commedia. E’ invece un film da guardare e
riguardare. Da collezionare. E’ in assoluto tra i film che più amo e che
considero tra i migliori dall’invenzione del cinema.
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