Film di Billy Wilder. Con Audrey Hepburn, Humphrey Bogart, William Holden,
Martha Hyer, John Williams II
Sabrina
(Audrey Hepburn), è la figlia dell’autista,
giovane, carina e innamorata di David (William Holden), uno
dei figli del
patriarca della famiglia Larrabee. L’altro figlio, più stagionato, serio, tutto
preso dalla gestione dell’impresa di famiglia è Larry (Humprey Bogart).
David, donnaiolo, senza voglia di
impegnarsi, non si fila minimamente di Sabrina. Lui vola di “fiore in fiore”,
fino a quando nel rivederla, trasformata dopo una cura parigina in una giovane
donna affascinante, ne rimane colpito. E così David che non amava Sabrina, si
accorge di lei a tal punto da voler far saltare il matrimonio d’affari.
Ovviamente, l’interesse che David mostra per la figlia dell’autista non è visto
di buon occhio dal fratello serioso, Larry, che cerca di distogliere la sua
attenzione finendo per diventare, suo malgrado, vittima del fascino di Sabrina.
Da cinico uomo che ha come unica priorità della vita il consolidamento delle
richezze di famiglia diventa il romanticone che esce dal torpore e corre
all’inseguimento della figlia dell’autista.
E’ un film di una leggerezza meravigliosa,
ottimamente diretto da Billy Wilder, regista non monocorde
perchè ha diretto film di diverso genere e anche quando ha affrontato la
commedia, come in questo film e anche in “Quando la moglie è in vacanza”, lo ha
fatto distinguendosi dallo stile del momento. Nelle commedie di quel periodo,
il giovane e bello prevale sul più vecchio e sicuramente sul più brutto. Qui
no. Wilder cambia la regola (stessa cosa nel film con Marylin) e fa prevalere
Larry nella conquista del cuore di Sabrina. Una mossa quasi azzardata, visto
che sceglie un Bogart non in versione misterioso e affascinante come in
“Casablanca” ma apparentemente cinico e noiosetto con quel suo ombrello sempre
appresso.
Il cast è perfetto in tutti, da
protagonisti a comprimari. Alcune sequenze rendono poi questo film
indimenticabile e improponibile per un remake (che purtroppo è stato osato ed è
orribile). Come si può dimenticare quella carognetta di Larry che nel vedere il
fratello David con le tasche posteriori rigonfie e intuendo dove stia per
andare e con quale compagnia (Sabrina) lo invita a sedersi. E David si siede.
Si siede sui bicchieri che aveva messo nelle tasche posteriori per andare a
brindare con Sabrina. Il povero David è così bloccato con tante schegge di
vetro nelle chiappe e la sceneggiatura di Ernest Lehman non
può che continuare a farci sorridere per questo incidente di David. E allora
ecco che mentre il nostro bel rampollo se ne sta prono, al dottore che gli sta
asportando i frammenti di vetro collocati nel suo bel di dietro, chiede: «come
faremo a sapere di averli tolti tutti», «ricostruiremo
i bicchieri» risponde serafico (e ironico) il dottore. E anche la
scena successiva con il ventilatore che manda refrigerio alle chiappe del
povero David e con Larry che ha fatto predisporre un’amaca con un buco in
mezzo, buco nel quale sarà collocato il deratano del più giovane e bel fratello
è un’altra scena da gustare.
In un film di tale grazia, ironia
non poteva che esserci una massima della vita. Di quelle da
annotare:
Thomas, autista nonchè padre di
Sabrina rivolgendosi a Larry Larrabee (Bogart): «Io vedo la vita come una
limousine, anche se viaggiamo assieme, ognuno di noi ha il proprio
posto: c’è un sedile anteriore, uno posteriore e un finestrino in mezzo»
Larry: «Caro Thomas, mi sto accorgendo
solo ora che siete un terribile snob»
Thomas: «Sissignore».
Risposta di chi sa che il suo posto
è sul sedile anteriore.
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