Ci sono parole che colpiscono
l’attenzione e rimangono nella memoria. A volte mi arrivano con un senso e un
significato che va al di là delle intenzioni di chi quelle parole le ha
pronunciate. Non nel senso di equivocare o strovolgere il significato.
Tutt’altro. Gli attribuisco un senso e un effetto anche più ampio. Succede poi,
con il passare del tempo, che queste parole trovino un legame, involontario,
con altre.
Una frase che mi ha colpito da
sempre e alla quale attribuisco un signficato anche personale è “eppur si
muove”. Galileo Galilei disse questa frase per sostenere che era la terra
che girava intorno al sole e non il contrario. Affermazione ritenuta un’eresia
dal potere dominante di quel periodo: la Chiesa. Affermazione rivelatasi
esatta, tanto da provocare, seppure a distanza di secoli, le scuse della
massima istiruzionale ecclesiastica. E’ toccato a Giovanni Paolo II ammettere
l’errore e scusarsi.
Questa frase “eppur si muove” mi fa
pensare, non solo alla Terra che gira intorno al Sole, ma al PENSIERO che
gira nella nostra testa. Il pensiero si muove, sempre. Non è circoscrivibile.
Se lo vuoi fermare, devi abbattere la testa che lo muove.
Un’altra frase nella mia memoria,
che lego a quella di Galileo è quella che considero il più bel complimento che
si possa fare ad una persona. La persona è Antonio Gramsci. Il “complimento” è
la frase con la quale i fascisti “motivarono” la carcerazione: “bisogna
impedire a quel cervello di pensare”.
Eppur si muove. La terra intorno al
sole. Il pensiero di Galileo e quello di Gramsci.
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