Film di Stuart Rosenberg. Con Paul Newman, George Kennedy,
Harry Dean Stanton, Lou Antonio, Dennis Hopper.
Lui è Nick, che si
ritrova in carcere per aver preso a calci dei parchimetri. Non è un delinquente
professionista è un ribelle, un uomo “contro”. Questo è il film: un uomo contro
il Sistema.
La
rappresentazione è tale che non si può che essere dalla parte di Nick. Tenta la
fuga una volta, e viene ripreso e poi un’altra volta e viene nuovamente
riacciuffato. In carcere si scontra, nel senso più fisico della parola con Dangline.
Non c’è storia. Cade sotto i suoi pugni, ma si rialza. Non molla. E’ Dangline
(ottimo George Kennedy che ha vinto l’Oscar per questa intepretazione) ad
affibbiargli il soprannome “mano fredda” per la sua abilità al poker.
Quando viene
catturato per la seconda volta, il direttore del carcere gli riserva
un’attenzione particolare. Le misure contro di lui si inaspriscono; anche Nick
cede e si trasforma in carcerato modello. E perde la stima dei compagni.
Ma il suo
cedimento è solo il temporaneo istinto di sopravvivenza che nulla può contro la
sua natura e la missione di anti-sistema. Riesce a fuggire un’altra volta.
L’ultima.
Meravigliosa
l’ironica chiusa finale di Nick: “il grosso guaio qui, e la mancanza di
comunicatività”
E’ inconcepibile
che non abbiano dato l’Oscar a Paul Newman per questa interpretazione.
Semplicemente eccezionale il suo Nick “mano fredda”.
Mi piace molto la
filmografia di Paul Newman, alcuni dei suoi film stanno nella mia videoteca. Ho
scelto questo film perché trovo che sia la sua massima espressione artistica.
Nessun commento:
Posta un commento