mercoledì 9 novembre 2011

Berlusconi in crisi, ma l’impalcatura lo sorregge (ancora per quanto?)


14 giugno 2011

Nel mese di maggio si sono tenute in alcuni comuni italiani le elezioni amministrative. Domenica e lunedì scorsi si sono invece tenute le votazioni per i referendum popolari.
Il commento più o meno generale è che entrambe le consultazioni siano state una misurazione politica per il governo, per Silvio Berlusconi. Anche per la Lega dell’ex celodurista (ammesso che lo sia mai stato) Umberto Bossi. E il commento generale considera i due gli sconfitti dei recenti momenti elettorali. 

La stella di Silvio Berlusconi è data in decadenza. Cade più di quanto non cadono, per ragioni di età, i suoi gioielli di famiglia. Anche quella di Bossi ha perso “luminosità”. Perché  - seppure con modalità e tempi diversi – il destino dei due è collegato.

La storia italiana insegna che quando iniziano i segnali di crisi, spuntano le critiche e comincia l’abbandono dei collaboratori e/o servi. Ma tutto ciò non sta succedendo per Silvio Berlusconi.
Accanto lui rimane ancora una considerevole rappresentanza di bipedi che continua strenuamente a supportarlo per evitarne il crollo.
Riconoscenza? Beh…in effetti, molti di loro devono la loro visibilità e ricchezza a Silvio. Ci mancherebbe che lo abbandonassero nel momento del bisogno. Ma la riconoscenza non è esattamente il sentimento che accompagna la vita di chi sa di essere anonimo e inutile se non scelto e nominato dal padrone forte e ammaliatore.
C’è quindi un’altra ipotesi. Che anziché di riconoscenza, si tratti di sopravvivenza. Puntellare il regime perché con un crollo franerebbe l’intero eco-sistema. Dove ‘eco’ è l’abbreviazione di….interessi economici, di potere contrattuale nella professione. Nella vita personale.

Sono molti coloro che - consciamente o inconsciamente – sono consapevoli che crolleranno con Berlusconi.
Tutti coloro che sminuiscono i recenti eventi elettorali, che cercano di nascondere malamente gli ormai non più risolvibili limiti del capo. I Fede, Minzolini, i Vespa, ad esempio. Ma anche gli Scilipoti, le Brambilla, le Minetti. Le Santanchè. Escludo da questa lista appena accennata Fedele Confalonieri. Perché lui, come Tremonti, sopravvivrà al crollo politico di Berlusconi. Chi ha mestiere sopravvive, chi non lo ha finirà sotto le macerie.
Raramente, per quanto la mia età e la mia memoria mi consentono di ricordare, ho visto il sommo capo così “puntellato” per non crollare. Non c’è che dire. Berlusconi ha saputo scegliere molti “collaboratori” fedeli. E così idioti da non poter essere materia umana dotata di vita e luce propria.
Ed è curioso come un megalomane accentratore convinto – ancor di più da un mese – di essere il salvatore della patria, debba la sua mancata e definitiva morte politica a coloro che ha scelto perché inversamente proporzionali alle sue caratteristiche e capacità.

Ma questo mancato abbandono dimostra anche che il potere di Silvio Berlusconi non è dato dalla sola ricchezza economica. Dalle proprietà. Ma dall’aver costruito un modello sociale nel quale inglobare i parassiti mentali e morali che hanno assunto l’individualismo come concezione spirituale e filosofica.

Il mancato abbandono è il risultato di aver compreso che quel modello non deve crollare perché non sarà più possibile – se non per eccezioni o entro certi limiti – far parte di altro modello sociale nel quale sarà indispensabile possedere valori, avere dignità e onestà mentale, pensare al “noi” e non solo all’”io”.
Non c’è posto in un certo modello sociale per Berlusconi e per i suoi nominati. E’ vero che è un modello ancora astratto da riempire d’idee e contenuti. Ma un’idea e un contenuto c’è già: non ci possiamo più permettere individualismi, non possiamo più accettare offese all’intelligenza delle persone di buona volontà. 

Staremo a vedere quanto ancora resisteranno Berlusconi e i sui scilipoti, i suoi fede, i suoi minzolini, i suoi alfano, le sue santanchè. Noi dovremo continuare a tenere l’aria pulita.
E, sia chiaro. Se mai arriveremo a creare un nuovo modello, non sarà pensato e gestito dai partiti politici. Ma dalla politica. E la politica, come dimostrano recenti vicende elettorali, ma ancor più ciò che facciamo e ci diciamo quotidianamente nel paese reale, è roba della società civile. Il problema è che non esiste un gruppo di professionisti politici in grado rappresentarci.
Chi saprà rappresentare o chi farà credere di poter raccogliere la delega degli italiani, vincerà le prossime elezioni politiche. Il difficile, il gioco duro, cioè la realizzazione di un diverso modello sociale, arriverà dopo.  

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