Un film di Quentin Tarantino. Con Harvey
Keitel, Steve Buscemi, Tim Roth, Michael Madsen, Chris Penn, Lawrence Tierney.
“Le Iene” è il
film d’esordio di Quentin Tarantino. Questo e “Pulp Fiction” per me sono i suoi
film migliori. Quelli che mostrano esattamente e compiutamente lo stile di
Tarantino. Per sintetizzare: ne “Le Iene” ci sono le componenti standard che si
rivedono e sono magnificamente trattate anche in “Pulp Fiction”: violenza,
dialoghi originali, unici. La caratteristica di Tarantino è che la violenza dei
suoi film può anche non disturbare perché non è gratuita, non è
ingiustificata, non è messa lì così per suscitare una scossa. La violenza è la
trama. La prima protagonista del film di Tarantino è lei. Ma il modo di
raccontare, mostrare la realtà assoluta della violenza da parte di Tarantino
non è morbosa. Quasi non ti accorgi che è presente dall’inizio alla fine.
Non poteva del
resto che raccontare e mostrare così, i partecipanti alla rapina fallita di una
gioielleria a Los Angeles. I sei rapinatori, trovano all’uscita della
gioielleria la Polizia. Due muoiono e un terzo rimane ferito gravemente. Tra
loro vi è sicuramente un infiltrato.
I sei, che non si
conoscono tra loro, sono al corrente solo di un parte di verità e sono
soprannominati con il nome di un colore. Finezza snob narrativa: “lavorano” in
giacca e cravatta. I quattro superstiti si ritrovano in un deposito che diventa
la scena teatrale dell’azione con gli eventi che si snodano tra momenti ante e
post rapina.
Il cast è
eccellente con Harvey Keitel al massimo della forma. E, ovviamente, un film
come questo non tradisce certo nel montaggio.
E’ un film che
metti nella categoria cult o che smetti di vedere dopo dieci minuti. Per me sta
nei cult.
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