mercoledì 9 novembre 2011

Ivana Castoldi: Meglio sole / 11


...I giovani single, che lasciano la famiglia per un desiderio di maggiore libertà e/o allo scopo di sperimentare la propria capacità di autonomia, non sanno ancora apprezzare la solitudine e la sfuggono come la peste.
Del resto, è normale che sia così. Nel corso della giovinezza il bisogno di aggregazione, per condividere esperienze di vita, è fondamentale. Una condizione di isolamento sarebbe quasi innaturale. La difficoltà a socializzare che alcuni ragazzi solitari manifestano è, in molti casi, segnale di un profondo malessere interiore.
Il concetto della vita da single è, dunque, per la maggior parte dei giovani, un modello di vita di stampo piuttosto adolescenziale, in cui la funzione del gruppo dei coetanei è fondamentale. Il gruppo fa sentire affettivamente protetti e comunica il senso dell’appartenenza. A volte, può addirittura compensare, almeno parzialmente, le carenze affettive di un contesto familiare inadeguato. Se la rete relazionale di un giovane individuo è ricca e i legami di amicizia sufficientemente calorosi, il distacco dalla famiglia è facilitato.
Spesso, tuttavia, il gruppo si rivela altrettanto vincolante. Nel senso che non favorisce l’emancipazione dei suoi componenti. Ecco, allora, l’omologazione, l’appiattimento del pensiero e la difficoltà a formulare progetti di vita personalizzati. E’ questa una delle ragioni per cui molti single non diventeranno mai autonomi, né amanti della solitudine.
D’altra parte, la funzione del “gruppo dei pari” non è quella di promuovere l’autonomia dei suoi membri: è una funzione di solidarietà, di confronto, di rassicurazione e di condivisione di esperienze.
La conquista dell’autonomia è invece altamente favorita dal fatto di aver potuto attraversare una fase di “buona” dipendenza affettiva dai genitori o, in loro assenza, da altre figure adulte sostitutive.
Una “buona” dipendenza si distingue da una dipendenza vincolante e costrittiva per una prerogativa essenziale: la disponibilità degli adulti, dai quali i ragazzi dipendono emotivamente, a promuovere e ad alimentare in loro la capacità di arrivare a sostenersi con le proprie forze, contando sull’iniziativa personale e sulle convinzioni maturate attraverso l’esperienza diretta.
Altrimenti, la dipendenza potrebbe non risolversi mai. L’unico cambiamento prevedibile è che possa eventualmente trasferirsi da una figura di riferimento a un’altra, da un contesto di riferimento a un altro. Il bisogno di dipendenza, in tal modo, si perpetua e ricrea continuamente nell’individuo una condizione emotiva caratterizzata da insicurezza, paura dell’abbandono e della solitudine. Malessere di cui soffrono anche moltissimi adulti ai quali è mancato, da giovani, un corretto apprendistato.
Pertanto, per molti giovani che lasciano la famiglia (neanche tanti in Italia…), è possibile vivere da single fintanto che hanno il supporto del gruppo degli amici. Trascorrono in loro compagnia praticamente tutto il tempo libero, coltivando interessi e svaghi comuni, per distrarsi da se stessi e allontanare la prospettiva della solitudine.
Hanno bisogno di sentirsi uguali, integrati nel gruppo dei coetanei, di fare le stesse esperienze. E’ facile, in tal modo, diventare preda dell’omologazione di gruppo, per sentirsi accettati.
Cambiano nel tempo gli orientamenti ideologici, i modelli culturali, ma non cambia la tendenza generale a confermarsi alla mentalità e agli schemi di comportamento imposti dai sistemi sociali di riferimento e amplificati dalla propaganda dei mezzi di comunicazione.
I giovani rischiano di subire, in massa, l’influenza di spinte e di bisogni artificiosamente indotti e di nuovi modelli di vita, la cui matrice culturale è in contrapposizione a criteri e ruoli tradizionali. Preferiscono farsi muovere i fili dal gruppo degli amici piuttosto che dai genitori, ma non è ancora autonomia.
Ecco, io ho l’impressione che molti giovani optino per l’indipendenza della famiglia perché scelgono la dipendenza da modelli sociali alternativi alla famiglia, non il riferimento a se stessi. Il modello della vita da single ha, per diversi giovani, sostituito il modello tradizionale, ma è semplicemente un modello di integrazione alternativo, che risponde a nuovi canoni, che dovrebbero essere di emancipazione giovanile, e femminile in particolare.
Le ragazze, infatti, sono le più ferventi sostenitrici dello status di single. Rispetto ai loro coetanei maschi sono più attratte dall’ideale di una vita indipendente, in cui dare prova del loro valore e delle loro fresche continue. Non a caso si è ultimamente affermato con successo lo stereotipo della single che ha le caratteristiche riconoscibili di una donna giovane, rampante, aggressiva quel tanto che basta per suggestionare il prossimo, orientata verso l’affermazione in campo professionale.
Ho visto molte di queste facce crollare alla prima seria difficoltà, nell’impatto con una di quelle turbolenze di cui la vita è prodiga. Allora, in un batter d’occhio, può capitare che queste ragazze vedano polverizzarsi la loro sicurezza e le loro convinzioni. La loro determinazione era più apparente che sostanziale. Le loro scelte e le loro opinioni erano, più che altro, frutto di un’ideologia e dell’adesione formale alle linee di una nuova tendenza. 

Nessun commento:

Posta un commento