mercoledì 7 ottobre 2015

Papa Francesco: Laudato Sì / 3





Il relativismo pratico
Un antropocentrismo deviato dà luo­go a uno stile di vita deviato. Nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium ho fatto riferimento al relativismo pratico che caratterizza la nostra epoca, e che è « ancora più pericoloso di quel­ lo dottrinale ».99 Quando l’essere umano pone sé stesso al centro, finisce per dare priorità assoluta ai suoi interessi contingenti, e tutto il resto diven­ta relativo. Perciò non dovrebbe meravigliare il fatto che, insieme all’onnipresenza del paradigma tecnocratico e all’adorazione del potere umano senza limiti, si sviluppi nei soggetti questo relati­vismo, in cui tutto diventa irrilevante se non ser­ve ai propri interessi immediati. Vi è in questo una logica che permette di comprendere come si alimentino a vicenda diversi atteggiamenti che provocano al tempo stesso il degrado ambientale e il degrado sociale.
La cultura del relativismo è la stessa pa­tologia che spinge una persona ad approfittare di un’altra e a trattarla come un mero oggetto, obbligandola a lavori forzati, o riducendola in schiavitù a causa di un debito. È la stessa logica che porta a sfruttare sessualmente i bambini, o ad abbandonare gli anziani che non servono ai propri interessi. È anche la logica interna di chi afferma: lasciamo che le forze invisibili del mercato regoli­no l’economia, perché i loro effetti sulla società e sulla natura sono danni inevitabili. Se non ci sono verità
oggettive né princìpi stabili, al di fuori del­la soddisfazione delle proprie aspirazioni e delle necessità immediate, che limiti possono avere la tratta degli esseri umani, la criminalità organizzata, il narcotraffico, il commercio di diamanti insan­ guinati e di pelli di animali in via di estinzione? Non è la stessa logica relativista quella che giusti­fica l’acquisto di organi dei poveri allo scopo di venderli o di utilizzarli per la sperimentazione, o lo scarto di bambini perché non rispondono al de­siderio dei loro genitori? È la stessa logica “usa e getta” che produce tanti rifiuti solo per il desiderio disordinato di consumare più di quello di cui real­mente si ha bisogno. E allora non possiamo pen­sare che i programmi politici o la forza della legge basteranno ad evitare i comportamenti che colpi­scono l’ambiente, perché quando è la cultura che si corrompe e non si riconosce più alcuna verità oggettiva o princìpi universalmente validi, le leggi verranno intese solo come imposizioni arbitrarie e come ostacoli da evitare.

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