mercoledì 17 dicembre 2014

Carlo Tecce: “L’ultima mangiatoia, Olimpiadi 2024”



da: Il Fatto Quotidiano

Renzi vuole portare a Roma i Giochi per dimenticare Mafia Capitale. Un progetto da 9,8 miliardi scartato da Monti.

Quindici giorni fa, la retata per Mafia Capitale. Adesso, la candidatura per la Capitale olimpica. Questa è Roma, che aspira al 2024 con i Cinque Cerchi per scordare er Cecato Carminati. Non c’è evento più scintillante (e dispendioso) delle Olimpiadi, peste che da Oslo in Norvegia a Monaco di Baviera terrorizza i governanti. La coppia, Giovanni Malagò e Matteo Renzi, non è meno scintillante e non sarà meno dispendiosa per le casse pubbliche. Il capo del Coni garantisce trasparenza, teorizza investimenti privati: auspici, nulla più. Perché Roma sarà premiata o esclusa tra un paio di anni, settembre   2017. Ma soltanto per far sentire il nome di Roma al Comitato Olimpico Internazionale, prima di consegnare un progetto con i disegnini che spesso in Italia si traducono in cantieri immortali, occorrono una decina di milioni di euro (2 li mette il Cio).

Verrà un gruppo per la promozione di Roma 2024 e ci sarà il consulente Andrea Guerra, Malagò a capotavola. Perché Malagò è l’uomo sportivo, di larghe relazioni e di smisurate ambizioni, che affascina e conforta Renzi. Per qualsiasi
esigenza. Elezioni anticipate a Roma? Malagò non va preparato, è sempre pronto. Effusioni mediatiche di ottimismo? Viva le Olimpiadi di Malagò. E poi Renzi, il fiorentino, propone le gare itineranti, a Firenze ovvio, a Napoli come no, pure in Sardegna per la vela e forse a Milano per il Duomo e perché escludere Torino che Piero Fassino già s’infervora? Pare che persino il Vaticano sia disponibile a ospitare il tiro al volo nei santi giardini.  Quel che va scrutato, quel che resta di concreto, oggi, sono le fotografie di grandi intese e grandi sorrisi tra lo scalpitante Malagò, lo speranzoso Renzi e il riabilitato Ignazio Marino, il sindaco che in questi giorni ha sprigionato indignazione per le malefatte romane e ora rievoca con orgoglio rionale la storia millenaria di questa città. E come sottovalutare i miliardi: sei o sette o fino a dieci. Chissà. Ma esiste uno studio, firmato dal professor Marco Fortis, che valutava in 9,8 miliardi di euro il conto per Roma2020, una bizzarra proposta in piena recessione di Gianni Alemanno e di Silvio Berlusconi, ancora a Palazzo Chigi, cestinata con un glaciale comunicato da Mario Monti. Il traguardo 2024 non è lontano, di più. Ma l’Italia, stavolta, ha battuto la concorrenza, tra francesi e tedeschi che tentennano e gli Stati Uniti che nicchiano.  

Il Cio sarà grato a Renzi, non sapeva davvero come perpetuare questa diabolica macchina mangia-soldi che ha devastato aree urbane e diffuso sprechi ovunque. Neanche dieci giorni fa, il Cio s’è riunito a Montecarlo per stravolgere le regole e rendere più commestibile l’organizzazione dei giochi olimpici. Malagò e Renzi, furbi, erano già d’accordo, e sono scattati come da agenda. La tenzone Olimpiadi sì e Olimpiadi no, Olimpiadi banchetto per le mafie e Olimpiadi opportunità nazionale, che ci viene somministrata ai tempi di Carminati&Buzzi, ha curiose origini fiorentine. E ci conduce a Eugenio Giani, consigliere regionale toscano, un quarto di secolo a Palazzo Vecchio. Giani racconta al Fatto che i delegati provinciali (che rappresentava) furono determinanti per la sorprendente elezione di Malagò contro Raffaele Pagnozzi. Anche per rendere omaggio a Giani, che dirige il Coni fiorentino, Malagò andò agli Uffizi per un convegno assieme a Renzi. Aprile 2013. E capita, perché capita in politica, fu folgorazione. Malagò disse che “la voglia di cambiamento”, classica espressione renziana, Matteo la poteva replicare al governo. Da poche ore insediato, e siamo alle Olimpiadi invernali di Sochi, febbraio di quest’anno, il primo ministro Renzi telefonò a Malagò per i rituali complimenti. E così pensarono di trasferire a Palazzo Chigi le passerelle del Coni, che mai fanno male. Il genio di Malagò e Renzi ha prodotto il presidente con la racchetta da tennis, con la maglia da pallavolo, con la sciabola, col ciclista Vincenzo Nibali. Con cadenza mensile, Malagò va a Palazzo Chigi e accompagna un campione italiano. Quando Carlo Tavecchio scivolò col razzismo di “Optì Pobà” che sbarca in Italia con le banane e poi correva temerario verso la Figc (ci è riuscito), Renzi disse che per il calcio s’affidava a Malagò. Per le Olimpiadi, anche. E la politica vien da sé.

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