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C’è gente che si accusa di un delitto che non ha commesso, per costrizione, per
amor materno, per cavalleria, per allucinazione, per un falso senso del dovere,
per un pervertito egoismo, per pura vanità, o per cento altri motivi. La
confessione è una delle prove più incerte e traditrici; tanto è vero che la
legge stessa la ripudia, a meno che essa non sia corroborata da altre prove
evidenti.
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Sei molto eloquente! – esclamò Markham. – Ma se la legge non prendesse in
considerazione tutte le confessioni, e ignorasse tutti gli indizi positivi,
come tu consigli, tanto varrebbe chiudere tutti i tribunali e demolire tutte le
prigioni.
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C’è un mezzo infallibile per determinare la colpa e la responsabilità umana, ma
finora la polizia ne è completamente ignara. La verità può solamente scaturire
dall’analisi degli elementi psicologici del delitto. I soli, veri indizi sono
psicologici, non materiali. Il vero conoscitore di pittura, per esempio,
nell’attribuire un’opera, non giudica in base a un esame fisico della tela o a
un’analisi chimica dei colori, ma studiando la personalità creativa rivelata
nella concezione e nell’esecuzione del quadro. Egli chiede a se stesso: questo
dipinto presenta le qualità formali, la tecnica, l’attitudine mentale che
caratterizzavano il genio, cioè la personalità del Veronese, di Tiziano, del
Tintoretto?
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Temo che la mia mente – confessò Markham – sia ancora così grossolana da subire
l’influenza dei fatti concreti. Sfortunatamente per te e per la tua
originalissima teoria di analogia artistica, ti dirò che nel caso nostro sono a
conoscenza di una serie di elementi positivi i quali tutti concorrono ad
indicare che una giovane donna è l’autrice dell’”opus criminale” che ha per
titolo “L’assassinio di Alvin Benson”.
Vance
si strinse nelle spalle.






