lunedì 2 maggio 2016

Come restituire l’innocenza a quei bambini


da: Corriere della Sera - di Silvia Vegetti Finzi

Difficile per un adulto comprendere le emozioni di bambini, come quelli del Parco Verde di Caivano che, nonostante l’età anagrafica, tali non sono e forse non sono mai stati.
Con i coetanei hanno condiviso la condizione infantile caratterizzata dalla dipendenza dai genitori, dalla mamma in particolare e dagli adulti in generale. Una dipendenza indotta dall’immaturità e dalla fragilità di ogni nuovo nato, incapace di sopravvivere e crescere con le proprie forze. Solo l’attaccamento esclusivo a una persona grande lo può salvare e quella persona è di solito la mamma, pronta a rispondere con dedizione totale alla sua richiesta. È da quell’incontro che nasce l’amore più grande, quello che connette madre e figlio per tutta la vita.
Ma, prima dell’amore, un patto più istintivo dovrebbe garantirgli un minimo di sicurezza e di speranza. Il bimbo non conosce i suoi diritti e l’accudimento che l’adulto gli concede è, secondo lui, quello di cui ha bisogno. Ho visto bimbi disperatamente attaccati a genitori indifferenti, incuranti, persino sadici, ma per loro unici referenti possibili. Se non si riconosce questa condizione di assoluta dipendenza non ci si può spiegare l’accondiscendenza delle piccole vittime, non solo alla violenza fisica ma all’ingiunzione «mai devi dire».


La bimba che, interrogata dal pm e dalla psicologa, ha rotto quel patto iniziatico, ha compiuto un gesto di straordinario coraggio, che corrisponde, nella storia dell’umanità, a un progresso di civiltà. Non solo ha opposto alla violenza la parola, ma ha scelto la verità contro la falsità, la testimo-nianza contro l’omertà. Una decisione sofferta che la espone a un duplice senso di colpa: quello provocato, anche nelle vittime più innocenti, dal miasma del male e quella che nasce dall’essersi ribellata alla «morale», non solo della famiglia, ma della società in cui è cresciuta.

Come sopravvivere a un trauma così invasivo e recuperare l’innocenza violata? Innanzitutto sperimentando un amore vero, responsabile, protettivo, incoraggiante, capace di riconoscere e attivare le risorse di una bambina che, pur nelle carenze affettive e culturali del suo ambiente, ha saputo esprimere una straordinaria maturità. La verità, anche la più dolorosa, è sempre terapeutica se viene elaborata dalla mente e condivisa nel dialogo. L’importante è che lei e le altre bambine non restino sole, che vedano, al di là del buio, la luce di un mondo diverso, dove si cresce senza paura e senza colpa, da bambini. Semplicemente.

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