martedì 25 febbraio 2020

Coronavirus: è ora di finirla di banalizzare e parlare di percentuali irrisorie




Molte parole, tanti servizi televisivi, molte pagine web. Informazione doverosa (quando è vera informazione) ma in questa abbondanza di parole e immagini è ora di finirla con alcune affermazioni.

E’ ora di finirla con paranoie e panico. Ma è anche ora di finirla con la banalizzazione - che non rassicura nessuno - del: “il coronavirus è poco più di un’influenza”, “l’influenza fa più morti del coronavirus”.

E’ ora di finirla con lo “scambio di opinioni” di virologi.  E’ ora di finirla con: “le percentuali di morti sono irrisorie”.

Faccio presente a virologi, politici e giornalisti, che per l’influenza c’è un vaccino, per il coronavirus si brancola ancora nel buio circa tempi e entità di diffusione e non esiste un vaccino.

Faccio inoltre presente, innanzitutto alla dottoressa Maria Rita Gismondo, che certamente insieme a tutto il personale sanitario del Sacco sta lavorando alacremente, che i parenti dei defunti se ne fottono della bassa statistica di mortalità.

Recuperare buon senso e buon gusto, sarebbe auspicabile. Da parte di tutti. Di coloro che devono assumere decisioni: sanitarie e politiche. Per il rispetto di tutti. Dei parenti dei defunti, dei malati in terapia intensiva o in quarantena, degli abitanti della zona rossa, del personale sanitario che si sta effettuando turni di lavori straordinari. Per il rispetto di tutti noi
che abbiamo il diritto di essere informati, di avere una classe politica che vada in una unica direzione, collaborando e trovando soluzioni e iniziative atte a fermare un virus che non sarà mortale, che non sarà molto diverso da un’influenza ma che al momento si sta diffondendo.

E non saranno le banalizzazioni o le affermazioni prive della minima sensibilità verso chi ne è stato colpito e non ce l’ha fatta che restituiranno alla normale attività il personale sanitario del Sacco e di altri ospedali né che neutralizzeranno le paranoie di parecchi cittadini.

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