martedì 6 settembre 2016

Il “pasticcio” Raggi, la differenza tra M5S e i partiti esperti (de che?), il caso Pizzarotti...



Virginia Raggi è l’unica responsabile dei “pasticci” della sua giunta. Che abbia fatto scelte autonome o che abbia ceduto ai “suggerimenti” del direttorio del M5S, la responsabilità è sua. Detto questo, coloro che hanno sgovernato Roma per anni e che oggi stanno gongolando e dando lezioni alla Raggi e al M5S, hanno la faccia come il culo. Ma questo, lo sapevamo da tempo. Come hanno governato questi espertoni? Che hanno fatto di Roma questi “professionisti” che danno lezioni ai “dilettanti allo sbaraglio”.

Però è certo – e la cosa ha i suoi pro e contro – che il M5S ha subito delle trasformazioni. Quell’”uno vale uno” strombazzato è roba da intellettuali, filosofi e…………manipolatori. La realtà sociale e politica italiana chiede un idealismo più realistico. La partecipazione dei cittadini è cosa buona e giusta. Il coinvolgimento in fase di proposta è cosa buona e giusta ma il momento delle azioni, delle decisioni, non ha i tempi e i modi della consultazione popolare. E poi, non si può prescindere da una delega. Tanto più è diffusa e costante la partecipazione tanto meno prevale la delega. Ma non si può prescindere da questa.
La delega è uno strumento democratico e di gestione imprescindibile.

Delegare, ovviamente, non significa che qualcuno decida al mio posto nell’ambito delle mie competenze e responsabilità. Delegare significa raccogliere la partecipazione, ascoltare, discutere, confrontarsi e poi agire con un livello di autonomia ma nell’ambito di una visione comune, di principi e indicazioni condivise. Ma non so se questi concetti siano presenti in qualche cervello dei Cinquestelle.

Se l’”uno vale uno” è bene che sia abbandonato o, almeno, rivisto, da qui alla metodologia (?!) finora usata dal sindaco di Roma (la parola sindaca non mi piace) ce ne corre. Da qui al non rivedere scelte di collaboratori quando sarebbe salutare – senza piegarsi al direttorio, sia chiaro - valutare tutte le implicazioni di certe nomine, ce ne stracorre.
Virginia Raggi ha una vaga idea di ciò che sta tra la filosofia per attirare il web e la capacità di gestire un gruppo, coinvolgendo, mediando, negoziando, scegliendo? Prima ancora che fosse eletta – e gli inizi del suo governo fanno concorrenza a Marino – tra lei e l’Appendino, preferivo quest’ultima. A “naso” mi pareva avesse qualcosa in più della Raggi. Ma la Appendino ha il vantaggio di governare Torino, che non è allo sfascio come Roma.


A coloro che gongolano, agli espertoni che hanno sgovernato Roma per anni, "sfugge" un particolare: una differenza tra loro e il M5S. Non l’unica, ma, attualmente: quella sostanziale.
Con tutti i limiti e le contraddizioni ancora esistenti nel M5S, questo partito (perché di questo si tratta) diversamente da PD, Forza Italia e quel foruncolo di partito di Alfano, non ha poltronisti pronti all’uso. Quelli che vengono piazzati sulle poltrone dove si gestiscono i nostri soldi dai suddetti partiti espertoni non appena conquistano un’amministrazione locale, un ruolo istituzionale. Poltronisti: oggi di qua, domani di là. Non certo in base a conoscenza ed esperienza.
Trombati in precedenti elezioni o nomine del capo partito, ex rottamati convertiti dall’unico uomo al comando, transfughi ritornati alla casa-madre, trasformisti che passano da un gruppo parlamentare ad un altro e che votano la fiducia per avere l’elemosina del Renzi o del Berlusconi del momento.

Eh..sì….il M5S è proprio monco…Gli manca un pezzo. 

Non ha poltronisti “buoni” per ogni occasione ma, con buona pace dei militanti web, non ha neppure al suo interno un gruppo di persone che abbiano maturato una conoscenza ed esperienza professionale per rivestire incarichi di governo, ruoli istituzionali. Simpatizzanti o persone che sarebbero disposte a scendere in campo ce ne sono, ma per occupare certi ruoli non bastano onestà e buona volontà. Ci vuole ben altro. Soprattutto in un mondo di…………..lupi.
Inevitabile andare a cercare queste risorse. Solo che, qualcuno lo dovrebbe spiegare alla Raggi, bisogna sapersi muovere con abilità e maestria in questa ricerca e, spesso, bisogna prendere uno più scarso ma più abile di altri nel muoversi all’interno di meccanismi consolidati. Altrimenti, all’obiettivo non ci arrivi.
La Raggi non mi pare particolarmente dotata in tal senso. E aver lavorato nello studio Sammarco non è esattamente il background che serve per gestire le dinamiche politiche e sociali della capitale d’Italia.

Dopo quanto sopra, concludo con un’osservazione su una questione aperta nel M5S. Se non è direttamente collegata alla vicenda Raggi-Roma né è connessa.



Si chiuda il “processo” a Pizzarotti. Ha commesso un errore di trasparenza e correttezza che il sindaco di Parma dovrebbe ammettere (non mi pare l’abbia fatto). Ma se la Raggi sta al suo posto e non viene buttata fuori perché sarebbe controproducente per il M5S, bisognerebbe avere il buon gusto dell’equilibrio nei confronti del sindaco di Parma. Pizzarotti ha diritto all’”assoluzione”. Lui veda di fare ammenda perché per correttezza e trasparenza, avrebbe dovuto informare dell’avviso di garanzia ricevuto e qualcuno dotato di capacità comunicazionali nel M5S spieghi perché nonostante l’errore commesso, cioè la violazione di una regola interna, rimane nel Movimento. Dopo di che, qualora emergessero responsabilità penali o anche solo di opportunità politiche tra il suo ruolo e le indagini della Procura, sarà suo dovere dimettersi da sindaco e dal M5S.
Nel frattempo, Grillo, il direttorio e altri ammenicoli vari, farebbero bene ad ascoltare le opinioni e proposte di Pizzarotti. Ciò che sta succedendo a Roma dimostra che tra lui e il M5S, le ragioni, il buon senso, stanno dalla parte del sindaco di Parma. Anche lui non era esperto quando ha vinto le elezioni a sindaco. E Parma non è Roma. Ma……… Pizzarotti non è la Raggi. E si nota.

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