mercoledì 8 aprile 2020

Coronavirus a Milano, Pio Albergo Trivulzio: “Ti conosco mascherina”


da: https://www.glistatigenerali.com/ - di Jacopo Tondelli

Dal 5 aprile, in Lombardia, è obbligatorio uscire con la mascherina. Per la verità – scrivono nell’ordinanza – “in subordine”, visto che di mascherine non ce ne sono e c’è scritto fuori da ogni farmacia, vanno bene anche la bocca e gli occhi coperti alla meglio. Anche con un foulard o una sciarpa, dicono testualmente. Non ci fossero 25 gradi, sempre oggi, farebbe quasi ridere.

A non far ridere, ma proprio per niente, è però un’altra coincidenza. Sempre oggi (5 aprile), su Repubblica, esce un’importante inchiesta giornalistica, firmata da Gad Lerner, che riguarda diverse decine di morti – l’articolo parla di 70 accertate, ma lascia intendere che possono essere di più – al Pio Albergo Trivulzio, la storica Baggina, casa di riposo per antonomasia dei milanesi. La storia merita di essere letta per intero, ma qui ne sintetizziamo gli elementi salienti: ai primi di marzo un geriatra di chiara fama, il professore Luigi Bergamaschini, subisce un procedimento di esonero, reo di aver richiesto (in realtà solo permesso) per tutto il personale medico e infermieristico che opera al Trivulzio di indossare le mascherine. Gli dicono che mascherine non ce ne sono, ad arrabbiarsi “su tutte le furie” con lui è Giuseppe Calicchio, dg del Pio Albergo, legato all’assessore Stefano Bolognini, salviniano di stretta osservanza, che sarebbe anche l’uomo scelto dal Capitano per la sfida di Milano nel 2021. Solo che adesso dovrà vedersela col collega di giunta Gallera: quando si dice “l’imbarazzo” della scelta.

Coronavirus, la mancata zona rossa in Val Seriana: il trio leghista del caos di Alzano



da: Il Fatto Quotidiano - di Gianni Barbacetto

“Eravamo 4 amici al bar”. Locati, Cosentina e Marzulli: sono tre (più uno) gli uomini della sanità lombarda a dover spiegare la diffusione del virus dal Pronto soccorso

Ci sono tre persone (più una) che potrebbero spiegare com’è partito il contagio nel cluster infettivo più devastante d’Italia, quello scoppiato ufficialmente il 23 febbraio all’ospedale di Alzano Lombardo.
Da lì, il virus si è diffuso verso la zona di Bergamo, poi di Brescia e infine, probabilmente, verso Milano. I tre sono il direttore generale della Asst Bergamo Est Francesco Locati, il direttore sanitario Roberto Cosentina e il direttore medico Giuseppe Marzulli.
Il Fatto Quotidiano ha chiesto ai tre di ricostruire le prime ore del contagio più terribile del Paese, ma non ha avuto risposta.

L’Azienda socio sanitaria territoriale (Asst) Bergamo Est comprende gli ospedali di Seriate, dove ha la sua sede, e di Alzano, Gazzaniga, Piario, Lovere, Trescore Balneario, Sarnico. È feudo leghista, presidiato da Francesco Locati, che ha voluto al suo fianco come direttore sanitario Roberto Cosentina. Il “Presidio 2” della Asst, che comprende l’ospedale di Alzano, ha Marzulli come direttore medico.

Coronavirus, i rischi del “decreto Credito”: zero controlli, molti furbetti



da: Il Fatto Quotidiano -  di Vincenzo Iurillo e Davide Milosa

Molte Procure preoccupate dalle norme: “Ma meglio così che i fallimenti...”

Evasori e mafiosi, imprenditori con denaro all’estero, ma anche società in paradisi fiscali, cacciatori di imprese già decotte. Sono tante le figure borderline che brindano al cosiddetto “decreto credito”, nato per garantire liquidità alle imprese messe ko dall’emergenza Covid-19. L’idea è garantire prestiti bancari con garanzia statale verso gli istituti di credito pressoché totale da parte dello Stato. Il poderoso aiuto pubblico dovrà ora passare al vaglio dell’Ue.

Nel frattempo molti nel nostro Paese iniziano a far di conto con l’obiettivo nemmeno tanto velato di intascare illecitamente fiumi di denaro. Ecco allora che il Fatto, dopo aver consultato diverse procure d’Italia, è in grado di mettere in fila alcuni punti critici.

Partiamo da una evidenza quasi scontata, sulla quale ragioniamo con una fonte molto autorevole della Procura di Milano. Davanti a questo tsunami di denaro, il cui scopo di fondo è certamente positivo, mancano una serie di paletti che possano imbrigliare le infiltrazioni non solo della mafia.
L’obiettivo è quello di “garantire la continuità aziendale” messa a rischio dalla pandemia. Il termine però resta generico e non viene, al momento, arricchito da indicazioni specifiche. Risultato: in certi casi lo Stato rischia di garantire finanziamenti alla cieca aprendo la borsa per figure che non ne hanno diritto e sprecando risorse pubbliche. Perché se l’oggetto è la continuità aziendale, nella realtà non vengono esplicitate le regole attraverso le quali bisognerà indicare i passaggi dimostrabili di questa “continuità”. Ad esempio, se le aziende

Gustave Flaubert: Madame Bovary / 4


Segretario di Stato sotto la Restaurazione, il marchese cercava di tornare all'attività politica e si preparava da molto tempo a presentare la propria candidatura alla Camera dei deputati. D'inverno faceva molte distribuzioni di legna e, al Consiglio Generale, reclamava con gran foga nuove strade per il suo distretto.
Nel periodo più caldo dell'estate, aveva sofferto di un ascesso in bocca, dal quale Charles l'aveva liberato, come per miracolo, con un preciso colpo di bisturi. L'amministratore del marchese, mandato a Tostes per pagare l'operazione, raccontò al suo ritorno, la sera, di avere visto ciliegie magnifiche nel giardino del medico. Ora, poiché i ciliegi della Vaubyessard crescevano stenti, il marchese fece chiedere a Bovary qualche ramoscello per innestarli e in seguito si fece un dovere di  andare di persona a ringraziarlo. Vide Emma e ne trovò l'aspetto assai grazioso, i modi tutt'altro che provinciali; tanto che al castello non si ritenne di eccedere in condiscendenza né di fare uno sgarbo a nessuno invitando la giovane coppia.
Un mercoledì alle tre, il signore e la signora Bovary salirono sul loro carrozzino, e si partirono per la Vaubyessard. Dietro la vettura era stato sistemato un grande baule, davanti, sul grembialino, v'era una cappelliera, e Charles teneva fra le gambe una scatola di cartone.
Giunsero a destinazione al calar della notte, mentre incominciavano ad accendere i lampioni del parco per illuminare la via alle carrozze.

martedì 7 aprile 2020

Amici 2020, Javier Rojas: “L.O.V.E"

Amici 2020, Javier Rojas: variazione dal “Don Quixote”



Amici 2020, Javier Rojas: ‘Il bacio sulla bocca’


questo è il link 


Amici 2020, Javier Rojas: “C’è tempo”


questo il link  https://www.wittytv.it/amici/javier-balla-sulle-note-di-ce-tempo-la-finale-secondo-girone/

Amici 2020, Javier Rojas: variazione classica


Amici 2020: toh..che sopresa(?!)…ha vinto Gaia Gozzi, per la danza Javier Rojas


Come volevasi dimostrare…Amici è quanto di più scontato e prevedibile ci sia. Non c’è manco un pizzico di suspence.

La vanità di Maria De Filippi ha decretato - da novembre - che Gaia dovesse vincere Amici. Perché lei e non Giulia? Giulia è un prodotto “amiciano”. Di quelli che non garantiscono i primi posti in classifica. Funziona al televoto che si sa, è sempre di "pancia. 
Gaia è poco “amiciana”, ha fatto un album che al momento sta ottenendo risultati. Ovviamente…bisognerà vedere quanto durerà la sua visibilità. 

La vanità di Maria De Filippi è soddisfatta solo se chi esce da Amici sta nei primi posti delle classifiche di vendite (fisiche e/o digitali). Sono un po’ di anni che Amici non “tira”. Le brucia parecchio.
Sono tante le cose che le bruciano da un po’ di tempo…Ci dovrà fare l'abitudine. Perchè non è in grado di cambiare Amici per farlo diventare un talent. 

Amici è un ogm. E' il Mariiiaaahhh show nel quale mentre dice a Zerbino e Celentano

Perché sul coronavirus non c’è ancora nessun “liberi tutti” in vista


da: https://www.lettera43.it/

Fase 2? Il commissario Arcuri frena: «Fine dell'emergenza lontana. No a un'ipotetica ora X per tornare alle vecchie abitudini». Anche il virologo Crisanti sconsiglia la riapertura: «Servono altri mesi di lockdown, come in Cina. L'alternativa per poter uscire? Mascherine, test e tracciamenti». O arriverà una seconda ondata dell'epidemia.

La luce in fondo al tunnel del coronavirus è ancora lontana. E in questo momento, nonostante i miglioramenti della curva del contagio, agli italiani non sono concessi slanci di ottimismo. Lo ha confermato il commissario Domenico Arcuri: «Il numero di uomini e donne che perderanno la vita per il virus continuerà a crescere. Nei prossimi giorni in vista della Pasqua non dimenticate mai che si è portato via già 16.523 vite umane. Torno a supplicarvi, nelle prossime ore non cancellate mai questo numero dalla memoria».

«ATTENTI A ILLUSIONI OTTICHE E PERICOLOSI MIRAGGI»
Insomma niente facili speranze: «Attenti a illusioni ottiche, pericolosi miraggi, non siamo a pochi passi dall’uscita dall’emergenza, da un’ipotetica ora X che ci riporterà alla situazione di prima, nessun liberi tutti per ritornare alle vecchie abitudini».

MODELLO CINESE? ALTRI MESI DI CHIUSURA
Anche il virologio dell’Università di Padova Andrea Crisanti ha confermato la linea della prudenza: «Non bisognerebbe dare date sulla riapertura del Paese e sul momento in cui sarà

Decreto liquidità: 400 miliardi alle aziende, ecco come


da: https://www.firstonline.info/ - di Carlo Musilli

In arrivo 200 miliardi per le aziende che operano sul mercato interno e altrettanti per quelle che esportano – I soldi saranno usati per garantire prestiti bancari fino a 5 milioni e con scadenza fino a 6 anni – Ecco regole, percentuali e condizioni

“Una potenza di fuoco” che in Italia “non si è mai vista” fino ad oggi. Così il premier Giuseppe Conte presenta il decreto liquidità, che contiene una serie di misure per aiutare le imprese italiane a superare la crisi innescata dal coronavirus. Il provvedimento – approvato lunedì dal governo al termine di un lungo (e tribolato) Consiglio dei ministri – vale in tutto la cifra monstre di 400 miliardi di euro, equamente divisi: 200 per le aziende che operano sul mercato interno e altrettanti per quelle che esportano.

DECRETO LIQUIDITÀ: COME FUNZIONA
Lo Stato, ovviamente, non eroga questi soldi direttamente alle aziende, ma li immette nel sistema a garanzia di prestiti bancari con scadenze fino a 6 anni. L’operazione avviene attraverso il Fondo centrale di garanzia per le Pmi (che viene potenziato) e Sace (società controllata da Cassa Depositi e Prestiti). In sostanza, se l’impresa non paga, i soldi li mette lo Stato, per cui gli istituti non hanno più alcun motivo per non erogare il credito.

domenica 5 aprile 2020

Bill Whiters: Lean On Me



Sometimes in our lives we all have pain
We all have sorrow
But if we are wise
We know that there's always tomorrow

Lean on me, when you're not strong
And I'll be your friend
I'll help you carry on
For it won't be long
'Til I'm gonna need
Somebody to lean on

Please swallow your pride
If I have things you need to borrow
For no one can fill those of your needs
That you won't let show

Bill Withers con Stevie Wonder e John Legend: Lean on me


Oriana Fallaci: essere donna….



Essere donna è così affascinante. È un'avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai.
          
    

giovedì 2 aprile 2020

Coronavirus, la colpa di essere anziani: case di riposo, ‘strage di innocenti’


da: https://www.redattoresociale.it/ - di Dario Paladini

"La strage degli innocenti" nelle case di riposo: denuncia delle associazioni
"Alle persone più fragili è negato l'accesso alle cure". Una forte denuncia dal Forum Terzo Settore Lombardia insieme a Ledha, Uneba Lombardia e Alleanza Cooperative Italiane-Welfare Lombardia

Lo ripetono da quando è iniziata l'emergenza coronavirus: oltre alla "prima linea" degli ospedali esiste anche il fronte delle strutture e dei servizi socio sanitari: dalla case di riposo alle comunità per famiglie o persone in difficoltà, dai servizi domiciliari ai centri diurni. Migliaia di persone fragili, che hanno bisogno di aiuto e di essere protette. Così come chi ci lavora, tanto che ormai il 30% dei dipendenti delle cooperative sociali è ormai contagiato. Appelli alla Regione Lombardia, al Governo e anche ai Comuni, rimasti inascoltati. Con conseguenze pesanti. "Questa volta gli innocenti non sono bambini, ma persone anziane con disabilità. Ma muoiono lo stesso, a centinaia. Tanti a casa a loro, molti di più nelle residenze socio-sanitarie regionali -scrive in un appello denuncia il Forum del Terso settore della Lombardia insieme ad altre sigle e associazioni delle realtà non profit-. Sono le persone con disabilità e fragilità, soprattutto anziane ma non solo, a cui in queste settimane è stata negata ogni forma elementare di difesa dal Covid19 e che ora stanno pagando con la vita questa negligenza".

"A queste persone, infatti, una volta contratta la malattia, viene negato l’accesso ai pronto soccorso e agli ospedali, lasciandole morire nei loro letti -è la denuncia pesantissima del terzo settore lombardo-. Muoiono nelle case o nei servizi residenziali, senza poter avere

Coronavirus: Conte firma il nuovo dpcm, proroga blocchi fino al 13 aprile



Conferenza stampa del premier: 'Se allentiamo ora sforzi vani'

Il premier Giuseppe Conte ha firmato il dpcm proroga blocchi fino al 13 aprile. I morti sono "una ferita che mai potremo sanare: non siamo nella condizione di poter allentare le misure restrittive e alleviare i disagi e risparmiarvi i sacrifici a cui siete sottoposti", ha detto il presidente del Consiglio in conferenza stampa a Palazzo Chigi.

Il nuovo decreto del presidente del Consiglio.
"C'è una sparuta minoranza di persone che non rispetta le regole: abbiamo disposto sanzioni severe e misure onerose. Non ci possiamo permettere che l'irresponsabilità di alcuni rechino danni a tutti". 

"Se iniziassimo ad allentare le misure, tutti gli sforzi sarebbero vani, quindi pagheremmo un prezzo altissimo, oltre al costo psicologico e sociale, saremmo costretti a ripartire di nuovo, un doppio costo che non ci posiamo permettere. Invito tutti a continuare a rispettare le misure".

mercoledì 1 aprile 2020

Coronavirus, forniture sanitarie: “Chiedete alle Regioni che cosa fanno…”


da: Il Fatto Quotidiano - di Marco Palombi

J’accuse di Arcuri: “Chiedete alle Regioni che cosa fanno...”
Da ieri online la mappa che riporta ogni prodotto consegnato dallo Stato dal primo marzo: circa 50 milioni di pezzi di materiale sanitario

Che la risposta, anche “industriale”, al coronavirus sia stata lenta e inadeguata tanto a livello centrale che regionale non è un mistero. Nella penuria di attrezzature sanitarie per far fronte all’onda del Covid-19 in queste settimane si è scatenata una polemica quasi continua tra il governo e le Regioni, specie la Lombardia, più esposta al virus e alle polemiche sulla sua gestione. La novità è che i governatori finora hanno fatto la parte degli accusatori, ma ora il gioco potrebbe essersi rovesciato: “Chiedete alle Regioni cosa stanno distribuendo, sarebbe interessante saperlo”, ha detto ieri ai giornalisti il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri scatenando, come vedremo, una sorta di guerra con Attilio Fontana e il resto della sua giunta.

UNA PREMESSA. L’idea, a Roma, è che ormai la filiera della produzione e degli acquisti dei “dispositivi di protezione” (dalle mascherine in giù) e dei macchinari più complessi sia rodata dopo le iniziali defaillance: per questo da ieri è online una mappa detta “Ada” (Analisi distribuzione aiuti) che giorno per giorno riporta ogni singolo prodotto consegnato dallo Stato alle Regioni nell’ambito dell’emergenza Coronavirus dal 1° marzo in poi. Aggiornato a lunedì, si tratta di circa 50 milioni di “pezzi” di materiale sanitario di vario genere, arrivato ovviamente in larga parte nelle regioni più colpite (oltre il 20% alla Lombardia). La pubblicazione è stata fortemente voluta dal governo e un po’ meno dai presidenti di Regione: a quanto risulta al Fatto, quasi la metà si è dichiarata contraria nella video-conferenza di lunedì.

Coronavirus, Gualtieri ministro dell’Economia: “Garanzie per 500 miliardi e sul Mes l’Italia non cederà”



da: Il Fatto Quotidiano - di Salvatore Cannavò

Nuova liquidità alle imprese, bonus partite Iva a 800 euro

Il punto che al ministro de ll’Economia sta più a cuore è un messaggio alle imprese. Per questo, nel corso di questa intervista, annuncia che nei prossimi giorni sarà pronto un provvedimento per ampliare le misure di liquidità con uno sforzo complessivo di 500 miliardi. Annuncia anche un “decreto Aprile” che sarà “significativamente” più ampio del precedente e smentisce qualsiasi differenza di linea con il premier Conte sulla Ue.

La crisi è sotto gli occhi di tutti: che stime fa sul Pil italiano dopo che Confindustria prevede un -6% a fine anno?
Purtroppo sono stime realistiche. Le nostre sono in corso di elaborazione e le pubblicheremo nel Def. Allo stesso tempo possiamo ambire a una ripresa vigorosa. Più saremo rigorosi ed efficaci nell’azione di contrasto all’epidemia, prima potremo ripartire. Le misure economiche che stiamo adottando per evitare licenziamenti, sostenere il reddito e fornire tutta la liquidità necessaria a evitare una riduzione di capacità produttiva sono la necessaria premessa.

Finora avete stanziato 25 miliardi. Quale sarà l’importo del decreto Aprile?
Sarà significativamente superiore al precedente e sufficiente a fornire per tutta la durata della crisi il doveroso sostegno alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese.

Coronavirus, spostamenti in Lombardia: mi faccia capire Fontana, cani sì, bambini no?




Mi faccia capire Fontana...

I cani possono uscire. O meglio: i padroni dei cani possono uscire più volte al giorno con percorsi che spesso superano i 200 metri mentre i bambini devono rimanere sempre in casa.

Mentre sto andando al supermercato, vedo padroni e cani a spasso. Mentre sono in coda al supermercato, vedo padroni e cani a spasso.

Se vado in farmacia (anche qui in coda), vedo padroni e cani a spasso.

Se guardo dalla finestra, vedo padroni e cani a spasso. Spesso sono gli stessi che ho visto la mattina. Spesso non sono solitari. Non hanno perso l’abitudine di trovarsi in due o tre. A volte con mascherina, a volte senza. A volte a distanza di un metro mentre chiaccherano, altre volte la distanza salta.

Se esco sul balcone, vedo padroni con cani a spasso.

Io continuo a vedere prevalentemente padroni e cani. Va bene così, Fontana?

Gustave Flaubert: Madame Bovary / 3




Intanto, seguendo le teorie nelle quali credeva, ella cercò di crearsi l'amore. In giardino, al chiaro di luna, recitava tutte le rime amorose che sapeva a memoria e sospirava romanze malinconiche, ma non sentiva agitarsi dentro di sé nessuna passione, e Charles non sembrava né scosso né più innamorato.
Dopo aver tentato invano di far sprizzare la divina scintilla stuzzicando l'acciarino del suo cuore, e, del resto, del tutto incapace di comprendere quanto non provava come di credere a quanto non si manifestasse nelle forme tradizionali, non faticò a convincersi che la passione di Charles non era affatto qualcosa di grande.
Le sue espansioni avevano preso un ritmo regolare; la baciava a orari fissi. Era un'abitudine come le altre. Era come un dessert già previsto dopo un monotono pranzo.
Un guardacaccia guarito da una pleurite le aveva regalato una cuccioletta di levriero italiana; Emma la portava con sé, nelle sue passeggiate, poiché talvolta usciva, per avere qualche momento di solitudine e per togliersi di davanti agli occhi l'eterno giardino o la strada polverosa.
Arrivava di solito fino al boschetto di faggi, e raggiungeva la casetta abbandonata che si trovava nell'angolo del muro di cinta, dalla parte della campagna. Nel fossato di confine, fra l'erba, crescevano lunghe canne dalle foglie taglienti.
Cominciava con il guardarsi intorno per vedere se qualcosa fosse cambiato dall'ultima volta che era venuta. Ritrovava allo stesso posto le digitali, i radicchi, i ciuffi di ortiche intorno ai grossi ciottoli, e le macchie dei licheni sulle persiane delle tre finestre, sempre chiuse, che marcivano infradicite sopra le sbarre di ferro coperte di ruggine. I pensieri di Emma, dapprima imprecisi, vagabondavano a caso, come la cagnolina, che percorreva cerchi nei campi abbaiando alle farfalle gialline e dava la caccia ai topiragno addentando i papaveri al limitare di un campo di grano. A poco a poco le idee si delineavano, e, seduta sull'erba, frugandola piano con il puntale dell'ombrellino, Emma si domandava ripetutamente: