Miranda:
Pensieri su ciò che ci circonda. Media, politica, attualità, libri, film e quant’altro.
venerdì 7 settembre 2018
Dipendenza da smartphone: genitori che predicano bene e razzolano male..
‘Predicano
bene e razzolano male’: la dipendenza da smartphone dei genitori, raccontata
dai figli
Si
fa presto a colpevolizzare gli adolescenti per la loro dipendenza dallo
smartphone. Ricordando i bei tempi passati di una certa educazione, molti
genitori cinquantenni puntano velocemente il dito su Internet e la tecnologia,
rei di aver reso schiave un paio di generazioni.
di Valerio
Marian
Dimenticandosi, per esempio, di cosa sia
stata per la loro giovinezza la televisione, ed evitando accuratamente di
ragionare sul proprio rapporto con lo smartphone. Guardare alle proprie
abitudini è la prima regola che gli specialisti consigliano ai genitori: il consiglio
di non fumare di fronte ai figli, per esempio, può valere anche per l’uso dello
smartphone a tavola.
Ci mette una pezza il Pew Research Center
che, per una volta, pubblica una ricerca svolta negli Usa in cui all’interno
del campione di intervistati figurano sia i genitori sia i figli (743 ragazzi
tra i 13 e i 17 anni e circa mille genitori). E, soprattutto, in cui i figli
rispondono a domande sulla dipendenza loro e dei loro genitori.
Talis
pater, talis filius
Ne risulta che l’ipnosi da schermo colpisce
in egual misura tutta la famiglia. Il 51% dei ragazzi intervistati dichiara che
i loro genitori sono distratti dallo smartphone durante un dialogo con loro, e
il 14% sostiene che ciò succede spesso.
mercoledì 5 settembre 2018
Libia nuovamente instabile: è il solito vecchio colonialismo francese
La
nuova guerra in Libia? È solo il vecchio, sporco, colonialismo francese
Quello
che succede in Libia è semplice: la Francia vuole far cadere il Governo di
Sarraj (che ha l’appoggio internazionale), per andare a nuove elezioni e far
valere i propri interessi. La vicenda rivela che il vero sovranista è Macron. E
non si capisce perché la sinistra continui a idolatrarlo
di Fulvio
Scaglione
La nuova, ennesima crisi della Libia, con
il Governo di Fayez al-Sarraj sull’orlo del baratro per l’attacco delle milizie
ribelli, ha un contorno assai complicato, che comprende le rivalità
storiche tra le tribù, il ruolo degli ex gerarchi di Gheddafi, la spartizione
degli introiti del petrolio, le intromissioni di una lunga serie di Paesi
che vanno dagli Usa alla Gran Bretagna, dalla Francia all’Italia, dalla Russia
all’Egitto, dalla Turchia al Qatar.
Ma la sostanza, almeno nella realtà di questi ultimi anni, è molto molto più semplice: c’è un Governo debolissimo e quasi impotente, quello appunto guidato da Al-Sarraj, che agisce sotto l’egida delle Nazioni Unite ed è riconosciuto dalla comunità internazionale; e c’è un Paese, la Francia, che lavora perché quel Governo cada, anche a costo di ripiombare la Libia nel caos più totale.
domenica 2 settembre 2018
PD, quelli che…..se ne può fare a meno: Walter Veltroni
Del
governo giallo-verde dei “cugini” Salvini-Di Maio ci sarà da dire (e da ridere..per
non piangere).
Al momento, alle banali “semplificazioni” di Salvini e Di Maio, agli slogan
fanfaronistici (nella migliore tradizione di Renzi) dei due “cugini”, fa
compagnia l’assenza di autocritica del partito dei morti viventi = PD (già…ma
se sono morti, come fanno a fare autocritica) e il rispuntare di Veltroni. Se
lo senti, pare che dica cose sensate, lui che anziché riuscire
a fare del PD un partito socialdemocratico si è innamorato del guerrafondaio
Blair e
ha consegnato quel che restava di un partito di semi sinistra al fanfarone
pericoloso Renzi.
A
lui vanno queste osservazioni di Federico
Bonadonna
che è stato suo collaboratore ai tempi del Campidoglio. Osservazioni centrate e
significative che sottoscrivo. Non so se Veltroni faccia più ridere o piangere…:
“’I politici di sinistra’ che per 25 anni con il partito liquido hanno distrutto
l’eredità organizzativa del Pci sono oggi
in prima linea per la ricostruzione di un partito
di massa. Quelli che hanno aperto i
campi di concentramento e tortura in Libia oggi ci spiegano la necessità
dell’accoglienza e dell’integrazione migranti.
Quelli che ci hanno spiegato
sabato 1 settembre 2018
Il Caffè di Gramellini: Ricomincio da Ivano
L’urlo
televisivo di Ciccarelli Ivano
contro «sta rottura de cojoni dei
fascisti» è la nuova Corazzata Potemkin, la fine del matrimonio innaturale
tra la sinistra e le buone maniere. Il vocione di Ivano è risuonato su La7 da
Rocca di Papa, dove davanti al centro di accoglienza che ospita i reduci della
«Diciotti» si fronteggiano rossi e neri come in uno spettacolo in costume
ambientato nel secolo scorso: «Sti poracci, oltre a tutta la navigata, la sosta
e dieci ore de pullman, quando arrivano qua se devono pure godé sta rottura de
cojoni dei fascisti». Tanto è bastato perché sul web, in poche ore, Ivano
diventasse l’ idolo di quella porzione d’ Italia smarrita che il 4 marzo ha
votato Di Maio, o nessuno, proprio per mancanza di Ivani.
Ivano incarna anche fisicamente una
sinistra «vintage»: la barba da assemblea, la maglietta sformata, l’ eloquio
rude e il cuore tenero. È figlio di un operaio e di una contadina dei Castelli
Romani che gli hanno insegnato - dice - il rispetto per i più deboli.
sabato 25 agosto 2018
Sulla Diciotti è morta l’Europa: egoista come Salvini e molto più ottusa di lui
Condivido
e sottoscrivo dall’inizio ai “vivissimi complimenti” conclusivi
da: https://www.linkiesta.it/it/
C'era
una sola cosa da fare, di fronte al ricatto di Salvini sulla pelle di 150
migranti trattenuti a bordo della nave italiana: cedere, e farsene carico. Il
resto d’Europa non l’ha fatto ed è destinata a pagarne le conseguenze: l’Europa
Fortezza non ha più alternative politiche
di
Francesco Cancellato
Far scendere l’Europa al suo livello: se
questo era l’obiettivo politico che Matteo Salvini voleva ottenere, impedendo
lo sbarco dei 150 richiedenti asilo raccolti al largo di Lampedusa dalla nave
Diciotti, la sua missione può già dirsi compiuta. Perché è questo quel che
rimane sul tavolo, dopo la giornata di ieri: che dodici Paesi europei si sono
rifiutati di ricollocare sul loro territorio qualche decina di persone, nonostante
il trattamento disumano che il ministro degli interni italiano stava riservando
loro.
Una scelta scellerata, quella delle
cancellerie del Vecchio Continente, che non ha giustificazioni né etiche, né
politiche. Etiche, perché se è un’emergenza umanitaria, se le norme sulla
protezione internazionale sono state violate dal ministro dell’interno di un
Paese membro, non c’è altra strada moralmente accettabile che rispettarle al
posto suo. Politiche, perché dimostrarsi tali e quali a Salvini è un’implicita ammissione
delle sue ragioni. Delle due, una: se i profughi, anche solo una decina
abbondante, sono un enorme problema, allora ha ragione Salvini. Se non lo sono,
invece, state giocando sulla loro pelle per mero calcolo politico. E allora
siete come lui.
Comunque vada ha vinto lui, ha vinto
Salvini. Perché la vicenda della Diciotti - uno scontro istituzionale
accuratamente pianificato - è l’inizio della campagna elettorale per le
prossime elezioni europee, l’esempio perfetto per
Crollo ponte Morandi: “All’ombra de’ cipressi ovvero lacrime per l’azionista”
da: Il Fatto Quotidiano - di Marco Palombi
Siamo sinceramente colpiti vedendo ogni
giorno di che lacrime grondi, e di che sangue, la sofferenza della stampa
italiana per l’azionista di Atlantia che potrebbe perdere il capitale per via
di quell’incidentuccio di Genova.
L’azionista piccolo, per carità, ché quelli
grossi tipo Benetton, BlackRock o il Fondo sovrano di Singapore manco li
nominano.
Il Messaggero, per dire, piange
sui 50mila piccoli risparmiatori “della holding cui capo Autostrade che in caso
di ritorno della gestione allo Stato rischierebbero di trovarsi con un pugno di
mosche”: tanta gente eh, mica come i “15 mila rimborsati” di Etruria e le altre
che, ahinoi, sono in realtà solo una parte degli obbligazionisti mentre i
piccoli azionisti sono stati azzerati del tutto ed erano 130mila, cui
aggiungere magari i 210mila delle due venete e i 155mila di Mps, che hanno
perso miliardi senza avere il bene di una lacrima sui media mainstream.
Pure La Repubblica è preoccupata per i piccoli risparmiatori, ma
soprattutto per il Sistema Italia: “Le linee di credito di Atlantia
Crollo del ponte Morandi, nel paese reale: 20 anni per non sistemare, 20 minuti per trovare un colpevole
20
anni per (non) sistemare un ponte, 20 minuti per trovare un colpevole: eccolo
qua, il problema dell’Italia
Pochi
minuti dopo la tragedia del Ponte Morandi di Genova e già era partita la caccia
al capro espiatorio. Ma i ritardi e le negligenze del sistema infrastrutturale
italiano riguardano tutti, nessuno escluso. E dovremmo fare i conti con questo,
non cercare capri espiatori che paghino per tutti
di Francesco
Cancellato
Neanche quarantott’ore dalla tragedia del
Ponte Morandi di Genova e abbiamo già un colpevole, cui addossare tutta la
responsabilità dell’accaduto: si tratta di Autostrade per l’Italia, cui il
ministro alle infrastrutture Danilo Toninelli, i vicepremier Matteo Salvini e
Luigi Di Maio e il premier Giuseppe Conte hanno già promesso la revoca della
concessione autostradale e una multa da 150 milioni di euro. Così, senza che
non sia conclusa, forse nemmeno iniziata, una straccio di indagine, né emesso
mezzo avviso di garanzia, perché «ad Autostrade paghiamo i pedaggi più alti
d’Europa e loro pagano tasse bassissime», dice Di Maio. Cosa che, ne
converrete, non c’entra nulla con quanto accaduto al Ponte Morandi, ma pare
faccia guadagnare un sacco di like su Facebook.
E pazienza, pure, che la revoca delle
concessioni non arriverà mai, perché a quanto pare Autostrade per l’Italia
incasserebbe una penale di venti miliardi di euro, che non abbiamo neanche per
sbaglio. L’importante, oggi, era trovare
Genova, crollo ponte Morandi: “Renzi e Grillo i veri colpevoli”
Genova,
crollo ponte: Renzi e Grillo sono i veri colpevoli del disastro
Allarmi
inascoltati, favolette, accordo Governo-Autostrade... Matteo Renzi e Beppe
Grillo sono i veri colpevoli del disastro di Genova
di Ludovico
Polastri
Ci voleva una tragedia tutt’altro che
casuale come quella successa a Genova per scoperchiare il vaso di
pandora che copriva gli interessi lucrosi dei Benetton e non ci voleva certo un
gran analista finanziario per capire che i ricavi miliardari della famiglia
trevigiana non erano certo quegli straccetti prodotti nei paesi di sviluppo e
venduti nei loro negozi ormai in via di estinzione. I veri interessi poggiano
su attività tipicamente parassitarie come i pedaggi autostradali e i parcheggi
degli aeroporti. La società Atlantia, controllata dai Benetton, ha un
fatturato di 6,18 miliardi di euro ed amministra 5.000 km della rete
autostradale italiana, oltre ad infrastrutture aeroportuali come quella di
Roma. Solo ora ci si accorge che la società, molto abilmente, non ci metteva di
tasca propria i soldi per le manutenzioni ma le faceva pagare al contribuente.
Lo ha scoperto Giorgio Ragazzi, economista, che su La
voce.info spiega in linguaggio tecnico come Autostrade per l’Italia,
d’accordo con l’allora governo Renzi (che dovrebbe essere trascinato
alla sbarra) avesse raggiunto un singolare accordo economico.
Strage di Genova: Ponte Morandi, progettato male e con problemi di degrado
Ponte
Morandi, parla il professore che lanciò l’allarme: «Progettato male e con
enormi problemi di degrado»
Parla
Antonio Brencich, docente di strutture in cemento armato alla Facoltà di
ingegneria di Genova, che due anni fa parlò di «fallimento ingegneristico» e di
«ponte da ricostruire»: «Se di ponti di quel tipo ce ne sono tre in tutto il
mondo, un motivo ci sarà»
di Francesco
Cancellato
«Macché capolavoro, è un fallimento
dell’ingegneria». Così, in un’intervista all’emittente televisiva Primo Canale
il professor Antonio Brencich, docente di strutture in cemento armato alla
Facoltà di ingegneria di Genova, aveva definito il ponte Morandi, il viadotto
dell’autostrada A10 che attraversa il torrente Polcevera in direzione
dell’aeroporto del capoluogo ligure, crollato improvvisamente nella mattina del
14 agosto 2018, poco prima di mezzogiorno. Quell’intervista, datata 5 maggio
2016 assume oggi le sembianze di una sinistra profezia: «Non dissi niente di
sconvolgente, in quell’intervista - dichiara oggi Brencich, contattato
telefonicamente da Linkiesta.it -, ma mi limitai a dare argomenti a ciò che a
Genova in molti, esperti e profani, sostenevano da tanto tempo: che il ponte
Morandi andasse sostituito e ricostruito».
Professore,
che effetto le fa veder concretizzato l’allarme che aveva lanciato due anni fa?
Sono ovviamente sgomento e temo ci saranno
molti morti. Di sicuro, posso dire
lunedì 2 luglio 2018
Verità e giustizia, l’uccisione del giudice Borsellino: ‘ tra i più grandi depistaggi della storia italiania’
Borsellino,
‘tra i più grandi depistaggi della storia’. Dietro falsi pentiti (e agenda
rossa) gli apparati che lo temevano
Le
motivazioni della sentenza Borsellino quater che 14 mesi fa chiuse l’ultimo
processo sulla strage di via d’Amelio attestano nero su bianco "un
proposito criminoso degli investigatori, che esercitarono in modo distorto i
loro poteri". L'ex questore La Barbera accusato anche della sparizione del
diario di Borsellino. La procura di Caltanissetta chiede il rinvio a giudizio
per tre poliziotti
“È uno dei più gravi depistaggi della
storia giudiziaria italiana”. I giudici della corte d’assise di Caltanissetta ieri
hanno depositato le motivazioni della sentenza del processo Borsellino quater
sulla strage che il 19 luglio 1992 uccise il procuratore aggiunto e i
poliziotti della scorta: 1.856 pagine, 12 capitoli. La corte che 14 mesi fa concluse l’ultimo processo sulla
strage di via d’Amelio non fa sconti. L’atto è una pietra
essenziale del lungo e faticoso lavoro di ricostruzione della verità, nella
quale si fissa nero su bianco la stagione dei misteri e dei depistaggi senza
fine che puntano al cuore dello Stato. Di fatto i giudici imputano il
depistaggio agli investigatori dell’epoca e parlano espressamente di “disegno
criminoso”. Il movente dunque sarebbe proprio da cercare nel quadro di una
convergenza di interessi tra Cosa nostra e altri centri di potere che
percepivano come un pericolo l’opera del magistrato.
sabato 9 giugno 2018
"Sì, la pacchia è finita, ma per Salvini: Aboubakar Soumahoro, amico di Soumaila Sacko
Aboubakar Soumahoro, amico di Soumaila
Sacko, ucciso a colpi di fucile.
Si è laureato in sociologia mentre faceva
il bracciante nelle campagne, oggi fa l'operaio, parla 4 lingue, ed è membro
del comitato nazione dell'Usb.
Erano anni che non sentivo dire parole - serie, vere - di sinistra. Ma no...è un discorso di giustizia sociale. Totalmente assente in alcune zone del paese...
Erano anni che non sentivo dire parole - serie, vere - di sinistra. Ma no...è un discorso di giustizia sociale. Totalmente assente in alcune zone del paese...
Soumaila Sacko, migrante del Mali ucciso a colpi di fucile
Soumaila
Sacko, le istituzioni cominciano a rispondere: Fico visiterà la tendopoli di
San Ferdinando
Dopo giorni di silenzio rotti dal
presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel suo discorso alla Camera durante il
giorno della fiducia, ecco arrivare i primi segnali forti nella vicenda
dell’omicidio di Soumaila Sacko, migrante del Mali e sindacalista dell’Usb
ucciso sabato 2 giugno mentre stava recuperando del materiale per il campo dove
viveva a San Ferdinando, in Calabria.
Il presidente della Camera Roberto Fico si
recherà nella tendopoli lunedì 11 giugno. Si tratta di un gesto importante, di
vicinanza da parte delle istituzioni.
Nella manifestazione di solidarietà
avvenuta immediatamente dopo l’omicidio di Sacko, il sindacalista dell’Usb
Aboubakar Soumaharo aveva chiesto la presenza in loco del ministro del Lavoro e
dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, il quale non si è mai fatto vedere e
non ha pronunciato nessuna dichiarazione a riguardo.
venerdì 8 giugno 2018
Ivano Fossati: testo, C’è tempo
Dicono che c'è un tempo per
seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.
C'è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.
C'è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d'estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l'ora muta delle fate.
C'è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c'era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.
C'è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.
C'è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d'estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l'ora muta delle fate.
C'è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c'era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.
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