venerdì 27 marzo 2020

Mario Draghi dice che per uscire dalla crisi dovremo spendere tutto il possibile


Con tutto il rispetto per Mario Draghi, che per uscire dalla crisi che sta producendo il Covid-19 bisogna spendere, sia dando liquidità sia con altre misure che aumenteranno il debito pubblico, lo sapevamo. Il punto della questione è: come usare questo debito in più. E in questo Mario Draghi è sicuramente più competente e titolato a parlare di altri. 



L'ex governatore della BCE si è rivolto ai governi europei chiedendo sul Financial Times «un cambio di mentalità»


Il Financial Times ha pubblicato (26 marzo) un commento di Mario Draghi in cui l’ex presidente della Banca Centrale Europea invita i governi a non preoccuparsi del debito pubblico e spendere tutto quanto è necessario per fronteggiare le conseguenze economiche della pandemia da coronavirus. Per coloro che hanno ancora dubbi sull’opportunità di seguire questa strada, scrive Draghi: «Il ricordo delle sofferenze degli europei negli anni Venti dovrebbe essere un utile precedente».

«La sfida che fronteggiamo», ha scritto Draghi, «è come agire con forza sufficiente da evitare che la prossima recessione si trasformi in una prolungata depressione». Secondo Draghi, la risposta è già evidente: «Dobbiamo aumentare e di molto il debito pubblico. Le perdite che subirà il settore privato, e i debiti che questo contrarrà per farvi fronte, dovranno prima o poi essere assorbiti, del tutto o in parte, dal bilancio dei governi».


Mario Draghi è considerato uno dei più abili banchieri centrali di sempre, oltre che una delle persone che hanno offerto il contributo più importante a evitare che la grande crisi finanziaria del 2008 portasse alla distruzione dell’euro. Anche se attualmente non ricopre nessun incarico, le sue opinioni sono ancora considerate molto influenti.

In un passaggio particolarmente importante dell’articolo, destinato a suscitare controversie, Draghi fa un’affermazione che contrasta con parte dell’ortodossia economica e con le fondamenta stesse dei trattati economici europei: «Un livello di debito pubblico molto più alto dell’attuale diventerà una caratteristica permanente delle nostre economie, e sarà accompagnato dalla cancellazione del debito privato». Anche i più “rigoristi”, scrive Draghi, dovranno accettare questa realtà: «Questo non è uno shock ciclico. La perdita di denaro e potere d’acquisto non si deve a colpe o errori delle persone che ne stanno soffrendo».

Per Draghi, è il settore pubblico che dovrà fornire a quello privato le risorse per sopravvivere fino al termine della crisi, così da evitare fallimenti a catena di imprese e la rovina di milioni di famiglie che renderebbe impossibile la ripresa, trasformando per sempre il panorama economico europeo. Secondo Draghi, per raggiungere questo obiettivo: «Sarà necessario un cambio di mentalità».

Fortunatamente, prosegue l’ex presidente della BCE: «Per certi versi l’Europa è ben equipaggiata per fronteggiare questo shock straordinario. Possiede una struttura finanziaria granulare, in grado di convogliare fondi in qualsiasi parte dell’economia che ne dovesse avere bisogno. Possiede un forte settore pubblico in grado di coordinare una rapida risposta. La velocità sarà essenziale per essere efficaci».

La BCE, attualmente guidata da Christine Lagarde, è sembrata negli ultimi giorni muoversi nella direzione auspicata da Draghi e ha varato un piano di acquisto di titoli di stato potenzialmente senza limiti. Singolarmente, anche gli stati europei stanno seguendo le indicazioni dell’ex presidente della BCE e si preparano a iniettare centinaia di miliardi di euro nell’economia europea. Secondo molti, però, manca ancore un’azione coordinata tra gli stati membri dell’eurozona.

Secondo alcuni questa azione comune dovrebbe portare all’emissione di strumenti di debito comuni per tutti i paesi dell’eurozona, i famosi “eurobond”. I paesi del Nord Europa, come Germania, Paesi Bassi e Finlandia, però, si oppongono al loro utilizzo e sostengono ancora la necessità di tagliare il deficit e ridurre il debito pubblico come condizione necessaria per ricevere l’aiuto degli altri stati membri della zona euro.

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