sabato 28 marzo 2020

Il Papa ha fatto emergere cosa si cela dietro la crisi scatenata dal virus


da: https://www.lettera43.it/ - di Francesco Peloso

L’intervento dal sagrato della basilica vaticana rappresenta fino ad ora, sia pure in una chiave religiosa e cristiana, una delle poche espressioni di leadership a livello mondiale capace di dare una lettura complessiva dalla pandemia: non solo sanitaria ma anche sociale.

Nella lunga notte della pandemia papa Francesco ha provato a indicare una strada: quella di un cammino condiviso costruito sulla solidarietà e la fratellanza – illuminato dalla fede cristiana ma il discorso ha valore universale – per sconfiggere il coronavirus; se infatti la battaglia sanitaria e sociale per superare un momento tanto aspro e difficile sarà lunga, essa potrà essere vinta, secondo il vescovo di Roma, solo se si ci si ricorderà di quella appartenenza comune «alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli». 

Sul sagrato di san Pietro il papa, da solo, sotto la pioggia, nella serata di venerdì 27 marzo, ha presieduto un momento di preghiera «in tempo di pandemia». Bergoglio ha pronunciato la sua omelia e impartito la benedizione urbi et orbi davanti a una piazza deserta, fatta eccezione per gli uomini della pubblica sicurezza, immersa in un clima plumbeo; ma, per una volta, la piazza virtuale di quanti hanno visto il pontefice dalle tivù e dai computer chiusi nelle proprie case, è stata davvero immensa. L’intervento pubblico di Francesco arriva in giorni particolarmente difficili: in Italia migliaia di morti mentre il Covid-19 ha toccato nuovi allarmanti record di diffusione e vittime dagli Stati Uniti, alla Spagna, alla Francia.


Nel frattempo, quasi in evidente contrasto con quanto affermato dal papa, i Paesi che compongono l’Ue non riescono a trovare una strategia comune per scongiurare il rischio che la crisi determinata dal virus dilaghi in tragedia sociale. Non solo: in qualche caso anche la collaborazione sanitaria ha trovato ostacoli. Senza contare che la pandemia continua a diffondersi senza tener conto delle frontiere, della geopolitica, dei divari economici, scientifici e tecnologici fra le varie nazioni. Per questo, dice il papa, è urgente rivedere le priorità nella vita degli Stati come in quella delle comunità.

DAL PONTEFICE UN MONITO PER COSTRUIRE UNA SOCIETÀ PIÙ GIUSTA
In particolare Francesco, ha voluto mettere al centro dei riflettori categorie che si solito «non compaiono nelle passerelle dell’ultimo show»: tutti quelli che mostrano come l’esistenza quotidiana di ciascuno di noi non sia in realtà sostenuta dalla smania del possesso e dell’egoismo, ma da persone comuni che «stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermieri e infermiere, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo». Il messaggio è andato però anche oltre le cronache drammatiche di queste settimane, il discorso si è infatti allargato allo scenario globale. 

Se oggi, ha ricordato il pontefice, imploriamo il Signore dal mare agitato in cui la pandemia ha portato le nostre vite, allo stesso tempo troppe volte siamo stati sordi alla voce di Dio: «Di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato». Se l’omelia contiene dunque un invito forte e affettuoso a superare la crisi insieme, il monito è altrettanto severo: solo se le scelte che metteremo in campo per superare la pandemia diventeranno le nostre scelte del futuro, costruiremo società più giuste a capaci di affrontare i tornanti più complessi della storia.

IL PAPA HA DATO UNA LETTURA COMPLESSIVA DELLA CRISI SCATENATA DAL VIRUS
L’immagine solitaria del papa in piazza san Pietro è destinata in ogni caso a restare nell’immaginario collettivo di questa cattività di massa. Già la passeggiata di Francesco lo scorso 15 marzo in una via del Corso vuota in un tardo pomeriggio dal clima già primaverile aveva destato scalpore. Anche in quell’occasione Bergoglio stava andando a pregare (nella chiesa di San Marcello al Corso); ma lungi dal rappresentare un invito implicito alla violazione delle misure restrittive imposte dal governo, quell’uscita interpretò invece il bisogno di molti si sentire che fra la paura, le clausure autoimposte, e le interviste preoccupanti agli epidemiologi, vi fosse anche un segno di vicinanza, uno sguardo che restasse umano nella sequenza drammatica dei fatti.

L’intervento dal sagrato della basilica vaticana rappresenta fino ad ora, sia pure in una chiave religiosa e cristiana, una delle poche espressioni di leadership a livello mondiale capace di dare una lettura complessiva della crisi scatenata dalla pandemia. Forse l’unico altro leader riconosciuto – almeno in Europa – ad aver proposto una interpretazione forte e autorevole degli avvenimenti in corso – questa volta sul piano economico – è stato l’ex governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi, che non a caso ha chiesto all’Ue, ai governi e agli istituti di credito, di collaborare facendo il massimo sforzo per evitare che dalla crisi sanitaria si passi a un’epidemia sociale. Infine, in una prospettiva più italiana ma non solo, anche il presidente Sergio Mattarella ha fatto sentire la sua voce chiedendo all’Europa di intervenire prima che sia troppo tardi, ed è giusto sottolineare in questo quadro la costante sintonia fra Quirinale e Santa Sede. 

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