domenica 15 marzo 2020

Amici 19, Raffaele Paganini: “Coreografie geniali adattate all’emergenza Coronavirus. Il vero talento? Javier”

Riporto l’intervista di Raffaele Paganini su Amici. Dissento totalmente da ciò che esprime su Maria De Filippi. Io l’ho trovata per nulla professionale, solo divertente nella sua sconcezza. 
Nell’intervista fa un endorsement preciso sui ballerini. Per lui il vero talento è Javier Rojas (l’autrice dell’articolo ha sbagliato a scrivere il nome: non è Xavier ma Javier). 
Paganini è un etoile internazionale. Non proprio il primo giurato defilippiano che passa per strada.
Se mi sono persa qualcosa di questo ballerino andrò a vedere le sue performance. 

da: Il Fatto Quotidiano - di Simona Griggio 

 

"Cambiare all’improvviso una coreografia già impostata e studiata per allinearla alla nuove disposizioni ministeriali di sicurezza è più difficile che crearne una nuova. Questo è uno degli elementi di variabilità del mondo dello spettacolo a cui noi artisti siamo abituati. Per un  giovane è una bella prova".

La danza in tv a un metro e mezzo di distanza. Per Raffaele Paganini, étoile internazionale, il silenzio e il vuoto di pubblico alla terza puntata del serale di Amici fanno emergere lo spirito più autentico della performance. L’emergenza Coronavirus ha contribuito a mettere in evidenza i pregi e i difetti degli artisti in gara, la loro preparazione tecnica e la tenuta psicologica.

Ospite stabile al London Festival Ballet e guest nei teatri del mondo, partner della leggendaria Maya Plitséskaya in Russia, star del programma Fantastico e poi direttore del corpo di ballo dell’Opera di Roma, Raffaele Paganini non ha dubbi: “La terza puntata di Amici, priva di boati, applausi, rumori dalla platea, ha permesso alla danza di esprimere appieno la sua anima. Non solo. Ha esaltato le doti di conduttrice esperta, ferma e pacata, di Maria De Filippi”.

Sta dicendo che la mancanza di pubblico è stata un valore aggiunto per Amici?
No. Penso solo che ieri sera in studio e davanti ai telespettatori è entrato il mondo della danza vero. Quello che, per intenderci, si respira alle prove di uno spettacolo, quando si è soli e ci si confronta solo sulla base del talento e del comportamento. La concentrazione era
altissima. Il pubblico da casa era obbligato a focalizzarsi sui ragazzi, sulla loro personalità, sulla loro preparazione.

Il fatto che non si potessero realizzare coreografie di contatto stretto ha rappresentato una perdita?
Al contrario, anche in questo caso ha inserito un nuovo e affascinante elemento alla diretta. Cambiare all’improvviso una coreografia già impostata e studiata per allinearla alla nuove disposizioni ministeriali di sicurezza è più difficile che crearne una nuova. Questo è uno degli elementi di variabilità del mondo dello spettacolo a cui noi artisti siamo abituati. Per un giovane è una bella prova. Ma anche per un coreografo. Mettere un muro di vetro in un passo a due per evitare il contatto è un’idea geniale, tutt’altro che scontata.

Passiamo ai ragazzi in gara: Valentin, Xavier, Nicolai. La sua valutazione tecnica?
Tutti e tre sono bravi. Ma se parliamo di impostazione classica, escludendo quindi il danzatore di latino americano, è Xavier il talento vero. La danza è anche e soprattutto questione di doti naturali. Sono d’accordo con Alessandra Celentano, dal punto di vista tecnico il brano che più ha permesso di vedere questo aspetto è stato Les Bourgeois di Jacques Brel. Nella sfida fra Xavier e Nicolai, il primo ha mostrato doti naturali non comuni, che permettono potenzialità tecniche maggiori, il secondo ha mostrato un’ottima preparazione ed espressività. Ma un equilibrio perfetto in una piroetta o uno slancio di gamba più alto fanno la differenza.

Quanto conta l’espressività?
A 61 anni, dopo una vita da étoile in giro per il mondo, sarebbe troppo complicato spiegare il rapporto fra doti naturali ed espressività. Preferisco fare un esempio. Con le dovute differenze di contesto: Raffaele Paganini sta a Mikhail Baryshnikov come Nicolai sta a Xavier. Sono stato un artista di fama internazionale anch’io, ma Barysnhikov, così come Rudolf Nureyev, hanno avuto qualcosa in più. Non conta la preparazione ma la natura. Qui si parla di giovani che vogliono fare carriera professionale. Ad un esperto basta una loro camminata per capire se esiste il quid che fa la differenza. Xavier viene dalla scuola cubana, dove si lavora tantissimo sugli equilibri. E questa è una dote naturale. Viene fuori con il lavoro solo se ce l’hai in natura. Xavier ce l’ha.

La terza puntata è stata particolarmente burrascosa per le intemperanze dei concorrenti. Come giudica il comportamento dei ballerini?
Non hanno seguito le regole. Sono stati anarchici e arroganti. Forse anche perché la competizione e lo stare reclusi in accademia sono una prova di tenuta psicologica. In uno spettacolo se ti comporti come Valentin il giorno dopo stai a casa. Anche Xavier ha fatto una scena inammissibile in un contesto professionale. Nicolai invece ha mostrato una boria insopportabile. Io stesso, quando ho partecipato in giuria, ho accettato le regole della trasmissione, con tutto ciò che comporta. Venivo dal teatro e avrei potuto dissentire su molte cose, ma sono entrato ad Amici in punta di piedi, con rispetto. Maria De Filippi è stata una grandissima professionista nella gestione della puntata. L’ho apprezzata per intelligenza e lucida capacità nel districare i nodi della serata.

Il comportamento di un ballerino quando incide sulla sua carriera?
A volte non incide per niente. Nureyev aveva un carattere assurdo, duro. Però lui è il mito. Un aneddoto. Quando ero ragazzo ed ero prossimo al diploma all’Accademia dell’Opera di Roma mi avevano negato il permesso di partecipare come ballerino a uno spettacolo. Ho voluto farlo lo stesso. Ma il direttore dell’accademia era seduto in prima fila e mi ha buttato fuori dalla scuola. Si parlava di me come la promessa del teatro, la futura star. Eppure sono stato espulso. Mi hanno fatto rientrare solo dieci giorni dopo. Lì ho imparato che le regole vanno rispettate. Ero una testa calda, sapevo di essere bravo. Mi mancava però quell’umiltà che si apprende crescendo.

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