giovedì 26 settembre 2019

La Consulta apre al suicidio assistito



Dopo ore di attesa la Camera di Consiglio si è pronunciata: nei casi come quello di Dj Fabo non è punibile ai sensi dell'articolo 580 chi agevola la volontà del paziente affetto da patologia irreversibile.

Una sentenza storica. Dopo ore di Camera di Consiglio la Corte Costituzionale ha stabilito che è lecito l’aiuto al suicidio nei casi come quelli di Dj Fabo. La Consulta ha infatti ritenuto non punibile ai sensi dell’articolo 580 del Codice penale, a determinate condizioni, «chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli».

«INDISPENSABILE UN INTERVENTO DEL LEGISLATORE»
In attesa di un «indispensabile intervento del legislatore», si legge nel dispositivo, la Corte Costituzionale ha «subordinato la non punibilità al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua (articoli 1 e 2 della legge 219/2017) e alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del Ssn, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente».

«EVITARE ABUSI SU PERSONE VULNERABILI»

La Consulta ha previsto «specifiche condizioni e modalità procedimentali» perché l’aiuto al suicidio rientri nelle ipotesi non punibili, «per evitare rischi di abuso nei confronti di persone specialmente vulnerabili, come già sottolineato nell’ordinanza 207 del 2018».

CAPPATO: «UNA VITTORIA DI FABO E DELLA DISOBBEDIENZA CIVILE»
«Da oggi in Italia siamo tutti più liberi, anche quelli che non sono d’accordo», ha commentato Marco Cappato. «Ho aiutato Fabiano perché ho considerato un mio dovere farlo. La Corte costituzionale ha chiarito che era anche un suo diritto costituzionale per non dover subire sofferenze atroci. È una vittoria di Fabo e della disobbedienza civile, ottenuta mentre la politica ufficiale girava la testa dall’altra parte. Ora è necessaria una legge». «È un passo molto importante», ha commentato il procuratore aggiunto di Milano Tiziana Siciliano, che aveva chiesto l’assoluzione per Cappato. «C’è la soddisfazione per l’accoglimento di una sentenza, ma dispiace anche che in un anno non ci sia stata una risposta chiara del parlamento, l’organo indicato dalla Corte come più idoneo a trattare questo tema così delicato».

PER BEPPINO ENGLARO «CAPPATO È UN PIONIERE»
Parole di elogio per Cappato le ha spese Beppino Englaro. «Si è esposto, ha avuto coraggio ed è stato un pioniere e quindi merita di essere ringraziato. Tutte le persone che si trovano nelle condizioni», simili a quelle in cui era Dj Fabo, «gli devono un grande grazie». «Mi auguro», ha aggiunto, «che adesso il parlamento legiferi secondo le indicazioni della Corte Costituzionale».

SCONCERTO E PRESA DI DISTANZA DA PARTE DELLA CEI
I vescovi italiani, invece, hanno espresso «il loro sconcerto e la loro distanza da quanto comunicato dalla Corte Costituzionale. La preoccupazione maggiore è relativa soprattutto alla spinta culturale implicita che può derivarne per i soggetti sofferenti a ritenere che chiedere di porre fine alla propria esistenza sia una scelta di dignità».

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