giovedì 9 settembre 2021

Berlusconi, illeggittimo impedimento: Salvini, Galliani e Ibra, è malato solo per i giudici

 


Ogni volta che sente "processo Ruby" si risveglia una patologia, gliene arriva un'altra. Guarda che deve fare 'sto poveraccio (?!) per non farsi processare. Accidenti alla Cartabia....Se quella sua porcata detta riforma della giustizia fosse retroattiva il "malaticcio" Silvio non dovrebbe fare tutte 'ste visite al San Raffaele...

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Gianni Barbacetto e Lorenzo Giarelli

Le udienze sono bloccate, eppure Silvio segue il Monza e riceve visite in villa

Ci sono due Silvio Berlusconi. Il primo è un uomo alla vigilia del suo ottantacinquesimo compleanno (che festeggerà il 29 settembre), con i postumi del Covid che aggravano i suoi antichi acciacchi cardiaci. Tutto ciò lo obbliga spesso a frequentare medici e ospedali, con preferenza per il San Raffaele di Milano e il suo curante di fiducia, Alberto Zangrillo. Il secondo Berlusconi è un politico che non vuole rinunciare al suo ruolo di leader. Il primo è raccontato dai suoi legali come un imputato che non può seguire dignitosamente le udienze dei tre processi che ha in corso ed è costretto dunque ad avanzare continue richieste di legittimo impedimento per motivi di salute. Il secondo fa politica, incontra gli altri leader, tiene riunioni di partito, incontra campioni dello sport per simpatiche photo opportunities.

I due Berlusconi intrecciano le loro intrecciano le loro vite con un’altalena di up and down. L’ultima mossa è di ieri. Ennesima assenza dal processo Ruby 3 diMilano. Ennesima richiesta di sospensione, perché secondo il difensore Federico Cecconi ha bisogno di “riposo assoluto” a causa dei ricorrenti episodi di fibrillazione atriale. Si oppone l’accusa, rappresentata dal

Anche le Banche vanno in paradiso....(fiscale)

 

 

da: https://www.tag43.it - di Barbara Massaro

Secondo un report dell’Osservatorio fiscale Ue, ogni anno i 36 maggiori istituti europei depositano 20 miliardi di euro in Paesi con una tassazione agevolata.

Anche le banche vanno in Paradiso, o meglio nei paradisi. Un report dell’Osservatorio fiscale Ue, l’organismo comunitario indipendente che si occupa delle questioni legate alla tassazione nell’Unione europea, ha analizzato l’attività dei 36 principali istituti bancari europei dal 2014 al 2020. Bene, ogni anno – come riporta il Guardian – depositerebbero nei cosiddetti paradisi fiscali 20 miliardi di euro, pari al 14 per cento dei loro profitti.

Cosa dice il Report dell’Osservatorio fiscale europeo

Secondo l’analisi In base al tax rate effettivo sui profitti bancari e al valore di questi ultimi per ciascun dipendente sono stati individuati una serie di Paesi – esattamente 17, dalle Bahamas a Panama, passando per British Virgin Islands, Isole Cayman, Guernsey, Gibilterra, Hong Kong, Irlanda, Isola di Man, Jersey, Kuwait, Lussemburgo, Macao, Malta, Mauritius, Panama e Qatar – dove è particolarmente favorevole depositare i profitti. Dati alla mano, lo studio ha dimostrato che un quarto degli utili delle più importanti banche europee è sottoposto a un’aliquota fiscale che è al di sotto del 15 per cento. Tra i casi presi a campione ci sono istituti come Hsbc, Deutsche Bank e SocGen, ma anche Barclays, Intesa Sanpaolo e Mps.

mercoledì 8 settembre 2021

Il "tabaccaio" di Pontida....

 

Alessandro Barbero: «Il green pass obbligatorio all’università è assurdo, all’obbligo vaccinale direi di sì»

 


Alessandro Berbero ha ragione. Il governo non può togliere alla gente diritti fondamentali senza prendersi la responsabilità di rendere obbligatorio per legge il vaccino. Dopo di che...insisto....come si applica l'obbligatorietà? Perchè ci saranno sempre coloro che non si vorranno vaccinare. Li andiamo prendere porta a porta a mò di talebani?!

 


da: https://www.corriere.it/ - di Roberta Scorranese

Lo storico spiega perché ha firmato contro l’imposizione del certificato negli atenei: «Il governo ritiene di poter togliere alla gente diritti fondamentali, e senza prendersi la responsabilità di rendere obbligatorio per legge il vaccino, misura a cui direi di sì»

Professore, facciamo chiarezza?

«A me sembra che l’appello che ho firmato sia chiaro».

Parliamo dell’appello sottoscritto da centinaia di docenti universitari per dire no al green pass obbligatorio negli atenei. Ma la sua scelta ha acceso polemiche durissime.

«Qualcuno mi presenta come una specie di superstizioso fanatico contrario ai vaccini. Ma nell’appello che ho firmato non si parla affatto dell’utilità dei vaccini, anzi si dice chiaramente che molti dei firmatari sono vaccinati, me compreso. Il problema che mi preoccupa è l’obbligo del green pass per gli studenti che dopo aver pagato fior di tasse universitarie sono esclusi dalle lezioni se non hanno il certificato. Anche se in verità una preoccupazione più generale nel manifesto c’è, posso dirla?».

La lobby nucleare è tornata in cerca di nuovi sussidi

 


da: Domani – di Edgardo Zanchini vicepresidente Lega Ambiente

Dietro alle polemiche di questi giorni ci sono le manovre di chi cerca di intercettare le risorse destinate alla transizione ecologica. Il ministro Cingolani deve decidere da che parte stare.

Non è stata una bolla estiva l’improvviso ritorno di attenzione verso l’energia nucleare. La rapida marcia indietro del ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani non ha infatti cancellato le tracce degli interessi che si sono messi in moto intorno alle scelte sul clima nell’establishment economico e politico, non solo italiano. È un quadro in movimento che ha descritto bene l’economista premio Nobel Paul Krugman sul New York Times, con la potente e ricca lobby di imprese che vuole fermare in parlamento l’approvazione del piano del presidente americano Joe Biden contro la crisi climatica, perché non accetta l’idea che nei prossimi anni si dovrà arrivare a una rapida e radicale trasformazione del sistema energetico ed economico. E quindi si organizza per combatterla con ogni mezzo economico, politico e mediatico.

Il fronte italiano

L’ex presidente di Eni Paolo Scaroni, con l’intervista rilasciata a Repubblica, si è fatto portavoce in Italia di questi interessi attraverso due tesi che sentiremo ripetere a lungo e che non possono essere sottovalutate.

La prima è a supporto del “nuovo” nucleare, indispensabile perché non possiamo puntare

martedì 7 settembre 2021

Adieu «Bebel», i mille volti di Jean-Paul Belmondo

 

 

da: Il Manifesto- di Eugenio Renzi

Morto a 88 anni il grande attore francese. Da Godard e la Nouvelle Vague, il teatro e il cinema di genere

A dare la notizia della morte, è stato il suo avvocato attraverso un comunicato immediatamente diffuso dall’agenzia France-Presse: «negli ultimi tempi era affaticato. Si è spento tranquillamente». Jean-Paul Belmondo nasce a Neuilly-sur-Seine nel 1933, figlio d’uno scultore di origini italiane e di una pittrice. È ammesso nelle migliori scuole parigine, tra le quali il celebre liceo Henry IV. Ma è poco incline agli studi e più orientato all’azione. Si appassiona di sport, il calcio e la boxe in particolare – in Fino all’ultimo respiro, il suo personaggio dirà: «non sono particolarmente bello, ma sono un buon pugile». In realtà, neanche il mondo della boxe fa per lui. A sedici anni decide di diventare attore e dieci anni dopo verrà scoperto da Jean-Luc Godard.

A partire da Fino all’ultimo respiro (1960) la sua carriera non smetterà di crescere. Sempre nel 1960, lo troviamo nel film di Sautet Asfalto che scotta, un successo che inaugura una serie molto lunga di film polizieschi seri, alcuni belli Lo Spione di Jean-Pierre Melville (1962) e Borsalino (1972) insieme all’altro attore del poliziesco francese, Alain Delon, altri decisamente da dimenticare. Splendidi e immortali sono i suoi personaggi del sacerdote di Leon Morin, prete (1962, sempre per Melville), del giovane senz’arte né parte di Quando torna l’inverno, davanti ad un ultimo superbo Jean Gabin, e dell’uomo accecato

Il comune è tutto un affare: Brugnaro si prende Venezia

 


 

da: Domani – di Giovanna Faggionato

Il nuovo piano per la mobilità sostenibile Venezia 2030 dirotta i flussi dei turisti che entrano in città sui terreni in mano alla società riconducibile al sindaco Brugnaro. Un affare milionario preparato per oltre dieci anni. Ed è solo il più clamoroso dei conflitti di interesse che hanno accompagnato l’ascesa e il potere di questo Berlusconi veneto

Il comune di Venezia guidato dal sindaco-imprenditore Luigi Brugnaro sta progettando di dirottare i flussi turistici di ingresso in città sul terreno di proprietà dell’imprenditore-sindaco, Luigi Brugnaro, trasformando un’area acquistata da Brugnaro a prezzi irrisori, perché contaminata, nella principale via di accesso alla città che oggi Brugnaro governa. Il progetto è uno degli elementi chiave del nuovo piano della mobilità sostenibile per Venezia 2030 che dovrebbe ridisegnare completamente il sistema di accesso alle isole lagunari, prevedendo anche il delicato scavo di un canale.

Il documento preliminare alla progettazione è stato redatto il 31 marzo 2021 e a giugno il comune ha pubblicato il bando per realizzarne gli studi di fattibilità del nuovo “terminal intermodale” terra-mare di san Giuliano. Il terminal, secondo il documento, serve a «decongestionare l’attuale porta di accesso principale a Venezia, costituita da Piazzale Roma, attraverso l’offerta di nuovi itinerari alternativi » e ridurre anche i flussi che attualmente transitano sul Ponte della libertà, oggi unica via di accesso per le automobili.

Salvini vuole fondi per l’autostrada degli sprechi

 


da: Domani – di Dario Balotta analista di trasporti

Dopo l’incontro fra Salvini e Draghi la regione Lombardia ha annunciato di aver trovato 1,7 miliardi per l’opera che taglia in due la Brianza. Già oltre 1 miliardo era stato divorato.

Ve la ricordate la Pedemontana lombarda? Non è da escludere che nell’incontro di qualche giorno fa tra Mario Draghi e Matteo Salvini si sia parlato oltre che di green pass, di sbarchi e dimissioni dell’ex sottosegretario leghista Claudio Durigon, anche dello sblocco (cioè del finanziamento pubblico) di Pedemontana lombarda. Il capo della Lega avrebbe chiesto, in cambio delle sue concessioni, i finanziamenti per Pedemontana, visto che da anni è ferma e minaccia la sua credibilità.

L’esito dell’incontro ha suscitato stupore. La regione Lombardia ha annunciato che, grazie alla collaborazione del governo (i precedenti non volevano più saperne di questo progetto costosissimo e faraonico), si sono trovati i finanziatori di 1,7 miliardi mancanti per il completamento dell’autostrada che dovrebbe tagliare in due la Brianza. Qualcosa di più di una collaborazione (come afferma la regione Lombardia, si tratta di un prestito che uscirà dalle tasche degli Italiani grazie al via libera dato da Draghi e annunciato dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani al maxi finanziamento da parte della Cassa depositi e prestiti e della Bei.

Il progetto sbagliato

Piero Ignazi: Su Lega e Cinque stelle la classe dirigente usa due pesi e due misure

 


da: Domani

Polemiche per gli incontri diplomatici di Grillo con i cinesi, ma non per quelli di Salvini. Indulgenza sui no-euro leghisti, intransigenza con il Movimento: dietro c’è una questione di potere

Chissà perché il recente incontro di Beppe Grillo con l’ambasciatore cinese ha suscitato ondate di indignazione che hanno riempito le prime pagine dei giornali mentre quello di ieri di Matteo Salvini viene ignorato dai grandi media con appena qualche notarella di poche righe.

Come mai due identiche azioni sono state giudicate con metri così diversi? Eppure, la Cina, nel frattempo, non ha amnistiato i manifestanti di Hong Kong, né allentato la morsa sugli Uiguri.

Il difforme trattamento dei due incontri fornisce una cartina di tornasole della diversa “collocazione” dei due partiti nel sistema di riferimento socio-economico e culturale della classe dirigente italiana, di cui fa parte anche il mondo dell’informazione.

Le oscillazioni della Lega

La Lega è un partito potente perché ha in mano le leve politico-economiche delle regioni del nord. Muove interessi – fondi, posti,appalti – nelle zone più ricche del paese:

lunedì 6 settembre 2021

Giorgia Meloni, la "moglie cornuta" di Matteo Salvini....

 


Si sono fatti un selfie insieme, sullo sfondo il lago di Como. Come i Promessi sposi.

Ma sono già sposati. Politicamente parlando..

Lei, Giorgia, si presenta alle elezioni sempre insieme a lui, Matteo e a Silvio. Appena chiuse le urne, se non prima, il "marito" Matteo la molla. Per andarsene una volta con uno (inteso come partito politico, non sia mai che dia del gay a Matteo Salvini) una volta con un altro. Una volta con M5S, un'altra volta con Draghi.

Lei, la "moglie cornuta" aspetta fiduciosa che lui, il "marito fedifrago" torni a casa: ama solo me, come si dicono talune mogli perennemente cornute.

E lui, prima o poi, torna. Fino alle prossime elezioni politiche. Fino alla prossima formazione di un governo.

Lei è lì, da moglie "tradizionalista", che lo aspetta, lo accoglie ogni volta. E spera che le corna

Il metadone di stato di Giorgia Meloni....

 

Luca Zingaretti: "Montalbano, un'avventura professionale e umana meravigliosa che adesso mi sembra conclusa"

 


da: la Repubblica – intervista a Luca Zingaretti di Dario Cresto-Dina

“Viaggio nel tempo e vorrei essere come Garibaldi”

La storia siamo noi, dice Luca Zingaretti richiamandosi a Francesco De Gregori, per spiegare la passione per la materia. La sua vita oltre la recitazione. Ma anche la semplicità che si intuisce dai suoi tratti, dai suoi modi di fare che sono di accoglienza. «Vengo da una famiglia della media borghesia romana. La nostra prima casa era in via della Magliana. Mia madre, donna estremamente vitale, lavorava all’Inail, è mancata lo scorso ottobre. Mio padre è stato funzionario alla Banca Commerciale Italiana. I miei si separarono quando avevo otto anni, ma da allora non è passato giorno in cui non si siano visti e telefonati almeno dodici volte. Si sono amati sempre, a debita distanza. Aquilino e Emma hanno avuto tre figli: Luca, Nicola e Angela. Le sembrerà ridicolo, ma siamo stati e siamo una famiglia molto unita».

Due episodi che resteranno per sempre nella sua memoria?

«Uno dei ricordi d’infanzia più dolorosamente nitido: sono nel corridoio di casa dei miei nonni materni, ci sono la mia tata storica, si chiamava Giuseppina, mio nonno paterno, mia zia Nicoletta, sorella di mia madre e altri adulti. Stanno tutti urlando. È il preludio alla separazione dei miei. Io in un angolo ascolto, vedo e mi spavento. Uno dei ricordi d’infanzia più felicemente nitido. Io che in spiaggia sono disteso sulla pancia di mia madre. Lei sta leggendo un libro e io fingo di dormire ma sono sveglio e me la godo».

Luca e Nicola, l’attore e il politico. Che cos’è la fratellanza?

Il governo gonfia i dati sui vaccini per far tornare i conti

 


da: Domani – di Francesca Lupo

Gli obiettivi di Figliuolo a marzo si riferivano all’intera popolazione, oggi il governo conta solo gli over 12. Una discrepanza da 5 milioni di persone

«Verso la fine di settembre sarà vaccinato l’80 per cento della popolazione». Così il premier Mario Draghi ha detto durante la conferenza stampa di giovedì. Il dato si riferisce al “traguardo” che il generale Francesco Paolo Figliuolo aveva annunciato durante la descrizione del piano vaccinale nello scorso marzo. Alle commissioni Affari sociali riunite di Senato e Camera, Figliuolo aveva annunciato che l’obiettivo della campagna era di «conseguire la vaccinazione dell’80 per cento della popolazione entro il 30 settembre di questo anno». Ma nei numeri, come ha notato Natascia Ronchetti sul Fatto Quotidiano ieri, c’è un trucco.

Perché 80 per cento

Il motivo per cui si sente spesso parlare del traguardo dell’80 per cento della popolazione vaccinata è perché è la percentuale con cui si pensa si potrebbe arrivare all’immunità di gregge. Per immunità di gregge si intende il raggiungimento di un livello di individui immuni (con passata infezione o grazie a vaccino) tale per cui l’indice di riproduzione effettiva Rt scende al di sotto di 1, e quindi il numero di nuovi contagi continua a diminuire.

Gianni Cuperlo, reddito di cittadinanza: Matteo Renzi si comporta come un nuovo Pippo Baudo

 


da: Domani

Dai, la tecnica è geniale. Un paio di mesi fa Matteo Renzi se ne esce accusando il reddito di cittadinanza di alimentare una pessima logica assistenziale e lo fa spiegando che la vera sfida è creare lavoro, non poltrire sul divano. «Io voglio mandare a casa il reddito di cittadinanza perché voglio riaffermare l’idea che la gente deve soffrire», spero che la citazione sia corretta, comunque il senso delle parole era questo. Una stroncatura totale: del principio in sé, della legge che lo ha introdotto, degli esiti generati. Da lì a pochi giorni in parecchi, anche su questo giornale, hanno reagito, cifre alla mano, illustrando i motivi per cui quel reddito, soprattutto durante la pandemia, ha evitato a migliaia di famiglie di sprofondare in miseria.

Sempre i calcoli, in questo caso dell’Inps, hanno anche dimostrato come più della metà dei percettori non sia materialmente occupabile. Un alto numero perché minori o con problemi fisici e di altra natura, e ancora perché disabili, quasi mezzo milione, o pensionati il cui assegno previdenziale non garantisce l’emersione dalla povertà. Parliamo di circa un milione e mezzo di famiglie, il 4,7 per cento della popolazione, per un totale di tre milioni e settecentomila persone. Ora, sul nodo oggetto di legittima indignazione, parlo dei furbetti o criminali che hanno intascato il reddito, vale – repetita iuvant – la metafora stradale. A uno che passa col rosso lo multi, se recidivo gli togli la patente o che so io, ma non elimini il semaforo.

«L’ho inventato io»

domenica 5 settembre 2021

Green Pass: in assenza di verifiche è pericoloso quanto il covid

 


Il Green Pass è – di fatto – un modo indiretto di obbligo vaccinale.

Discutibile che si ricorra a una forma indiretta piuttosto che a quella diretta. Idiota che si parli di obbligo vaccinale senza specificare come andrebbe gestito.

Che piaccia o no il Green Pass, che si preferisca l'obbligo vaccinale, una cosa è certa: i ristoratori, gli esercenti di ristoranti e bar raramente verificano la presenza del Green Pass. Ergo: quest'obbligo di presentare tale certificato diventa pericoloso perché, in assenza di verifiche, c'è chi si siede o si siederà all'interno di un ristorante, di un bar, senza che prima abbia ricevuto le due dosi di vaccino. E questo espone a rischio chi gli sta vicino, ignaro che il suddetto sia il solito furbetto.

A me che stavo esibendo il Green Pass una giovane cameriera ha detto: non è necessario,

La "faciloneria" di Draghi e Cingolani

 


Draghi che risponde con un sintetico e inoppugnabile "sì" a chi gli chiede se si arriverà all'obbligo vaccinale, può creare un orgasmo multiplo ai suoi leccaculo, alle Concita De Gregorio e David Parenzo ed altri. Personalmente, trovo che sia una banale faciloneria. E non è la prima volta che in una conferenza stampa Draghi sia piuttosto "facilone".

Ma un presidente del consiglio non si può permettere di essere superficiale. Non è ammessa faciloneria. Visto che è considerato – non a torto – un pragmatico, meglio avrebbe fatto a spiegare come verrebbe attuato questo obbligo vaccinale.

Altro "facilone" tale Cingolani. Che non ha ancora capito, o finge di non capire, la differenza tra fare il ministro e fare il dirigente aziendale. Parla di "nucleare di quarta generazione", una tecnologia di cui siamo agli albori della discussione, emette sentenze sugli ambientalisti radical chic. Avrebbe fatto meglio – lui che fa parte del governo dei migliori – a dire su cosa sta lavorando, quali sono i progetti. Nulla di questo. Che cazzo sta facendo Cingolani? Si può sapere?

Questo è il governo dei migliori? Di certo, è il governo che riesce a produrre orgasmi ai

Caro Cingolani, qui a Taranto tra gli oltranzisti e i radical chic c’è chi ha perso i propri figli

 


da: https://www.ilfattoquotidiano.it/

Egregio Roberto Cingolani,

con la sua filippica contro gli ambientalisti, durante il suo intervento al convegno di Italia Viva, ci ha dato l’impressione di voler compiacere il padrone di casa, del quale noi tarantini conserviamo ricordi sgradevoli. In alternativa, le sue parole sono frutto del suo libero pensiero. Ci permettiamo, allora, alcune considerazioni.

Colui che desidera un ambiente pulito, scevro da quell’inquinamento (in particolare, quello industriale che procura benefici economici a pochi e danni a una vastissima platea di esseri viventi) che minaccia la vita e la salute propria e dei propri figli non è un ambientalista, è una persona normale! Lei, quindi, con le sue parole ha inteso offendere una platea di esseri umani, non solo italiani, molto più vasta di quanto abbia mai potuto immaginare. Quegli “oltranzisti e radical chic” che lei individua come “parte del problema” e definisce “peggio della catastrofe climatica” esistono proprio per cercare, tra le altre cose, di porre un argine a folli elucubrazioni come quelle uscite dalla sua bocca.

Tra gli oltranzisti e radical chic di sua importante nomina annoveriamo genitori che hanno perso per sempre i propri figli, genitori che cercano, spesso invano, di curare i propri figli, fratelli derubati dei propri fratelli, figli derubati dei propri genitori, e nonni e zii e amici. Tutti vittime, e non certo cause, di spregiudicato inquinamento ambientale. A Taranto ne contiamo a migliaia!

Don Gioba: Il segreto del parlare

 

  

"In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.

Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.

E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

(dal Vangelo di Marco 7,31-37)

Quando ero in seminario la mia più grande preoccupazione in vista del diventare prete era il parlare in pubblico. Mi metteva una grandissima ansia il dover tutte le domeniche fare l’omelia davanti a tante persone molto diverse tra loro per età, cammino spirituale, idee e provenienze… Mi chiedevo come avrei fatto a superare questa paura che non era solo paura di parlare al microfono, ma anche di dire le cose in maniera corretta per coloro che avevo davanti, evitando stupidaggini e il venire frainteso. Era anche la paura che con le mie parole sbagliate non avrei avvicinato ma allontanato le persone dalla fede e da Dio.

L’evangelista Marco ci racconta in questo Vangelo di una guarigione che non è solo fisica ma soprattutto spirituale.

venerdì 3 settembre 2021

Ornella Vanoni & Francesco Gabbani & Pacifico: testo, Un sorriso dentro al pianto

 


E adesso che dovrei posare per l'ennesima fotografia
Sai dirmi tu per caso la migliore inquadratura quale sia?
Ormai che con un selfie fai vedere tutto a tutti e così sia
Ce la incorniciamo?
O la butto via?

Parole sulle note sono state la migliore compagnia
Per affrontare la stupidità abbiamo ancora l'allegria
Se il cielo concedesse un po' di grazia ad ogni anima quaggiù
Io sarei una santa
Anima che canta

Che canta in equilibrio sopra un'emozione
Che capovolge l'esistenza alle persone
Che non si può spiegare fino in fondo
Ma che resta in fondo al cuore

Io sono tutto l'amore che ho dato
Tutto l'amore incondizionato
L'imbarazzo dietro al vanto
Un sorriso dentro al pianto
Io sono tutto l'amore che ho dato
Mare in tempesta e cielo stellato
Poco prima di uno schianto
Un sorriso dentro al pianto

E adesso che mi chiedi di sorridere vorrei dimenticare
Ferite da leccare e grandi amori solo da desiderare
Se l'universo scomparisse in un istante e non ci fosse più
Io sicuramente
Resterei per sempre

Per sempre in equilibrio sopra a un'emozione
Che capovolge l'esistenza alle persone
Che non si può spiegare fino in fondo
Ma che resta in fondo al cuore

Ornella Vanoni: Un sorriso dentro al pianto


 


Ornella Vanoni, Colapesce, Dimartino: Toy Boy

 

mercoledì 1 settembre 2021

Giuseppe Conte, il giudizio definitivo di Stefano Feltri...

 

 

Il giudizio di Stefano Feltri su Giuseppe Conte (post sotto) è secco, tranchant, definitivo. Non lascia spazio a possibili ripensamenti futuri.

Oddio...vale per i giornalisti, Stefano Feltri incluso, ciò che vale per i politici: mai dire mai.

Attualmente, su Giuseppe Conte non ho opinioni così definitive come le ha Feltri; penso che sia troppo presto per giudizi così netti e senza appello anche se, alcune sue uscite (non quella sui talebani che mi pare sia stata strumentalizzata) mi fanno pensare che Grillo non l'abbia fatta interamente fuori dal vaso.

Giuseppe Conte è considerato scarso (eufemismo) anche dalla stampa di centro-destra che non passa giorno senza riservargli righe su righe per affermare che è sostanzialmente un imbecille. Un eccesso di "attenzione" verso quello che si ritiene un incapace suona come dimostrazione di un timore. Il timore che possa comunque togliere voti al centro, prendere voti dall'astensionismo. Non sia mai che qualche lettore della propaganda di centro-destra (Il Giornale, Libero e Il Tempo) possa lasciarci catturare da Giuseppe Conte.

Tornando al giudizio di Stefano Feltri, ciò che Giuseppe Conte è chiamato a fare in questo momento è dare un peso al M5S nel governo Draghi. Già mi pare un'impresa non da poco. Certo. Per dare un peso devi avere idee, convinzione, capacità di mediazione,

Stefano Feltri: Giuseppe Conte è sempre stato soltanto un equivoco

 


da: Domani

Per qualche tempo è circolata una certa nostalgia per Giuseppe Conte, la cui popolarità dipendeva soprattutto dalla tendenza molto italiana di omaggiare il potente di turno e dall’essersi trovato a guidare il paese durante la pandemia. Ora Conte è tornato come leader dei Cinque stelle, parla, scrive, fa interviste. E a ogni uscita conferma quanto immotivata fosse la stima di cui ha goduto presso tanti nei mesi difficili del 2019-2020.

Conte si erge a paladino della cruciale misura anti povertà del reddito di cittadinanza – varato dal suo primo governo – ma sbaglia clamorosamente il numero dei poveri a Milano (non ci possono essere 200.000 bambini poveri su 210.000 minorenni residenti a Milano).

Poi interviene sulla crisi dell’Afghanistan e non si capisce bene cosa voglia dire: trattare con i Talebani è al contempo un’ovvietà (gli Stati Uniti lo fanno da anni) e una scelta di posizionamento su uno scacchiere dove alcuni paesi e l’Onu trattano i Talebani da terroristi e altri, come Cina o Pakistan, come strumenti per le proprie esigenze geopolitiche.

In una intervista al Corriere della Sera, ora Conte riesce in un singolare sforzo di dissociazione dalla realtà: ci sono cose fatte dal suo governo che i ministri facevano da soli, tipo i decreti Sicurezza di Matteo Salvini. Soltanto ora Conte riconosce che quelle

Matteo è un personaggio in cerca di azione

 


da: Domani – di Walter Siti

Da qualche tempo nella narrazione social di Salvini è subentrata la noia, senza più dubbi e semitoni. Quello che resta è una rappresentazione stilizzata, in cui il mondo viene diviso fra i buoni e i malvagi.

Si dice spesso che la rappresentazione di sé che ciascuno di noi va facendo sul proprio account Instagram assomiglia a un romanzo autobiografico; un romanzo a puntate brevissime e ravvicinate, integrate da un coro costituito dai commenti dei follower. Vorrei prendere sul serio questo paragone, provando a leggere l’account ufficiale di Matteo Salvini come se ci presentasse un protagonista, come si dice, “seduto nel titolo” e onnipresente nel testo – prescindendo dal chiedermi se il romanzo sia il frutto di un solo autore o un prodotto collettivo. Ho scelto i due mesi estivi di luglio e agosto perché sono i mesi in cui il protagonista, meno soffocato dagli impegni pubblici, può dirci di più sulla propria vita privata, sui propri interessi e svaghi.

Una brava persona

A una prima lettura questo Matteo Salvini fictus pare proprio una gran brava persona, e una persona felice: avrà avuto anche lui i suoi alti e bassi, ma ama le cose belle della vita e

Un Pacifico di guai per Apple e Google

 


da: https://www.tag43.it/ - di Giovanni Sofia

Un disegno di legge della Corea del Sud spaventa i colossi tech. La loro posizione di preminenza nei confronti degli sviluppatori di app potrebbe essere sovvertita, dando spazio a una nuova concorrenza.

I problemi più urgenti per i colossi del tech arrivano dal Pacifico. In Corea del Sud e Australia, i governi sono sul punto di lanciare provvedimenti legislativi destinati a cambiare le modalità d’acquisto tramite le app di Google e Apple. Ad accelerare il processo, le proteste sempre più insistenti degli sviluppatori, costretti a vendere i prodotti su piattaforme che, agendo in una situazione di esclusiva, impongono loro di sostenere oneri troppo elevati. Si vogliono introdurre non solo metodi di pagamento alternativi, utili a tutelare i creatori di app, ma anche a un regime di concorrenza al momento inesistente. Non una novità assoluta, anzi. Negli Usa, spiega la Cnn, la situazione è sfociata in numerose cause e ha già costretto il legislatore a intervenire a tutela degli sviluppatori.

Questi ultimi, in particolare, lamentano che sulle piattaforme Apple le commissioni sugli acquisti superino il 30 per cento. Non solo, perché non essendo possibile usare store diversi da quello ufficiale, conformarsi a un simile sistema diventa l’unica soluzione praticabile. L’emendamento da inserire nel Telecommunications Business Act, allora, nell’idea coreana