mercoledì 15 aprile 2020

Vizi, virtù e pericoli del Mes (anti Covid-19)

Zingaretti e soci, inclusi i giornalisti che si considerano esperti di economia (tra i meno indipendenti della specie giornalistica), farebbero meglio a leggere questa analisi di Gianfranco Polillo. Il MES “senza condizioni”, al momento, non esiste. Vi sono contraddizioni e potenziali trappole che se non disennescate signfiicheranno per l’Italia prenderlo nel sedere.

da: https://www.startmag.it/ - di Gianfranco Polillo

Perché non è ancora del tutto chiaro se ci saranno o meno condizionalità, oppure se le condizionalità sono implicite e dunque non cancellabili, nel ricorso al Mes anche solo per le spese sanitarie anti Covid-19.

Prima del 23 aprile, data in cui si deciderà del destino europeo, è bene soffermarsi su alcuni aspetti, che riguardano il modo di funzionare del Mes. Specie nel momento in cui il Fmi, con le sue previsioni, ipotizza una realtà drammatica, che non trova precedenti negli ultimi decenni. Con l’Italia che, in questo disastro annunciato, rischia di sprofondare in un abisso senza precedenti. Ne deriva che prima rinunciare a prestiti agevolati, come quelli che il Mes può fornire, è necessaria grande consapevolezza ed un bilancio accurato circa il bilanciamento dei rischi e dei possibili vantaggi.

Una premessa è d’obbligo. Il prossimo Consiglio europeo discuterà solo delle possibili modifiche di un istituto che esiste dal 2011. Se anche decidesse di non toccare la relativa struttura, esso, comunque, rimarrebbe in vita. Per cui alcune paure sono

martedì 14 aprile 2020

Andrea Bocelli: Music For Hope - Live From Duomo di Milano


Gallera (degno compagno di merenda di Attilio Fontana) dicci: perché a Milano non dimuinuiscono i contagi, chi sono i contagiati?



Se le persone che girano per Milano mantengono la distanza e indossano mascherine e guanti e si lavano pure le mani quando arrivano a casa, non si capisce come potrebbero contagiare e/o rimanere contagiati.

Detto quanto sopra: si deve stare a casa. Perché se ognuno di noi la pensa come sopra e si muove, è un attimo che aumenti il numero delle persone in giro e si crea, prima o poi, l’assembramento. E’ per questo motivo che ci dicono di rimanere a casa. Lo dobbiamo fare. Punto e stop.

Tutto ciò premesso, il trio:
Attilio Fontana (presidente della Regione Lombardia),
Giulio Gallera (assessore al Welfare),
e quell’arrogante che mi sta sull’organo sessuale maschile all’anagrafe Fabrizio Sala (vice presidente Regione Lombardia),
ci devono spiegare perché a Milano i contagi non diminuiscono.

Chi sono i contagiati. Come e dove hanno preso il contagio. Sono persone che lavorano? Prendono i mezzi pubblici, urbani e interrurbani? E’ personale sanitario? Lavorano nei carceri? Lavorano nelle RSA?

Perché nessun giornalista - primo fra tutti il Mentana che dà lezioni a Conte  -

Jacopo Tondelli: Gallera, il re dello “state a casa” che non dà un dato utile neanche a pagarlo


Condivido e sottoscrivo…



Approfitto volentieri del giornale che ho cofondato, nonché di internet e dei social network, per porre qualche questione alla Regione Lombardia – la regione in cui sono nato cresciuto e vivo -, e segnatamente all’assessore al welfare Giulio Gallera, cittadino di Milano, la città in cui sono nato, cresciuto e vivo.

Uso i mezzi che ho a disposizione perché assisto ogni giorno, incuriosito e impotente, ai monologhi di Gallera, in cui tra un elogio alla strategia della regione che co-amministra, e la toccante lettura delle lettere di non meglio precisati bambini che gli scrivono quanto è bravo, non c’è mai nessuno che possa fare una straccio di domanda. Nemmeno una, visto che le sue non sono conferenze stampa con giornalisti, ma dirette Facebook fatte alla presenza di colleghi di giunta, che dicono, con lui, quanto sono stati bravi, sulla soglia degli 11 mila morti, e – come lui – che se non va tutto alla perfezione la colpa è di quelli che non stanno a casa.

Allora, senza perdere troppo tempo: è così gentile, assessore Gallera, da dirci con un po’ di precisione chi sono, che lavoro fanno, e quanti anni hanno le persone che risultano “nuovi positivi” in questi giorni? Perché ormai siamo a oltre un mese dal lock down, e quindi è lecito immaginare che un buon numero di questi “nuovi positivi”

Coronavirus: Luca Ricolfi, 7 domande senza risposta




Supponiamo che a un certo punto, speriamo presto, vi siano buoni motivi per pensare di essere vicini alla meta di nuovi contagi-zero. In sostanza significherebbe che, con i sacrifici dei cittadini, si è arrivati ad avere pochissimi nuovi contagiati ogni giorno (nessun nuovo contagiato è ovviamente impossibile, nel breve periodo).

Bene, a quel punto la pressione di tutti, famiglie e imprese, per ripartire diventerebbe fortissima. Ascolteremmo discorsi del tipo: noi abbiamo fatto il nostro dovere, adesso lasciateci tornare a vivere e a lavorare.

Supponiamo anche, giusto per stare sul concreto, che quel giorno sia fra 3 settimane, ovvero ai primi di maggio.

Ebbene, a quel punto potremmo riaprire?

La risposta è che questo non dipende da noi comuni cittadini ma dipende dai nostri governanti. Se loro avranno fatto la loro parte, i nostri sacrifici non saranno stati vani. Ma se invece non l’avranno fatta, sarà perfettamente inutile quel che abbiamo patito fin qui perché l’epidemia ripartirà. Prima a macchia di leopardo, con pochi e piccoli focolai un po’ in ogni parte d’Italia, poi alla grande, quando i nuovi focolai si espanderanno, più o meno come è già successo dalla fine di febbraio.

Ecco perché dobbiamo farci la domanda: ma loro sono pronti? Hanno fatto i compiti?

Tommaso Merlo: Mentana, vattene in pensione


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Mentana ha fatto una cappella giornalistica mostruosa. Ha ammesso in diretta che avrebbe non trasmesso una parte del discorso del Premier a lui non gradita se lo avesse saputo prima. Un obbrobrio. Mentana si è messo al di sopra del Presidente del Consiglio, come se spettasse a Mentana decidere quello che è politicamente appropriato o meno comunicare alla cittadinanza.

Se Mentana chiedeva subito scusa, finiva tutto lì. Ed invece il suo ego non ha resistito ed ha cominciato ad agitarsi per dimostrare di aver ragione lui mentre sui social veniva ricoperto di sacrosanto letame. Una pezza peggiore del buco che dimostra che dopo anni d’interminabili maratone, Mentana sia stracotto e sarebbe ora che se ne vada in pensione e lasci spazio ai giovani. Pie illusioni in questa Italia vecchia ed elitaria in cui le caste non mollano mai l’osso.

Mentana usa il suo telegiornale per difendersi e conferma anche per i più orbi l’andazzo che affligge il nostro paese, casta giornalistica in primis. Mai nessuno che ammette i propri errori, mai nessuno che chiede scusa e fa un passo indietro. In questa Italia vecchia ed elitaria, l’umiltà e l’onesta intellettuale sono considerate debolezze da perdenti invece che valori. Tutti all’attacco, tutti arroccati nel proprio fortino. Una iattura. Se l’Italia è un paese fermo ed arretrato, una delle ragioni è proprio questa. Perché è ostaggio di caste

Coronavirus, ospedale alla Fiera di Milano: una cattedrale nel deserto?



da: Il Fatto Quotidiano - di Marco Palombi

Al momento sono una dozzina gli ospiti della grande struttura di terapia intensiva che Regione Lombardia ha voluto costruire alla Fiera di Milano affidandone la gestione al Policlinico. Ora però che, a parità di ricoveri ospedalieri da Covid-19, la pressione sulle terapie intensive, peraltro raddoppiate da inizio marzo, diminuisce (circa 200 pazienti da lunedì 6 aprile a ieri) è lecito farsi qualche domanda sul mega-investimento fatto da Attilio Fontana e soci: funziona o è l’ennesima cattedrale nel deserto? Il dubbio, come vedremo, è più che lecito.

I numeri. Ad oggi, come detto, sono una dozzina i pazienti assistiti in Fiera da una cinquantina di persone che turnano su 24 ore: impossibile far crescere i ricoverati senza aumentare decisamente il personale, che però scarseggia in tutta Italia e in particolare al Nord. Le mille figure professionali necessarie (tra cui 200 medici e 500 infermieri) secondo la Regione sono ad oggi solo un desiderio: per coprire i turni, dicono fonti interne, ad oggi qualche infermiere viene addirittura spostato dal Policlinico in una sorta di gioco a somma zero. Se l’ andazzo fosse questo, Fiera aggiungerebbe pochissimi letti alle terapie intensive lombarde e il resto sarebbe solo una partita di giro tra posti già esistenti.

I letti. Dovevano essere 600, ora l’obiettivo è 205, anche se ormai è chiaro a tutti – anche in Fiera – che a quella cifra non ci si arriverà: al momento sono stati completati

lunedì 13 aprile 2020

Coronavirus, i 14 giorni: ma che calendario hanno i virologi?



Io vivo a Milano e non mi tornano i conti.

C’era una volta qualcuno che sosteneva che a Milano, fatale per la diffusione del coronavirus fosse il week-end 7-8 marzo. Vero che ci fosse parecchia gente in giro.

C’era una volta qualche virologo che sosteneva che una volta colpiti dal Covid-19 questo non manifestasse i suoi effetti in pochi minuti o in poche ore. Poteva “sostare” nel corpo umano per 14 gg. Conseguentemente, il soggetto colpito poteva diventare potenziale untore entro i 14gg. Trascorsi i 14gg il virus moriva di morte naturale. Ergo: coloro colpiti dal Covid-19 in quel week-end potevano diffondere il virus entro i 14 gg successivi.

C’erano una volta qualcuno che sosteneva che bisognasse procedere con il lockdown. Tutti a casa, tranne coloro che lavorano nella filiera alimentare. In giro con mascherine e, soprattutto: distanziamento sociale. Almeno un metro di distanza tra due persone. L'11 marzo 2020 fu emanato il decreto che disponeva che tutto il paese diventasse zona arancione e conseguentemente aumentavano le restrizioni per evitare il diffondersi del contagio.

Con il “iorestoacasa” e considerando i 14gg il virus doveva scemare.

A Milano non sta scemando nessun virus. A questo punto…fatemi capire.

Se dal 12 marzo 2020 la maggior parte della gente sta a casa, se quando esce mantiene il

Coronavirus, le bufale di Fontana (che si crede più bravo di Conte): anticipo cassa integrazione già prevista…


Gori bacchetta Fontana: "Lombardia anticipa cassa integrazione? Già era previsto"

"La Regione Lombardia: noi non aspettiamo lo Stato e tra una settimana anticiperemo la cassa integrazione a un milione di lavoratori. Vi prego di leggere la risposta di Marco Leonardi, consigliere del Ministero dell’Economia e Finanze". Così, su Twitter, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori 'bacchetta' Attilio Fontana. E lo fa rilanciando la replica del consigliere del ministero, che all'annuncio del governatore lombardo sulla Regione che "non aspetta lo Stato" risponde con l'accordo siglato in precedenza tra Abi, Inps e parti sociali per l'anticipo della cassa integrazione a tutti i cittadini italiani.

 "Di grazia Governatore - si legge nel post di Leonardi rilanciato da Gori - dove sarebbe la notizia e quale sarebbe mai il Suo merito? Tutte le regioni stanno applicando

sabato 11 aprile 2020

Pasqua 2020



Mai una Quaresima è stata così quaresima per tutti noi. Chi colpito da un dolore, da un lutto. Chi dalla malattia da cui è riuscito a uscire o ne sta uscendo. Chi finora l’ha scampata ma non è al sicuro. Chi ha perso il lavoro, chi ha dovuto fermare la produzione e non sa se e quando prenderà quanto dichiarato dal governo.

Difficile, se non impossibile, dimenticare la Pasqua 2020.

Ma questa Pasqua, più ancore di altre, sarà di Resurrezione. E la resurrezzione riguarderà ognuno di noi. Perché la Pasqua porta sempre un cambiamento. Se lo si sa vedere, se lo si sa ascoltare.

Buona Pasqua a tutte le persone di buona volontà. A coloro che hanno dimostrato di aver un senso civico, che danno un senso alla parola collettività. Buona Pasqua a tutti coloro che da più di un mese si stanno massacrando negli ospedali per cercare di guarire e salvare vite umane.

venerdì 10 aprile 2020

Coronavirus, ospedale di Alzano Lombardo: “Vi prego fateci chiudere”


da: https://www.tpi.it/ - di Francesca Nava

“Vi prego fateci chiudere”: la lettera disperata del 25 febbraio scritta dal direttore dell’ospedale di Alzano alla direzione generale
Ecco il documento esclusivo scritto il 25 febbraio dal direttore dell'ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo Giuseppe Marzulli e diretto alla direzione sanitaria dell'ASST Bergamo Est

Lettera direttore ospedale Alzano Lombardo dott. Giuseppe Marzulli

ESCLUSIVO TPI – Domenica 23 febbraio, due giorni dopo lo scoppio del primo focolaio di Codogno, vengono accertati due casi positivi di Covid19 all’ospedale “Pesenti Fenaroli” di Alzano Lombardo. L’ospedale viene “chiuso”, per poi riaprire – inspiegabilmente – alcune ore dopo, senza che ci sia stato “nessun intervento di sanificazione e senza la costituzione nel pronto soccorso di triage differenziati né di percorsi alternativi”, come hanno denunciato a TPI due dipendenti dell’ospedale.

In una lettera ufficiale riportata su carta intestata della struttura ospedaliera, datata martedì 25 febbraio e rivelata in esclusiva da TPI, ci sono le richieste disperate del direttore dell’ospedale Giuseppe Marzulli alla direzione sanitaria dell’ASST Bergamo Est.
Nella lettera si legge che “presso il Pronto Soccorso stazionano tre pazienti senza che vengano accolti né dall’ospedale di Seriate né da altre strutture aziendali … È evidente che in

Coronavirus, Eurogruppo: perché è un accordo «ambiguo» (e perché tutti possono dire di aver vinto)


da: Corriere della Sera - di Federico Fubini

Il linguaggio spesso convoluto della diplomazia europea definisce accordi come quelli di ieri sera all’Eurogruppo, il club dei ministri finanziari dell’euro, come un esempio di «ambiguità costruttiva». Significa che tutti sono in grado di sostenere di aver ottenuto un piccolo pezzo del trofeo della vittoria ed esso non appartiene per intero a nessuno. Purtroppo la vittoria per il momento in Europa arride a un organismo circa 600 volte più piccolo del diametro di un capello, SARS-CoV-2, ma proprio per questo è il caso di provare a spiegare quali sono le difese comuni che sul piano delle politiche economiche e di bilancio l’Unione europea e in particolare la zona euro stanno provando a mettere sul terreno. Con i loro indubbi limiti, gli spiragli di qualcosa di più e i potenziali punti di forza.

Il linguaggio
Innanzitutto le definizioni, che nel gergo europeo sono importanti. Il comunicato dell’Eurogruppo parla di «sfida senza precedenti come conseguenze socio-economiche molto gravi». Per questo i ministri, ripetendo alla lettera le parole usate per prima da Angela Merkel, si dicono «impegnati a fare tutto il necessario» (ai tempi di Mario Draghi, in un grado di rassicurazione impercettibilmente più alto, la Banca centrale europea si disse impegnata a fare «qualunque cosa serve»). C’è poi anche un riconoscimento che nessun Paese è al sicuro se altri cadono in una depressione e in una grave crisi finanziaria a seguito della pandemia: i ministri prendono «in conto gli effetti di spill-over (sconfinamento degli impatti economico-finanziari, ndr) e e dei legami reciproci fra le nostre economie».

mercoledì 8 aprile 2020

Amici 2020, Javier Rojas: “Hallelujah”


Giuliano Peparini ha ricevuto i complimenti da Reuben and The Dark per la coreografia.

Merito non solo di Peparini ma dell’ottima interpretazione di Javier Rojas che, in qualsiasi quadro di Peparini lo metti, ci sta da protagonista della danza e dell’espressività.  


Amici 2020, Javier Rojas: comparata “Amsterdam”


Avrei evitato le comparate a Nicolai perché nel confronto con Javier la differenza si vede…altrochè se si vede…