lunedì 29 marzo 2021

Le crisi aziendali in Lombardia mettono in difficoltà la Lega

 


da: https://www.internazionale.it/ - di Angelo Mastrandea, giornalista

A Lomazzo in tanti ricordano che fino agli inizi degli anni novanta nevicava spesso. Poi però aggiungono che non era neve vera, ma polvere di detersivo. A spargerla erano le ciminiere della Henkel, una multinazionale tedesca che dal 1933 in questo paese in provincia di Como produce detergenti per il bucato e per le stoviglie come Bio presto, Dixan, Nelsen, Perlana e Vernel. “Ogni mattina trovavamo le auto ricoperte di uno strato bianco”, dice uno dei rari passanti che incontro sul corso principale, svuotato dalle misure per arginare il covid-19.

Gli abitanti raccontano pure che dai rubinetti delle abitazioni attorno alla fabbrica usciva acqua con le bollicine. Dopo le denunce dei medici di base che constatavano un aumento di tumori e gli esiti delle analisi sull’inquinamento ambientale, la Henkel ha sospeso la produzione di polveri lasciando solo quella dei liquidi. Le precipitazioni di “neve” sono finite e di acqua saponata dai rubinetti non ne è più uscita.

A “mamma Henkel”, come la chiamano da queste parti, si è perdonato sempre tutto. La fabbrica ha dato lavoro e un relativo benessere a più di una generazione di lomazzesi e nessuno ha mai osato parlarne male. Solo ora che sta per andarsene, chi si sente tradito racconta dell’inquinamento e delle bonifiche da fare, di quel “muro impenetrabile” opposto dai manager tedeschi a qualsiasi domanda e delle guardie private inviate a sorvegliare la fabbrica dopo l’annuncio della chiusura, l’11 febbraio 2021.

Un fulmine a ciel sereno

Tre lezioni positive della pandemia

 


da: https://www.internazionale.it/ - di Zeynep Tufekci, The Atlantic, Stati Uniti

È stato un anno di terribili perdite. Molte persone hanno perso i loro cari a causa della pandemia. Molti si sono ammalati, e alcuni stanno ancora male. I bambini hanno perso un anno di scuola. Milioni di persone hanno perso uno stipendio regolare. Alcuni hanno perso piccole attività che portavano avanti da decenni. Quasi tutti noi abbiamo perso abbracci, incontri, viaggi e la gioia di ritrovarsi insieme nel nostro ristorante preferito, e molto altro ancora.

Eppure quest’anno ci ha anche insegnato molto. Per quanto possa apparire strano, la pandemia di covid-19 ci ha regalato anche alcune cose buone, e ammetterlo non toglie nulla alle nostre attuali difficoltà. Riconoscerle, anzi, aumenta la possibilità che la nostra società possa emergere da questo calvario più esperta, più agile e più preparata al futuro.

Ecco i tre modi in cui il mondo è cambiato in meglio in questo terribile anno.

1. Ora sappiamo come codificare i nostri vaccini

Forse lo sviluppo che avrà le implicazioni più profonde per le future generazioni sono gli incredibili progressi nelle biotecnologie dell’Rna messaggero (mRna) sintetico.

Abbiamo ottenuto i nostri vaccini molto velocemente: il precedente record per lo sviluppo di un vaccino era di quattro anni, ed era stato stabilito negli anni sessanta. Stavolta abbiamo messo a punto vari vaccini efficaci contro il covid-19 in meno di un anno. La fortuna ha

Una famiglia italiana su 4 non ha accesso a internet. Più del ‘digital divide’, il divario è culturale (anche di chi deve risolvere il problema)

 


da: https://it.businessinsider.com/ - di Giuditta Mosca

Il rapporto Benessere equo e sostenibile in Italia 2020 (Bes), curato dall’Istat e giunto alla sua ottava edizione, tratteggia lo Stivale e gli italiani attraverso diversi indicatori, tra i quali spiccano l’istruzione e la formazione, le relazioni sociali, il benessere soggettivo e l’ambiente. Abbiamo scelto di concentrarci sul parametro Innovazione, ricerca e creatività perché parte fondante del progresso economico e sociale, soprattutto per quanto attiene alla cultura digitale.

Il divario digitale e quello culturale

Il Piano banda ultralarga ha, tra gli altri, il compito di ricucire quel divario digitale che allontana il Settentrione e il Meridione. Tuttavia, la velocità delle connessioni internet rimane un binario morto se non viene usato da un’opportuna cultura digitale, creata per lo più dai comportamenti dei singoli individui.

Mentre si sta ricucendo lo strappo del digital divide, la cultura digitale taglia ancora in due il Paese. Il valore medio nazionale di famiglie prive di una connessione a internet è di 23,8 punti percentuali, ciò significa che quasi una famiglia ogni 4 ne è sprovvista. Il Trentino-Alto Adige è la regione con la maggiore penetrazione, con il 18,9% di famiglie non connesse, ovvero quasi una famiglia su 5. Sul versante opposto della graduatoria e dello Stivale c’è la

domenica 28 marzo 2021

Gioba: Domenica delle Palme, la Passione di Gesù nel Vangelo di Marco

 


da: https://www.gioba.it/

Domenica delle Palme

"Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.

Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».

(Passione di Gesù nel Vangelo di Marco 14,1-15,47)

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Quella che ascoltiamo questa domenica delle Palme è una Passione di corpi che si incontrano e si scontrano, che si toccano per dire amore o la sua assenza, per unire o per tradire.

Il corpo dell’uomo Gesù fin dal suo concepimento in Maria è luogo di tutta l’esperienza di Dio che incontra l’umanità. La nostra fede non è fatta di parole e basta, di formule o teorie, ma prima di tutto è fatta di corpi umani. Il primo quello di Gesù e poi il nostro, il mio.

Nel lungo racconto evangelico di questa domenica, con il quale da tradizione liturgica ci introduce alla Settimana Santa, ho voluto soffermare la mia attenzione più alla dimensione corporea che alle parole, consapevole che non si possono separare nettamente. Ho voluto però raccogliere la provocazione dei tanti gesti fisici descritti dall’evangelista Marco per lasciarmi davvero “toccare” da questo racconto che è sempre uguale nella forma letteraria, ma ogni volta è nuovo, non perché cambiano le parole, ma perché sono io ad essere diverso dall’ultima volta che l’ho ascoltato. Il Vangelo quindi è sempre nuovo per ognuno che lo affronta legandolo alla propria vita.

Questa Quaresima mi ha riservato una esperienza fisica davvero molto intensa, che per ben tre settimane ha occupato tutte le mie energie e pensieri. Mi sono ammalato di covid, e dopo i primi giorni di febbre nei quali sembrava avere un decorso abbastanza

Lockdown con asporto

 


Siamo in lockdown. Non lo si deve dire, ma è lockdown.

Ma c'è una discontinuità. Un cambio di passo (che rottura di cocomeri...). Come un anno fa, con il decreto Draghi entrato in vigore il 6 marzo 2021, sono stati chiusi tutti i negozi ad eccezione di quelli considerati essenziali. Diversamente da allora, rimangono aperti i negozi di intimo (l'anno scorso, nel medesimo periodo, vietato comprare mutande). Diversamente da un anno fa, rimangono aperti i ristoranti per la consegna a domicilio e l'asporto fino alle 22. Anche i bar. Consentita consegna a domicilio e asporto fino alle 18.

C'è chi si chiede da tempo perché i ristoranti non vengano lasciati aperti la sera. Il covid non si manifesta solo di sera. Fingono di non sapere, o non vogliono capire. È vero: il covid viaggia 24 ore su 24, i ristoratori hanno sostenuto spese per adeguare i locali alle norme dei DPCM. Ergo: perché non lasciarli aperti?

Tralascio gli esercizi commerciali che per recuperare entrate stanno riducendo le misure contenitive. Gli altri, in regola, non possono far finta di non capire che alla sera c'è un maggior movimento. Si esce per la movida, per andare a cena fuori, per trovarsi con amici per un aperitivo. Prevedendo solo asporto e fissando un orario si pensa così di limitare l'afflusso di gente con le inevitabili possibili conseguenze pandemiche. È così? Ovvio che limitando le occasioni di uscita vi siano meno occasioni di contagio.

Ma se, causa proliferare di varianti covid, la pandemia ha ripreso vigore significa che c'è qualcosa che non va. Nelle misure adottate e nelle persone.

Young Kali: Piccole cose

 

Sandra Bonsanti: Colpevoli / 1

 


 Premessa

Sono ancora tutti lì.

Tina Anselmi

La spinta a fare finalmente i conti con la storia dei poteri occulti mi è venuta durante i primi giorni della pandemia di Covid-19, leggendo un brano dei preziosi ricordi che un mio grande amico e grande giornalista, Luigi Bianchi, ha lasciato prima di andarsene.

Luigi aveva scritto una breve, preziosa cronaca di un suo incontro con Maria Angiolillo, vedova del fondatore de «Il Tempo», a quell’epoca curatrice delle relazioni pubbliche di Rizzoli e per questo diventata la più nota e informata padrona di casa della Roma politica.

Gigi, allora responsabile dell’ufficio romano del «Corriere», ricordava:

Una sera che ero andato da lei nella sua casa a Trinità dei Monti, mentre eravamo soli, forse per eccesso di vanità, mi confidò una notizia riservatissima. Mi disse con tono scherzoso: «Voi al giornale avete tutti paura di Tassan Din e invece Tassan Din è l’ultima ruota del carro. Quando si fanno le riunioni qui da me, Tassan Din, che di solito viene, è sempre rispettosissimo. Quando poi arriva un certo Ortolani, si genuflette. Se poi arriva un certo Calvi, tutti e due si mettono in ginocchio e, se viene anche Gelli, si genuflettono tutti. A meno che non partecipi anche Giulio, perché allora si stendono tutti come zerbini». Io sorrisi, feci l’indifferente, ma dentro di me passò un brivido.

Il mio amico si rese conto in quel preciso momento che dietro alle «bagatelle» del «Corriere» si nascondeva una vera «organizzazione che arrivava ai vertici della politica. E che era sicuramente pericolosa». Incominciò allora il suo sganciamento dal giornale.

La grande spartizione. Tutte le nomine di Draghi

 


da: Domani – di Emiliano Fittipaldi

Tra poche settimane dovranno essere rinnovati i vertici delle spa dello stato. Tensione tra il governo e i partiti. Il premier vuole decidere insieme ai suoi fedelissimi i nomi degli amministratori delegati di Cdp, Anas e Fs. Anche i servizi segreti a rischio spoils system. In Rai la politica avrà più spazio. Giorgetti è l’unico ministro che avrà peso.

Con la nuova stagione delle nomine ormai alle porte si scioglieranno alcuni interrogativi. Si capirà in primis se il nuovo governo privilegerà il merito alla solita lottizzazione. E se a palazzo Chigi comanda davvero soltanto Mario Draghi, oppure anche i partiti avranno la possibilità di muovere qualche pedina. Riuscendo a piazzare qualcuno tra gli amministratori delegati, presidenti e membri dei cda delle aziende di stato che devono essere rinnovati a breve.

Il premier è uomo da ultimo miglio, e i nomi dei nuovi capi di Ferrovie, della Rai, di Cassa depositi e prestiti e Anas saranno decisi (esclusa Saipem, la cui assemblea è prevista entro aprile) a primavera inoltrata. Eppure a sentire decisori e mandarini d’esperienza, le regole d’ingaggio della partita sono già chiare: gli sherpa della maggioranza saranno certamente consultati, ma l’ultima voce in capitolo sarà quella dell’ex banchiere e dei suoi colonnelli. Solo in Rai, forse, la politica potrà scegliere un timoniere capace di mediare gli appetiti di Pd, Lega, M5Ss e Forza Italia. Draghi coordinerà le sue scelte con quattro persone: il ministro dell’Economia, Daniele Franco, il sottosegretario Roberto Garofoli, il consigliere economico Francesco Giavazzi e – in merito ad alcuni dossier specifici – con Franco Gabrielli. Un civil servant che rappresenta non solo l’autorità

Come salvare la Rai dalla prossima spartizione di poltrone tra i partiti

 


da: Domani – di Stefano Balassone  analista dei media

Fra poche settimane il consiglio di amministrazione Rai suggellerà il suo terzo bilancio e giungerà quasi simultaneamente alla scadenza del mandato. Non ha avuto vita facile, preso in mezzo fra il Conte gialloverde e quello giallorosso, e ha sostanzialmente perso tempo fra i ludi ricorrenti delle nomine e i piani industriali, costosi, ma pensati per la carta e attentissimi a evitare i nodi da tagliare.

Ecco dunque che a tre anni dall’ultima infornata non è avanzata di un millimetro la soluzione del problema di un’azienda che la politica, vandalica e negligente, lascia sprofondare in un cantone, fra strettezze di bilancio e vuoto di missione. Tanto che secondo le chiacchiere nei bar, la Rai è solo un cumulo di Repubbliche passate. Un semplice ramo secco da tagliare, irredimibile da una riforma, perfino oggi che, spinti dalla pandemia, si pone mano finalmente a ridisegnare i connotati strutturali del paese. Una contraddizione insopportabile per chi ritiene invece che quel corpo tramortito potrebbe fornire una informazione attendibile e una spinta strutturale allo sviluppo della produzione audiovisiva nazionale.

Ecco perché, sfidando le risate di chi punta soltanto a un cda con terga rinnovate, pensiamo che mai come ora sia giusto, necessario e possibile impostare la riforma strutturale del servizio pubblico radiotelevisivo, il suo rapporto con la politica, il senso della sua esistenza, il suo peso negli obiettivi nazionali di sviluppo.

Cosa cambiare

Recovery Plan: capitolo Sanità, ottime linee di indirizzo ma errori pericolosi

 


da: https://www.ilfattoquotidiano.it – di Michele Usuelli  Medico, cooperante e consigliere regionale +Europa

Next Generation Eu, il capitolo sulla Sanità contiene ottime linee di indirizzo ma con errori pericolosi

Nei prossimi giorni, le Commissioni Sanità di Camera e Senato discuteranno il capitolo Sanità del Next Generation Eu, per un totale di 19,2 miliardi di euro. Questa la mia analisi delle 50 pagine del documento inviata ai membri di commissione che sono riuscito a raggiungere: 7,9 miliardi di euro sono destinati alla Sanità territoriale e 11,82 ad innovazione, ricerca e digitalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale.

Il Capitolo 1, “La Sanità territoriale”, contiene ottime linee di indirizzo generali, con errori pericolosi, cui rimediare: 4 miliardi sono destinati per case della salute, 1 per assistenza domiciliare (Adi) e 2 miliardi per strutture ricovero a bassa intensità di cura, gli ospedali di comunità.

1) Case della salute: dal documento pare siamo all’anno zero, ma esistono già molte di queste realtà e dobbiamo costruire basandoci sulle lezioni imparate da queste esperienze. 2.575 case della salute sono davvero troppe, una ogni 23.400 abitanti. Il professor Giuseppe Remuzzi nella sua relazione sulla riforma della legge 23 consiglia una casa per 60.000 cittadini (una casa per ogni distretto sanitario), l’Emilia Romagna ne prevede una ogni 37.500 abitanti. Come si è giunti a 2.575?

sabato 27 marzo 2021

Perché è sbagliato puntare sul gas per la transizione ecologica

 

 

da: Domani – di Ferdinando Cotugno

Per abbandonare il carbone l’Italia sta costruendo 15 centrali termoelettriche a ciclo combinato che però ritarderanno gli obiettivi sulle emissioni, dice un nuovo rapporto.

Il nuovo rapporto del think tank indipendente Carbon Tracker fornisce risposte ed elementi di riflessione a uno dei temi chiave per la transizione energetica italiana: quale ruolo dare al gas? Nel delicato passaggio da un sistema che dovrebbe veder chiudere le centrali a carbone nel 2025 a uno alimentato da fonti rinnovabili, in Italia si stanno intanto progettando e sono in fase di autorizzazione 15 nuove centrali termoelettriche a ciclo combinato. Diverse grandi utility stanno lavorando in questa direzione, tra riconversioni di vecchie centrali e nuovi impianti, per un totale di 14 GW di nuova potenza installata, in sostituzione degli 8 GW che otteniamo dal carbone e che usciranno dalla rete.

La ricerca di Carbon Tracker è importante perché ci dice senza mezzi termini che questa è la direzione sbagliata, e lo fa sulla base di un confronto tra rinnovabili e gas basato su modelli predittivi di costi, potenza e stabilità sia a che picco che in ore non di punta. Innanzitutto lo è da un punto di vista climatico, perché aggiungerebbe 18 milioni di tonnellate di emissioni (il 6 per cento del totale nazionale se prendiamo come riferimento il 2019) a un paese che deve tagliarne il 55 per cento nel corso di questo decennio.

Colapesce & Dimartino: Musica leggerissima (Official Video - Sanremo 2021)

 

venerdì 26 marzo 2021

Serie tv: Your Honor

 

 

In Your Honor Bryan Cranston (l'indimenticato e indimenticabile Walter White di Breaking Bad) è Michael Desiato, un rispettato giudice di New Orleans. Dopo la dipartita violenta della moglie, Michael vive con il figlio Adam, un ragazzo sensibile e amante della fotografia. Il giorno del primo anniversario della morte della madre, Adam va a portare un mazzo di fiori nel luogo dove avvenne la tragedia, una zona malfamata della città, e viene avvicinato da una gang che sembra non avere buone intenzioni. Spaventato, sale in macchina e fugge a tutta velocità, ma finisce per investire accidentalmente un motociclista, uccidendolo.

Devastato dal senso di colpa, il ragazzo confessa al padre l’accaduto e alla fine i due decidono insieme di andare al distretto di polizia per raccontare quanto successo. Quando

Blitz contro prescrizione e intercettazioni

 


da: Domani – di Giulia Merlo

La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha impresso un indirizzo decisamente diverso rispetto a quello del suo predecessore Cinque stelle, Alfonso Bonafede. Il segnale più tangibile è stata la promessa della guardasigilli di rimettere mano alla legge sullo stop alla prescrizione sia per i condannati che per gli assolti dopo la sentenza di primo grado, voluto dal Movimento 5 stelle ed entrato in vigore a gennaio 2020. Proprio in segno di fiducia, il fronte garantista della nuova maggioranza – costituito da Azione, Più Europa, Italia viva e Forza Italia – aveva ritirato gli emendamenti presentati al disegno di legge penale. Ora, però, dopo un mese di non belligeranza, è pronto il blitz che punta a smontare pezzo per pezzo le due riforme caratterizzanti del precedente governo e bandiere dei Cinque stelle: prescrizione e intercettazioni. Lo stratega dietro le mosse è il parlamentare ex Forza Italia ora passato ad Azione, Enrico Costa, avvocato e specialista di tecniche parlamentari, nemico giurato di Bonafede in materia penale.

La prescrizione

La modifica sarà contenuta nel disegno di legge di riforma del penale: è notizia di ieri che il termine per la presentazione degli emendamenti sia slittato di un mese rispetto a quello fissato: ora la data è quella del 23 aprile. Se da un lato si attende la proposta

Toti & Bassetti: Il duo che sfida il virus a parole

 

 

da: Il Fatto Quotidiano – di Antonello Caporale

Per un infettivologo esiste un tempo peggiore della pandemia? C’è però chi ha il talento, e di questo vogliamo scrivere, nella capacità di fregare il virus, toglierselo di torno anche quando tutto farebbe supporre che è tra i suoi piedi, nel reparto che dirige all’ospedale San Martino di Genova.

Matteo Bassetti, medico e professore all’università ligure, espande la sua presenza in televisione proprio in coincidenza dei picchi e delle ondate. Più contagi in corsia più Bassetti in piazza. Mattino, mezzodì, mezza sera, notte fonda. Lui è in tv a combattere il virus con le parole. Parla e parla e scrive anche molto, infatti di queste settimane il suo ultimo libro: breve vademecum su come si debba affrontare il Covid “senza panico” sebbene la Liguria, che ha un gran numero di anziani, sia purtroppo ai vertici della classifica della letalità (la percentuale degli ammalati che trovano la morte).

Bassetti fa coppia con Giovanni Toti, suo amico e governatore. Matteo&Giovanni producono più di un intero palinsesto per Mediaset, dove Berlusconi pescò quest’ultimo per farlo suo consigliere speciale prima di vederselo comparire nell’altrove arancione, il colore del suo piccolo ma profittevole partitino che ha per sigla un sentimento: “Cambiamo con Toti”.

È il duo delle meraviglie. Sembra a noi che Bassetti stia divenendo bravissimo. Entra nella

giovedì 25 marzo 2021

Vaccinazione: a volte ritornano (anche se non saranno Primule)

 

 

Fabrizio Curcio, capo della Protezione civile è intervenuto sulla campagna vaccinale con: "un hotspot per i vaccini in ogni città”.

Ma vah....

Per Arcuri e Conte gli hotspot erano le Primule. Sicuramente un'operazione dimostrativa e probabilmente cara. ma si trattava, appunto, di creare degli hotspot.

Bocciate le Primule dal governo del "cambio passo", della "discontinuità", si passa a Margherite? Viole? Rose? Gerbere?

Vada per le gerbere. Sono tra i miei fiori preferiti...

Da Arcuri a Figliuolo. Cosa è cambiato davvero nel piano vaccinale

 


da: Domani – di Davide Maria De Luca

Il nuovo governo ha parlato di «cambio di passo» e ha promesso di ridurre i divari tra regioni e di privilegiare le vaccinazioni ai più anziani, ma fino a oggi i problemi sono gli stessi di quando c’era Domenico Arcuri

Nel piano vaccinale e in particolare nella vaccinazione dei più anziani «persistono purtroppo importanti differenze regionali, che sono molto difficili da accettare», ha detto ieri davanti alle camere il presidente del Consiglio, Mario Draghi. Tutti gli indicatori della pandemia peggiorano, i decessi ieri sono stati 460, mentre i nuovi casi sembrano invece indicare che siamo arrivati a un plateau di questa fase della terza ondata: ieri sono stati individuati poco più di 21mila casi, duemila in meno rispetto a mercoledì scorso. Ma il governo deve ancora riuscire a mettere ordine nella campagna vaccinale, l’unico modo per garantire che questa terza ondata non sarà seguita da una quarta.

Dosi mancanti

Nel suo discorso, Draghi ha ricordato che il successo della campagna vaccinale dipende da quante dosi saranno consegnate dalle società produttrici di vaccini, fin dall’inizio il vero collo di bottiglia del piano. A questo proposito, ieri si è parlato molto della scoperta di 29 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca ammassate in uno stabilimento vicino ad Anagni, dove erano state infialate. La società dice che poco meno di metà delle dosi sono destinate a paesi in via di sviluppo come parte del programma Covax e il resto dovrebbe invece essere distribuito in Europa. All’Italia, così come agli altri paesi dell’Unione, servirebbero disperatamente queste nuove dosi. Siamo vicini alla media europea nella velocità di somministrazione, siamo sostanzialmente allineati con Francia e Germania. Ciò che ci impedisce di vaccinare più persone è la mancanza di vaccini.

Divari regionali

Vaccinazione: "Le inefficienze della Lombardia non sono solo colpa di Aria"

 


da: Domani di Vitalba Azzollini  giurista

Le scelte politiche della regione hanno portato a serie conseguenze sul piano vaccinale eppure a pagare sono solo i vertici della società. Anche per quello che non dipende da loro.

È ormai nota la vicenda della società Aria S.p.a. in Lombardia. Dagli sms inviati in ritardo o mai arrivati, agli anziani chiamati a vaccinarsi a centinaia di chilometri da casa, alle convocazioni plurime o in numero superiore a quello previsto per centro vaccinale. Questo è solo l’ultimo caso in cui è coinvolta la società, partecipata al 100 per cento dalla regione Lombardia. Basti ricordare i fallimentari bandi per il vaccino antinfluenzale. I vertici di Aria ora sono stati azzerati. Può essere utile valutare le diverse componenti del “pasticciaccio” lombardo.

La società era stata costituita nel 2019 – attraverso la fusione di tre società controllate dalla regione Lombardia, Lombardia Informatica (Lispa), Infrastrutture Lombarde (Ilspa) e Centrale Acquisti spa (Arca) – al fine di abbattere i costi di gestione, dando ulteriore testimonianza dell’eccellenza lombarda. Invece, Aria ha inferto alla regione l’ennesimo danno a un’immagine che si è andata via via offuscando, dall’inizio della pandemia. «La mission di Aria», si legge sul suo sito web, è di «governare la spesa pubblica e affiancare la regione Lombardia nella trasformazione digitale della pubblica amministrazione supportando

La negoziatrice Ue sui vaccini nasconde gli incontri con le lobby

 


da: Domani – di Francesca De Benedetti

I silenzi sulla strategia anti covid. La direttrice generale Sandra Gallina dovrebbe rendicontare tutti gli incontri con le aziende delle quali è la controparte europea. Allora perché omette il seminario a porte chiuse con Farmindustria in Italia?

Sandra Gallina è a capo della direzione generale Salute della Commissione europea. C’era lei a negoziare con Big Pharma i contratti sui vaccini: è la negoziatrice capo dell’Ue, figura cruciale in questi mesi di crisi da Covid-19.

Lunedì Gallina ha partecipato a un incontro sui brevetti dei vaccini assieme all’industria farmaceutica, ma nega di averlo fatto. Il 22 marzo Aspen Institute Italia, presieduto da Giulio Tremonti, ha organizzato un incontro, “Tutela e valorizzazione della proprietà intellettuale”. Modera l’avvocato Massimo Massella Ducci Teri, intervengono Gallina, Giovanni Pitruzzella, avvocato generale della Corte di giustizia europea, e Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. L’incontro online, al quale risulta siano stati invitati come uditori  anche alcuni europarlamentari, si è svolto a porte chiuse e con richiesta di mantenere i contenuti riservati. Ma al di là della segretezza chiesta da chi organizza, la Commissione è tenuta a rendicontare i suoi incontri.

Segretezza

I direttori generali, come i commissari, devono dichiarare gli incontri con le

Su Tim e rete unica Giorgetti e Colao parlano un pò troppo

 


da: Domani - di Alessandro Penati

La prospettata fusione tra OpenFiber e le attività della rete di Tim, che lasci a quest’ultima la maggioranza del capitale nella nuova società, rimane pragmaticamente la migliore soluzione possibile, tenuto conto dei vincoli esistenti e dei vari interessi in gioco.

Le recenti dichiarazioni dei ministri dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti e della transizione Digitale Vittorio Colao rimettono tutto in discussione, con modalità inappropriate, senza però chiarire quale sia il progetto di questo governo e come pensa di realizzarlo.

In primo luogo, ogni azionista di una società quotata – quindi anche lo stato – deve rispettare la normativa vigente. I ministri della Repubblica dovrebbero quindi evitare dichiarazioni pubbliche (oggi Tim, ieri Atlantia) vietate dalla legge sul market abuse in quanto capaci di provocare forti movimenti dei titoli in Borsa (Tim ha perso il 9 per cento in due giorni). Oltre a infrangere la legge, danneggiano la fiducia già scarsa degli investitori. Ed essendo lo stato il principale azionista in piazza Affari, è anche un atto di autolesionismo.

Il governo può legittimamente pensare che la Borsa non debba avere un ruolo rilevante nella strategia per lo sviluppo ma perché, allora, lo stato considera strategico l’investimento appena fatto in Euronext, la società che gestisce piazza Affari?

Il controllo politico

Il M5s si ricorda degli amici e sistema chi non viene votato

 


da: Domani - di Lisa Di Giuseppe

Ex parlamentari, aspiranti ministri, parenti e affini: i grillini si scagliavano contro la spartizione delle poltrone. Ma molti personaggi vicini al Movimento hanno trovato una nuova collocazione pur non essendo eletti.

«Per troppo tempo le vecchie forze politiche hanno messo al primo posto solamente le poltrone e la spartizione di potere. C’è però un dato di fatto: solo il Movimento ha avuto il coraggio di dire basta a questo scempio!».

Era il 30 agosto 2019 quando questo messaggio compariva sul blog delle stelle. A guardare i fatti non sembra proprio una verità inattaccabile, considerate le schiere di candidati non rieletti e di amici e parenti a cui i pentastellati hanno trovato una collocazione.

Il caso di Dino Giarrusso

L’ex inviato delle Iene è stato uno dei primi casi di Cinque stelle “sistemati” dopo la mancata elezione: candidato in un collegio uninominale del Lazio nel 2018, è arrivato terzo. L’ex candidato ha curato per qualche mese la comunicazione della consigliera regionale Roberta Lombardi, poi si è proposto come consigliere d’amministrazione in Rai, ma anche in questo caso non è stato selezionato. Nell’estate 2018 il nuovo viceministro Lorenzo Fioramonti lo ha chiamato nel suo staff come esperto di comunicazione, ma anche in quell’incarico non è durato a lungo. Nella primavera del 2019 Giarrusso si è candidato alle europee ed è riuscito a farsi finalmente eleggere in Sicilia, come ama sottolineare, «con il maggior numero assoluto di preferenze M5s in Italia».

Gli ex parlamentari

mercoledì 24 marzo 2021

Chi l'ha detto: "Proporremo a Draghi..."

 

 

8 febbraio 2021: "Proporremo a Draghi il modello Lombardia e Bertolaso, il più avanzato dal punto di vista delle vaccinazioni".

Chi l'ha detto?

Matteo Salvini docet!

Lui è una garanzia. Con lui sai che, mattino o pomeriggio o sera, non ti farà mancare la cialtronata quotidiana.