da: https://www.internazionale.it/ - di Angelo Mastrandea, giornalista
A Lomazzo in tanti ricordano che fino agli inizi degli anni novanta nevicava spesso. Poi però aggiungono che non era neve vera, ma polvere di detersivo. A spargerla erano le ciminiere della Henkel, una multinazionale tedesca che dal 1933 in questo paese in provincia di Como produce detergenti per il bucato e per le stoviglie come Bio presto, Dixan, Nelsen, Perlana e Vernel. “Ogni mattina trovavamo le auto ricoperte di uno strato bianco”, dice uno dei rari passanti che incontro sul corso principale, svuotato dalle misure per arginare il covid-19.
Gli abitanti raccontano pure che dai rubinetti delle abitazioni attorno alla fabbrica usciva acqua con le bollicine. Dopo le denunce dei medici di base che constatavano un aumento di tumori e gli esiti delle analisi sull’inquinamento ambientale, la Henkel ha sospeso la produzione di polveri lasciando solo quella dei liquidi. Le precipitazioni di “neve” sono finite e di acqua saponata dai rubinetti non ne è più uscita.
A “mamma Henkel”, come la chiamano da queste parti, si è perdonato sempre tutto. La fabbrica ha dato lavoro e un relativo benessere a più di una generazione di lomazzesi e nessuno ha mai osato parlarne male. Solo ora che sta per andarsene, chi si sente tradito racconta dell’inquinamento e delle bonifiche da fare, di quel “muro impenetrabile” opposto dai manager tedeschi a qualsiasi domanda e delle guardie private inviate a sorvegliare la fabbrica dopo l’annuncio della chiusura, l’11 febbraio 2021.
Un fulmine a ciel sereno















