sabato 9 ottobre 2021

Politici, meno male che ci sono questi tre: l''evasore, lo stratega, il pragmatico

 

Ieri SuperMario ha parlato con Silvio Berlusconi della riforma fiscale.

Quale miglior "consulente" per Draghi che Silvio Berlusconi, condannato in via definitiva nel maggio 2013 per frode fiscale nel processo Mediaset.

Siamo proprio fortunati noi italiani. E il più fortunato di tutti è Draghi che può avvalersi di questi tre "grandi politici" italiani:  

 


Silvio Berlusconi:
filantropo delle 'olgettine' ed esperto di fisco, nello specifico: su come evaderlo. 

 

Matteo Renzi: il numero assoluto al mondo degli strateghi; fa e disfa governi, deciderà anche il prossimo presidente della Repubblica. E' noto anche per essere il consulente di un dittatore mandante di omicidio.

 


Carlo Calenda: convinto di essere nato prima dell'invenzione del pragmatismo, di cui crede

Roberto Vecchioni: Luci a San Siro, Samarcanda

 

Serie tv: Tom & Jerry, gli amici-nemici si rincorrono a New York

 


da: https://www.repubblica.it/ - di Chiara Ugolini

La nuova serie animata diretta dal veterano Darrell Van Citters: "Una delle chiavi del loro successo è il linguaggio che trascende ogni barriera nazionale perché non è fatto di parole"

Darrell Van Citters lavora nel campo dell'animazione da quarantacinque anni, i suoi compagni della scuola d'arte sono altri veterani del Walt Disney Studio come Chris Buck (Frozen), John Musker (La principessa e il ranocchio e Oceania) e Brad Bird (Gli incredibili e Ratatouille). Nella sua lunga carriera ha lavorato con i personaggi classici dei Looney Tunes, primo fra tutti Bugs Bunny e dopo aver lasciato la Warner Bros ha creato una sua società dove ha continuato a realizzare decine di cortometraggi e spot d'animazione. È il regista della nuova serie Tom & Jerry a New York su Boomerang +1 (canale 610 di Sky), che per l'occasione diventa per dieci giorni il Tom&Jerry Channel, dove verranno trasmesse oltre alle puntate della nuova serie anche una selezione dei film più divertenti della coppia.

Nelle nuove avventure i due eterni amici-nemici abitano nel lussuosissimo hotel Royal Gate nel cuore di Manhattan e vivranno incredibili (dis)avventure nei luoghi più tipici di New York: da Central Park agli storici Musei, passando per i grandi magazzini fino agli inconfondibili taxi che sfrecciano a gran velocità lungo le strade della metropoli, il gatto combinaguai e il topo dispettoso getteranno scompiglio nella Grande Mela. Abbiamo intervistato il regista americano via Zoom.

venerdì 8 ottobre 2021

Anna Politkovskaja: caso chiuso, da 15 anni senza mandanti

 

 

da: Il Fatto Quotidiano – di Michela A.G. Iaccarino

Per il mondo che l’ha ammirata non abbastanza in vita e ha cominciato a farlo davvero solo dopo la sua morte, lei era “la Politkovskaja”. Negli uffici del suo quotidiano, la Novaya Gazeta, invece lei era Anna Stepanovna, con quel patronimico ereditato dal padre, diplomatico sovietico di stanza a New York quando lei è nata negli Stati Uniti nel 1958. In Russia non c’è ancora giustizia, ma c’è sempre memoria per la giornalista assassinata nel 2006, esattamente 15 anni fa, il 7 ottobre 2006. È una data che i russi ricordano: è il giorno del compleanno di Putin.

“La Novaya Gazeta era sinonimo di Anna Politkovskaja”. Questa frase che valeva anche letta al contrario la condividono veterani e giovanissimi giornalisti del quotidiano fondato nel 1993, che ha ora pubblicato il documentario Come hanno ucciso Anna. “Se in Russia fai il giornalista e non ti poni il compito di difendere i diritti umani, allora non sei giornalista. Questo era Anna”, dice la redattrice Anna Bobrova. “Non sono una corrispondente di guerra, ma una civile”. In alcune immagini inedite del filmato parla proprio Anna, prima che i suoi capelli diventassero bianchi, ma sempre dietro i suoi occhiali rettangolari. La donna che “rideva rumorosamente”, con i suoi lunghi orecchini d’argento che ciondolavano intorno al viso spigoloso, mentre correva da un incontro politico all’altro, si vede giocare col suo amatissimo cane nella sua casa sulla Frunzenskaya, dove verrà assassinata con quattro pallottole, una alla testa. Le scene delle telecamere di sorveglianza mostreranno

La Merkel spegne gli "entusiasmi" dei Draghiani...

 


C'è in giro qualche "ingenuo" e/o in preda a orgasmo multiplo per Draghi che pensa (?!) e scrive che SuperMario rimpiazzerà nel suo ruolo europeo Angela Merkel.  

Con tutto il rispetto per la credibilità di Draghi, c'è da scompisciarsi dalle risate a pensare che l'asse franco-tedesco possa incrinarsi con l'uscita della Merkel. 

Con buona pace di certi "giornalisti", di certi conduttori e conduttrici di talk (ogni riferimento a Myrta Merlino non è puramente casuale), Angela Merkel, ieri a Roma in visita a Papa Francesco e a Draghi ha così affermato: “L’Italia sicuramente non sostituirà la Germania e la Germania resterà la Germania, non sarà rimpiazzata. Siamo una grande economia, la più grande dell'UE. 

Forte e chiaro. Talmente chiaro che possano capirlo anche i fans Draghiani ai quali Angela Merkel ha tirato una secchiata di acqua gelata. Di quella che bruscamente e velocemente

Marco Travaglio: Carletto La Qualunque

 


da: Il Fatto Quotidiano

Guardando Carlo Calenda che si limonava da solo a Otto e mezzo, abbiamo temuto per Giuseppe Conte. Con tutti i guai che ha coi 5Stelle gli mancava soltanto un benvenuto di Calenda nel “nuovo Ulivo”, che poi è la vecchia Unione prodiana da Mastella a Turigliatto, naufragata nel 2008 dans l’espace d’une année. Un endorsement di Calenda porta buono almeno quanto un endorsement di Ferrara, che infatti aveva endorsato Calenda. Ma Conte l’ha scampata: il noto frequentatore di se stesso l’ha riempito di insulti e annunciato che con i 5Stelle non si alleerà mai. Se Letta soffre della sindrome di Stoccolma, visto che si ripiglia due campioni di lealtà come Calenda e Renzi, Carletto Rolex è affetto dalla sindrome della mosca cocchiera, che si posa sul cavallo e si convince di essere lei a trainare il carro. Nessuno gli ha spiegato che Roma non è l’Italia, dove i sondaggi lo danno in zona Iv. Lì ha preso il 19,8% perché molti elettori di destra ridevano all’idea di Michetti sindaco. E han deciso giustamente che il vero candidato di destra era lui (ex Confindustria, ex Montezemolo, exMonti, ex Renzi, autore col Pd di un furto con destrezza di voti da manuale: prendi il seggio europeo da 18mila euro al mese e scappa). Evento difficilmente ripetibile su scala nazionale, visto che a destra c’è già un discreto affollamento di leader, e purtroppo tutti più popolari di lui (persino B.).

Una rondine non fa primavera e un Calenda non fa capoluogo. Lui però se la sente calda: “Voto Gualtieri, ma la mia non è una dichiarazione di voto urbi et orbi” (testuale). Si

Perché la promessa “riforma del fisco” del governo Draghi è pura cosmesi

 


da: https://altreconomia.it/ - di Alessandro Volpi - docente di Storia contemporanea presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Si occupa di temi relativi ai processi di trasformazione culturale ed economica nell’Ottocento e nel Novecento.

Sulla delega fiscale, all’interno del governo e della maggioranza, è in atto uno scontro che sembra davvero tutto propagandistico. Le nove paginette e i 10 articoli della legge delega, infatti, sono una mera promessa di “manutenzione ordinaria” del sistema fiscale, senza alcuna reale visione di cambiamento e rinviando, ancora, ogni vera modifica a dopo il 2026. Si dichiara la volontà di intensificare la lotta all’evasione e all’elusione con nuovi strumenti, quando, secondo quanto ha sostenuto lo stesso direttore dell’Agenzia dell’entrate, gli strumenti, efficaci, ci sono da tempo, e si afferma l’intento, ancora una volta, di semplificare, facendo prevalere l’efficienza delle misure alle procedure, con il rischio neppure troppo velato di nuove sanatorie fiscali.

Si prevede poi la ristrutturazione di alcuni cespiti, rigorosamente a parità di gettito, e si annunciano non ben definite modifiche delle aliquote medie e marginali dell’Irpef e dell’Iva, a cui accompagnare il superamento dell’Ires e dell’Irap; un’operazione che così come viene qualificata nella delega pare davvero tutta nominalistica, magari per complicare piuttosto che semplificare, basti pensare agli enti locali costretti ad un nuovo cambio di denominazione delle stesse imposte.

Vincenzo Visco: “Delega fiscale inconsistente. Sul catasto la sinistra faccia una scelta di campo”

 


da: Il Fatto Quotidiano - di Luciano Cerasa

"È estremamente rarefatta, molto generica, si presta a molteplici e diversi tipi di realizzazione, tutti dicono che si rifà al documento uscito dal Parlamento, un testo contraddittorio e illogico che non stava in piedi, la bozza di Draghi fortunatamente se ne distanzia e ha una sua dignità scientifica”.

L’ex ministro delle Finanze e presidente del centro studi Nens, Vincenzo Visco, dà un giudizio sostanzialmente positivo sulla delega fiscale che il governo ha intenzione di chiedere alle Camere, ma è molto scettico sulla possibilità che i decreti delegati vedano la luce in questa legislatura: “Non si possono fare riforme senza redistribuire il prelievo. È molto improbabile che la proposta Draghi venga approvata da questo Parlamento e poi utilizzata appieno, a meno che i decreti delegati non si facciano a tambur battente”.

Eppure su un aspetto chiave, la riforma del catasto, la Lega minaccia di uscire dalla maggioranza.

Mi sembra che ancora una volta Salvini si trovi in un cul de sac: o fa rientrare i mal di pancia e si tiene la riforma  o esce e va all’opposizione, per lui sono due opzioni a perdere. Draghi sul catasto sembra molto determinato,  anche se parla di 4/5 anni permettere in campo la nuova normativa, per me si può fare in un anno e mezzo.

giovedì 7 ottobre 2021

Movimento 5 Stelle (o 5 Percento): chi è causa del suo mal, pianga sé stesso...

 


Sono cresciuta in una famiglia nella quale uno dei concetti "filosofici" era: chi è causa del suo mal pianga sé stesso. Tradotto: se fai qualche cazzata te la devi prendere con te stessa. Non cercare alibi, scuse. Pensa prima ai tuoi errori. Lo so. Oggi non si insegnano più ste cose...

Ma io voglio applicare questo concetto filosofico alla situazione del M5S, dopo aver letto quanto scrive Tommaso Merlo (post sotto).

Il "Movimento 5 Percento" come lo chiama (a ragione) è stato spolpato e finirà in padella non perché "è storicamente questo il destino dei rivoluzionari che si rimangiano tutto". Ma perché la "rivoluzione" del M5S aveva dei presupposti comici. È vero che su alcuni punti, aspetti, si riconoscevano e/o speravano una larga parte di italiani insoddisfatta, ma alcuni concetti erano – a mio parere – autentiche cazzate. Una su tutte: "uno vale uno". Un organo sessuale maschile. Un "uno" vale più di "qualche altro uno". Del resto: nessuno è indispensabile ma alcuni sono più utili di altri.

Il Movimento 5 Stelle si sta spolpando perché non è mai esistito a livello locale, decentrato. Il M5S non ha avuto a livello centrale e locale un gruppo di "rappresentanti dei cittadini" che – con buona pace di Casaleggio e Grillo - siccome siamo ancora in una democrazia parlamentare e non in una scatoletta di tonno - dovevano avere le caratteristiche per esercitare la delega ricevuta dai cittadini. Ma se parti dal concetto dell'"uno vale uno", del "gli eletti sono dei portavoce", come organo sessuale fai a rappresentare le istanze dei cittadini che ti hanno votato.

Il governo, il Parlamento, non sono un condominio. Dove, comunque, "uno vale uno" se fa

Tommaso Merlo: Il Pd, il Movimento 5 Percento e la speranza

 


da: https://repubblicaeuropea.wordpress.com/

Il Pd scaricherà il Movimento quando non gli servirà più. Il colmo. Letta parla già di un’ammucchiata ulivista con al centro il Pd e una serie di partitini satelliti attorno tra cui il Movimento 5 Percento, sempre che ci arrivi. Ma Renzi e Calenda non vogliono gli odiati ex populisti tra i piedi e Letta non avrà nessuna esitazione a sbarazzarsi del 5 percento movimentista non appena ne potrà fare a meno. 

Davvero il colmo per un Movimento che ha stravinto le ultime elezioni. Umiliato dal sistema che voleva abbattere. Ma è storicamente questo il destino dei rivoluzionari che si rimangiano tutto. I rivoluzionari pentiti sono detestati sia dai cittadini delusi, sia dai reazionari nei palazzi che non si fidano di chi fino a ieri voleva la loro testa e oggi si spaccia da moderato. Nonostante ci stia strenuamente provando, il Movimento 5 Percento non farà mai parte del sistema e la sua fantomatica classe dirigente non verrà mai considerata all’altezza di quella degli altri partiti. Che si mettano il cuore in pace. Il Movimento 5 Percento verrà solo spolpato del tutto e scaricato alla prima occasione. Per la gioia di tutti i vecchi partiti a partire dal Pd che già pregusta un ritorno all’ammucchiata ulivista. Il Pd non è un partito, è una casa di riposo che può contare su una clientela a vita. E in questa fase sta approfittando delle crisi altrui. 

Nel 2018 il Pd se l’è vista brutta per colpa della tempesta movimentista, ma finalmente sta tornando il sereno. All’inizio il Pd ha contrastato duramente il Movimento e dopo le elezioni

Tasse e catasto, quel che sappiamo della riforma fiscale di Draghi

 


da: https://m.famigliacristiana.it/ - di Francesco Anfossi

Il premier promette che le tasse sulla casa rimarranno invariati e che la stretta riguarda evasori ed elusori fiscali. Ma è possibile? Sono previste agevolazioni per le famiglie? E che altro si nasconde dietro le nuove misure tributarie?

Quale riforma fiscale si nasconde dietro il viso impenetrabile di Mario Draghi? La Lega di Salvini, reduce dall’ insuccesso delle amministrative (ma i ministri di Salvini avevano già abbandonato nei giorni scorsi la cabina di regia) pone un problema nella maggioranza e chiede un impegno scritto a non aumentare i tributi. Le motivazioni non sono chiare come a onor del vero non sono chiari i contenuti della riforma. Si potrà obiettare che non possono esserlo per forza di cose, poiché si tratta di una legge delega, di una legge-scatola fatta di dieci articoli che fissa i principi generali e che dovrà essere riempita entro 18 mesi dopo l’ approvazione del Parlamento, il quale appunto “delegherà” il governo a riempirla di contenuti attraverso i decreti legislativi. Draghi ha preteso che fosse una delega “larga, di un guscio vuoto, manca la “ciccia” per dirla terra terra. Ma il premier vuol procedere a piccoli passi, data la complessità e delicatezza della materia. Da qui l’ aura enigmatica che circonda questa riforma. Una riforma certamente necessaria. Di sicuro nella vita ci sono la morte e le tasse, diceva Benjamin Franklin. E il compianto Tommaso Padoa Schioppa ebbe a dire che le tasse sono bellissime, perché ci assicurano scuole, strade, servizio sanitario, ordine, sicurezza, difesa e quant’ altro. Il problema è come saranno distribuite, anzi redistribuite, queste tasse.

mercoledì 6 ottobre 2021

Amministrative 2021: vince l'astensionismo, il cosiddetto "populismo" non è sparito

 


A Milano ha vinto il sindaco ZTL. Se Letta ha anche solo un neurone, dovrebbe aver capito che "Milano fa a sé". Il 33% dei voti, in altre zone d'Italia, il PD se le sogna.

Ha vinto l'astensionismo. Anche a Milano. Meno della metà di chi ha diritto di voto è andato alle urne. Il candidato di centro-destra scelto da Salvini, tale Bernardo, non era certo un rivale per Sala. Se anche lo avessero scelto sei mesi prima non sarebbe cambiato nulla. Inadeguato. Scarso. Gli unici decenti nel centro-destra (più centro che destra) sono stati Albertini e Parisi.

Sala è e rimane un sindaco che ignora le periferie, che lascia una città senza manutenzione e sporca, che progetta riqualificazioni discutibili in merito a scelte e costi. In alcune zone di Milano è stata fatta una riqualificazione per far cadere gli anziani. Ciò che non è riuscito al Covid riuscirà la pavimentazione.

Se fossi un partito politico mi preoccuperei e occuperei dell'astensionismo. Chi ha perso il lavoro. Chi ha problemi ad arrivare a fine mese se ne frega dell'elezione del sindaco. Perché non sarà un'amministrazione comunale a risolvergli il problema. E questi cittadini non sono esclusivamente elettorato tipico del centro-destra.

Se i giornalisti non fossero tutti faziosi (tranne rarissime eccezioni), se la qualità della classe politica non fosse a diro poco scarsa, si renderebbero conto che è finito il tempo in cui gli italiani votano prevalentemente per uno schieramento, turandosi il naso. Certo. Vi sono

lunedì 4 ottobre 2021

Mori, Piazza Fontana e B.: così la Cartabia nasconde le indagini

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Gianni Barbacetto

Cancellare la memoria: per non farsi mancare niente, la riforma Cartabia prevede anche la possibilità di far smarrire per sempre nel web le tracce di storie che non siano finite con il timbro “colpevole” stampigliato in fondo a una sentenza definitiva. Lo stabilisce il disegno di legge “per l’efficienza del processo penale” (così si chiama) che all’articolo 25 dice: “Prevedere che il decreto di archiviazione e la sentenza di non luogo a procedere o di assoluzione costituiscano titolo per l’emissione di un provvedimento di deindicizzazione che, nel rispetto della normativa dell’Unione europea in materia di dati personali, garantisca in modo effettivo il diritto all’oblio degli indagati o imputati”. Ma altro che “diritto all’oblio”: chiunque abbia avuto una sentenza di assoluzione, un’archiviazione, un non luogo a procedere, o anche una prescrizione o improcedibilità, potrà far deindicizzare gli articoli che riguardano il suo procedimento, cioè fare in modo  che Google e gli altri motori di ricerca non riescano più a trovarli nel mare del web.

Dunque la legge Cartabia non solo sostituisce la prescrizione con l’improcedibilità, cancellando i processi che dureranno (a regime) più di due anni in Appello e più d’uno in Cassazione; non solo darà al Parlamento (dunque alla politica) la possibilità di dettare ai magistrati le priorità nei reati da perseguire, incrinando il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale; ma permetterà anche di azzerare la memoria di storie non finite con una condanna.

Riesumata la secessione dei ricchi: così Draghi premia la “Lega nordista”

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Marco Palombi

Mercoledì Luca Zaia era a Gambellara, in provincia di Vicenza, a spiegare ai suoi sostenitori che sull’autonomia per il Veneto “abbiamo due riunioni importanti in Regione questo fine settimana, poi la prossima settimana penso di essere a Roma”. In quelle stesse ore il Consiglio dei ministri aveva analizzato la Nadef, la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, ovvero il testo in cui il governo dice al Parlamento e al Paese tutto quel che vuole fare. E qui torniamo a Zaia: nel testo entrato in Cdm e di cui tutti hanno scritto il giorno dopo non c’era traccia dell’autonomia; in quello che giovedì pomeriggio è stato pubblicato sul sito del Tesoro, invece, il primo tra i provvedimenti collegati alla prossima legge di Bilancio è il ddl “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata di cui all’articolo 116, comma 3, Cost.”. E sempre giovedì, ancor prima della pubblicazione della Nadef, il presidente veneto spiegava che “Draghi sa che autonomia è assunzione di responsabilità: Draghi è un presidente che punta alla responsabilità, se vuole fare lotta agli sprechi deve puntare all’autonomia”.

Tradotto: torna la “secessione dei ricchi” che fu quasi approvata sotto il Conte 1 (governo gialloverde) per poi rallentare nel successivo esecutivo guidato dal professore grillino. La pandemia e le pessime prove delle Regioni nel garantire il diritto alla salute ai loro cittadini – Lombardia su tutte - parevano aver definitivamente archiviato la pratica, ma – un po’come il cuore – la politica ha le sue ragioni che la ragione non conosce.

domenica 3 ottobre 2021

Don Gioba: Sognare come bambini

 


"In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».

Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».

A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro."

(dal Vangelo di Marco 10,2-16)

Ho un carissimo amico che ha una passione incredibile per l’informatica e che per me è una vera e propria “ancora di salvezza” quando mi trovo in difficoltà con il mio computer. Alla passione e competenza unisce anche una grandissima generosità nel mettersi a disposizione

Giancarlo Giorgetti: Il guru delle poltrone che dà del tu a Draghi e non fa mai comizi

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Pino Corrias

Adesso lo chiamano “Giancarlo Fini” per dire che è il traditore di Salvini e della Lega, destinato al rogo. Ma lui di nome e di cognome fa Giancarlo Giorgetti, plenipotenziario delle segrete cose, addetto alle nomenclature e alle poltrone, con una predilezione per le banche, al momento ministro dello Sviluppo economico, l’unico leghista che dà del tu a Mario Draghi, ricambiato. L’unico che fa ombra al Capitano, specialmente ora che il Capitano passa da un colpo di sole all’altro. Il più qualificato a parlare con i governatori del Nord che fanno girare il Pil e il Green pass, senza dare retta ai perdigiorno che a forza di social si bevono le filosofiche scemenze del Grande Riassetto Mondialista. Il più svelto a capire che il futuro del mostruoso debito italiano si scrive a Bruxelles, non alle pendici del Monviso, meno che mai dell’Aspromonte.

Sebbene anche lui, negli anni dell’apprendistato, giocava con l’ampolla secessionista del Dio Po. Giorgetti saltò fuori direttamente dal fumo del sigaro di Bossi una trentina d’anni fa, quando l’altro celebre fondatore della Lega, l’architetto Leoni si aggiustò il papillon e disse al capo: “C’è questo ragazzone di Varese che sa di numeri e di economia. È sveglio. È persino laureato alla Bocconi”. E il Bossi di allora, che all’università di Medicina di Pavia ci andava per finta (“studio il cuore alle alte temperature, diventerò un elettro-dottore” diceva alla prima moglie che poverina gli credeva) rimase impressionato. Accese il sigaro, sbuffò in meditazione, disse: “Candidiamolo”. E così fu.

sabato 2 ottobre 2021

L’eretico Giletti s’è scordato del caso Morisi

 


Lucarelli, non essere troppo frettolosa. Diamogli tempo a Giletti. Di preparare la sua "inchiesta" che dimostrerebbe il complotto contro Morisi e Salvini. Del resto...Morisi mica è il figlio di Grillo. Lì, non c'era bisogno di tempo né di fare approfondimento. Per quella vicenda, basta essere Massimo Giletti.

Giletti è una garanzia. Per chi soffre di stitichezza. Bastano poche gocce, pardon: pochi minuti e se hai l'intestino pigro vai che è una "meraviglia". Non soffrendo di intestino pigro evito accuratamente di pigiare il tasto 7 del telecomando.

Massimo Giletti. Di autentico, di vero, di sincero non c'è manco la sua ombra.



da: Il Fatto Quotidiano – di Selvaggia Lucarelli

“Sono un eretico e un masochista. Eretico perché sono sempre in cerca della verità, masochista perché alla mia non più tenera età accetto una nuova scommessa” ha dichiarato con una discreta enfasi Massimo Giletti alla vigilia del suo ritorno su La7 con Non è l’arena. Con queste premesse pensavo stesse annunciando di aver spostato gli studi a Kabul davanti alla sede dell’Emirato islamico di Afghanistan o a Yangon, davanti al carcere dove è rinchiusa San Suu Kyi, o in Yemen per raccontare l’offensiva dei ribelli Huti a Marib. Oppure, ridimensionando le aspettative, davanti alla sede della Lega, davanti casa di Luca Morisi, voglio dire, era a andato a Mezzojuso per le sorelle Napoli, ti pare che un giornalista d’assalto come lui, “un eretico”, ignori la notizia della settimana.

Marco Travaglio: Le ignoranze parallele

 


da: Il Fatto Quotidiano

Per dare l’idea dell’informazione italiana, bastano i titoli dei giornali di ieri sulla sentenza Lucano. Le ignoranze (o convenienze) parallele di destra e sinistra l’hanno dipinta come la condanna di una politica di accoglienza dei migranti – il “modello Riace” – senza neppure accorgersi che da quell’accusa, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, l’ex sindaco è stato assolto. A entrambi i fronti però fa comodo raccontare che è stato punito il “buonismo” (visto da destra, per goderne) e il “reato di integrazione” (visto da sinistra, per indignarsene). Peccato che la condanna riguardi tutt’altro.

L’apoteosi del doppiopesismo, che è l’altra peste del cosiddetto giornalismo, si è toccata invece mercoledì a Stasera Italia su Rete4, ospite la Raggi. Paolo Liguori: “La Raggi è incoerente perché ha detto no alla grande occasione delle Olimpiadi e ora applaude Draghi che candida Roma a Expo”. Raggi: “Veramente l’ho candidata io, ci lavoro da due anni, avrà ricadute per 45 miliardi, mentre i Giochi con 13 miliardi di debiti non potevamo permetterceli”. Massimiliano Fuksas esalta la “classe dirigente capace che a Roma non c’è”: lui la trovò a Milano “con Berlusconi e Formigoni” (entrambi pregiudicati, ma a Rete4 è meglio non dirlo). Quanto alle Olimpiadi, “non costano perché le paga quasi tutte il Coni”: strano, perché non c’è edizione che non abbia devastato le casse della

venerdì 1 ottobre 2021

Morisi, un caso con i "temi" cari alla Lega...

 

Aretha Franklin, unica e intramontabile: Think (feat. The Blues Brothers)

 

Aretha Franklin, unica e intramontabile: I Never Loved a Man (The Way I Love You)

 

Aretha Franklin, una diva immensa malgrado un padre-padrone

 


da: Il Venerdì di Repubblica - di Marco Consoli

Nel biopic Respect, Forest Whitaker intepreta il padre della cantante, predicatore, attività e tiranno: «l'amava moltissiamo, ma voleva controllarlo»

Ci sono molti modi di interpretare la vita di Aretha Franklin raccontata in Respect, la cinebiografia da ieri nelle sale, in cui una bambina che con la sua voce stupiva amici di famiglia come Ella Fitzgerald e Duke Ellington si è trasformata nella Regina del Soul, incarnata sullo schermo da Jennifer Hudson, premio Oscar nel 2007 per Dreamgirls. Certo però è che la sua è soprattutto una storia di emancipazione dal padre-predicatore-padrone Clarence LeVaughn Franklin, ministro della Chiesa battista, eccellente oratore, cantante di talento e incantatore di fedeli, che intuite le doti della figlia la formò sulla via della musica gospel, aiutò a lanciare la sua carriera ma tentò anche di controllare quali brani doveva incidere e quali uomini doveva frequentare, scatenandone perciò la ribellione.

«Era un individuo piuttosto complicato, figlio di mezzadri estremamente poveri, che a Natale non potevano regalargli neanche le caramelle», spiega Forest Whitaker, l’attore che gli presta il volto, già premio Oscar per L’ultimo re di Scozia anch’egli nel 2007, e interprete di indimenticabili film come Bird, Ghost Dog e The Butler. «Fin da ragazzino Clarence si era rivelato un prodigioso oratore e grazie alla tecnica chiamata hooping, in cui la narrazione era

Che fumo sui risarcimenti quando la casa brucia

 


da: Il Venerdì di Repubblica - di Mattia Giusto Zanon

In Italia ci sono 31 milioni di abitazioni e oltre la metà sono coperte da polizze antincendio. Ma la confusione è tanta. E il rischio di non ottenere un rimborso resta alto.

Un guasto alla stufa, una caldaia non a norma, un contatto elettrico, un tubo del gas che perde. Sono solo alcune  delle eventualità che potrebbero causare danni irreparabili a un immobile. Situazioni alle quali spesso non si pensa fino a quando il danno non è fatto. Eppure la complessa normativa italiana in materia di edifici non prevede obblighi per i costruttori sui sistemi antincendio. C’è solo una lista di raccomandazioni, che in quanto tali, non sono vincolanti.

Prendiamo come esempio un condominio. Si compone di parti comuni, proprietà di tutti i condòmini, e di parti private, di proprietà esclusiva, e questa combinazione rappresenta spesso l’innesco di un infinito scaricabarile: chi non ha controllato cosa? Di chi è la responsabilità di verificare che sia tutto in regola? «Purtroppo da normativa non è obbligatorio avere un’assicurazione condominiale» spiega Umberto Anitori, esperto di Condominio.it ed ex segretario nazionale dell’Anaci, l’Associazione nazionale amministratori condominiali. «L’unico caso in cui la polizza è obbligatoria è la presenza di mutui. Il che ovviamente vale per i singoli inquilini, e non per la totalità del condominio».

Mimmo Lucano dopo la condanna: «All’origine della sentenza un politico e un magistrato, farò i loro nomi»

 


da: https://www.corriere.it/ - di Carlo Macrì

«Dietro la mia condanna ci sono ombre poco chiare».

Si spieghi meglio, Lucano.

«Un magistrato molto importante, un politico di razza, hanno dall’inizio cercato di offuscare la mia immagine, il mio impegno verso gli immigrati, i più deboli».

Faccia i nomi.

«Adesso è ancora presto, più avanti. Voglio prima leggere le motivazioni della sentenza. Mi aspettavo un’assoluzione piena. Io non mi sono mai lasciato intimidire da nessuno. Per ora hanno vinto loro, ma siamo solo al primo grado. Ci sarà l’appello».

In che modo avrebbero tramato contro di lei?

«Già dall’inizio la mia popolarità, mai cercata, li ha infastiditi. Hanno voluto (e vogliono) che si parlasse solo di loro, delle loro attività, dei loro libri, delle loro inchieste. Io non ho avuto la notorietà perché me la sono cercata. Il mio impegno, il mio modo di aiutare il prossimo, sono stati gli argomenti che mi hanno reso popolare. A loro dava fastidio che i media, la politica, s’interessassero di quello che io facevo. Invidia pura. Diventata probabilmente anche rabbia

La nuova legge bavaglio lega le mani a cronisti e PM

 


da: Il Fatto Quotidiano - di Gianni Barbacetto

Presunzione d’innocenza. Lo schema del decreto targato Cartabia, in nome dei diritti dell’indagato, vieta ai magistrati di parlare con la stampa e limita le indagini (tabulati telefonici compresi)

La nuova legge bavaglio silenzia i giornalisti, ammutolisce i magistrati e toglie loro strumenti d’indagine. Sono gli effetti dello schema di decreto legislativo sulla presunzione d’innocenza, approvato dal Consiglio dei ministri il 5 agosto 2021 e sviluppato in sei articoli. Titolo: “Disposizioni per il compiuto adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni della direttiva (Ue) 2016/343 sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali”.

Ce lo chiede l'Europa, ci ripetono come al solito: in realtà in Italia la presunzione di non colpevolezza fino a condanna definitiva è già scolpita nella Costituzione (all’estero è perlopiù limitata al primo grado) e assicurata dalle garanzie processuali scritte nei codici.

I sei articoli del nuovo schema introducono invece norme che indeboliscono i magistrati che svolgono le indagini e imbavagliano la stampa. Settimana prossima il decreto sarà votato in commissione Giustizia, alla Camera, che in questi giorni sta