domenica 17 novembre 2019

U.E, salvataggio banche: sì, se sono tedesche…



NordLb, per il salvataggio della banca tedesca interverrà lo Stato. L'Italia ancora una volta umiliata dalle "regole comuni"

Salvataggi bancari. Berlino può, gli altri muoiano…
di Claudio Conti - Contropiano

Quelli che l’Unione Europea ci insegnerà a rispettare le regole comuni, oh yeah…

Qualche tempo fa, qui in Italia, un bel gruppo di banche è andato ad un pelo dal fallimento e il salvataggio – essendo vietato l’intervento dello Stato, secondo le regole europee – è costato un patrimonio soprattutto a chi aveva depositanto i propri risparmi presso quelle banche. Particolarmente rilevante il caso di Banca Etruria – casualmente vicediretta dal padre di Maria Elena Boschi, fedele “fiancheggiatrice” di tal Matteo Renzi – che aveva convinto-costretto-turlupinato parecchi correntisti facendo loro sottoscrivere obbligazioni emesse dalla stessa banca e non vendibili sul mercato.

Si disse: per casi come questi le “regole europee” sono chiarissime: in sostanza, cavoli loro… Il meccanismo è diventato famoso come bail in, e Crozza – da buon genovese – ci ha costruito su diversi sketch.

Si dirà: beh, una regola dura, ma è una regola uguale per tutti, italiani e non…

Manco per niente. I tedeschi sono tedeschi, mica italiani. E quindi, se debbono salvare la NordLb – una della più grandi landesbanken del paese – possono fare come vogliono, con l’approvazione della Commissaria alla concorrenza, la presunta “dura” Margrete Vestager.


Già il sistema delle landesbanken, a dirla tutta, sembra piuttosto poco consono con le “leggi del libero mercato”, visto che si tratta di istituti “legati al territorio”, che anche in Germania significa interconnessi con l’imprenditoria locale e la classe politica regionale. Ma in ogni caso, ci si aspetterebbe che un fallimento fosse trattato come tutti gli altri fallimenti.

E invece no. Lo Stato interverrà a salvarla, ovviamente con soldi pubblici.

La storia dei “due pesi e due misure” adottati dalla Commissione Europea nell’affrontare casi simili verificatisi in paesi diversi (Italia o Grecia e Germania o Olanda) comincia a preoccupare – e indignare – seriamente anche europeisti convinti. In questi giorni sia Marco Onado (su IlSole24Ore) che Angelo De Mattia (su Milano Finanza) hanno cominciato a dire che così proprio non si può fare e a richiamare il governo perché si faccia sentire ai tavoli intergovernativi di Bruxelles.

Pochi mesi fa, per il caso Tercas (la banca di Teramo), la Vestager aveva addirittura bocciato l’intervento del fondo interbancario – costituito rigorosamente con capitali privati, ossia delle altre banche italiane – “sospettando” che il governo e la Banca d’Italia (altro istituto ormai di proprietà privata, ancorché di “interesse pubblico”) avessero fatto qualche “pressione” affinché ci fosse il salvataggio con fondi privati.

E’ assolutamente evidente che questo “doppiopesismo” europeo non è un incidente di percorso, una “disattenzione” o anche un favoritismo extra-regole fatto da un singolo commissario “amico” della Germania (e degli altri paesi del Grande Nord).
Ma è in qualche modo inscritto nei trattati e nella governance europea.

Scrive il moderatissimo Onado: “i meccanismi di risoluzione delle situazioni critiche messi a punto dall’Unione bancaria hanno generato una casistica in cui appare difficile individuare un criterio uniforme”, anche se – per salvare la faccia alla Ue – dà la colpa alla “frammentazione tra ben tre autorità” diverse (Ue, Bce e Mes).

Più direttamente, De Mattia (ex Direttore generale di Banca d’Italia, ex braccio desto di Antonio Fazio, ex collaboratore sotto pseudonimo e di diversi giornali di sinistra) ricorda altre pericolosissime revisioni delle regole europee avanzate dai tedeschi e su cui anche il nostro giornale ha lanciato un allarme: “attribuzione di un coefficiente di rischio ai titoli pubblici” e “riforma del meccanismo europeo di stabilità”.

L’obiettivo non detto di tutte queste “tendenze” appare addirittura trasparente: appropriarsi di risorse e quote di mercato finanziario “europei” (ma di altri paesi) per puntellare il sistema bancario e finanziario tedesco.

Che non versa affatto in buone condizioni. Fossimo soltanto noi a dirlo, potrebbe sembrare un’illazione “invidiosa” della ricchezza altrui. Ma sentite cosa scrive il moderato Onado: “le banche tedesche hanno problemi strutturali e sistemici che il governo di Berlino continua a negare, preferendo soluzioni caso per caso il cui obbiettivo fondamentale sembra quello di non mettere in  discussione la natura pubblica delle istituzioni”.

Ma la realtà ha la testa dura, e quindi “prima o poi i tedeschi dovranno ammettere che non solo il loro sistema finanziario è estremamente fragile, ma può condizionare, come sta condizionando, il risanamento di questo settore nevralgico dell’economia europea”.

Nel frattempo, come rinoceronti in cristalleria, devastano l’economia altrui perché la loro – diventata egemone per tutto il continente – non funziona più. Nel corso di una presentazione agli investitori a Londra, la Mercedes (Mercedes!) ha annunciato “un piano di efficientamento dei costi, che impone anche un sacrificio in termini di personale, per recuperare margini e redditività, dato che scommettere sull’auto elettrica impone consistenti investimenti nell’immediato e ritorni ancora troppo lontani nel futuro”

L’austerità colpisce anche chi ne ha beneficiato finora. Pensate un po’ gli altri…

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