martedì 26 novembre 2019

Governo Conte 2, manovra finanziaria 2020: la tassa sulla plastica è una tassa idiota


Quando nei primi giorni del 2018 - governo Gentiloni - fu introdotto il pagamento dei sacchetti biodegradabili a parecchi, me compresa, girarono le palle.
Alcuni commentarono le reazioni nel web come esagerate. C’era altro di cui indignarsi, per cui incazzarsi. Dopo tutto, si trattava solo di un centesimo.

Il punto della questione non era però 1 centesimo o due o quattro. Il punto della questione era che il costo di quei sacchetti lo pagavamo già. I commercianti, le catene di supermercati, ribaltavano già quel costo su quello dei prodotti. Il “solo un centesimo” significava pagare due volte il sacchetto biodegradabile. Ergo: essere presi per il sedere.

Novembre 2019, manovra finanziaria del 2020. Stavolta tocca alla tassa sulla plastica. Che, ovviamente, aumenterà il prezzo dei prodotti.
Il governo Conte 2 - con l’eccezione di Renzi, impegnato giornalmente a picconarlo in attesa di staccargli la spina - sostiene che tale tassa è “virtuosa”. In questo modo si spingerebbero le aziende a sostituire la plastica con materiale compostabile. I contrari all’applicazione di questa tassa sostengono che bisognerebbe introdurre incentivi anziché applicare tasse per indurre all’abbandono della plastica. Tra i detrattori della tassa ci sono i produttori di plastica in Emilia Romagna. Poiché le elezioni regionali in questa regione sono a fine gennaio, la tassa sarà “rimodulata” o abolita.
Del resto, si tratta di una tassa idiota

La plastica - come i sacchetti - la paghiamo già. Non ci viene certo scontato il costo della plastica. Se verrà introdotta una tassa, il prezzo del prodotto aumenterà. Ma anche l’incentivo impatterà nelle nostre tasche.


Diversamente da Boccia e altri rappresentanti del mondo industriale, non credo affatto che esistano così tante aziende, piccole o medie o grandi, che si astengano dall’aumentare i propri profitti per intascarli, non per reinvestirli. Quindi…

Qualora s’introducano incentivi per spingere verso una riconversione ecologica, le aziende intascheranno tali incentivi e ritoccheranno i prezzi dei prodotti. Sarà una buona occasione per aumentare i prezzi.
Certo, ci potrebbero essere dei motivi oggettivi: il materiale compostabile può costare per le aziende più della plastica. Peccato che noi consumatori non potremo verificare questa circostanza.
Ma ci sarà anche la voglia di incrementare i profitti. Ergo: le aziende aumenteranno i prezzi per coprire il costo del nuovo materiale, aggiungendo quel tanto che serve per incrementare profitti. Solo aziende che hanno una forte concorrenza e una distribuzione capillare potrebbero rinunciare a certi aumenti per non mettere a rischio fasce di mercato.

Insomma, con la tassa sulla plastica aumenterà il prezzo dei prodotti. Con la riconversione a materiale ecologico avremmo comunque un incremento dei prezzi. Poiché noi consumatori saremo - come sempre - cornuti e mazziati, bisognerebbe avere il buon gusto di evitare doppi esborsi: se venisse approvata la tassa sulla plastica ci troveremo a pagare maggiormente il prodotto e pagheremo (solo quelli che pagano le tasse, ovviamente) l’incentivo statale per la riconversione industriale che porterà alla fine ad avere materiale compostabile per la gioia di Greta e di tutti noi che ci lamentiamo (giustamente) di come è stato rovinato il pianeta.

La tassa sulla plastica è stupida. Perché non raggiunge un obiettivo positivo per la collettività. E’ solo un ulteriore esborso per le nostre tasche e non disincentiva i produttori ad abbandonare la plastica.

Insomma, ci saranno aziende che continueranno a utilizzare la plastica aumentando il costo dei prodotti per scaricare la tassa sui consumatori. Solo aziende con una visione realistica si riconvertiranno, posto che, la riconversione non si fa in tempi brevi e richiederebbe, oltre a incentivi statali che non si sa tra quanti anni incasseranno, ulteriore credito. Cioè finanziamenti da banche.

Gli incentivi sono comunque opportuni considerando il peso di questo settore industriale nell’economia del nostro paese e, conseguentemente, la riconversione industriale va supportata. La pagheremo noi consumatori ma, almeno, sarà una spesa che serve per il futuro.

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