But what’s this “Agenda Draghi”?
Each page one day of the year with a cooking recipe or how to take care of the plants? Or… with 365 aphorisms by Mario Draghi. 366 in leap years ...
Pensieri su ciò che ci circonda. Media, politica, attualità, libri, film e quant’altro.
But what’s this “Agenda Draghi”?
Each page one day of the year with a cooking recipe or how to take care of the plants? Or… with 365 aphorisms by Mario Draghi. 366 in leap years ...
da: Il Fatto Quotidiano – di Tommaso Rodano
Sorpresa: si è ristretta “l’agenda Draghi”. Ammesso che sia mai esistita e che se ne conoscano i contenuti effettivi, la strategia di coloro che impugnano la bandiera del premier dimissionario e la sventolano come un feticcio elettorale non sembra dare buoni frutti. Il più recente sondaggio di Antonio Noto, pubblicato dal Corriere della Sera, premia i due partiti meno draghisti di tutti: Fratelli d’Italia sale tra il 24 e il 25%, guadagnando un paio di punti rispetto ai giorni della crisi di governo. Il Movimento Cinque Stelle ne guadagnerebbe tre, passando dal 9-10% di un mese fa all’attuale 12-13%. Una tendenza abbastanza netta e in direzione contraria rispetto alla narrazione dei giornali mainstream sulla popolarità plebiscitaria dell’ex banchiere centrale: a beneficiare della caduta dell’esecutivo sarebbe l’unico partito che si è sempre opposto al suo governo (quello di Giorgia Meloni), insieme al Movimento di Giuseppe Conte, individuato dai media come principale responsabile della sua caduta. Gli esegeti della fantomatica “agenda Draghi” invece boccheggiano: il Pd arretra tra il 21 e il 22%, il nuovo polo centrista di Renzi e Calenda, nonostante sia appena stato lanciato con una copertura mediatica straordinaria, non va oltre il 7-8% e buca l’obiettivo della doppia cifra (quella di Noto peraltro è la stima più generosa: Gdc sondaggi li colloca al 5,1, Demopolis al 5,3).
“Penso sia un effetto legato soprattutto all’immaginario collettivo”, sostiene Noto, “che non riguarda necessariamente il sentimento degli elettori su Draghi in persona: quando ci sono elezioni dopo la caduta di un governo, gli elettori si aspettano qualche genere di cambiamento. Non si accontentano che gli venga promessa una continuità con l’esecutivo che è caduto”.
da: Il Fatto Quotidiano - di Elisabetta Ambrosi
“Ai grandi proclami quasi mai sono seguite azioni adeguate”.
“Il ministero della Transizione ecologica di Cingolani manca di strategia, non è stato nemmeno aggiornato il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, rischiamo di non poter rispettare gli impegni sulla decarbonizzazione che abbiamo preso in Europa. Per non parlare di certe affermazioni su ‘lacrime e sangue della transizione ecologica’ che non hanno alcun fondamento scientifico”. A parlare è il professor Livio De Santoli, prorettore alla sostenibilità dell’Università La Sapienza di Roma, presidente del Coordinamento Efficienza Energetica e da oggi candidato M5S: “Mi candido – spiega – per mettere a disposizione il mio bagaglio di conoscenza sui tema della sostenibilità e dell’energia. La crisi ambientale è anche una crisi sociale, per questo la politica deve intervenire su entrambi gli aspetti”.
A proposito di energia e clima. Che giudizio dà sul governo Draghi?
Il lavoro complessivo è stato fatto con impegno, ma le azioni sono state troppo ondivaghe e ai proclami sono seguite timide attività. L’impegno a riprendere la curva delle installazioni verso i famosi 8 GW l’anno per tagliare le emissioni cosiddette climalteranti del 55% entro il 2030 non è stato mantenuto. I decreti fondamentali per la decarbonizzazione, come l’attuazione della direttiva sulle rinnovabili innovative o la definizione delle aree idonee alle installazioni rinnovabili, non sono mai stati emanati. Abbiamo perso tempo preziosissimo.
da: https://www.tag43.it/ - di Lia Celi
Se il Paese fosse quello sognato dalla Fiamma tricolore, la Meloni se ne starebbe a casa a rammendare camicie nere. E le ragazze diventerebbero tutte madri o accuditrici. Eppure, in caso di premier donna, seppur di destra, le giovani sarebbero spinte a coltivare ambizione e leadership. Ritoccando un vecchio adagio: «Non fare quel che Meloni dice, fai quel che Meloni fa».
Il termine «catfight» per rissa fra donne è politicamente scorrettissimo – anche zoologicamente, per la verità, visto che le zuffe tra gatti in genere vedono per lo più maschi contro maschi, o maschi contro femmine, e quelle tutte al femminile sono molto rare. Oltretutto i gatti, come tutti i felini, sono tendenzialmente pigri e si scatenano solo per buone ragioni – cibo, territorio, sesso, difesa della prole – non su se sia più giusto dire «mieo» o «miao» o se una gatta sterilizzata sia ancora femmina o no. Ma che voglia di usare l’antipatico «catfight» per descrivere la polemica che ha opposto un gruppo di associazioni femministe con in testa Marina Terragni e la venerata maestra Natalia Aspesi a proposito, indovina indovinello, di un’altra donna, l’inevitabile Giorgia Meloni – per ora meno inevitabile come inquilina di palazzo Chigi che come oggetto mediatico pressoché quotidiano di critiche, osanna, stilettate e riverenze. Come scrive su Repubblica, Aspesi è stata approcciata da Terragni con un manifesto «per un orizzonte politico comune alle donne di tutti i partiti»
da: https://www.tag43.it/ - di Debora Faravelli
A L’Avana, nonostante regime comunista ed embargo, stanno messi meglio della nostra sanità: quasi 500 medici e infermieri cubani sono stati spediti in Calabria per sopperire alla mancanza di personale sanitario e alle difficoltà di reclutarlo. Ma dietro l’operazione ci sono anche altre finalità.
Per sopperire alla mancanza di personale negli ospedali della Calabria, nei prossimi mesi arriveranno circa 500 medici cubani. È quanto ha annunciato il governatore Roberto Occhiuto dopo che i bandi pubblicati dalla Regione per assumere operatori a tempo indeterminato non hanno sortito gli effetti sperati e «sono andati deserti».
Medici cubani in Calabria
L’accordo siglato con il governo di Cuba prevede l’invio di 497 medici con diverse specializzazioni, di cui una prima decina, che già conosce e parla la nostra lingua, in arrivo a settembre. Gli altri, prima di prendere servizio, faranno corsi intensivi per apprendere l’italiano. La trattativa che ha portato alla stipulazione dell’accordo è stata avviata mesi fa, ma l’amministrazione calabrese ha deciso di mantenerla riservata perché «altre istituzioni pubbliche e private stavano esplorando con insistenza la stessa strada». Il risultato raggiunto, ha assicurato Occhiuto, consentirà di affrontare con maggior serenità i prossimi step per risanare e migliorare la sanità regionale.
Nell’epoca delle cagate trap, trip, trop…ecco un vero talento che non fa quella roba e che ha una sua identità musicale.
da: https://www.ilfattoquotidiano.it - di Chiara Brusini
Energia - Dal piano di risparmio che non c’è al buco della tassa sugli extraprofitti. Tutti i nodi che Cingolani non ha risolto (mentre le bollette si impennano)
Il ministro ripete che all'Italia, nonostante il rischio di un'interruzione dei flussi dalla Russia e le quotazioni fuori controllo, non servono misure straordinarie in vista dell'autunno. Nessun razionamento all'industria né sacrifici per le famiglie. Un ottimismo che l'Autorità per l'energia non condivide, parlando di "drammatica urgenza" e ipotizzando il raddoppio dei costi. Sarà il prossimo governo a dover imporre di abbassare i termostati, fare i conti con l'opposizione locale al rigassificatore a Piombino e trovare nuove risorse dopo il flop del contributo straordinario sulle aziende energetiche
Nessun piano di emergenza per risparmiare gas. Da settimane il ministro Roberto Cingolani assicura che all’Italia, nonostante il rischio di un’interruzione dei flussi dalla Russia e le quotazioni fuori controllo, non servono misure straordinarie in vista dell’autunno. Nessun razionamento all’industria, nessuna richiesta di sacrifici alle famiglie. Un ottimismo che l’Autorità per l’energia Arera non condivide, se in un documento inviato a governo e Parlamento definisce “di drammatica urgenza” l’adozione di interventi per contenere i prezzi e ridurre la domanda. Simili a quelli che stanno adottando gli altri Stati europei, dalla Spagna
Guardate le previsioni meteo tramite app o siti internet? Immagino di sì. Soprattutto quando si deve andare in vacanza o muoversi per qualche motivo. Ebbene. Avrete sicuramente notato il “terrorismo” che diffondono. “Sta per arrivare Lucifero”. “Raggiungeremo temperature mai raggiunte prima”. O, al contrario: piogge insistenti, inondazioni. Allarme giallo, arancione, rosso…
Ebbene..
Stessa cosa la campagna elettorale fatta – come sempre – in primis dalla stampa. Piò o meno – sempre meno – professionale. Più o meno – sempre più – referenziale. Autoreferenziale. L’allarme “terroristico” è la vittoria del centro destra o destra.
Lo dico subito: non auspico certo la vittoria di coloro che lascerebbero crepare i poveracci su un barcone, che sono fautori dell’evasione fiscale, che hanno ancora legami con certi ambientini da non sottovalutare. Ma questo “terrorismo elettorale” mi pare come quello del meteo. A volte, Lucifero arriva. Altre volte, fateci caso, arriva poco dopo la “smentita”: ultimo aggiornamento: temporali in arrivo. Lo scopo dei siti meteo è quello di attirare visitatori visto che si fanno pagare le inserzioni pubblicitarie. Titoli allarmistici attirano visitatori. Né più né meno la stessa logica adottata dalla stampa dell’agenda Draghi: La Repubblica, La Stampa, Il Corriere della Sera, Huffington Post, ecc…ecc..
Quale è lo scopo dei cosiddetti giornalisti dei “giornaloni” nonché di autorevoli intellettuali?
Ah…sì..Fermare il pericolo fascista. Ma siamo il paese a cui gran parte degli italiani (non la
Ah…ah…ah….non
si può dire che usi eufemismi! Io quando scrivo i miei post sono decisamente più
“morbida” di Paolo Farinella!
da: https://www.ilfattoquotidiano.it/
Alla fine Mario Draghi, il migliore dei peggiori, si è “suicidato” e, come in un thriller, voleva pure farlo apparire come omicidio, anzi draghicidio, affibbiandone generosamente la colpa al solito Giuseppe Conte, cui era vietato fare il proprio mestiere di capo del suo gruppo ma doveva acconciarsi a fare i comodi degli altri, lasciandosi sventrare. La stampa uniforme, come falange schierata a testuggine, al soldo del capitale ruspante sono un coro a secco monocorde, laudatores draghisti, perché così vogliono i rispettivi padroni. Non parliamo di Mediaset e dei giornali berlusconisti, che di servire il pregiudicato hanno fatto sempre la loro vocazione a lauto libro paga. Incontrando un mio amico, che reputo intelligente, prima ancora di salutarmi mi ha detto: “Hai visto il “tuo” Conte che ha fatto cadere Draghi?”. L’intelligenza a volte non è sufficiente, perché occorre la sapienza dei fatti per mantenere la lucidità dell’analisi logica. Proviamo.
La destra aspira a introdurre il presidenzialismo: un vecchio progetto che mai come stavolta è vicino a realizzarsi
No, stavolta non è soltanto un’elezione. Non si tratta unicamente di votare per un nuovo Parlamento, che poi a sua volta voterà la fiducia a un nuovo esecutivo. Ora la posta in gioco è ben più alta, tocca il cuore stesso dello Stato. Presidenzialismo, ecco la parola. E dunque una Costituzione riscritta dalla testa ai piedi, come promette la destra guidata da Giorgia Meloni, vincitrice annunciata di questa tornata elettorale. Anzi un superpresidenzialismo, giacché nel 2019 Fratelli d’Italia ha raccolto firme nelle piazze attorno a una proposta estrema, secondo la quale il presidente della Repubblica presiede pure il Consiglio dei ministri.
Non che l’idea sia nuova di zecca. In Assemblea costituente ebbe in Piero Calamandrei il più illustre paladino, con lo sguardo puntato sull’America. Non se ne fece nulla, perché i suoi colleghi temevano piuttosto il Sudamerica, avendo fatto esperienza del fascismo. E infatti negli anni successivi i fascisti del Movimento Sociale s’impadronirono di quella bandiera, sulla scia del gollismo che nel frattempo celebrava i suoi trionfi in Francia. Anche se i primi a proporre l’elezione diretta del capo dello Stato non furono i fascisti, bensì i monarchici, nel 1957. Un ossimoro, dato che il re non viene eletto. Ma l’Italia è terra d’assurdi e paradossi: non a caso avevano simpatie monarchiche i nostri due primi presidenti della Repubblica, Enrico De Nicola e Luigi Einaudi.
da: Domani
La campagna elettorale è stata uno dei temi più dibattuti al Climate Social Camp e al meeting dei Fridays for Future di Torino. Il movimento per il clima in Italia è chiamato per la prima volta a confrontarsi con le elezioni politiche. Ma non ci saranno endorsement diretti, perché nessun politico è giudicato credibile
«Il nostro voto ve lo dovete conquistare» diceva il cartello, colorato di rosso, blu e verde, in mano a una ragazza giovanissima. L’età per esprimerlo, quel voto, lei doveva averla appena maturata.
Lo mostrava durante il corteo che il 29 luglio ha chiuso il Climate Social Camp di Torino, l’assemblea di cinque giorni dei movimenti italiani per il clima, costruita intorno al meeting europeo di Fridays for Future.
Nella sua semplicità, quel cartello aveva la funzione di un editoriale politico da un centinaio di righe, perché il voto dei giovani ambientalisti sarà uno dei totem delle prossime elezioni di settembre, una “carta imprevisti” che i partiti possono pescare per rivitalizzare o affossare i propri tentativi di rimonta o rinascita contro la prospettiva di un governo Meloni.
Diversamente
dall’autore di questo articolo, penso che nessun disegno di legge delega
fiscale avrebbe cambiato alcunché data la maggioranza “variopinta” in cui capeggiavano
i due “portatori insani” di evasione fiscale: Lega e F.I (idem Meloni, seppure all’opposizione)
e il PD, il partito che vota qualsiasi cosa voglia Draghi.
È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago e (diversamente dalla parabola evangelica) contemporaneamente un ricco entri nel regno dei cieli che un governo – qualsiasi tipo di governo, inclusi quelli con a capo Draghi – e un Parlamento italiano dispongano norme che prevedono il pignoramento dei conti correnti con modalità e tempi rapidi. Se poi a vincere sarà il centro-destra o il destra-centro o il destra e basta, l’evasione sarà garantita. Del resto siamo la Repubblica fondata sul lavoro nero e l’evasione fiscale.
da: Domani – di Alessandro Santoro economista
Ecco cosa serve per combattere l’evasione fiscale
In cinque anni il tax gap si è ridotto del 4,1 punti per cento grazie agli interventi sull’Iva, ma la riscossione deve diventare molto più efficace
l più importante indicatore dell’evasione in Italia è il tax gap, che è la differenza, calcolata con metodologie condivise a livello internazionale, tra il gettito potenziale delle imposte, dove potenziale significa che si potrebbe raggiungere nell’astratta ipotesi di assenza totale di evasione, e il gettito effettivo.
Secondo il dato ufficiale, pubblicato nella Relazione sull’evasione allegata alla Nadef, il tax gap delle principali imposte (Irpef, Iva, Ires e Irap) nel 2019 ammonta a circa il 18,5 per cento del gettito potenziale, poco meno di 100 miliardi in valore assoluto. Tra il 2014 e il 2019 il tax gap si è ridotto di 4,1 punti percentuali, un calo trainato, in primis, da quello dell’evasione dell’Iva, a sua volta determinato dall’introduzione dello split payment e della fatturazione elettronica.