giovedì 20 giugno 2019

Il salario minimo in giro per l'Europa



Secondo il leader del M5s, Luigi Di Maio, in Portogallo ammonta a 650 euro al mese, in Spagna a 826 euro e nel Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Irlanda e Lussemburgo a mille euro. Abbiamo verificato
l 18 giugno, il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio ha commentato su Facebook il disegno di legge del Movimento 5 stelle per introdurre in Italia una salario minimo orario di 9 euro lordi.

Secondo Di Maio, il salario minimo esiste già in molti Paesi europei: "In Portogallo un lavoratore non può prendere meno di 650 euro al mese, in Spagna non meno di 826 euro, nel Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Irlanda e Lussemburgo un lavoratore non può prendere meno di mille euro al mese".

Ma è davvero così? Abbiamo verificato.

Qual è la proposta del M5s
Il 12 luglio 2018, il M5s ha presentato un disegno di legge a prima firma della senatrice Nunzia Catalfo – presidente della Commissione Lavoro al Senato– dal titolo “Disposizioni per l’istituzione del salario minimo orario”. Al 19 giugno 2019, il testo è in corso di esame in commissione.

Il disegno di legge ha cinque articoli e propone l’introduzione di "una retribuzione com­plessiva proporzionata e sufficiente alla quantità e qualità del lavoro prestato [...] non infe­riore a 9 euro all’ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali".

martedì 18 giugno 2019

Le mani della camorra sul Ponte Morandi




Arrestati un uomo e una donna legati alla Tecnodem, società di Napoli impegnata nella demolizione di ciò che resta della struttura

Le mani della camorra sul Ponte Morandi. O, meglio, su ciò che ne resta e che deve essere demolito. La Direzione investigativa antimafia di Genova ha eseguito, in Liguria e in Campania, due ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Ferdinando Varlese, amministratore di fatto - ritenuto contiguo ad elementi inseriti in organizzazioni camorriste - della Tecnodem srl di Napoli (società già impegnata nella demolizione del ponte Morandi) e di una donna considerata prestanome della stessa società, Consiglia Marigliano.

Perquisizioni e sequestri preventivi, eseguiti con gli arresti, nascono da una indagine, diretta e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo ligure e condotta dalla Dia, che - sulla base dei primi accertamenti di carattere amministrativo - aveva già portato all'emissione a maggio di una interdittiva a carico della azienda che era stata così estromessa da un subappalto di 100 mila euro, relativo appunto alla demolizione del ponte Morandi.

L'esecuzione delle misure cautelari personali e patrimoniali procede d'intesa con la Dda di Napoli. Varlese è stato incarcerato, Marigliano tratta ai domiciliari. I due soggetti, secondo le indagini, sono legati al clan d'Amico del rione Villa, a Napoli. Entrambi sono accusati del reato di intestazione fittizia di beni, aggravato dalla finalità di agevolare l'attività della camorra. 

L’Iran, gli Usa e il nucleare: Trump vuole la guerra (e Salvini è il suo cameriere)


da: https://www.linkiesta.it/it/ - di Alberto Negri

L’annuncio di Teheran dell’imminente superamento dei limiti delle riserve di uranio a basso arricchimento è un grido di aiuto contro lo strangolamento economico di Trump al Paese. Ma l’Europa non risponderà (e a Washington l’Italia ha mandato il peggior rappresentante possibile, Matteo Salvini)

Che cos’è una politica estera dissennata e criminale? Nel caso dell’Iran ne abbiamo un esempio lampante. Qui la maggior parte dei commentatori, che in genere non hanno mai visto una guerra e tanto meno in Medio Oriente, ritiene che non ci sarà un conflitto contro gli ayatollah. Trump si avvia in campagna elettorale - è uno degli argomenti principali - e non gli conviene ritentare la conferma alla Casa Bianca con una guerra in corso. Sono ottimisti e forse sono anche già stati superati dalla realtà.

Quando Trump l’anno scorso si è ritirato dall’accordo sul nucleare firmato nel 2015 dal suo predecessore Obama - decisione presa su spinta di Israele e delle monarchie del Golfo come l’Arabia Saudita - aveva già fatto il primo passo verso un conflitto.

Non solo l’Iran non aveva violato l’accordo ma gli Usa mettevano continuamente sanzioni secondarie verso banche, aziende e Paesi che facevano affari con Teheran: sabotavano l’intesa e impedivano agli altri di attuarla. Se Teheran continua ad avere difficoltà a diventare un Paese “normale” come chiede il segretario di Stato Pompeo è proprio perché gli Usa non vogliono. E lo vogliono ancora meno i loro alleati nella regione perché l’Iran, secondo Paese al mondo per riserve di gas e quarto per quelle petrolifere, può diventare una potenza economica concorrente e attirare capitali e investimenti più di qualunque altro Paese della regione.

La crisi di Morgan è la morte dell’indie


da: https://www.linkiesta.it/it/ - di Hamilton Santià 


Se non trova 200 mila euro in sette giorni Morgan verrà sbattuto fuori di casa. L'ex giudice di X Factor e The Voice è stato lasciato completamente da solo. Gli anni Novanta sono finiti una volta per tutti: ognuno si salva (se riesce) da solo

C’è stato un periodo in cui Marco Castaldi in arte Morgan si sarebbe potuto permettere pressoché qualsiasi cosa e l’avrebbe fatta franca. Erano gli anni Novanta e per una sorta di congiunzione astrale probabilmente irripetibile, la scena alternativa italiana stava iniziando a contare qualcosa. Attenzione: non cedendo anima e corpo ai dettami del mainstream come sta capitando adesso — con il successo di artisti che fanno sostanzialmente pop decisamente commerciale e facile-da-ascoltare e lo spacciano per rivincita degli indie semplicemente perché, a differenza di altri, hanno suonato qualche mese nei locali di provincia davanti a venti persone spacciandola per gavetta — ma con una proposta autenticamente diversa e capace di passare su network commerciali come Mtv e far presa sugli ascoltatori giovani dando loro l’idea che qualcosa stava succedendo. Se Manuel Agnelli è diventato Manuel Agnelli, lo deve anche al fatto che dischi degli Afterhours come Hai Paura del Buio? e Non è per sempre vendevano decine di migliaia di copie. Ad un certo punto i discorsi attorno all’esponenziale percorso di crescita dei Subsonica vertevano sul fatto o meno di provare l’attacco agli stadi dopo aver riempito palazzetti in tutto il paese. E poi i Marlene Kuntz, i Verdena che piazzavano in classifica un pezzo come Valvonauta, gli Üstmamò, gli Scisma, oltre ovviamente ai capofila C.S.I. che con dischi come Linea Gotica e Tabula Rasa Elettrificata riuscivano ad arrivare un po’ ovunque. Una vera e autentica “golden age” fatta di tanto lavoro, tanto sudore, tanti concerti e tanta, tantissima musica. Ma anche un senso di comunità, l’idea di far parte di un circuito più ampio, la sensazione di stare in qualche modo tutti dalla stessa parte a cercare di cambiare le cose.

lunedì 17 giugno 2019

Reddito di cittadinanza, le norme «anti-divano» che non ci sono per controlli e lavori utili



Qualche giorno fa, a Palermo, dieci persone che prendono il reddito di cittadinanza si sono rimboccate le maniche e hanno dato una bella pulita alla piazza davanti all’Oratorio dei Bianchi, nel quartiere della Kalsa. Ricordate i famosi lavori di pubblica utilità, il «volontariato obbligatorio» che dovrebbe fare chi incassa il reddito per ricambiare in qualche modo il sostegno ricevuto? Ecco, non c’entrano nulla. I dieci palermitani che si sono armati di secchi e ramazze si sono mossi senza alcun obbligo, da soli. Volontari punto e basta.

I lavori di pubblica utilità, portati da 8 a 16 ore alla settimana su pressione della Lega, sono una delle cosiddette norme “antidivano”, cioè una delle risposte studiate dal governo per chi attacca la misura bandiera del Movimento 5 Stelle e la considera un sussidio dato per non fare nulla. Ma c’è un ma. Forse prevedibile, comunque rilevante. La norma attuativa con la quale il governo dovrebbe fissare le linee guida che i Comuni dovranno seguire per organizzare tutte queste attività ancora non c’è. Il decretone — la legge che ha istituito il reddito di cittadinanza — dà tempo fino a settembre. Ma l’estate ormai è arrivata, la velocità della politica si prepara a scendere, il governo sembra avere altre priorità, dal negoziato sui conti pubblici con l’Unione europea in giù. E i Comuni sono costretti ad aspettare, senza nemmeno sapere da che parte cominciare.

Qualche città ha provato a fare qualche passo in autonomia, un po’ come i dieci cittadini di Palermo che si sono messi a pulire la loro piazza. È il caso di Torino, Comune