La
sovranità (online) appartiene al popolo
Aumentano
sul web le piattaforma di "democrazia partecipata". L'ultima arriva
questa settimana e sarà, come dice il nome, DeRev, una rivoluzione
di Riccardo
Luna
Se pensate che l'unica soluzione a questo
punto sia una bella rivoluzione, siete fortunati perché sta per debuttare la
prima e unica piattaforma web al mondo pensata per farla davvero, la
rivoluzione. Si chiama DeRev, diminutivo di De Revolutione. E per quanto l'idea
possa sembrarvi stravagante, bizzarra, presuntuosa, ci sono almeno due motivi
per prenderla sul serio. Il primo sono i soldi. Lo scorso 8 agosto questa
piccola startup campana ha chiuso uno dei più importanti round di finanziamento
che si ricordi in Italia: un milione e 250mila euro, in gran parte versati dal
fondo Vertis, ma piccole quote le hanno impegnate anche alcuni dei nomi noti
del Web nostrano. Il secondo motivo è il fondatore. Si chiama Roberto Esposito,
ha 27 anni e la metà della sua vita l'ha passata a collezionare record su
Internet: a tredici ha fondato crashdown.it, un portale sulle serie tv; a
quattordici era già una firma di Hacker Journal; prima dei diciotto aveva al
suo attivo un corto demenziale e un paio di album musicali autoprodotti
"molto goliardici". Quando in Parlamento è arrivata in discussione la
legge antibavaglio, in una notte ha trasformato crashdown.it in un blog di
resistenza umana "che faceva 200mila utenti unici al giorno, infatti l'ho
venduto per ventimila euro".
È stato allora che Esposito ha capito che quello che manca al Web è uno strumento
che consenta di costruire la partecipazione per far emergere le buone
idee. De Revolutione appunto. Una piattaforma dove presentare la propria causa,
cercare sostenitori, raccogliere finanziamenti, fare comizi dal vivo e tutto
quello che vi viene in mente. Solo che per farsi prendere sul serio dagli
investitori gli serviva una dimostrazione di forza: entrare nel Guinness dei
primati. Prese di mira il record mondiale di commenti a un singolo post su
Facebook: erano 290mila. In due mesi e mezzo "io, il piccolo blogger nato
a Vallo della Lucania, sono arrivato a 560mila!". Perché? "Per far
vedere di cosa ero capace senza un soldo e poter dire: se investite in DeRev
vedrete cosa farò".
Ora ci siamo, DeRev è in rampa di lancio. In settimana debutta. E non è un
fiore isolato ma fa parte di quel larghissimo movimento mondiale che cerca una
terza via fra la democrazia rappresentativa, che mostra qualche segno di
affaticamento, e la democrazia diretta, che non ha mai funzionato. È la
democrazia partecipativa. Vuol dire che in rete ci si informa, si discute, si
partecipa. In modo sistematico affinché le decisioni finali siano migliori.
Condivise, informate, trasparenti. Il più clamoroso successo su questo terreno
è di qualche giorno fa. Il 21 ottobre gli islandesi hanno approvato la prima
costituzione in crowdsourcing, ovvero redatta con il contributo di tutta la
popolazione attraverso i social network: Facebook per discutere, Twitter per
informarsi. È andata così: il Parlamento, per recuperare credibilità dopo la
bancarotta finanziaria del gennaio 2009, ha nominato venticinque cittadini che
per quasi due anni hanno ricevuto sedicimila proposte e commenti (gli islandesi
sono 300mila). Ci sono state quindici versioni e alla fine il testo è stato
sottoposto a referendum. L'approvazione adesso spetta al Parlamento, ma dopo un
processo simile è escluso un colpo di scena. La prima
"wiki-costituzione" al mondo inizia così: "Noi, popolo d'Islanda,
vogliamo creare una società giusta con uguali opportunità per tutti".
Se l'Islanda è la best practice, esperimenti di questo tipo sono sempre più
frequenti. I precursori forse sono stati i brasiliani di Porto Alegre che sette
anni fa hanno dato vita al cosiddetto "bilancio partecipativo", un
sistema attraverso il quale i cittadini sono invitati a esprimersi su come
spendere le risorse pubbliche. Sempre in Brasile, in Russia e ultimamente
persino nelle Filippine, si registrano casi di leggi fatte con il concorso
diretto del popolo: "Quando il popolo può partecipare abbiamo leggi
migliori e anche cittadini migliori", secondo il senatore filippino
Teofisto Guingona, promotore del "Crowdsourcing Act".
Ma chi ha fatto della democrazia partecipativa un metodo sviluppando
addirittura una piattaforma apposita è il partito pirata tedesco. A loro si
deve la nascita di Liquid Feedback, uno strumento che favorisce non tanto il
dibattito, ma la competizione di idee al fine di prendere decisioni. Gli stessi
"pirati" però non enfatizzano il ruolo di Liquid Feedback che è dai
più considerato un esperimento, al pari di Adhocracy, la piattaforma web usata
dal partito socialdemocratico e dal Parlamento federale per alcuni temi.
Intanto Liquid Feedback è arrivata in Italia. Da mesi si dice che l'abbia
adottata il Movimento 5 stelle, sicuramente la sta utilizzando Michele Santoro
per il programma tv Servizio Pubblico. Sotto la guida di un "pirata"
svizzero, Carlo Brancati, in un paio di settimane è stato superato il traguardo
dei cinquemila iscritti. Proposte? Tante, ma piuttosto confuse per ora. Il
meccanismo non è ancora chiaro e c'è il rischio, dice lo stesso Brancati, che
in rete viga una sorta di "dittatura degli attivi", ovvero vince chi
sta più tempo connesso a ribattere su ogni punto, non chi ha le idee migliori:
"Stiamo lavorando per farla funzionare".
In questo scenario "liquido", DeRev arriva al momento giusto. È
facile, è coinvolgente, è utile. Pare che i candidati alla primarie del Pd
abbiano già prenotato spazi per fare comizi dal vivo di cinque minuti via Web.
È così per Nicola Zingaretti per la corsa alla Regione Lazio e anche l'ex
ministro Giulio Tremonti, scottato dalla recente esperienza come blogger dove i
primi post sono stati travolti da commenti negativi, sarebbe tentato dalla
"rivoluzione". Ma quelli su cui punta davvero Roberto Esposito ancora
non li conosce nemmeno lui. Sono gli outsider: cittadini con una grande idea e
tanta voglia di cambiare le cose. "Se tutto va bene, in sei mesi avremo
dei nuovi leader".
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