martedì 6 novembre 2012

Le esternazioni di Grillo sui talk, l’azione e reazione degli opinionisti della stampa


Prima ha “bacchettato” Favia poi, in maniera perfettamente maschilista, quindi da coglione, Grillo ha “censurato” Federica Salsi.
Ciò non mi stupisce e s’inserisce in quel quadro di caratteristiche ed effetti di cui scrissi in un post a settembre.

Le ultime vicende non fanno che confermare alcune osservazioni. 
Non esiste un’aggregazione più disomogenea di quella che nasce e vive nel web. In generale. In qualunque forum o social network. Che “discuta” (?!) di politica o tv o altro.
Nella fattispecie del Movimento 5 Stelle è inevitabile che tale disomogeneità, che esiste anche nei partiti tradizionali quali Pd e Pdl, ma in misura minore e con ben altre sfaccettature mentali e comportamentali, arrivi a creare divisioni “intense”. Tanto più per le aggregazioni che nascono nel web, cioè tra persone che se anche le raduni, non le conosci. Ma le devi “coordinare”. E da qui, nasce il problema.

Ciò che colpisce in queste vicende di Grillo e alcuni aggregati è che, mai come in questo caso, delle ragioni producono il torto. Il che è doppiamente ridicolo.



Beppe Grillo, che è un affabulatore e un mentitore, se volete, con buone intenzioni, ha ragione nel sostenere che è meglio girare al largo dalla tv. Bisogna essere abili comunicatori. Non solo. Bisogna governare lo strumento, non farsene catturare pensando che si possa tranquillamente andare in un talk show e non essere usati e manipolati.
Siamo in Italia. Siamo alla tv italiana. Non si tratta di andare a dire ciò che si pensa (il mondo dei sogni), ma sapere cosa dire rispetto a ciò che si pensa e capire dove gli altri ti vogliono portare. Seguirli se ti fa gioco, o cambiare gioco. Il dire ciò che si pensa nel modo che si preferisce è privilegio di pochi. Che hanno appeal e autorevolezza o capacità di imbonire catturando i neuroni (normalmente, mononeuroni).

I Favia e Salsi non mi pare abbiano queste caratteristiche. Né loro, né presumibilmente, il 99% degli attivisti del M5S le posseggono. 
La soluzione di Grillo – che non ha il dominio della conoscenza e del controllo degli aggregati ma conosce la tv e la politica come pochi – è quella di vietare l’accesso in tv agli attivisti del M5S. Ridicolo? Certo. Ma altrettanto ridicolo è non rendersi conto che non funziona come Favia e Salsi pensano. Se sono in buona fede. Sempre che il motivo per cui partecipano ai talk non sia l’impellente desiderio di celebrità (umanamente comprensibile), ma la volontà di esprimere un pensiero e arrivare a chi, magari, il web lo frequenta pochissimo.
Ma ciò che è più ridicolo è il modo “cruento” con il quale Grillo agisce e reagisce nei loro confronti pur avendo concettualmente ragione.
Ma vi è forse un modo diverso di agire e reagire? Certo. Ma quel modo non attiene alle aggregazioni disomogenee, bensì a gruppi tendenzialmente più omogenei o, per meglio dire, dove gli aggregati riconoscono una struttura e una figura di coordinamento imposta o accettata per condivisione ideologica.

A Beppe Grillo non resta – se vuole “salvare le apparenze” (ma dubito che gliene freghi qualcosa) – che trovare tra i suoi attivisti chi abbia le caratteristiche per gestire lo strumento tv-politica. Rara specie da trovare tra i commentatori o seguaci via web ritrovatosi nel M5S.
E, comunque, se trovasse quella “specie eletta” (che gli servirebbe per consolidare il consenso e per segnare un’altra diversità culturale e di contenuto politico) dovrebbe “farla accettare” ai Favia e Salsi e agli altri che stanno scalpitando ai box del talk.
Impresa dura. Che richiede tempo. E, nel frattempo, il Movimento 5 Stelle potrebbe erodersi..

Detto quanto sopra, la reazione dei certi autorevoli (?!) opinionisti della carta stampata alle vicende di Grillo e del M5S risponde all’”esigenza” di allontanare quanto più possibile l’attrazione degli anti-berlusconiani per “convogliarli” su Bersani e Renzi.
Dobbiamo avere comprensione per loro…


Hanno passato anni di “super lavoro” a causa di Silvio Berlusconi. Anziché tirare a campare con qualche articolo giornaliero o settimanale, di quelli che richiedono poco sforzo e non danno contributi significativi di analisi, hanno dovuto sobbarcarsi momento per momento le azioni e le dichiarazioni di Silvio Berlusconi senza riuscire comunque – in primis ‘la Repubblica’ – a farlo fuori politicamente. Erano quasi stremati quando, in loro soccorso, sono arrivati i Mercati. Per meglio dire: i Mercati, la Merkel, Giorgio Napolitano.
A spazzare via Berlusconi ci hanno, sostanzialmente, pensato i Mercati. Quegli stessi che lo avevano sostenuto anche quando era ormai evidente il suo stato psichico.

Questa autorevoli opinionisti meritano un periodo di relax.
Quindi, devono essere “ristabiliti gli equilibri”: la classe politica tradizionale, quella che nell’ultimo ventennio ci ha messo nella merda, deve riprendersi la prima pagina – ovviamente non per scandali e inchieste - e loro, con questa classe politica, ritorneranno a contare e pesare nel “dibattito politico”.
Sono più ridicoli di Beppe Grillo. Perché il marcio non si ricicla. Va estirpato. E sostituito con nuova linfa. E non esiste una nuova linfa politica se non hai un modello culturale-politico che metta il tuo essere, il tuo operato al servizio degli altri. Il pareggio di bilancio (il dogma di fede dei tecnici) e i piegamenti alle varie lobby unite all’incapacità di gestire i beni pubblici (il dogma di fede della classe politica dei morti viventi) non sono il modello culturale politico per una nuova stagione sociale.
E una stampa che non è indipendente e, conseguentemente, non informa, che non conosce né capisce in anticipo il pensiero, le reazioni, le esigenze del paese reale, non serve a nulla. E non conta nulla. Soprattutto nell’era del web.

La specie di cui sopra, però, dovrebbe trovarsi in un periodo allegro. Ad ogni esternazione Beppe Grillo dovrebbe perdere consenso. Sennonchè…
I sondaggi che alcuni quotidiani si guardano bene dal pubblicare, dicono che Grillo cresce. Nonostante il suo despotismo. Perché c’è un fenomeno sul quale la stampa professionista (?!) e la classe politica dei morti viventi nulla può fare. Il fenomeno attiene al comportamento mentale e, conseguentemente elettorale, di molti italiani.
Il paese reale è talmente stufo, disgustato e incazzato che non sta certo a interessarsi e preoccuparsi dei metodi di Grillo. Che non incidono su certe scelte. Se non marginalmente.
Il paese reale se ne fotte – mediamente – dell’opinione di autorevoli giornalisti e vuole vedere spazzata via – senza muoversi da casa, al massimo commentando sul web (di questo “vezzo” ci sarebbe da discutere) – la classe politica che ha realizzato il ladrocinio di Stato.
Una parte degli italiani, quelli meno “emotivi” e più razionali non apprezza certamente la “metodologia” Grillo ma pensa, come successe ad altri ai tempi del “fulgore” leghista, che tra le persone del Movimento 5 stelle ci potrebbero essere potenziali amministratori o delegati capaci. Ed è questo che prevale su ogni altra cosa.
Che ne dicano e scrivano gli autorevoli opinionisti della carta stampata, tra i quali militano come più incapaci a  comprendere le logiche e meccanismi del web i sinistrorsi.
Del resto, sono passati parecchi anni da quando scrivevo (blog su precedenti piattaforme) del modello culturale del berlusconismo fatto attraverso le tv di Berlusconi. Neppure Santoro ne trattava. Neppure lui aveva colto. Tanto meno la carta stampata.
Da due anni a questa parte è aumentata la percezione del concetto. Persino alcuni blog che trattano solo di tv hanno colto e trattato l’aspetto.
Questo per dire che se stai su questo strumento che è internet, senza particolari sforzi o abbondanza di neuroni comprendi alcune cosucce sia verso gli internauti, sia verso tv e stampa.

Per tornare agli autorevoli opinionisti della carta stampata e del loro modo di trattare Grillo e il Movimento 5 Stelle….
I quotidiani che vanno da Repubblica, Corriere, Stampa, per citare i non berlusconiani con più o meno sfumature, stanno cercando di convincere (chi? se li leggono in pochissimi e tra i pochissimi c’è la classe politica dei morti viventi) che Grillo è una macchietta, un desposta, e rappresenta come Berlusconi il pericolo di un “uomo solo al comando”. Il che, è apparentemente vero. Ma lo è sostanzialmente?
Non sarà che certa stampa ha il timore che dietro al comico Grillo ci possa essere gente onesta e capace – non necessariamente quella che abbiamo visto finora in tv – e che se questa gente arrivasse a certe poltrone, vedrebbero perdere la posizione di opinionisti referenziali e autoreferenziali.
Se anche solo pochi tra gli aggregati al Movimento 5 Stelle dimostrassero qualcosa di concretamente diverso dalla media della classe politica italiana, le “penne autorevoli” di Repubblica, Stampa e Corriere della Sera sarebbero in posizione subalterna. Il gioco lo condurrebbero questi aggregati. Che non si farebbero trovare. Che non scenderebbero sul loro campo ma giocherebbero la partita altrove. Capite che sono cazzi. Per gli opinionisti della carta stampata e per i conduttori di talk televisivi.

Ma, gli autorevoli opinionisti (tra questi anche Merlo, di cui ho riportato un articolo) non abbiano timore. Se Beppe Grillo non trova la “specie eletta”, quella in grado di gestire tutti i mezzi di comunicazione - perché non si vive e sopravvive solo di web – anche in presenza di attivisti del M5S capaci di amministrare e rappresentare la delega ricevuta, continueranno ad occupare un posto nel “dibattito” politico.
Pardon: nel dibattito tra analisti (?!) e classe politica dei morti viventi.

Questo è lo scenario. E Grillo è così idiota da esprimersi in modo brutale nei confronti di alcuni aggregati,  sapendo che la stampa di regime gli dà addosso. E’ talmente ridicolo che sembra fatto…ad “arte...

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