Prima ha “bacchettato” Favia poi, in maniera perfettamente maschilista, quindi da coglione, Grillo ha “censurato” Federica Salsi.
Ciò non mi stupisce e s’inserisce in quel
quadro di caratteristiche ed effetti di cui scrissi in un post a settembre.
Le ultime vicende non fanno che confermare
alcune osservazioni.
Non esiste un’aggregazione più disomogenea di quella che nasce e vive nel web. In generale. In qualunque forum o social network. Che “discuta” (?!) di politica o tv o altro.
Non esiste un’aggregazione più disomogenea di quella che nasce e vive nel web. In generale. In qualunque forum o social network. Che “discuta” (?!) di politica o tv o altro.
Nella fattispecie del Movimento 5 Stelle è inevitabile
che tale disomogeneità, che esiste anche nei partiti tradizionali quali Pd e
Pdl, ma in misura minore e con ben altre sfaccettature mentali e comportamentali,
arrivi a creare divisioni “intense”. Tanto più per le aggregazioni che nascono
nel web, cioè tra persone che se anche le raduni, non le conosci. Ma le devi
“coordinare”. E da qui, nasce il problema.
Ciò che colpisce in queste vicende di Grillo
e alcuni aggregati è che, mai come in questo caso, delle ragioni producono il
torto. Il che è doppiamente ridicolo.
Beppe Grillo, che è un affabulatore e un
mentitore, se volete, con buone intenzioni, ha ragione nel sostenere che è meglio girare al largo dalla tv. Bisogna essere abili comunicatori. Non solo. Bisogna governare lo
strumento, non farsene catturare pensando che si possa tranquillamente andare
in un talk show e non essere usati e manipolati.
Siamo in Italia. Siamo alla tv italiana. Non
si tratta di andare a dire ciò che si pensa (il mondo dei sogni), ma sapere
cosa dire rispetto a ciò che si pensa e capire dove gli altri ti vogliono
portare. Seguirli se ti fa gioco, o cambiare gioco. Il dire ciò che si pensa
nel modo che si preferisce è privilegio di pochi. Che hanno appeal e autorevolezza
o capacità di imbonire catturando i neuroni (normalmente, mononeuroni).
La soluzione di Grillo – che non ha il dominio della conoscenza e del controllo degli aggregati ma conosce la tv e la politica come pochi – è quella di vietare l’accesso in tv agli attivisti del M5S. Ridicolo? Certo. Ma altrettanto ridicolo è non rendersi conto che non funziona come Favia e Salsi pensano. Se sono in buona fede. Sempre che il motivo per cui partecipano ai talk non sia l’impellente desiderio di celebrità (umanamente comprensibile), ma la volontà di esprimere un pensiero e arrivare a chi, magari, il web lo frequenta pochissimo.
Ma ciò che è più ridicolo è il modo
“cruento” con il quale Grillo agisce e reagisce nei loro confronti pur avendo
concettualmente ragione.
Ma vi è forse un modo diverso di agire e
reagire? Certo. Ma quel modo non attiene alle aggregazioni disomogenee, bensì a
gruppi tendenzialmente più omogenei o, per meglio dire, dove gli aggregati
riconoscono una struttura e una figura di coordinamento imposta o accettata per
condivisione ideologica.
A Beppe Grillo non resta – se vuole “salvare
le apparenze” (ma dubito che gliene freghi qualcosa) – che trovare tra i suoi
attivisti chi abbia le caratteristiche per gestire lo strumento tv-politica. Rara
specie da trovare tra i commentatori o seguaci via web ritrovatosi nel M5S.
E, comunque, se trovasse quella “specie
eletta” (che gli servirebbe per consolidare il consenso e per segnare un’altra
diversità culturale e di contenuto politico) dovrebbe “farla accettare” ai
Favia e Salsi e agli altri che stanno scalpitando ai box del talk.
Impresa dura. Che richiede tempo. E, nel
frattempo, il Movimento 5 Stelle potrebbe erodersi..
Detto quanto sopra, la reazione dei certi autorevoli
(?!) opinionisti della carta stampata alle vicende di Grillo e del M5S risponde
all’”esigenza” di allontanare quanto più possibile l’attrazione degli
anti-berlusconiani per “convogliarli” su Bersani e Renzi.
Dobbiamo avere comprensione per loro…
Hanno passato anni di “super lavoro” a causa di Silvio Berlusconi. Anziché tirare a campare con qualche articolo giornaliero o settimanale, di quelli che richiedono poco sforzo e non danno contributi significativi di analisi, hanno dovuto sobbarcarsi momento per momento le azioni e le dichiarazioni di Silvio Berlusconi senza riuscire comunque – in primis ‘la Repubblica’ – a farlo fuori politicamente. Erano quasi stremati quando, in loro soccorso, sono arrivati i Mercati. Per meglio dire: i Mercati, la Merkel, Giorgio Napolitano.
A spazzare via Berlusconi ci hanno,
sostanzialmente, pensato i Mercati. Quegli stessi che lo avevano sostenuto
anche quando era ormai evidente il suo stato psichico.
Questa autorevoli opinionisti meritano un
periodo di relax.
Quindi, devono essere “ristabiliti gli
equilibri”: la classe politica tradizionale, quella che nell’ultimo ventennio
ci ha messo nella merda, deve riprendersi la prima pagina – ovviamente non per
scandali e inchieste - e loro, con questa classe politica, ritorneranno a
contare e pesare nel “dibattito politico”.
Sono più ridicoli di Beppe Grillo. Perché il
marcio non si ricicla. Va estirpato. E sostituito con nuova linfa. E non esiste
una nuova linfa politica se non hai un modello culturale-politico che metta il
tuo essere, il tuo operato al servizio degli altri. Il pareggio di bilancio (il
dogma di fede dei tecnici) e i piegamenti alle varie lobby unite all’incapacità
di gestire i beni pubblici (il dogma di fede della classe politica dei morti
viventi) non sono il modello culturale politico per una nuova stagione sociale.
E una stampa che non è indipendente e,
conseguentemente, non informa, che non conosce né capisce in anticipo il
pensiero, le reazioni, le esigenze del paese reale, non serve a nulla. E non
conta nulla. Soprattutto nell’era del web.
La specie di cui sopra, però, dovrebbe trovarsi
in un periodo allegro. Ad ogni esternazione Beppe Grillo dovrebbe perdere
consenso. Sennonchè…
I sondaggi che alcuni quotidiani si
guardano bene dal pubblicare, dicono che Grillo cresce. Nonostante il suo
despotismo. Perché c’è un fenomeno sul quale la stampa professionista (?!) e la
classe politica dei morti viventi nulla può fare. Il fenomeno attiene al
comportamento mentale e, conseguentemente elettorale, di molti italiani.
Il paese reale è talmente stufo, disgustato
e incazzato che non sta certo a interessarsi e preoccuparsi dei metodi di
Grillo. Che non incidono su certe scelte. Se non marginalmente.
Il paese reale se ne fotte – mediamente –
dell’opinione di autorevoli giornalisti e vuole vedere spazzata via – senza muoversi
da casa, al massimo commentando sul web (di questo “vezzo” ci sarebbe da
discutere) – la classe politica che ha realizzato il ladrocinio di Stato.
Una parte degli italiani, quelli meno
“emotivi” e più razionali non apprezza certamente la “metodologia” Grillo ma
pensa, come successe ad altri ai tempi del “fulgore” leghista, che tra le
persone del Movimento 5 stelle ci potrebbero essere potenziali amministratori o
delegati capaci. Ed è questo che prevale su ogni altra cosa.
Che ne dicano e scrivano gli autorevoli
opinionisti della carta stampata, tra i quali militano come più incapaci a comprendere le logiche e meccanismi del web i sinistrorsi.
Del resto, sono passati parecchi anni da
quando scrivevo (blog su precedenti piattaforme) del modello culturale del
berlusconismo fatto attraverso le tv di Berlusconi. Neppure Santoro ne
trattava. Neppure lui aveva colto. Tanto meno la carta stampata.
Da due anni a questa parte è aumentata la
percezione del concetto. Persino alcuni blog che trattano solo di tv hanno
colto e trattato l’aspetto.
Questo per dire che se stai su questo
strumento che è internet, senza particolari sforzi o abbondanza di neuroni
comprendi alcune cosucce sia verso gli internauti, sia verso tv e stampa.
Per tornare agli autorevoli opinionisti
della carta stampata e del loro modo di trattare Grillo e il Movimento 5 Stelle….
I quotidiani che vanno da Repubblica, Corriere, Stampa, per
citare i non berlusconiani con più o meno sfumature, stanno cercando di convincere
(chi? se li leggono in pochissimi e tra i pochissimi c’è la classe politica dei
morti viventi) che Grillo è una macchietta, un desposta, e rappresenta come
Berlusconi il pericolo di un “uomo solo al comando”. Il che, è apparentemente
vero. Ma lo è sostanzialmente?
Non sarà che certa stampa ha il timore che
dietro al comico Grillo ci possa essere gente onesta e capace – non
necessariamente quella che abbiamo visto finora in tv – e che se questa gente
arrivasse a certe poltrone, vedrebbero perdere la posizione di opinionisti
referenziali e autoreferenziali.
Se anche solo pochi tra gli aggregati al
Movimento 5 Stelle dimostrassero qualcosa di concretamente diverso dalla media
della classe politica italiana, le “penne autorevoli” di Repubblica, Stampa e Corriere della Sera sarebbero in
posizione subalterna. Il gioco lo condurrebbero questi aggregati. Che non si farebbero
trovare. Che non scenderebbero sul loro campo ma giocherebbero la partita
altrove. Capite che sono cazzi. Per gli opinionisti della carta stampata e per
i conduttori di talk televisivi.
Ma, gli autorevoli opinionisti (tra questi
anche Merlo, di cui ho riportato un articolo) non abbiano timore. Se Beppe
Grillo non trova la “specie eletta”, quella in grado di gestire tutti i mezzi
di comunicazione - perché non si vive e sopravvive solo di web – anche in
presenza di attivisti del M5S capaci di amministrare e rappresentare la delega
ricevuta, continueranno ad occupare un posto nel “dibattito” politico.
Pardon: nel dibattito tra analisti (?!) e
classe politica dei morti viventi.
Questo è lo scenario. E Grillo è così
idiota da esprimersi in modo brutale nei confronti di alcuni aggregati, sapendo che la stampa di regime gli dà
addosso. E’ talmente ridicolo che sembra fatto…ad “arte...
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