martedì 6 novembre 2012

Negramaro: dieci anni di musica e mai in un talent show


da: Corriere della Sera

I Negramaro viaggiano nel passato «E rifiutiamo i talent»
Sangiorgi: Quei giovani cantanti sono bravi ma tutti uguali, impostati al «rigor mortis»
di Andrea Laffranchi

Sotto le volte di una masseria del Quattrocento si consuma il viaggio nel passato dei Negramaro. Giuliano Sangiorgi, Lele Spedicato, Andrea Mariano, Andrea «Pupillo» De Rocco, Ermanno Carlà e Danilo Tasco, ripercorrono dieci anni di carriera raccolti in «Una storia semplice», doppio cd con sei inediti. «È un best ma il meglio deve ancora arrivare. Il titolo ricorda la nostra storia e il modo in cui una canzone arriva, semplice, anche se quello che c'è prima è complesso», annuncia Sangiorgi, voce della band salentina. Per raccontare quella complessità i Negramaro hanno aperto le porte della loro sala prove a corriere.it : fino a questa sera sarà online un'ora di emozioni, impatto elettrico e riletture acustiche davanti al camino.
Dieci anni di musica, quasi coetanei dei talent. «Emma, Mengoni e Amoroso sono grandi talenti, ma quello che ci unì fu la voglia di suonare insieme e andare oltre la musica - precisa il cantante -. Sembra un atteggiamento da hippies, ma purtroppo è sparito. Oggi i genitori iscrivono i figli a lezione di canto per mandarli ai talent. Sono tutti più bravi di me, ma tutti uguali, impostati al rigor mortis . Saremo dinosauri anacronistici ma non andremo mai ospiti di "X Factor" o "Amici"». I loro coetanei fuori dalla musica, choosy o non choosy per dirla con la Fornero, fanno fatica: «Sono anni di m... Cantare la crisi è più facile che raccontarla a parole e lo abbiamo fatto in passato - aggiunge -. I pezzi nuovi guardano alla speranza, più umana che politica. Da 30enne spero ancora, e stare in bilico è meglio che cadere».

Nel 2005, pochi mesi prima di esplodere, arrivarono a Sanremo e non andò bene. Non li vedremo nel 2013. Non gli basta la presenza dell'amico Mauro Pagani come garante. Quest'anno il loro l'obiettivo è un altro: il ritorno a S. Siro che li consacrò nel 2007. «Non snobbiamo il festival, ma non crediamo nella competizione - precisa Giuliano -. Ci andammo dopo un percorso underground, di libertà e indipendenza ma mostrandoci col nostro vestito. Le multinazionali spesso sono sinonimo di schifezza. Abbiamo scelto Sugar perché è una fortuna parlare di arte con altri artisti».
Arriva il ricordo dei primi passi. Andrea che invita Giuliano a cantare a una festa, i primi concerti da spalla a Verdena e Afterhours senza un nome, Ermanno che lancia l'idea di chiamarsi Negramaro, il vino prodotto dallo zio nella cantina dove provano ma con una «o» in meno. Ancora insieme. Con qualche lite, ma senza progetti solisti: «Abbiamo un milione di fan su Facebook. Se fossimo da soli, messi assieme arriveremmo a 120 mila. Chi crede nei Negramaro crede in un sogno». 

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