da: Corriere della Sera
I
Negramaro viaggiano nel passato «E rifiutiamo i talent»
Sangiorgi:
Quei giovani cantanti sono bravi ma tutti uguali, impostati al «rigor mortis»
di Andrea
Laffranchi
Sotto le volte di una masseria del
Quattrocento si consuma il viaggio nel passato dei Negramaro. Giuliano
Sangiorgi, Lele Spedicato, Andrea Mariano, Andrea «Pupillo» De Rocco, Ermanno
Carlà e Danilo Tasco, ripercorrono dieci
anni di carriera raccolti in «Una
storia semplice», doppio cd con sei
inediti. «È un best ma il meglio deve ancora arrivare. Il titolo ricorda la
nostra storia e il modo in cui una canzone arriva, semplice, anche se quello
che c'è prima è complesso», annuncia Sangiorgi, voce della band salentina. Per
raccontare quella complessità i Negramaro hanno aperto le porte della loro sala
prove a corriere.it : fino a questa sera sarà online un'ora di emozioni,
impatto elettrico e riletture acustiche davanti al camino.
Dieci anni di musica, quasi coetanei dei
talent. «Emma, Mengoni e Amoroso
sono grandi talenti, ma quello che ci
unì fu la voglia di suonare insieme e andare oltre la musica - precisa il
cantante -. Sembra un atteggiamento da hippies, ma purtroppo è sparito. Oggi i genitori iscrivono i figli a lezione di
canto per mandarli ai talent. Sono tutti più bravi di me, ma tutti uguali,
impostati al rigor mortis . Saremo dinosauri anacronistici ma non andremo mai ospiti di "X
Factor" o "Amici"». I loro coetanei fuori dalla musica,
choosy o non choosy per dirla con la Fornero, fanno fatica: «Sono anni di m...
Cantare la crisi è più facile che raccontarla a parole e lo abbiamo fatto in
passato - aggiunge -. I pezzi nuovi guardano alla speranza, più umana che
politica. Da 30enne spero ancora, e stare in bilico è meglio che cadere».
Nel 2005, pochi mesi prima di esplodere,
arrivarono a Sanremo e non andò bene. Non li vedremo nel 2013. Non gli basta la
presenza dell'amico Mauro Pagani come garante. Quest'anno il loro l'obiettivo è
un altro: il ritorno a S. Siro che li consacrò nel 2007. «Non snobbiamo il
festival, ma non crediamo nella competizione - precisa Giuliano -. Ci andammo
dopo un percorso underground, di libertà e indipendenza ma mostrandoci col
nostro vestito. Le multinazionali spesso sono sinonimo di schifezza. Abbiamo
scelto Sugar perché è una fortuna parlare di arte con altri artisti».
Arriva il ricordo dei primi passi. Andrea
che invita Giuliano a cantare a una festa, i primi concerti da spalla a Verdena
e Afterhours senza un nome, Ermanno che lancia l'idea di chiamarsi Negramaro,
il vino prodotto dallo zio nella cantina dove provano ma con una «o» in meno.
Ancora insieme. Con qualche lite, ma senza progetti solisti: «Abbiamo un
milione di fan su Facebook. Se fossimo da soli, messi assieme arriveremmo a 120
mila. Chi crede nei Negramaro crede in un sogno».
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