Mannaggia a te Tancredi. Non avevo proprio bisogno di un tormentone estivo. E, tra l'altro, la Rettore non mi ha mai interessato. Ma ho aggiunto questo brano alla mia playlist.
Pensieri su ciò che ci circonda. Media, politica, attualità, libri, film e quant’altro.
Mannaggia a te Tancredi. Non avevo proprio bisogno di un tormentone estivo. E, tra l'altro, la Rettore non mi ha mai interessato. Ma ho aggiunto questo brano alla mia playlist.
da: https://www.emergency.it/blog/
Tetyana e suo figlio Misha sono arrivati in Moldavia a marzo, da Odessa. Da quella regione proviene il 40% dei pazienti del Politruck, il nostro ambulatorio mobile che a Balti sta offrendo assistenza alle persone in fuga dal conflitto in Ucraina. Sono venuti da noi perché il bambino aveva una congiuntivite. Oltre alle cure, sul Politruck Misha ha trovato tante “zie” - come le chiama lui - che “lo hanno accolto con molto calore” ci racconta Tetyana. Come tante
Costituirebbe certamente una svolta epocale se accettassimo di comprendere la vulnerabilità dell’umanità nella sua specificità. Renderebbe una società civile all’altezza delle condizioni-limite delle diverse e più specifiche vulnerabilità delle storie di vita. Nel pensiero classico aleggiava la peculiarità della società umana nella sua specificità. Aristotele, per fare un solo esempio, distingueva il «pascolare insieme», proprio della mandria degli animali, dal «vivere insieme» (nel senso dell’amicizia) proprio invece dei cittadini della polis. Nel caso degli animali il fattore aggregativo – del tutto estrinseco ad essi – è offerto dal pascolo, che precede il branco e in una certa misura lo costituisce tale, nell’amicizia politica è in primo piano la relazione di reciprocità che precede e istituisce la polis. Si potrebbe anche dire che la mandria esemplifica il paradigma competitivo, fondato sul principio della sottrazione vicendevole dei beni esterni, a differenza della reciprocità cooperativa propria della vita politica, fondata su un principio partecipativo, secondo il quale il bene stesso coincide con la relazione.
Nella lezione cristiana la convivenza umana, che diventa capace di rispetto e di protezione della dignità della creatura spirituale, porta intelligenza e ordine – non ostilità e caos – nella natura creata. Non si tratta di «adorare» la natura creata da Dio, si tratta di «onorare» la creazione divina della natura. Il vero «signore» è quello che sa dosare la forza, non quello che la impiega senza amore e senza limiti. Il Vangelo del regno di Dio, infine, annunciato da Gesù – ossia il mondo in cui Dio è felice di abitare con gli uomini e le donne ed essi vengono
da: https://www.tag43.it/ - di Stefano Grazioli
Embargo sì, embargo no. Petrolio si, gas no. Non c‘era bisogno della guerra energetica tra Russia e Occidente, nata dalla costola di quella vera in Ucraina, per capire che l‘Unione Europea è disunita. Nonostante le belle parole di unità sventolate a ogni piè sospinto dalla presidente della Commissione Ursula Von der Leyen, ogni Paese membro fa in realtà un po‘ come gli pare.
Perché il taglio europeo dell’import russo non colpisce Putin
In primo luogo la riduzione dell‘import del petrolio russo entro la fine dell‘anno è una barzelletta che ha fatto ridere Vladimir Putin, pronto a sostituire subito l‘export verso l‘Europa con quello verso India e Cina, oltre al fatto che la risalita dei prezzi, cominciata tra la fine della pandemia e l’inizio del conflitto, permette a Mosca di incassare di più esportando di meno. In secondo luogo la questione del gas è completamente irrisolta, a Bruxelles nessuno ha trovato il bandolo della matassa e nelle capitali europee ciascuno va per la propria strada, Italia e Germania in primis, facendo dormire sonni tranquilli, da questo punto di vista, al Cremlino.
L’essere umano è anch’esso costitutivamente vulnerabile e lo è in modo specifico, non soltanto biologicamente o psicologicamente: è intellettualmente e moralmente vulnerabile, nella sua natura più propria e più intima. Questa vulnerabilità, naturalmente, si fa sempre strada attraverso la mortificazione del corpo e della psiche. Tuttavia, essa mostra sempre, negli esseri umani, i tratti della sua correlazione con il bisogno di un riconoscimento intenzionale e di un apprezzamento personale che oltrepassano la fragilità e il limite psico-fisico che, infine, puntano alla certezza di una singolarità umana irrevocabile, inviolabile, insuperabile: in qualunque costellazione sociale, in qualsiasi contesto naturale. Questa consapevolezza è forse la parte migliore della nuova sensibilità antropologica che sta maturando in questo pur confuso e contraddittorio cambiamento d’epoca. La coscienza collettiva del profilo affatto speciale della vulnerabilità costitutiva dell’essere umano è un tratto nuovo della nostra evoluzione culturale.
Ha ragione Luigina Mortari nel sottolineare che «non solo non si può evitare la vulnerabilità connessa al nostro essere intimamente relazionali, ma le esperienze più significative sono proprio quelle dove la nostra vulnerabilità non è solo patita ma arrischiata, perché il fiorire dell’umano richiede non semplicemente, anche se mai è semplice, di stare con gli altri, ma apertura all’altro, tenerezza della mente, capacità di quella empatia che consente di comprendere la qualità del vissuto dell’altro, dedizione a cercare il benessere di chi amiamo con il rischio di sentirsi rifiutati proprio dove noi mettiamo in gioco noi stessi. In questo senso l’eccellenza umana presuppone di accettare fino in fondo la propria vulnerabilità e di essere arrischianti del rischio in cui la vita ci pone».
Un
Papa che finirà tra gli “attenzionati” del Copasir dopo quanto detto oggi nel
corso di una conversazione con Antonio Spadaro direttore di Civiltà Cattolica.
Domanda di Antonio Spadaro:
La Compagnia è presente in Ucraina, parte della mia Provincia. Stiamo vivendo una guerra di aggressione. Noi ne scriviamo sulle nostre riviste. Quali sono i suoi consigli per comunicare la situazione che stiamo vivendo? Come possiamo contribuire a un futuro di pace?
Risposta di Papa Francesco:
Per rispondere a questa domanda dobbiamo allontanarci dal normale schema di «Cappuccetto rosso»: Cappuccetto rosso era buona e il lupo era il cattivo. Qui non ci sono buoni e cattivi metafisici, in modo astratto. Sta emergendo qualcosa di globale, con elementi che sono molto intrecciati tra di loro. Un paio di mesi prima dell’inizio della guerra ho incontrato un capo di Stato, un uomo saggio, che parla poco, davvero molto saggio. E dopo aver parlato delle cose di cui voleva parlare, mi ha detto che era molto preoccupato per come si stava muovendo la Nato. Gli ho chiesto perché, e mi ha risposto: «Stanno abbaiando alle porte della Russia. E non capiscono che i russi sono imperiali e non permettono a nessuna potenza straniera di avvicinarsi a loro». Ha concluso: «La situazione potrebbe portare alla guerra». Questa era la sua opinione. Il 24 febbraio è iniziata la guerra. Quel capo di Stato ha saputo leggere i segni di quel che stava avvenendo.
Portami lungo viali vuoti,
parlami di qualche sciocchezza,
pronuncia vagamente un nome.
I lampioni piangono l'estate.
Due lampioni piangono l'estate.
Cespugli di sorbo. Una panchina umida.
Amore mio, resta con me fino all'alba,
poi lasciami.
Rimasto come un'ombra offuscata,
vagherò qui ancora un po',ricorderò tutto,
la luce accecante, il buio infernale,
io stesso fra cinque minuti sparirò.