da:
http://la-domenica.it/ - XXII domenica del
Tempo Ordinario
di:
Don Pietro Roberto Minali
La
solitudine non è isolamento; è l’essere da soli, non il sentirsi soli. A
volte è connessa con il viaggio perché per trovare la solitudine si deve
mettere una certa distanza dal quotidiano. Vi sono luoghi fatti per stare soli,
ve ne sono altri che fanno desiderare di essere soli. Questi luoghi fanno bene
all’anima se dopo averli abitati ci fanno desiderare di tornare al quotidiano,
dove riprendiamo a frequentare l’altro. Se, al contrario, ci isolano, allora possono
diventare prigioni, catene che legano e rendono difficile il ritorno.
Non
sempre il luogo della solitudine richiede di essere raggiunto fisicamente e non
sempre ci è possibile raggiungerlo. Importante è avere nel cuore questi luoghi
e in essi trovare rifugio, conforto e consolazione. I nostri luoghi della
solitudine, se sono veramente tali, sapranno raggiungerci lì dove siamo. Il
vero viaggio, la presa di distanza dal quotidiano, allora, sarà a carico dello
spirito e non del corpo.
I
luoghi della solitudine sono luoghi della perfezione, perché in essi nulla
manca e nulla è in eccesso; in essi ritroviamo l’unica cosa tanto necessaria
eppure tanto gratuita e disponibile per chi la cerca effettivamente: la
solitudine. L’essere in solitudine, quindi, non è un fatto di per sé negativo,
ma, piuttosto, una possibile modalità di percepire il tempo e lo spazio, e di
riempirli della nostra presenza. La qualità del nostro sostare nella solitudine
dice molto del rapporto che abbiamo con noi stessi.