da: la
Repubblica
La nostra vergogna
di Adriano Prosperi
Il telefono di Khalid
ha catturato e messo in circolazione la scena di quello che accade da giorni
abitualmente nel centro di accoglienza di Lampedusa. L’abbiamo visto tutti, non
abbiamo scuse. Abbiamo visto come ogni giorno decine di uomini nudi vengano
sottoposti al getto d’acqua di una pompa a motore, all’aperto, sotto il cielo
dell’isola. Si tratta, dicono, di una pratica necessaria per disinfettare quei
corpi. Per combattere in particolare il pericolo di un’epidemia di scabbia.
Giusto disinfettare,
curare, garantire la salute — la nostra, perché è per questo che lo si fa. Del
resto qualcuno ricorda ancora, in questo paese nostro che fu un tempo non
lontano quello di un’emigrazione italiana di proporzioni bibliche, che cosa
accadeva alla visita d’ingresso negli Stati Uniti, quando a Ellis Island i
nostri antenati dovevano sottoporsi a rozzi, elementari esami fisici destinati
a scoprire le eventuali malattie di cui erano portatori. Ma non venivano fatti
oggetto di questa pratica brutale del denudarsi in pubblico per sottoporsi a un
trattamento che disumanizza, degrada, porta automaticamente a una discesa dal
livello della comune umanità a quello di cosa. Perché una cosa è chiara: non
c’è nessuna ragione perché la disinfezione debba essere fatta così,
collettivamente e all’aperto.