giovedì 12 dicembre 2013

Pd, responsabile economico Taddei: reintrodurre l’Imu per detassare gli stipendi

da: Il Fatto Quotidiano

Imu, responsabile economico Pd: “Reintrodurla per detassare stipendi”
Filippo Taddei punta ad abbassare le tasse sul lavoro riportando l'imposta sulla prima casa: "Renzi sapeva quali erano le mie idee quando mi ha scelto"
di Stefano Feltri

“La mia priorità? Reintrodurre l’Imu sulla prima casa per abbassare le tasse sul lavoro”. Gli altri partiti della coalizione del governo non saranno contenti, come farà Enrico Letta a fare qualcosa di così dirompente? “Matteo sapeva quali erano le mie idee quando mi ha scelto”. Filippo Taddei, 37 anni, l’autore delle proposte economiche di Pippo Civati, riceve la chiamata del nuovo segretario del Pd Renzi alle sette di mattina, l’orario simbolo del nuovo corso renziano. Il sindaco di Firenze gli offre di diventare responsabile dell’Economia nella nuova segreteria. Una scelta non scontata, visto che finora del programma economico renziano si è occupato il deputato Yoram Gutgeld.

Filippo Taddei, lei comincerà a dettare la linea economica del Pd già dalla legge di Stabilità in discussione alla Camera?

La protesta dei forconi: “Ma troppi ricevono già soldi pubblici

da: La Stampa
di Stefano Lepri

E’ difficile guardare dentro a una protesta caotica, somma di rabbie disparate. Ma alcuni focolai da dove si grida contro «i politici che rubano i soldi delle nostre tasse» hanno una sorprendente caratteristica in comune: nascono dentro categorie ben assuefatte a ricevere denaro pubblico. 

Una frangia ribelle di autotrasportatori anima la protesta dei «forconi»: nell’ultimo decennio il settore ha ricevuto a vario titolo sussidi per circa 500 milioni di euro l’anno. Due settimane fa, Genova era stata bloccata dagli autoferrotranvieri contrari a una inesistente «privatizzazione», quando nel trasporto locale fino a tre quarti dei costi sono coperti con denaro del contribuente. 

La crisi esaspera; la rabbia spinge a schierarsi dietro i più determinati a battersi. Il guaio è che, nel crescente dissesto del sistema italiano, i più determinati spesso hanno esperienza nello sfruttarne i benefici. Poi per ricucire tutto si inveisce contro Equitalia, che ha vessato a torto parecchie persone perbene, ma tra i cui nemici gli evasori è probabile siano in maggioranza.

La protesta dei forconi: “In piazza ci sono i figli della crisi”

da: La Stampa
di Michele Brambilla

Nella protesta dei cosiddetti Forconi c’è senz’altro un mix di elementi inaccettabili e inquietanti. Inaccettabili sono i disagi creati ai cittadini (non c’è causa che li giustifichi) e a maggior ragione le vetrine spaccate e le automobili rovesciate. Inquietanti sono le infiltrazioni estremiste e addirittura (pare) mafiose. Aggiungiamoci poi le strumentalizzazioni politiche, che vengono soprattutto da destra, e le istigazioni al linciaggio, che vengono dal solito Grillo. 

Basterebbe tutto questo per esprimere una netta condanna.  

Tuttavia, bisogna stare attenti a liquidare la questione solo come un problema di ordine pubblico. Vanno infatti colti, a mio parere, due fenomeni nuovi, e particolarmente preoccupanti. 

Innanzitutto. Le manifestazioni di questi giorni sono le prime, a memoria d’uomo, che in Italia si tengono a pancia, se non vuota, quasi vuota. Diciamo più correttamente che si tengono con la testa piena (di paura) per una pancia che potrebbe essere presto vuota (di cibo). Nel Sessantotto e nelle sue

12 dicembre 1969: Milano, strage di piazza Fontana


Attorno alle 16.30 di venerdì 12 dicembre 1969, un ordigno di elevata potenza esplose nel salone centrale della Banca nazionale dell'agricoltura, sede di Milano, in piazza Fontana, dove coltivatori diretti e imprenditori agricoli erano convenuti dalla provincia. Gli effetti furono devastanti: il pavimento del salone fu squarciato e diciassette persone restarono uccise, altre novanta circa furono ferite.

Qualche minuto prima della esplosione, un altro ordigno venne rinvenuto nella sede della Banca commerciale di piazza della Scala sempre a Milano. Tra le 16.55 e le 17.30, altre tre esplosioni si verificarono a Roma: una, all'interno della Banca nazionale del lavoro di via San Basilio; altre due, sull'Altare della Patria di piazza Venezia. Questi attentati provocarono feriti e danni.

I cinque attentati del pomeriggio del 12 dicembre 1969 segnarono l'inizio di quel periodo della vita del Paese che va sotto il nome di "strategia della tensione".

Per la sua gravità e la sua rilevanza politica, la strage di Piazza Fontana divenne

mercoledì 11 dicembre 2013

Pd, Renzi e la vecchia dirigenza: no europee per Massimo D’Alema, ex ministro degli esteri….




Intervistato da Floris nel talk Ballarò, il novello segretario del Pd Matteo Renzi ha dichiarato che non candiderà Bindi e D’Alema alle europee precisando che al Parlamento Europeo ci deve andare qualcuno che poi resta lì, quelli interessati all’Europa e non ai giochini italiani.
Vale a dire: il Parlamento Europeo non è parcheggio temporaneo o la sedia che si dà per trombare alcuni politici.

Posto che, non sapevo che da domenica 8 dicembre 2013, in analogia all’”impostazione” seguita nel partito di plastica di Silvio Berlusconi, queste decisioni spettassero unicamente a Renzi, come si può dissentire sul principio. Che i partiti politici usino alcune istituzioni per fare “partite di giro” interne anziché per collocarvi le persone competenti, è uno dei tanti motivi per cui la nostra classe politica non è credibile. Quindi, che non si consideri il Parlamento Europeo un parcheggio temporaneo o una sedia per trombati lo trovo ineccepibile.
Però..


Ammesso e non concesso che Renzi sia stato sincero nel motivare il criterio di scelta per le elezioni europee e che l’esclusione di D’Alema e Bindi non sia dovuta al fatto di preferire persone in sintonia con la sua in linea politica

Fulvio Sarzana: “Agcom: 12 dicembre, una data da ricordare per l’Internet italiano”

da: Il Fatto Quotidiano

L’Agcom, varerà domani 12 dicembre, a meno di eventi che a questo punto sembrano oggettivamente impossibili,  il regolamento sul diritto d’autore, che le consentirà di cancellare i siti sospettati di violare il diritto d’autore.

Dopo avere suscitato le proteste di  mezzo mondo, sino ad arrivare alle critiche esplicite da parte di commentatori esteri e studiosi di Università statunitensi l’Agcom varerà il contestatissimo regolamento, in perfetta solitudine (a parte i lobbisti in festa).

Ma, prima di questo, accadrà qualcosa in Agcom (o, meglio, non accadrà) per chiudere in bellezza la genesi “democratica” di questo atto amministrativo, sempre al netto di colpi di scena, che probabilmente non avverranno.

A dispetto di quella povera vedova che, a tutt’oggi, si chiama democrazia. Del resto il Presidente Cardani già aveva mostrato fastidio per le critiche dei “pochi” che si opponevano ai metodi dell’Agcom.

Milano, Teatro La Scala: Riccardo Chailly è il nuovo direttore musicale

da: Lettera 43

Riccardo Chailly, La Scala ha il suo nuovo direttore musicale
Figlio d'arte. Molto stimato all'estero. Chi è l'uomo scelto da Pereira per risollevare le sorti del teatro.
di Michela Garbin



Il suo nome circolava già da tempo, ora però è ufficiale. Riccardo Chailly è stato scelto per il ruolo di direttore musicale de La Scala a partire dal 2015.
Maestro stimato a livello internazionale, guida dal 2005 l’Orchestra del Gewandhaus e l’Opera di Lipsia, in Germania, e in passato ha diretto le orchestre più importanti del mondo, da New York a Chicago, dai Berliner ai Wiener, dalla London Philharmonic Orchestra al Concertgebouw di Amsterdam.
Chailly è figlio d’arte (il padre Luciano era compositore) ed è milanese proprio come il Teatro che va a dirigere. Col suo nome si cercava una garanzia. La Scala necessita di un rilancio importante, considerata l’evidente crisi di identità che da tempo attraversa.

BARENBOIM-LISSNER AL CAPOLINEA. Il crepuscolo dell’era Barenboim-Lissner

Ballarò, puntata del 10 dicembre: Crozza-Renzi


Censis, rapporto sulla situazione sociale: “una società sciapa e infelice in cerca di connettività”


Le «Considerazioni generali» del 47° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2013
Una società sciapa e infelice in cerca di connettività
Il crollo non c'è stato, ma troppe persone scendono nella scala sociale. Nuovi spazi imprenditoriali e occupazionali in due ambiti: revisione del welfare e economia digitale. Il sistema ha bisogno e voglia di tornare a respirare, oltre le istituzioni e la politica

Roma, 6 dicembre 2013 - Una sospensione da «reinfetazione». Oggi la società ha bisogno e voglia di tornare a respirare per reagire a due fattori che hanno caratterizzato l'anno. Il primo fattore è lo stato di sospensione da «reinfetazione» dei soggetti politici, delle associazioni di rappresentanza, delle forze sociali nelle responsabilità del Presidente della Repubblica. Ma la reinfetazione, in nome del valore della stabilità, riduce la liberazione delle energie vitali e implica il sottrarsi alle proprie responsabilità dei soggetti che, a diverso titolo e con differenti funzioni, dovrebbero concorrere allo sviluppo, che è sempre un processo di molti. Il secondo fattore è la scelta implicita e ambigua di «drammatizzare la crisi per gestire la crisi» da parte della classe dirigente,

martedì 10 dicembre 2013

Donne vittime di violenza, Lucia Annibali al suo sfregiatore: “Non mi fai paura”

da: la Repubblica

“Non mi fai paura” Lucia incontra il suo sfregiatore
 “Guardami, ora non mi fai più paura” Lucia incontra chi l’ha voluta sfregiare. Pesaro, il suo ex e i due sicari in tribunale. Applausi per lei all’uscita.
di Jenner Merletti

Pesaro - «Niente». È niente quell’uomo che è a tre metri da lei, stesso banco, a sinistra. L’uomo che ha mandato due sicari a bruciarle la faccia con l’acido. Lucia Annibali guarda avanti, guarda la faccia del giudice. Non vale la pena guardare l’uomo che le diceva “hai il viso più bello del mondo” e poi l’ha fatta sfigurare. Meglio guardare avanti. Dietro ci sono i due albanesi che nella sera del 16 aprile l’aspettavano a casa sua con l’acido solforico. «Cosa stai provando?», le chiede sottovoce l’avvocato difensore, Francesco Coli. «Niente», risponde lei. «Tengo duro. La più forte sono io». Poi si gira un attimo, per guardare il volto di Rubin Talaban, arrivato da Shkoder in Albania, l’uomo che per lei era solo un passamontagna nero. Era l’ultima cosa che aveva visto, quella sera. Poi ci furono soltanto la mano che lanciava l’acido, l’urlo di dolore, il buio che le copriva gli occhi.
«Volevo vedere — dice Lucia — che faccia avessero, quei due. Non li avevo mai

Marco Travaglio: “Volta e Gabbana”

da: Il Fatto Quotidiano

“Ora cambia tutto” è il Commento Unico e Unanime che sale da un capo all’altro dello Stivale dopo la vittoria di Renzi alle primarie del Pd. Di certo cambiano il segretario, il gruppo dirigente, il linguaggio e gli obiettivi del primo partito italiano. Ciò che non cambia è il ceto giornalistico, intellettuale e finanziario italiano, già comodamente assiso sul carro del nuovo vincitore. Basta consultare le rassegne stampa di un anno fa sulle primarie per il candidato premier del centrosinistra e sostituire la parola “Renzi” con la parola “Bersani”, per vedere le stesse firme degli stessi giornali riservare allo smacchiatore di giaguari gli stessi aggettivi roboanti, gli stessi servi encomi, le stesse leccatine di piedi che oggi dedicano al suo rivale di allora.

Cos’è cambiato? Una sola cosa: in quelle primarie Renzi era sfavorito, in queste era favorito. Il salto sul carro del vincitore si conferma lo sport prediletto delle classi dirigenti italiote. Otto mesi fa i giornaloni erano impegnatissimi nell’incensare Napolitano, Letta e B., statisti e artefici delle Larghe Intese per la Pacificazione e la Grande Riforma costituzionale. E guai a evocare l’“inciucio”: scattava implacabile la scomunica. Ora gli eterni voltagabbana turibolano Renzi che maledice l’inciucio, archivia le larghe intese, sbeffeggia la riforma costituzionale con “saggi” incorporati e snobba i diktat di Napoletta.

Andrea Scanzi: “Pd, Nicodemo alla Comunicazione? Un sincero democratico che insulta…

Ma perché Nicodemo dovrebbe essere rimosso dall’incarico che gli ha assegnato Matteo Renzi.
Lasciamogli fare le conferenze stampa. Lasciamogli gestire le pubbliche relazioni. Il contenuto, il tono dei suoi “concetti” cambierà totalmente. Non potrà più lasciarsi andare a cinguettii “sciolti” come quelli che riporta Scanzi nel suo articolo. Subirà una “trasformazione”. Ci mostrerà in maniera scientifica cosa sia il “nuovo”…
Detto quanto sopra, ciò che ha "cinguettato" il Nicodemo non è certo paragonabile a quello che certi fans grillini hanno riservato alla giornalista Oppo dell’Unità  e a Francesco Merlo di Repubblica. Nevvero Scanzi?


da: Il Fatto Quotidiano

Pd, Nicodemo alla Comunicazione? Un sincero democratico che insulta i giornalisti (sgraditi)

Segnatevi questo nome: Francesco Nicodemo. E’ il più grande autogol di Matteo Renzi (come se non bastasse Faraone). Questa grandinata di tweet l’ha scritta lui: il nuovo responsabile della comunicazione scelto da Renzi, che pure di comunicazione si intende. Si ignorano i meriti comunicativi di Nicodemo,

Cinema, film restaurati: “Risate di gioia” con Anna Magnani e Totò

da: la Repubblica

"Risate di gioia", la strana coppia Magnani-Totò si rivede sul grande schermo
Torna in sala, nella versione restaurata da Cineteca di Bologna, Titanus e Rai Cinema, il film diretto da Mario Monicelli nel 1960 e vede in coppia i due grandi attori. Il ricordo di Franca Faldini. "Anna temeva il declino, continuavano a offrirle solo parti di popolana scarmigliata ma nella vita era una signora che parlava con il birignao"



Risate di gioia è stato il film che ha fatto piangere Totò. "Sognava da anni di tornare a lavorare con Mario Monicelli, si sentiva snobbato da lui e ne soffriva - racconta Franca Faldini, all'epoca la sua compagna - quando lo chiamarono era felice. Ma al momento di infilarsi il frac di scena, fino a tre anni prima abbondante, Antonio si accorse che non gli si chiudeva. Era uscito da un periodo terribile, a causa della malattia agli occhi. È stata l'unica volta in cui l'ho visto piangere". Oltre alla voglia di lavorare ancora con Monicelli, dopo il successo di

Datagate: Google e altre colossi web chiedono di tutelare la privacy che…hanno “mercanteggiato”

da: Lettera 43

Datagate, Google e Facebook a Obama: «Privacy va tutelata»
I colossi del web: «Riformare la sorveglianza». In difesa degli utenti. Che le stesse aziende hanno contribuito a fare spiare.
di Gioia Reffo

A nessuno piace essere spiati, tanto meno ai colossi del web.
Ecco perché, dopo aver scoperto che la Nsa aveva messo sotto controllo i data center di Yahoo! e Google, otto aziende hanno deciso di passare al contrattacco.
Aol, Twitter, Yahoo!, Microsoft, Facebook, Google, Apple e LinkedIn hanno scritto una lettera aperta al presidente americano Barack Obama chiedendo una riforma della sorveglianza elettronica a seguito delle rivelazioni della 'talpa' Edward Snowden.
Al centro della petizione c'è la proposta di porre un divieto internazionale sulla raccolta di massa di dati per contribuire a preservare «la fiducia in internet» da parte del pubblico.

I LEGAMI CON LA NSA. Poco importa se lo scandalo Datagate abbia portato alla

Marianne Williamson: “La nostra paura più profonda”

La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda,
è di essere potenti oltre ogni limite.
E’ la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.
Ci domandiamo: “Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?”
In realtà chi sei tu per non esserlo?
Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo,
non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicchè gli altri
non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere,
come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
è in ognuno di noi.

Vivi per sempre, Nelson Mandela: Pretoria, 10 maggio 1994, discorso di insediamento


Nelson Mandela. Discorso di insediamento
Dopo 27 anni di prigionia, l'elezione di Mandela segna la fine dell'apartheid. Pubblichiamo il celebre discorso pronunciato a Pretoria il 10 maggio 1994.

Oggi, tutti noi, dalla nostra presenza qui, e dalle nostre celebrazioni in altre parti del nostro paese e del mondo, conferiscono la gloria e la speranza di libertà neonato.
Fuori l'esperienza di una catastrofe straordinaria dell'uomo che è durato troppo a lungo, deve nascere una società, di cui tutta l'umanità sarà orgoglioso.
I nostri atti quotidiani, come ordinario sudafricani deve produrre una realtà attuale del Sud Africa, che rafforzerà l'umanità `s fede nella giustizia, rafforzare la sua fiducia nella nobiltà dell'animo umano e sostenere tutte le nostre speranze per una vita gloriosa per tutti.
Tutto questo lo dobbiamo sia a noi stessi e per i popoli del mondo che sono così ben rappresentati qui oggi.
Per i miei connazionali, non ho esitazione a dire che ognuno di noi è intimamente collegato al suolo di questo bellissimo paese come lo sono gli alberi di jacaranda famoso di Pretoria e le mimose del Bushveld.

lunedì 9 dicembre 2013

Movimento dei Forconi: cosa chiedono e chi c’è dietro


Forconi, rischio paralisi. Chi c’è dietro le manifestazioni e cosa chiedono

Italia bloccata dal movimento dei forconi? La lettura sembra riduttiva, anche se l’effetto non cambia: da questa mattina, in molte città italiane, ai caselli delle autostrade, in punti nevralgici dei trasporti e dell’amministrazione pubblica e tributaria, si stanno svolgendo manifestazioni più o meno pacifiche, più o meno partecipate, indette dal Coordinamento nazionale 9 dicembre.

Chi c’è dietro a questa improvvisa insurrezione di piazza che, sebbene pacifica in molte sedi, a Torino sta prendendo la piega dei cortei più controversi degli ultimi tempi, quando minoranze organizzate prendono il centro dell’attenzione a suon di violenze e atti intimidatori, che spesso finiscono per causare scontri, anche violenti, con le forze dell’ordine. Nel capoluogo piemontese, in queste ore, il centro è sostanzialmente off limits, e i negozi si sono trovati costretti a chiudere per prevenire danni dalla situazione che si va surriscaldando di ora in ora. Addirittura, dalle cronache sembra che dal corteo sia partita una sassaiola contro il palazzo del consiglio regionale. Disagi, invece, alla stazione di Genova, dove sono stati bloccati i binari.

Andrea Scanzi e il “democristiano nientalista” Matteo Renzi…

Ho delle “difficoltà”, talvolta, a capire Scanzi. Ovviamente, ciò non costituisce un problema. Non è obbligatorio capire sempre e capirsi sempre.
Ciò che mi “sfugge” è come si possa pensare di non votare Matteo Renzi perché “è un democristiano nientalista. Un venditore di Best Company, più che di fumo” e nel contempo: “ma è un politico che rispetto”.
Come si fa a rispettare un politico considerato democristiano nientalista? Boh…
Oddio. Stai a vedere che l’etichettatura “democristiano nientalista” non è poi così poco lusinghiera come pare.

La mia sensazione è che Renzi potrebbe fare più di ciò che i suoi slogans lascino ipotizzare (ciòè farà più del niente) ma farà meno di ciò che un politico di centro-sinistra dovrebbe fare per questo paese. Non solo per colpa sua, probabilmente.
Vale a dire: non riuscirà a proporre un modello alternativo a quello del berlusconismo. Se lo facesse, passerebbe alla Storia. Come Berlusconi, del resto. Ma per motivi opposti.
Attendo di essere smentita perché l’Italia non si può permettere un Pd come quello che si è visto da anni a questa parte.
Al paese serve un partito-movimento di centro sinistra che prenda il meglio delle esperienze socialdemocratiche nord europee e le corregga, le modifichi, per applicarle alla società italiana. Praticamente….quasi un miracolo..
I miei complimenti e auguri allo sloganista Renzi. Il difficile comincia ora. Ma è tenace e determinato. Due qualità non da poco che, però, non serviranno a niente se la sua squadra sarà fatta di nullisti. Quelli che ai talk show politici a domande precise “ma la Cancellieri si deve dimettere?” rispondono da democristiani: “non sta a me decidere” . Ogni riferimento alla renziana Simona Bonafè non è puramente casuale.  

da: Il Fatto Quotidiano  

Renzi, stupiscici
di Andrea Scanzi

Le primarie del Pd sono una buona notizia. Ridicolizzarle come fa Grillo (o Yoko Ono Casaleggio), dando implicitamente dei “babbei” a chi ha speso due euro

Mika: “Non ho cambiato X Factor e X Factor non mi ha cambiato”

da: la Repubblica

Mika: "Il pop sono io, non Lady Gaga"
Incontriamo l'artista anglo-libanese vera rivelazione di questa edizione di "X Factor" che si concluderà la prossima settimana. Ha imparato l'italiano in tempi record e ha colpito tutti per competenza e signorilità
di Giuseppe Videtti 



Sarà impacciato, non parla l'italiano, non sarà mai in sintonia con gli altri giudici. Oltretutto è digiuno di televisione, un pesce fuor d'acqua. Quelli che lo dicevano, all'inizio di questa settima edizione di X Factor (la terza su Sky), avevano sottovalutato le risorse di Mika (30 anni, nato a Beirut da madre libanese e padre americano, naturalizzato inglese) trasformista e iperattivo fin da bambino. Vistosa e in technicolor era Grace Kelly, la canzone che nel 2007 l'ha lanciato nel firmamento del pop. Firmando per X Factor (il 12 dicembre la finale su SkyUno) Mika ha rischiato grosso e ha vinto su tutti i fronti.

Fotoracconto: La semifinale, Morgan perde Andrea

Daniela Santanchè: cos’hanno in comune Mandela e Berlusconi…


Dichiarazione della “pitonessa” di Forza Italia dopo la notizia della morte del leader sudafricano:
«Nelson Mandela ha fatto 27 anni di galera. Silvio Berlusconi ha fatto 20 anni di persecuzione. Tutti e due hanno combattuto contro il Regime e creduto in grandi battaglie di libertà».


Peccato che a morire per primi siano sempre i migliori.


Nelson Mandela: “Il buon Maestro della Libertà”

di Adriano Sofrida: la Repubblica


Quello sguardo oltre le sbarre che guida i giovani.

MANDELA nacque nel 1918, quando quella che noi chiamiamo Prima Guerra Mondiale stava per finire. Nel 1914 Gandhi aveva lasciato il Sudafrica in cui per ventun anni aveva svolto il suo tirocinio nonviolento, ed era arrivato a Londra nel momento in cui la Grande Guerra scoppiava.

Il tirocinio militante di Mandela fu non violento, a ridosso di quella che chiamiamo la Seconda Guerra Mondiale, quando l’apartheid segregò ferocemente la comunità indiana e asiatica e il bantustan dei neri africani. Nel giro di pochi anni Mandela e i suoi reagirono alla spietatezza afrikaner scegliendo di lottare con le armi, né il lungo cammino successivo, anche dopo la liberazione e la riconciliazione, fece di Mandela un fautore assoluto della nonviolenza (cui lo stesso Gandhi riconosceva estreme eccezioni). Ma un filo lega la testimonianza e il mito di questi due campioni della libertà, che uno stesso carcere di Johannesburg ebbe detenuti.
La prigione ha segnato ben diversamente Mande-la, lungo quasi 27 anni, e 18

Marco Travaglio: “Chi è senza manganello…”

da: Il Fatto Quotidiano

L’abbiamo sempre scritto, e lo ribadiamo anche a Grillo come a tutti: nelle democrazie vere sono i giornalisti a dover criticare (quando lo meritano) i leader politici, e non viceversa. Anche quando i giornalisti meritano una critica – il che accade spesso, soprattutto in Italia – i leader politici dovrebbero astenersi dall’attaccarli pubblicamente. Meglio farebbero a rispondere nel merito alle critiche e, se si sentono diffamati, a querelarli con ampia facoltà di prova. Se il blog di Grillo voleva rilanciare la sacrosanta battaglia dei 5Stelle contro i finanziamenti pubblici ai giornali (di partito e non), poteva farlo senza personalizzarla contro una singola giornalista, Maria Novella Oppo, dandole della “mantenuta da 40 anni” e minacciando di costringerla a “trovarsi un lavoro”. E se voleva smentire le sue offensive falsità sui parlamentari di M5S (“dimostrano di non saper fare e di non aver fatto niente per il popolo italiano… piccoli fan divenuti per miracolo parlamentari e tenuti al guinzaglio”) poteva elencare le attività fin qui svolte dagli eletti pentastellati. Dunque Maria Novella ha la nostra piena solidarietà per l’attacco del blog e, soprattutto, per la consueta gragnuola di volgari insulti che ne è seguita sul web.

Invece non c’è nulla di scandaloso, o di illecito, o di fascista, o di squadrista

Corte Costituzionale, legge elettorale: Zagrebelsky, sentenza non retroattiva


da: la Repubblica

Zagrebelsky: “Schiaffo della Consulta ma lo Stato deve sopravvivere, Parlamento legittimo”
di Liana Milella

La sentenza della Corte? «Ci riporta alla Prima Repubblica». Il Parlamento attuale? «È delegittimato, ma non annullato». I 148 deputati ancora non convalidati? «Possono sperare». Grillo? «A lui si è data materia, ma non ha ragione ». C’è stato uno schiaffo della Consulta al Parlamento? «Sì, ma forse finirà tutto lì». Il professor Gustavo Zagrebelsky con Repubblica riflette sulla sentenza della Corte sul Porcellum e sulle sue conseguenze.

Grande caos. Grillo impazza. Vuole fuori dalla Camera i 148 “abusivi”. In realtà, vuol far fuori tutti. La sentenza della Corte cancella la storia d’Italia a partire dal 2005, quando è stato votato il Porcellum?
«Un’osservazione sul “grande caos”. Ci si è cacciati in un vicolo cieco, del quale è difficile vedere l’uscita. Possiamo prevedere che ci sguazzeranno a lungo politici, politicanti, giuristi, azzeccagarbugli. Cerco di non far la fine di questi ultimi. Siamo forse alla fine di un ciclo. Se una lezione siamo ancora in tempo a trarre per l’avvenire è che ogni piccolo cedimento quotidiano, alla fine produce una valanga che ci travolge tutti».

lunedì 2 dicembre 2013

Pausa relax…

Il blog si prende una pausa per qualche giorno…
Un saluto a chi passerà di qui. Ci si ripiglia dal 9 dicembre…