mercoledì 9 maggio 2012

Kofi Annan: Siria sull’orlo della guerra civile


da: http://it.euronews.com/

"Siria sull'orlo della guerra civile". Allarme di Kofi Annan 

Il rispetto del piano di pace è l’ultima chance per evitare la guerra civile in Siria. Disperato appello di Kofi Annan, che invita le opposte fazioni in lotta a deporre le armi per evitare “terribili conseguenze” in tutta la regione. L’inviato di Lega Araba e Nazioni Unite ha inoltre sollecitato il dispiegamento entro la fine del mese di tutti i 300 osservatori internazionali.
Rese più discrete dalla loro presenza, le violenze non accennerebbero infatti ad arrestarsi.
“Si è registrata una lieve riduzione nelle attività militari – ha detto Kofi Annan da Ginevra -, ma le trasgressioni al cessate il fuoco concordato sono ancora molto importanti. Il livello di violenze e abusi resta inaccettabile”.
“Sono certo di non svelarvi un segreto – ha poi aggiunto -, dicendovi che c‘è una diffusa preoccupazione che la situazione possa degenerare in una vera guerra civile”.
Troppo tardi, secondo il Comitato della Croce Rossa Internazionale: a Homs e nella provincia di Idlib, la natura degli scontri risponderebbe già ai criteri che a livello internazionale configurano la guerra civile.

Fisco, controlli della Finanza: agriturismi, 28% di irregolarità


Durante il ponte del 1° maggio la Guardia di Finanza ha mirato gli agriturismi. E, come nei controlli precedenti in alcune località turistiche, sono state riscontrate delle irregolarità.
Il 28% delle attività agrituristiche sono irregolari. Le verifiche hanno interessato strutture di bed & breakfast, resort, centri benessere e sono stati rilevati 1.000 lavoratori in nero.

Fenomelogia animale: la trota Renzo Bossi, laureato prima ancora che diplomato…

Sarà merito della madre “appassionata” di esoterismo, hobby che la assorbe probabilmente da quando è andata in pensione, cioè, da molti anni.
Devono essere state le sue pratiche esoteriche a fare del trota figlio un fenomeno paranormale: “laureato”, prima ancora di essere diplomato.
Perché secondo quanto scrive la Repubblica, Renzo Bossi si è iscritto al corso di gestione aziendale della facoltà di Economia dell'università Kristal di Tirana nel 2007, quando ancora non aveva conseguito il diploma di maturità. E ancora fino a poche settimane fa ha cercato di far riconoscere in Italia la laurea ottenuta il 29 settembre 2010, chiedendo la dichiarazione di valore del titolo all'ambasciata.
Avrebbe ritirato la domanda solo una volta divenute pubbliche le tre inchieste avviate sull'ex tesoriere leghista Francesco Belsito. È quanto emerge dagli atti inviati alla Procura di Milano dall'ambasciata italiana a Tirana.
Tra l’altro, secondo i magistrati albanesi che stanno indagando, il 'Trota' non sarebbe mai stato in Albania.
Fonti dalla Procura albanese hanno confermato che dalle verifiche del sistema elettronico di controllo Tims, che registra le entrate e le uscite dalle frontiere albanesi, "non risulta che Renzo Bossi abbia mai messo piede a Tirana".

Beppe Grillo: Boom boom Napolitano


da: http://www.beppegrillo.it/



Sono rimasto a bocca aperta, spalancata, come un'otaria. Ho le mascelle che mi fanno ancora male. Là dove non hanno osato neppure i gasparri e i bersani ha volato (basso) Napolitano. Il Presidente della Repubblica, la massima carica dello Stato, a domanda sul MoVimento 5 Stelle ha risposto "Grillo, non vedo nessun boom!". Un linguaggio "giovane" arricchito da memorabilia storiche, ha rammentato "Ricordo quello degli anni '60, altri boom non ne vedo". E' vero! Il M5S è solo terzo ed è nato solo due anni e mezzo fa e non ha fatto boom. Forse ha fatto bim bum bam? O Sim sala bin? Napolitano è preoccupato per il futuro e ha approfondito "Ci sono motivi di riflessione per tutti, per le forze politiche e per i cittadini sui rapporti con la politica e sui problemi di governabilità". Traduzione: "I partiti (quelli che facevano boom) non se li fila più nessuno". Napolitano ha poi minimizzato il voto "Abbiamo avuto un test piuttosto circoscritto, anche perchè il numero degli eletti chiamati a votare non è stato grandissimo (nove milioni e mezzo di italiani, ndr)".
L'anno prossimo si terranno le elezioni politiche e, subito dopo, sarà nominato il successore di Napolitano, che potrà godersi il meritato riposo. Se il MoVimento 5 Stelle farà boom (come quello dei favolosi anni '60), il prossimo presidente non sarà un'emanazione dei partiti, come la Bonino, e neppure delle banche, come Rigor Montis. I giochi per il Quirinale sono in corso da tempo. Si sono già venduti la pelle degli italiani. "Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale" (articolo 87 della Costituzione). Rappresenta anche il MoVimento 5 Stelle e anche, dopo queste elezioni, i suoi circa 250 consiglieri comunali e regionali scelti dai cittadini. Il boom del M5S non si vede, ma si sente.
Boom, boom, Napolitano!

Crisi economica, Monti e i drammi umani: le responsabilità del passato e le sue?

Nel corso di un dibattito pubblico con il commissario europeo Olli Rehn è stato chiesto a Monti se fosse preoccupato dei crescenti suicidi per ragioni economiche.
La sua risposta è stata: “dovrebbe preoccupare molto più chi ha portato l'economia italiana a questo stadio che non chi cerca di farla uscire".
Ovviamente, tali parole sono state “tradotte” come: dei suicidi sono responsabili coloro che mi hanno preceduto in anni e anni. 
Inevitabile, la successiva precisazione di Monti che spiega che intendeva riferirsi in generale all’insieme dei drammi umani generati dalla crisi.

La sostanza non cambia. Monti ritiene – e non ha certo torto – che della situazione economica di crisi sia responsabile la classe politica che l’ha preceduta. Ovviamente, senza distinzione tra destra e sinistra.
Se questo è indubbio, è altrettanto in dubbio che oggi la patata bollente è in mano a Monti e i suoi ministri. E’ loro la responsabilità delle soluzioni adottate per gestire la crisi e, ovviamente, di chi le vota e approva in Parlamento. 

martedì 8 maggio 2012

Elezioni amministrative 2012: trio ABC, riforma elettorale, candidati alla successione di Berlusconi


Il cosiddetto segretario del Pdl: Alfano
Sostiene il direttore di ‘Lettera 43’ che Alfano ha commesso l’errore di non staccare il cordone ombelicale che lo lega a Berlusconi.
Non era impresa difficile. Era, è: impossibile.

Alfano è il segretario particolare di Berlusconi. Gli ha scritto, ha “sistemato” “riveduto” e “corretto” tanti di quei testi per consentire al suo padrone di evitare i processi. E’ uno zerbino privo di capacità analitiche e strategiche, quindi, non è in grado di staccarsi dal carro del padrone. Per convinzione e perché tecnicamente non ha le caratteristiche per farlo.
Gli manca tutto. Compresa la capacità comunicativa del vecchio puttaniere. Per dirla in poche parole: Alfano non serve a un cazzo.

I compagni di merende, il trio ABC = Alfano, Bersani, Casini
Leggendo velocemente e parzialmente i dati delle amministrative, logica mi rimanda alla legge elettorale.
Se anziché amministrative queste fossero state votazioni politiche, avremmo uno spezzatino ingovernabile.
Bene. Si fa per dire…

La riforma elettorale alla quale stanno pensando ABC (Alfano, Bersani, Casini) prevede il ritorno al sistema proporzionale. Ogni italiano voterebbe il partito che più gli aggrada, per i motivi che preferisce. Diversamente da quanto avviene con il porcellum di Calderoli, sistema elettorale appositamtente creato per consentire a Berlusconi di avere un’ampia maggioranza per tutelare i propri interessi, gli italiani potrebbero  ritornare a esprimere le preferenze dei candidati. Molti cittadini ne saranno lieti, anche parecchi mafiosi.
Ci potrebbe essere una soglia di sbarramento (se un partito non raggiunge una certa percentuale non entra in Parlamento), ma, di fatto, ci sarebbero più partiti, nessuno con la maggioranza assoluta e dopo il voto inizierebbe il balletto delle coalizioni per raggiungere la maggioranza in Parlamento.

Ora.
Il trio ABC dovrebbe spiegarci che senso ha appoggiare il governo Monti per dare stabilità, evitare il baratro e altre balle annesse e connesse e predisporre e

Quotidiani, quando i titoli non rispettano le dichiarazioni: Sole 24 ore e Enrico Mentana


A volte ho delle “strane” fortune. Mi capita di leggere un articolo, lo “posto” nel blog oppure ne riporto una parte. Mi capita poi di leggere altri articoli in argomento. Ovviamente, alcuni siti sono un appuntamento frequente, ad altri accedo occasionalmente, in altri ci finisco per caso o perchè collegati con link.

Ieri ho letto le interviste di Mentana e Gad Lerner in merito alle voci che danno Carlo De Benedetti interessato ad acquistare La7.
Mentana è stato intervistato dal Giornale che, ovviamente, non ha mancato (giustamente) di chiedergli se non teme che la rete tv dove lavora possa diventare Telerepubblica.
Nel post del blog http://taccuinodiunamarziana.blogspot.com/2012/05/tv-la7-telecom-vende-benedetti-acquista.html ho riportato tra apici le esatte parole pubblicate dal Giornale, che sono: “non vedo il pericolo come non temevo che Canale 5 diventasse TeleForzaItalia quando dirigevo il Tg5”. Il titolo dell’articolo era: “La7 non sarà TeleRepubblica”.
Sia dal titolo del quotidiano di Berlusconi, sia dalle parole di Mentana (sincere o no, è altra faccenda) si evince che il direttore del tg La7 non ritiene un pericolo l’eventuale acquisto della rete di TI Media da parte di De Benedetti. Il Giornale ha scelto come titolo proprio quella risposta, quando avrebbe potuto titolare in base ad altre affermazioni.

Stamani giracchio per il web e mi imbatto nel Sole 24 ore. In questo titolo: “Ti Media, l'Espresso nega trattative per La7. Ma Mentana attacca: spero non diventi TeleRepubblica.

Orbene…
Le parole pronunciate da Mentana, a meno che non siano state rettificate, sono quelle sopra riportate. Non corrispondono al titolo del Sole 24 ore. Se anche pensasse il contrario, il titolo si fa rispettando il contenuto delle affermazioni. Caso mai, si può commentare le dichiarazioni con proprie interpretazioni, verosimili o

Roberto Adinolfi, dirigente Ansaldo gambizzato: “Il ritorno dei fantasmi armati’


da: la Repubblica

Il ritorno dei fantasmi armati
di Benedetta Tobagi

Sembra un incubo, l'eterno ritorno dell'uguale. L'Ansaldo di Genova negli anni Settanta fu teatro di una serie di azioni e ferimenti, o meglio, "gambizzazioni"(neologismo coniato per i ferimenti alle gambe in cui si specializzarono i brigatisti, una modalità di attentato che massimizzava il dolore e l'umiliazione della vittima, costringendola a strisciare): Vincenzo Casabona, capo del personale dell'Ansaldo Meccanica, oggetto di un sequestro-lampo nel 1975, Carlo Castellano, capo della pianificazione, ferito dalle Br nel 1977, e Giuseppe Bonzani, direttore dello stabilimento G. T. Ansaldo, ferito, ancora dalle Br, nel 1979. Ieri, il rito macabro si è rinnovato.

L'amministratore delegato della sezione nucleare dell'Ansaldo è stato ferito. Ignoti gli attentatori, mancano le rivendicazioni, ma la "tecnica" è quella brigatista, dichiarano gli inquirenti, e il ministero dell'Interno esclude la pista personale.

Mancava solo il ritorno del terrorismo sulla scena di quest'Italia colpita dalla crisi e divorata dall'antipolitica: evocata da molti, ieri la violenza armata, parassita della democrazia, è tornata sulla scena, con il suo rituale, con la sua simbologia, in un luogo denso di storia. Adinolfi dirige la sezione nucleare: è stato colpito per quello specifico incarico? Gli attentatori forse hanno voluto inalberare una assurda bandiera anti-atomo, come se non ci fosse stato un referendum popolare che il 13 giugno si è già chiaramente espresso, con una vittoria schiacciante dei sì.

Ma è sempre così: gli attentati di terrorismo individuale calpestano e feriscono la democrazia, non solo la vittima.

Massimo Giannini: ‘Un’altra politica’ e...due paroline per Scalfari


Brutto colpo per Eugenio Scalfari. Massimo Giannini, l’abile vice direttore di la Repubblica si è invece già “abituato” alla presenza di Grillo & C.
Il fondatore del quotidiano del gruppo Espresso-la Repubblica guardi agli aspetti positivi. Temeva di morire con Berlusconi ancora al governo. E non è successo. Glielo abbiamo mandato via prima (i mercati…”merito” dei mercati). Adesso si faccia una ragione del fatto che parte degli italiani vogliono Politica.
E quella non la fanno i partiti che per tanti anni Scalfari, quasi sempre, ha acutamente analizzato.
Comprendo che non sia piacevole vedersi arrivare ogni tre per due un comunicatore, un potenziale demagogo che puzza di antipolitica. Ma è sicuro Scalfari di avere chiaro cosa sia politica e antipolitica. E chi siano i protagonisti dell’una e dell’altra.
Se morirà senza Berlusconi al governo, non è detto che gli riesca di morire senza il Movimento 5 stelle in misura significativa in Parlamento.
Lo dice una molto razionale e concreta, contraria a populismo e demagogia, ma anche a coloro che non capiscono o non vogliono capire quale sia realmente il punto della questione e che stia succedendo nella società civile. Questi sono l’antipolitica. Questi sono gli avversari degli italiani onesti. Questi sono coloro che non devono sedere in Parlamento né a Palazzo Chigi.

da: la Repubblica

Maggio francese, autunno italiano. Se l'esito delle presidenziali d'Oltralpe testimonia la speranza di un cambiamento nella governabilità, il risultato delle amministrative tricolori certifica l'evidenza di un'offerta politica sempre più frammentata e di una proposta di governo sempre meno scontata. Nove milioni di cittadini alle urne non equivalgono a una consultazione nazionale, ma sono un buon test per misurare il polso di un Paese che arriva a questa tornata elettorale in debito di forze e di risorse. 

I "numeri" degli oltre mille comuni in cui si è votato riflettono con coerenza lo stato d'animo degli italiani. Sale alta l'onda dell'anti-politica, che spesso è domanda

Paolo Madron: ‘Ha votato l’Italia, ma sembra la Grecia’



Ha votato l'Italia, ma sembra la Grecia
Dura punizione per i partiti del centrodestra. Ma il risultato è frammentato e i veri vincitori sono i grillini.
di Paolo Madron

Non ha vinto l'anti politica, ha vinto la voglia di un'altra politica. E anche l'astensione - che oltre alla dirompente avanzata dei grillini è il dato saliente di questa tornata amministrativa - va interpretata in questo senso.
Gli elettori, pur trattandosi di un voto parziale, hanno dato netta l'indicazione di voltare pagina. E la nuova che si apre è profondamente diversa da quella che l'ha preceduta.
ALFANO, IMPUTATO NUMERO UNO. Intanto è venuto meno uno dei principali protagonisti, il centro destra. In primis il Pdl, che da questa consultazione esce a pezzi. Un risultato peggiore anche delle aspettative, che certo non facevano presagire nulla di buono.
Sul banco degli imputati finisce il segretario Alfano,  segnale che la sua breve stagione alla guida del partito  - per la gioia di alcuni suoi notabili che non lo hanno mai amato - volge al termine.
L'ex Guardasigilli ha compiuto molti errori, ma uno gli è stato esiziale: quello di non aver tagliato in modo netto, del resto era impresa ardua, il cordone ombelicale che lo legava a Berlusconi. E quando ha provato a farlo, dialogando con Bersani e Casini sulle riforme, è stato troppo tardi.
BOSSI BOCCIATO DAGLI ELETTORI. Non aveva senso tenere ancorato il destino del Pdl a quello di un fondatore che, uscito da palazzo Chigi, si è totalmente disinteressato della sua creatura, fatto salvo quando si

Elezioni amministrative 2012: Sarego, provincia di…politica

da: http://www.lettera43.it/

«A Sarego voglia di onestà»
Castiglion, primo sindaco grillino d'Italia: «Il M5s ascolta la gente».

L'anti-politica del Movimento 5 stelle ha fatto breccia anche in Veneto. E a Sarego, un Comune di circa 6.500 abitanti in provincia di Vicenza, i grillini hanno ottenuto un risultato storico. Se a Parma il candidato del M5s Federico Pizzarotti ha conquistato il ballottaggio, nella città veneta i grillini hanno eletto il loro primo sindaco d'Italia.
CASTIGLION ELETTO COL 35,21%. Si chiama Roberto Castiglion, il 32enne laureato in Ingegneria informatica e dipendente dell'Enel di Venezia che ha convinto il 35,21% degli elettori e ha battuto il sindaco uscente Vittorio Martelletto che si è fermato al 34,54%.
Una vittoria, quella di Castiglion, che appare ancora più sorprendente se si pensa che soltanto da qualche mese, per la precisione da gennaio, la politica è entrata nella sua vita.
GRILLO: «A SAREGO LA TERZA REPUBBLICA». Ancora prima che lo spoglio a Sarego finisse, Beppe Grillo aveva già cantato vittoria, grazie anche al 59,4% ottenuto nel primo seggio. Poi, confermato il successo di Castiglion, il comico genovese ha saluto lo storico successo su Twitter: «Abbiamo il primo sindaco: è a Sarego (Vicenza) la prima Terza Repubblica. Avanti così Belin!».
«La nostra forza? Ascoltare le esigenze dei cittadini con grande umiltà», sono state le prime parole del 32enne grillino.

Il Buongiorno di Massimo Gramellini



Un no ai partiti non alla politica

Si può buttarla sul ridere e dire che Grillo non è una sorpresa: in fondo sono vent’anni che gli italiani votano un comico. Oppure strillare contro la vittoria dell’antipolitica, come fanno i notabili del Palazzo e i commentatori che ne respirano la stessa aria viziata. Ma conosco parecchi nuovi elettori di Grillo e nessuno di loro disprezza la politica. Disprezzano i partiti. E credono, a torto o a ragione, in una democrazia che possa farne a meno, saltando la mediazione fra amministrati e amministratori.

La storia ci dirà se si tratta di un gigantesco abbaglio o se dalla rivolta antipartitica nasceranno nuove forme di delega, nuovi sistemi per aggregare il consenso.

Ma intanto c’è questo urlo di dolore che attraversa l’Italia, alimentato dalle scelte suicide e arroganti compiute da un’intera classe dirigente.

Non si può certo dire che non fosse stata avvertita. I cittadini stremati dalla crisi hanno chiesto per mesi alla partitocrazia di autoriformarsi. Si sarebbero accontentati di qualche gesto emblematico. Un taglio al finanziamento pubblico, la riduzione dei parlamentari, l’abolizione delle Province. Soprattutto la limitazione dei mandati, unico serio antidoto alla nascita di una Casta inamovibile e lontana dalla realtà. Nel dopoguerra il grillismo meridionale dell’Uomo Qualunque venne dissolto dalla Dc di De Gasperi nel più semplice e intelligente dei modi: assorbendone alcune istanze. Purtroppo di De Gasperi in giro se ne vedono pochi. La limitazione dei

Elezioni amministrative maggio 2012: Movimento a 5 stelle in crescita, crollo Pdl



Amministrative italiane: boom grillini, crollo PDL

“È la liquefazione dei partiti, i cittadini si riappropriano delle istituzioni”: così Beppe Grillo ha commentato il successo alle amministrative del Movimento 5 Stelle, che conquista il suo primo sindaco a Sarego, nel vicentino e va al ballottaggio a Parma, sfiorandolo a Genova.
Ottiene persino oltre il 9% a Verona, l’unica roccaforte rimasta alla Lega, che subisce un pesante crollo, perdendo Comuni tempo fa inespugnabili come Monza.
E poi c‘è la disfatta del PDL, fuori dai giochi nelle principali città. Ma Pier Luigi Bersani invita a non far di tutta l’erba un fascio:
“Se tutti avessero perso, non so se il giorno dopo potremmo avere il governo Monti. Ma non è così. E per quanto ci riguarda, il governo ha solo da ascoltarci un po’ di più”.
Per Angelino Alfano la definizione esatta è “sconfitta”. Ma Silvio Berlusconi da Mosca prende le distanze dal segretario del PDL. “Si tratta di risultati al di sopra delle mie aspettative’‘, ha detto, “in questo festival dell’antipolitica”. 

lunedì 7 maggio 2012

Tv, La7: Telecom vende, De Benedetti acquista? Ma cosa?

La7 è il canale di proprietà di TI Media, controllata con più del 70% da Telecom. Ogni anno ci sono voci di cessioni di parte o totalità della rete, le ultime riaprono il capitolo: De Benedetti.
Il proprietario del gruppo editoriale Espresso-la Repubblica – notoriamente “lobby nemica” di Silvio Berlusconi - si mormora sia nuovamente interessato a comprare La7. Ma è proprio così?

Voci a parte, quel che si concreterà per TI Media (mercoledì) è lo scorporo tra impianti di trasmissione e canali tv. Mediaset docet. Ha recentemente disposto la fusione tra Elettronica Industriale e DMT che le dà, di fatto, il monopolio delle torri senza le quali non è possibile trasmettere il segnale del digitale terrestre, ergo: non si attiva una rete televisiva.

Ed è proprio alle torri di trasmissione che pare sia interessato Carlo De Benedetti. Il che mi pare più realistico e opportuno se si vuole una “terza presenza” di media televisivo. Che è cosa diversa dall’essere “terzo polo” televisivo. Non sono tempi per investimenti nel settore ed è indispensabile comprendere la dinamica tv/web (presente e potenziale futura) se si vuole mettere soldi e guadagnarci.
Le due cose che hanno senso sono: consentire la più ampia e stabile diffusione del segnale per i canali minori (locali, altri canali digitali), consentire la diffusione di specifici programmi (Servizio Pubblico è un esempio, ma ve ne potrebbero essere altri di diverso genere) su alcune delle reti alternative a Raiset (Rai + Mediaset). In entrambi i casi, servono frequenze diffuse e stabili. Per fare ciò, servono torri che trasmettono il segnale.

In merito alle vicende societarie che coinvolgerebbero La7 e più in generale TI Media, sono stati intervistati i due più rappresentativi volti della tv di Telecom: Mentana, direttore del tg e Gad Lerner con il suo “Infedele”.


Queste alcune delle risposte di Mentana a Caverzan del quotidiano di Berlusconi: Il Giornale, che gli ricordava gli insuccessi televisivi di De Benedetti:
“Oggi ha più senso impegnarsi nel business televisivo. Con la stessa cifra con cui si conquista un posto tra i tanti

Marlene Dietrich: omaggio tv

da: http://www.kataweb.it/

Marlene Dietrich: la Tv la ricorda a 20 anni dalla scomparsa
A venti anni dalla scomparsa di Marlene Dietrich,  la tv le rende omaggio. Da Lunedì 7 maggio, su Studio Universal, quattro pellicole e un documentario per celebrare “L'angelo azzurro”. Mentre Rai Movie domenica 6 maggio dall'1.15, trasmette una rassegna dedicata alle sue più affascinanti interpretazioni
di Daniele Tempera


Attrice, cantante, cabarettista, icona di stile e interprete di vere e proprie pietre miliari della cultura del ’900 : si spegneva il 6 maggio 1992, all’età di 91 anni, Marlene Dietrich. A venti anni dalla scomparsa la tv le rende omaggio. Studio Universal  presenta un ciclo di pellicole e un documentario per riscoprire l’universo e l’arte di una delle più grandi dive del secolo scorso. Si parte lunedì 7 maggio alle ore 21:15 con il film “Marocco”. Storia dell’innamoramento di una cantante di cabaret per un legionario e prima interpretazione hollywoodiana della Dietrich, la pellicola costituisce un vero e proprio punto di svolta nella carriera dell’attrice. Una carriera iniziata , negli anni ’20, nell’atmosfera irrequieta e creativa della Germania della Repubblica di Weimar, dove calca i palcoscenici dei teatri berlinesi e ottiene piccoli parti in film muti, fino a raggiungere il successo con  “L’angelo azzurro”, primo film sonoro del cinema tedesco. Marlene interpreta una sensuale cantante di varietà che seduce un insegnante di un ginnasio di provincia. In patria (e non solo) è la consacrazione definitiva, lei firma un contratto con la Paramount e fugge negli Stati Uniti: non metterà più piede in patria fino alla fine della seconda guerra mondiale.

nella pagina successiva, il proseguio dell'articolo, le immagini e un video omaggio tratto da http://www.kataweb.it/

Banche “rosse”: Il Monte dei Fiaschi (Paschi) di Report



La crisi della Monte dei Paschi di Siena in onda su Report: l’inchiesta

E’ stata raccontata nella puntata di Report andata in onda ieri sera su Rai Tre la crisi di Monte dei Paschi di Siena. Una lunga inchiesta del programma condotto da Milena Gabanelli si è occupata, infatti, di indagare sui problemi che affliggono l’istituto di credito, per la prima volta alle prese con la crisi della sua banca, dalle difficoltà dell' Università ai contrasti della politica nella gestione del Comune.
La crisi della Fondazione, tradizionale cassaforte delle attività cittadine e provinciali, che si è svenata per sostenere le esigenze patrimoniali della banca, ha fatto saltare l'equilibrio politico-economico vigente, tanto da portare alla rottura, per ragioni di soldi non più disponibili, tra i vertici della Fondazione, presieduta dall' ex Dc Gabriello Mancini e quelli del Comune, guidato dall' ex diessino Franco Ceccuzzi, (che è un po' l' azionista di riferimento dell' ente), che ha prodotto la bocciatura del bilancio e il rischio di un commissariamento comunale.
Ma soprattutto alla rottura di quel legame politico tra la Dc e il Pci prima, Margherita e Ds dopo e quindi interno al Pd sul quale si è sempre retta la gestione della città. Dall’inchiesta di Report è emerso che i problemi della banca sono nati nel momento in cui questa è stata proiettata sul mercato.
È da qui, da questa voglia di espansione, dalla voglia del suo presidente (fino a una settimana fa) Giuseppe Mussari di farla crescere nel territorio con l'acquisto dell' Antonveneta nel 2007, operazione costata troppo, che si sono susseguite una serie di vicende non proprio fortunate.
Le analisi dei giornalisti di Report si sono concentrate sull’analisi della situazione finanziaria di tre grandi banche: Unicredit, Monte dei Paschi di Siena e Intesa San Paolo, e sui movimenti bancari per cercare di capire perché alcune banche hanno chiuso il bilancio annuale in rosso.
Il riferimento è chiaramente alla banca Monte dei Paschi di Siena che ha chiuso incredibilmente in rosso con un deficit di 8,4 miliardi di euro e per la prima volta la banca ha subito attacchi da parte dei dipendenti.
Nel corso della puntata sono stati anche ricordati i momenti di protesta in cui i dipendenti cercavano risposte dai dirigenti, quando in banca erano stati ridotti drasticamente gli stipendi e tutti cercavano di sapere il motivo e se la riduzione salariale riguardasse anche gli alti capi in questo periodo di crisi. 8.000 dipendenti in piazza a chiedere il resoconto finanziario alla Banca Monte dei Paschi di Siena. Un evento che non si era mai verificato prima. 

Modelli culturali televisivi: Rai Uno, fiction ‘La grande famiglia’

da: http://www.lettera43.it/
Tivù, la crisi è fuori casa
La Rai punta sulla famiglia, unico rifugio dai tagli di Monti.

L'unica certezza a cui gli italiani possono aggrapparsi in tempi di crisi è la famiglia. Almeno alla sua rappresentazione televisiva. A dimostrarlo è anche il grande seguito di pubblico dell'ultima fiction della Rai, Una grande famiglia.
Non solo perché - come ricorda nella prima puntata la voce fuori campo di Stefania Sandrelli, il volto più abusato come prototipo della madre chioccia nostrana - «la famiglia è il luogo dove tutto accade», che «custodisce le nostre verità e nasconde i nostri segreti». Ma è pure «il luogo dove si impara l’amore che sopravvive a tutto». Anche perché «coltiva, nutre» e, complice la crisi economica, è diventata l’unico vero ammortizzatore sociale affidabile.


SETTE MLN DI SPETTATORI. La fiction di RaiUno, scritta per la Rai da Ivan Cotroneo e realizzata in coproduzione con Magnolia, è stata premiata da 7 milioni di spettatori (seconda e terza puntata) e lunedì 7 maggio è in programma il quinto episodio. E c'è da scommettere che possa ripetere il successo che ha fatto gridare all’eccellenza della critica televisiva.
FAMIGLIA POLMONE ANTI-CRISI. «Da sempre produzioni del genere sbancano all’interno dei palinsesti televisivi», spiega a Lettera43.it  Egeria Di Nallo, docente di Teorie e tecniche della comunicazione di massa all’Università di Bologna, perché «la famiglia è il vero polmone anti-crisi».

La sociologa ammette di seguire anche altre due saghe familiari: Beautiful, «che è come la Chiesa cattolica, può succedere di tutto ma non muore mai», e Centovetrine, «il più riuscito spaccato della famiglia contemporanea».

Cinema, premio David di Donatello: “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani vince per film e regia

da: http://www.ilsole24ore.com/

«Cesare deve morire» dei fratelli Taviani trionfa ai David di Donatello, premiati per film e regia

Dopo l'Orso d'oro a Berlino i fratelli Taviani trionfano anche ai David di Donatello. All'edizione 2012 dei premi al cinema italiano il loro film «Cesare deve morire» si è aggiudicato cinque statuette, tra cui le più prestigiose: miglior film, miglior regia. Il film dei Taviani si è poi aggiudicato anche il David al miglior produttore che è andato a Grazia Volpi per Kaos Cinematografica, in associazione con Stemal Entertainment, Le Talee, Associazione Culturale La Ribalta, in collaborazione con Rai Cinema.

Migliore regista esordiente è Francesco Bruni per il film «Scialla!». Il David alla migliore sceneggiatura è andato a Paolo Sorrentino e Umberto Contarello per il film «This must be the place».

I principali premi agli interpreti sono andati curiosamente entrambi a due attori stranieri (il regolamento dei David lo prevede, a patto che nel film l'attore in questione parli italiano): migliore attrice protagonista è stata giudicata la cinese Zhao Tao per il film «Io sono Lì» di Daniele Segre e il david al migliore attore protagonista è andato al francese Michel Piccoli per il film «Habemus Papam» di Nanni Moretti.

Una premiazione equilibrata quella dei David di Donatello 2012 che ha visto il trionfo dei Taviani, premiati anche

E’ tempo di sermoni: il cardinale Bagnasco e l’antipolitica


Dopo il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ecco un altro presidente che fa il sermone: il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei (conferenza episcopale italiana).
Del resto: fare sermoni è il suo mestiere.
Bisognerà, prima o poi, intenderci su cosa sia l’antipolitica. Se qualcuno crede che sia Beppe Grillo, dal linguaggio simil leghista ma il cui movimento 5 stelle potrebbe anche presentare qualche candidato in grado di rappresentare i cittadini, ergo: essere e fare politica, i presidente e gli “intellettuali” e “imprenditori” al codazzo sono destinati a prendere una mazzata…


Cardinale Angelo Bagnasco, giovani e antipolitica: "Oltre ad essere particolarmente attaccati e dipendenti dalle cose materiali, ad allontanare sempre più i giovani dalle istituzioni è la cosiddetta antipolitica, aspetto questo negativo e diseducativo. Ci vuole quindi una netta inversione di tendenza". 

Francia, elezioni presidenziali: il nano francese lascia l’Eliseo, ha vinto Holland



Hollande è il nuovo presidente francese

La Marsigliese, la Bastiglia. Simboli forti danno il benvenuto a François Hollande, il nuovo presidente della repubblica francese. Ha ottenuto il 51,6% dei voti, battendo il capo dello stato uscente Nicolas Sarkozy.
I socialisti riconquistano l’Eliseo dopo 17 anni e, con loro, la speranza di un cambiamento si è messa in moto. Il primo obiettivo di Hollande è quello di riportare l’Europa sui binari della crescita:
“Grazie al popolo di Francia che mi ha permesso di diventare presidente della Repubblica. Vi ricorderete per tutta la vostra vita di questo grande raduno alla Bastiglia, perché darà voglia ad altri popoli, in tutta l’Europa, di partecipare al cambiamento che si annuncia”.
I socialisti francesi ne sono convinti, Hollande manterrà la promessa, da oggi il paese volta pagina:
“È la fine di 5 anni che sono stati molto duri per tutti i lavoratori, per i pensionati, per tutti – dice una militante – è la fine di tutto questo”.
“Bene, siamo contenti, ci siamo liberati – aggiunge un’altra – adesso è il momento di festeggiare!”
Questa stessa piazza salutò la prima elezione di François Mitterrand nel 1981.
Un’altra piazza simbolo di Parigi, place de la Concorde, è rimasta vuota questa sera. È lì che sarebbero dovuti andare a brindare i sostenitori di Sarkozy.

Grecia, elezioni: sinistra radicale in crescita, neo-nazisti in Parlamento



La rabbia anti-Ue contro i partiti della maggioranza
La sinistra sorpassa i socialisti, i neo-nazi in Parlamento, Nea Dimokratia e Pasok pronti alla grande coalizione
di Francesco Moscatelli

Terremoto politico in Grecia: gli elettori bocciano i due grandi partiti tradizionali, Nea Dimokratia e Pasok, promotori della politica di austerità voluta dall’Unione europea e sostenitori dei Memorandum firmati dal governo di Atene con i creditori internazionali, e promuovono la sinistra radicale e i neo-nazisti. Sorprendente anche il dato sull’astensione: ieri 4 greci su 10 non si sono recati alle urne.

Fra le forze europeiste tiene, la destra moderata di Nea Dimokratia, che ha raccolto il 20% dei consensi (nel 2009 prese il 33,5%). È andata decisamente peggio ai socialisti del Pasok, che si fermano a un disastroso 14% (nel 2009 erano al 43,9%). A festeggiare sono i partiti anti-Bruxelles: a sinistra, oltre all’8% dei comunisti, si registra uno storico risultato della coalizione radicale.

Syriza che con il 16% triplica i suoi consensi (non era mai andata oltre il 5%) diventando il secondo partito del Paese. «Questo voto è un messaggio a favore di una rivoluzione pacifica e avverte che la politica di austerità della Germania di Angela Merkel è stata sconfitta. È arrivato il momento di riportare la democrazia nel luogo dove è nata» afferma Alexis Tsipras, 38 anni, leader di Syriza.

A destra il Partito dei greci indipendenti si attesta sul 10% mentre con il 6% entrano per la prima volta in Parlamento i neo-nazisti di Alba Dorata. «Per chi ha tradito questo Paese, è arrivato il momento di avere paura»,

sabato 5 maggio 2012

X Factor 6 e Radio Deejay


La prossima edizione del talent show di Sky avrà come partner radiofonico Radio Deejay che ne seguirà tutte le fasi. Si parte, infatti, già dai casting che iniziano oggi da Bari. Il Deejay Truck, lo studio mobile di Radio Deejay, seguirà i pre casting e le tappe successive con la diretta del weekend Weejay in onda il sabato dalle 16 alle 19 e la domenica dalle 14 alle 18. La conduzione è di Frank e Sarah Jane.

Finito il pre casting inizieranno le selezioni davanti ai quattro giudici; Radio Deejay gestirà con Sky la partecipazione del pubblico. Gli ascoltatori della radio potranno assistere alle audizioni in una delle tappe previste. 

In autunno inizierà la sesta edizione di X Factor e Deejay seguirà il talent show con diversi programmi: ‘Deejay chiama Italia’ con Linus e Nicola Savino, ‘Pinocchio’ con La Pina e Diego, ‘FM’ con Federico Russo e Marisa Passera.
Gli ascoltatori avranno la possibilità di aggiudicarsi i biglietti per assistere alle puntate.

venerdì 4 maggio 2012

Stadio e Noemi: ‘La promessa’, in radio da oggi

Gli Stadio e Noemi insieme nel brano ‘La Promessa’, nuovo singolo degli Stadio, estratto dall’ultimo album ‘Caramelle & Diamanti’ uscito nello scorso mese di settembre del 2011.

Questo il video del concerto tenuto al Gran Teatro di Roma nel dicembre scorso.


Gotye: Somebody that I used to know


Now and then I think of when we were together
Like when you said you felt so happy you could die
Told myself that you were right for me
But felt so lonely in your company
But that was love and it's an ache I still remember

You can get addicted to a certain kind of sadness
Like resignation to the end
Always the end
So when we found that we could not make sense
Well you said that we would still be friends
But I'll admit that I was glad that it was over

But you didn't have to cut me off
Make out like it never happened
And that we were nothing
And I don't even need your love
But you treat me like a stranger
And that feels so rough
You didn't have to stoop so low
Have your friends collect your records
And then change your number
I guess that I don't need that though
Now you're just somebody that I used to know

Now and then I think of all the times you screwed me over
But had me believing it was always something that I'd done
And I don't wanna live that way
Reading into every word you say
You said that you could let it go
And I wouldn't catch you hung up on somebody that you used to know...

But you didn't have to cut me off
Make out like it never happened
And that we were nothing
And I don't even need your love
But you treat me like a stranger
And that feels so rough
You didn't have to stoop so low
Have your friends collect your records
And then change your number
I guess that I don't need that though
Now you're just somebody that I used to know

I used to know
That I used to know

Somebody...
 

Gotye: video, ‘Somebody that I used to know’