Pensieri su ciò che ci circonda. Media, politica, attualità, libri, film e quant’altro.
venerdì 4 maggio 2012
Rai Movie: premio David di Donatello 2012
David di Donatello, una cerimonia da piccolo schermo
Gli appuntamenti per seguire, in diretta o in
differita, la cerimonia di consegna dei premio, questa sera all'Auditorium
Conciliazione di Roma. Il red carpet, i protagonisti, le interviste a caldo
dagli "Oscar" del cinema italiano
Appuntamento al
cinema, ma in tv. Con la cerimonia di consegna dei David di Donatello 2012,
considerati gli Oscar del cinema italiano. Stasera a partire dalle 17.30 su Rai Movie, il canale del
digitale terrestre interamente dedicato al cinema italiano e internazionale,
sarà possibile seguire la 56esima edizione della manifestazione che si terrà
presso l’Auditorium Conciliazione di Roma.
Anche RaiUno
proporrà la serata ma in differita a partire dalle 23.30 (anche su Rai
International, alla stessa ora), con la conduzione di Tullio Solenghi. Red
carpet e interviste in esclusiva in primo piano anche il 7 maggio in seconda
serata, sempre su Rai Movie, che manderà in onda il meglio della cerimonia con
i momenti salienti della premiazione e i commenti a caldo dei protagonisti.
Focus sui David di Donatello anche su Drugstore, il nuovo programma di Rai
Movie condotto da Miriam Leone, dedicato a grande cinema, cultura digitale,
fotografia, video arte e musica. Nella puntata del 9 maggio alle ore 22.50 si
andrà alla scoperta dei film vincitori, con interviste ad attori e registi. Nel
programma, in primo piano l’immaginario contemporaneo visto attraverso la lente
dei nuovi media, con particolare attenzione all’industria e alla cultura
cinematografica italiana.
Quanto ai film in
lizza per i David, ad incassare più di tutti con 16 candidature è il più
politico di tutti, Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana che mette in
campo una pagina oscura della storia italiana, la strage di piazza
Musica: Sony acquista le edizioni Emi
Sony, parte con l’acquisto di Emi il programma del
grande rilancio
di Ernesto Assante
Un tempo c’era la
Emi, la più antica, storica, celebre delle case discografiche europee, colosso
britannico per il quale hanno realizzato i loro capolavori artisti del calibro
dei Beatles e dei Pink Floyd. Oggi, nel pieno di una crisi del mondo
discografico che sembra non avere fine, la Emi è in vendita, in due tronconi
separati, quello discografico e quello delle edizioni musicali. La notizia del
giorno è che un consorzio guidato da Sony/Atv (la branch editoriale della Sony
Music) è intenzionata ad acquistare per 2,2 miliardi di dollari le edizioni
della Emi e l’acquisto è stato, pochi giorni fa, autorizzato dall’antitrust
dell’Unione Europea. È il primo grande colpo portato dal nuovo management del
megagruppo Sony in crisi profonda di profitti e quote di mercato.
Le due società, appunto il consorzio guidato da Sony ed Emi, anche se saranno sotto il controllo di un'unica centrale, continueranno a operare sul mercato come entità separate, ma il loro congiunto giro d'affari, attualmente stimato in circa 1,3 miliardi di dollari, supererà quello del diretto concorrente, Universal Music Publishing, che conta circa 900 milioni di dollari. Sony/Atv, amministrando la Emi, incasserà il 15 per cento dei suoi ricavi netti. Il consorzio è dunque guidato da Sony, che partecipa con un capitale di 325 milioni di dollari, e vede la partecipazione di David Geffen che ha messo nell’impresa 100 milioni di dollari. Al consorzio si sono uniti anche altri investitori con quote minori come il fondo di Abu Dhabi Mubadala, la Gso e la banca svizzera Ubs.
Il via libera dell’Antitrust è arrivato velocemente perché Sony/Atv (che detiene tra gli altri i diritti dei Beatles e di Michael Jackson) ha promesso la liquidazione di asset editoriali per un valore di 20 milioni di dollari in termini di
Le due società, appunto il consorzio guidato da Sony ed Emi, anche se saranno sotto il controllo di un'unica centrale, continueranno a operare sul mercato come entità separate, ma il loro congiunto giro d'affari, attualmente stimato in circa 1,3 miliardi di dollari, supererà quello del diretto concorrente, Universal Music Publishing, che conta circa 900 milioni di dollari. Sony/Atv, amministrando la Emi, incasserà il 15 per cento dei suoi ricavi netti. Il consorzio è dunque guidato da Sony, che partecipa con un capitale di 325 milioni di dollari, e vede la partecipazione di David Geffen che ha messo nell’impresa 100 milioni di dollari. Al consorzio si sono uniti anche altri investitori con quote minori come il fondo di Abu Dhabi Mubadala, la Gso e la banca svizzera Ubs.
Il via libera dell’Antitrust è arrivato velocemente perché Sony/Atv (che detiene tra gli altri i diritti dei Beatles e di Michael Jackson) ha promesso la liquidazione di asset editoriali per un valore di 20 milioni di dollari in termini di
Marco Travaglio: ‘I revisori dei Monti’
da: Il Fatto
Quotidiano
Sta per compiere tre mesi il solenne impegno di Piercasinando sui fondi pubblici
ai partiti camuffati da “rimborsi
elettorali”.
È il 10 febbraio
quando, sull’onda del caso Lusi, il leader Udc annuncia: “Lunedì presento una
proposta di riforma dei partiti e la sottopongo in anteprima ad Alfano e
Bersani”. Parola d’ordine, ovviamente, “trasparenza”: infatti il tesoriere Udc,
Pino Naro, già arrestato e condannato per peculato ai tempi di Tangentopoli e
ora indagato per una mazzetta di 200 mila euro dal costruttore Tommaso Di
Lernia, è sempre al suo posto. Ricevuto il plico casiniano, gli altri due
dell’Ave Mario, cioè Bersani e Alfano,appongono le loro firme annunciando
“tempi rapidissimi”.
ABC ci dormono sopra un mesetto, confidando
nell’amnesia generale, e rialzano i capini solo il 5 aprile, quando esplode il caso
Belsito. Altro annuncio epocale, uno e trino: “La legge sui partiti è molto
urgente, ci sono gli estremi per un decreto”. Bersani: “Riforma improrogabile, corsia di assoluta priorità”. Casini: “Passiamo dalle parole ai
fatti”. Alfano: “Con me si sfonda una
porta aperta”. Certo,come no. Monito di Napolitano:
“Si ponga mano ad adeguate iniziative”. Di
Pietro, conoscendo i suoi polli, deposita il referendum per abolire i
cosiddetti rimborsi. Infatti il decreto ad hoc tramonta subito:meglio un
emendamento al decreto fiscale del governo. Anzi no: la “moral suasion” del
Quirinale fa saltare pure quello, visto che non c’entra niente con l’oggetto
del decreto fiscale ed è dunque“inammissibile”. Però – giurano Qui Quo Qua – la
proposta di legge verrà approvata in commissione“in sede legislativa”, cioè
senza passare dall’aula. Naturalmente il 18 aprile tramonta anche la sede
legislativa. Il presidente della Cassazione fece sapere che non rientra nei
suoi poteri controllare i bilanci dei partiti (come invece avevano pensato quei
gran geni dei tre), e nemmeno quelli della Corte dei Conti
Francia, elezioni presidenziali: chi è François Holland?
Hollande, il ritorno della politica
Chi è François
Hollande? È il “cocco di Bruxelles” come scrive Libération o “un uomo pericoloso” come sostiene l’Economist? Una cosa è certa: con il suo impegno a
favore di un patto per la crescita se sarà eletto il 6 maggio, il candidato
socialista alle presidenziali francesi ha aperto un dibattito che scalda gli
animi di moltissimi europei, e ha permesso di esprimersi liberamente a molti
leader che fino a questo momento erano “tenuti d’occhio” da Angela
Merkel.
Il 25 aprile il
presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha ripreso l’espressione
“patto per la crescita”, e ha ricevuto il sostegno della cancelliera tedesca.
Tuttavia il fatto che i due grandi paladini della riduzione del debito e della
disciplina di bilancio abbiano adottato le parole del candidato francese non
significa che siano pronti sposarne il programma. Al contrario, vuol dire che
gli schieramenti si stanno disponendo in ordine di battaglia, preparandosi ai
mesi che verranno.
Da un lato
François Hollande parla di infrastrutture finanziate da obbligazioni europee (i
“project bond”), di un ruolo più importante per la Banca europea
d’investimento, di una tassa sulle transazioni finanziarie e dell’utilizzo di
fondi strutturali europei non ancora spesi. Dall’altro lato Mario Draghi
ricorda che le politiche di bilancio devono essere “sottomesse a sorveglianza
mutuale e corrette se necessario", e che “le riforme strutturali che
favorirebbero la crescita facilitando l’imprenditoria, l’affermazione di nuove
aziende e la creazione di nuovi posti di lavoro” sono necessarie anche se a
volte “fanno male”.
Offerta contro
domanda, riforma liberale contro rilancio keynesiano. Questo scontro non è una
novità nel panorama
Piersilvio Berlusconi lascia il cda Fininvest per Mediobanca
da: Il Sole 24 ore
Pier Silvio Berlusconi: lascio il cda Fininvest per
Mediobanca. E Marina lascia Piazzetta Cuccia
Pier Silvio
Berlusconi lascia il cda di Fininvest per entrare nel board di Mediobanca. Lo
ha ufficializzato lo stesso consigliere della finanziaria di famiglia, titolare
del 2% di Piazzetta Cuccia, che nei prossimi giorni entrerà in Mediobanca come
consigliere al posto della sorella Marina.
Alla domanda
sull'avvenuto addio al board di Fininvest ha risposto: «Sì, bisogna. Non so se
i documenti sono stati fatti ma é così». Pier Silvio Berlusconi si é poi
mostrato in accordo con la sorella nel giudizio sulla norma relativa ai doppi
incarichi che ha imposto il cambio della guardia in Mediobanca: «E' una regola
abbastanza inutile - ha detto - Chi ha investito deve avere l'interesse e il
dovere a tutelare i propri investimenti. Non é la poltrona in consiglio che
conta, ma gli investimenti».
Il Buongiorno di Massimo Gramellini
Emergenza nazionale
Prima si
impiccavano ai cornicioni delle loro fabbriche e scivolavano nelle pagine di
cronaca nera, mentre al telefono il ministro domandava incredulo «sicuro che
dietro non ci sia un’altra ragione?». Allora hanno cominciato a darsi fuoco per
la strada pur di elemosinare l’attenzione di una politica ripiegata sul proprio
grasso e di un governo troppo concentrato sui numeri per riuscire a comprendere
le persone. Ma da ieri il dramma «Io non ce la faccio più» esplora un nuovo
abisso: l’irruzione di un disperato nell’Agenzia delle Entrate con le armi in
pugno. E poi gli ostaggi, le forze speciali: sembra terrorismo, invece è
terrore. Il terrore che afferra e confonde un uomo solo, quando non riesce a
immaginare per sé altro futuro che un muro nero.
Non si sa cosa debba ancora succedere perché i governanti sollevino la testa dai tabulati di Borsa e prendano atto che esiste un’emergenza umanitaria nazionale. Un terremoto economico e morale che va affrontato con gli strumenti della vera politica: buonsenso e visione del futuro.
Lo Stato ha due mani: una che prende, una che dà. Se ne usa una sola, diventa monco e sono gli Stati monchi a produrre le ingiustizie più efferate. Per un artigiano o un piccolo imprenditore, il funzionario delle tasse che mette le ganasce all’auto e il funzionario del ministero che paga a trecento giorni quando paga, non sono due universi lontani e incomunicabili (come invece essi si considerano), ma due volti della stessa amministrazione. Due nemici che marciano separati per colpire uniti e vanno ad aggiungersi alle banche che non prestano soldi, anzi chiedono
Non si sa cosa debba ancora succedere perché i governanti sollevino la testa dai tabulati di Borsa e prendano atto che esiste un’emergenza umanitaria nazionale. Un terremoto economico e morale che va affrontato con gli strumenti della vera politica: buonsenso e visione del futuro.
Lo Stato ha due mani: una che prende, una che dà. Se ne usa una sola, diventa monco e sono gli Stati monchi a produrre le ingiustizie più efferate. Per un artigiano o un piccolo imprenditore, il funzionario delle tasse che mette le ganasce all’auto e il funzionario del ministero che paga a trecento giorni quando paga, non sono due universi lontani e incomunicabili (come invece essi si considerano), ma due volti della stessa amministrazione. Due nemici che marciano separati per colpire uniti e vanno ad aggiungersi alle banche che non prestano soldi, anzi chiedono
Somari padani, diplomati albanesi: Renzo Bossi
Renzo Bossi, il
plurisomaro figlio di Umberto Bossi, ha ottenuto – in che modo è parte dell’inchiesta
sulla Lega – un diploma in gestione aziendale in Albania, noto paese della ‘Padania’.
L’università che gli ha rilasciato il
diploma si chiama Kristal. Tipico
nome da balera e discoteca di fine anni settanta. Il che è tutto dire…
Ma il fatto che
Renzo Bossi abbia “conseguito”, probabilmente a spese di noi contribuenti se ha
pagato il diploma con i soldi dei “rimborsi elettorali”, un titolo di studio in
gestione aziendale, significa che deve avere capito, non si sa in quanto tempo
e a quale prezzo, di essere considerato un troglodita.
L’evidente complesso d’inferiorità
nei confronti di ladri di Stato, corrotti e incapaci ma diplomati e laureati lo
ha fatto correre ai ripari.
Sempre meglio
essere un coglione laureato, seppure in discoteca, che un coglione e basta. O
no?
giovedì 3 maggio 2012
Il più politico dei tecnici: Corrado Passera, intervistato dal ‘Fatto Quotidiano’
Corrado Passera,
ministro dello Sviluppo economico è stato intervistato da Carlo Tecce de ‘Il Fatto
Quotidiano’.
Operato del
governo, revisione della spesa, frequenze tv e Rai e futuro politico, questi i
temi trattati.
Giudizio sull’operato del governo
“Buono. Il
recupero di credibilità è stato quasi immediato. Voto alto alle riforme – dalle
pensioni al lavoro – e all’agenda per la crescita: un programma senza botti, ma
molto articolato e concreto.
“Qualche
inevitabile errore e ingenuità da parte di chi, come noi, non è abituato a
governare la macchina dello Stato.
“Siamo intervenuti
su un aereo che perdeva quota e che doveva cambiare varie parti in volo.
Andiamo fieri di aver favorito l’apertura di tanti mercati, dall’energia ai
trasporti, dal commercio alle professioni. Nei prossimi mesi contiamo di
introdurre meccanismi che facilitino la nascita di nuove imprese. Per
finanziare l’agenda per la crescita cerchiamo di recuperare risorse dalla lotta
all’evasione fiscale e dai tagli agli sprechi. Per finanziare gli investimenti,
senza aggravare il debito pubblico, abbiamo introdotto norme innovative per
accelerare le infrastrutture, attrarre risorse private e non perdere quelle
comunitarie: quasi 80 miliardi di progetti sono già stati individuati,
approvati per la parte pubblica e in corso di accelerazione. E stiamo trovando
i modi per restituire alle imprese i 100 miliardi di crediti scaduti”.
I sacrifici ai soliti italiani
“Manca il lavoro e
questa sofferenza è diffusa. Siamo nel momento in cui è difficile tenere la
rotta. Tra le prime
Il ciellino Formigoni: il senso della lettera del "capo spirituale" Don Julian Carron
Ovviamente, non
posso che condividere. Abbiamo espresso in modo diversi (http://taccuinodiunamarziana.blogspot.com/2012/04/lombardia-fondi-neri-sanita-la-lettera.html)
concetti pressochè simili.
da: Il Fatto
Quotidiano
CL, la "sequela" di Carròn spiegata ai piccoli
di Piero Valesio
Sulla lettera
pubblicata da Repubblica da Don
Julian Carròn, reggente di Comunione e Liberazione, bisognerebbe applicare il metodo Saviano: leggere
attentamente passo per passo e cercare di capire qual è il messaggio. Lungi
da me l’intenzione di mettere sullo stesso piano il teologo iberico con
l’estensore mafioso della lettera a Michele Zagaria che Saviano ha decodificato
qualche giorno fa: ma dato che il
ciellinese è linguaggio per lo più sconosciuto ai più (non farsi capire è un
ottimo modo per dire tutto e il contrario di tutto) e avendolo io ben conosciuto in una fetta della mia gioventù mi
permetto una sorta di breve rilettura ragionata.
Personalmente non credo affatto che i vertici di Cl siano caduti dal pero quando si sono accorti che il più glamour fra i loro appartenenti aveva,
per così dire, pestato una serie di
cacche canine: penso altresì che la lettera non sia affatto una lettera di
scuse (peraltro non richieste. Da anni quei vertici sostengono che “Cl non fa
politica” ma si occupa di anime: perché dunque ora dovrrebbe chiedere scusa per
le manovre del Celeste?) quanto un
normale tentativo di disijnformacja (quella stessa dai cui pericoli
mettevano in guardia i ragazzini di Gioventù Studentesca) per, diciamo così, riposizionare il Movimento davanti alla
pubblica opinione cattolica magari anche un po’ incazzata.
Perché, egregio
dottor Carròn (eletto capo di Cl dallo stesso Giussani prima di morire: strana
e “siriana” scelta uno spagnolo, per un movimento che fuori dall’Italia ha
sempre strombazzato molto e raccolto poco) non
condivido affatto l’idea che alcuni
uomini di Cl impegnati nel sociale abbiano commesso errori (resta da vedere
se reati, ci ricorda il sacerdote) perché si sono discostati dal pensiero portante di Cl. Sono altresì convinto che
ci siano arrivati come estrema
conseguenza di quel pensiero. La parola chiave (che Carròn, ripete
all’infinito come il suo predecessore e tutti i suoi collaboratori) è
“sequela”.
La cosiddetta “sequela” del Cristo impone all’interno del
Movimento un solo schema di pensiero che qui brutalizzo in alcuni punti. 1)
Il Movimento è depositario della verità e dunque le scelte dei singoli si
devono adattare alla verità proposta dal movimento 2) Visto che lo Stato non si
può cambiare (c’è stata la breccia di Porta Pia e a molti da quelle parti non è
ancora andata giù) bisogna “metterci con chi ci sta” (altra frase molto amata
da quelle parti) e dunque sfruttare qualsiasi opportunità per arrivare
all’obiettivo principe: sostituirsi piano piano allo stato laico per offrirne di
fatto uno (sanità, scuola) di ispirazione confessionale. Dove non c’è più
l’aborto tanto per dire e dove a scuola si usano solo testi di autori per i
quali la Resistenza è stata un pericoloso intervento del marxismo nella società
italiana, sempre che sia esistita. Alla
vacanza ai Caraibi col costume rosso ma soprattutto con soldi che puzzano non ci si arriva violando la “sequela”; ma
osservandola fino alle sue estreme conseguenze.
Calabrò, AGCOM: allarme Google e Facebook, ritardi sulla banda larga
Corrado Calabrò, presidente
dell’Autoriatà per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), ha presentato al
Parlamento la sua relazione in merito all’attività svolta.
Relazione con la
quale ha evidenziato i ritardi italiani nella diffusione della banda larga con
conseguenti impatti economici e (come si dice in questi casi) lanciato un grido
d’allarme contro due colossi: Google e Facebook.
In merito alla
banda larga, l’economia prodotta dalla rete vale vale solo il 2% del Pil contro
il 7,2% del Regno Unito. Il ritardo dello sviluppo costa all’Italia tra l’1 e l’1,5%
del Prodotto interno lordo.
Non dobbiamo pensare solo all’uso personale che facciamo di internet, pensiamo a quale
strumento rapido e funzionale sia per chi svolge attività professionali e,
ovviamente, come sia possibile usufruire di certi servizi solo con connessioni opportunamente
dimensionate.
Quanto ai due
colossi Google e Facebook, Calabrò sostiene che «La crescente partecipazione ai
ricavi complessivi della filiera delle telecomunicazioni, così come nell’audiovisivo,
da parte degli over-the-top è inmarrestabile. Si è verificato uno spostamento
dell’asse della competizione nel campo Ict: dalla concorrenza tra gli operatori
dotati di infrastrutture per il mercato dell’accesso a internet si è passati a
una competizione tra il complesso degli operatori telco da una parte e i
fornitori di servizi over-the-top dall’altra. Ciò significa che Google e
Facebook possono prendersi il cliente di una Telecom, senza che nessun ricavo
finisca nelle casse di quest’ultima. Il rischio, in soldoni e – ovviamente –
per i business aziendale non certo per gli utenti, è quello di un trasferimento
di ricchezza tra Unione Europea e Stati Uniti o altri Paesi emergenti,
maggiormente orientati su un’innovazione fuori dalle reti».
Diritto d’autore in internet: AGCOM (per il momento) soprassiede..
AGCOM e diritto d’autore: the end (per ora!)
E’ arrivata al
capolinea l’epopea del regolamento che l’Autorità per le Garanzie nelle
comunicazioni avrebbe voluto arrogarsi il potere di varare per disciplinare la
materia del diritto d’autore online.
L’attesa ed auspicata notizia, l’ha data questa mattina il Presidente Calabrò nella sua relazione di fine mandato.
“Internet ha un’insostituibile funzione informativa; nessuno più di noi ne è consapevole [nda: ma davvero?]. Ma nessun diritto è senza limiti [nda: nessuno lo ha mai sostenuto]. Il diritto alla libertà di navigazione marittima non ha comportato il diritto alla pirateria. [nda: nessuno ha mai chiesto di legalizzare la pirateria. Si è chiesto solo di non censurare la libertà di informazione]. L’intesa era però che il Governo avrebbe adottato una norma di interpretazione autentica che rendesse leggibili per tutti le norme primarie che inquadrano la nostra competenza. E’ vero che una tale norma non è indispensabile, ma sarebbe certamente utile in una materia, qual è quella in questione, nella quale, per la sua sensibilità, è auspicabile la massima chiarezza. Finché il Governo non adotterà questa norma, noi – almeno in questa Consiliatura – non ci sentiremo tenuti alla deliberazione del regolamento, pur così equilibrato, che abbiamo predisposto e messo a punto con ampia consultazione”.
Non ci sta Calabrò ad immolarsi sull’altare della difesa del diritto d’autore dopo il dietrofront – perché di questo deve essersi trattato – del Governo che aveva, evidentemente, promesso al Presidente dell’Agcom (e forse
Il web del ministro Severino
Informazione sul Web: non servono nuove regole
Le regole per l'informazione online esistono e
sanciscono in modo sufficientemente chiaro che la libertà di parola di
ciascuno, si ferma dove inizia l'altrui diritto a non veder la propria dignità,
reputazione o privacy, violate. Le dichiarazioni del neo ministro Severino
appaiono in questo senso preoccupanti
di Guido Scorza
Passano gli anni,
cambiano i Governi, escono i Signori della Tv ed entrano i Professori ma
la politica tutta - con poche eccezioni che, sfortunatamente, finiscono con il
confermare la regola - pare incapace di resistere alla tentazione di
regolamentare l'informazione sul Web.
Questa patologica ansia di regolamentazione di ciò che non si conosce (n.d.r.
perché non lo si vuol conoscere) sembra aver contagiato anche il neo-Ministro
della Giustizia Paola Severino, la quale, ieri, intervenendo al Festival
internazionale del giornalismo di Perugia, nel commentare il giudizio straordinariamente positivo che
gli italiani hanno sull'informazione online a dispetto di quello decisamente
negativo che hanno in relazione all'informazione su carta ed in tv, non ha
trovato niente di meglio da dire che i blog possono essere un fenomeno positivo
ma anche un "punto criminogeno" e che, pertanto, è necessario dettare
nuove regole.
Eccola la posizione del Ministro riportata in uno dei tant lanci
di agenzia, pubblicati sul sito del Ministero della
Formigoni: le parole di Carron, presidente di Comunione e Liberazione
Per Formigoni,
niente più vacanze nei resort a 7 stelle. Al massimo, al meeting di Rimini per
“purificarsi”…Un'uscita in spiaggia e un giretto veloce su un moscone.
Che Carron sia tra
quelli che non ha mai fatto una vacanza in barca? Qualcuno lo faccia sapere a
Ombretta Colli…
Cl, il dolore di Carron
"Chi ha sbagliato umilia il movimento"
di Don Julian
Carron*
Caro Direttore,
leggendo in questi giorni i giornali sono stato invaso da un dolore indicibile nel vedere cosa abbiamo fatto della grazia che abbiamo ricevuto. Se il movimento di Comunione e Liberazione è continuamente identificato con l'attrattiva
del potere, dei soldi, di stili di vita che nulla hanno a che vedere con
quello che abbiamo incontrato, qualche pretesto dobbiamo averlo dato.
E questo sebbene Cl sia estranea a qualunque malversazione e non abbia mai dato vita a un "sistema" di potere. Né valgono le pur legittime considerazioni sulla modalità sconcertante con cui queste notizie vengono diffuse, attraverso una violazione, ormai accettata da tutti, delle procedure e delle garanzie pur previste dalla Costituzione.
L'incontro con don Giussani ha significato per noi la possibilità di scoprire il cristianesimo come una realtà tanto attraente quanto desiderabile. Per questo è una grande umiliazione costatare che a volte per noi non è bastato il fascino dell'inizio per renderci liberi dalla tentazione di una riuscita puramente umana. La nostra
Rossella Urru, riscatto di 30 milioni di euro: qualche italiano “generoso” potrebbe dare un contributo…
Per la liberazione
di Rossella Urru, la cooperante sarda rapita insieme alla collega Ainhoa
Fernandez de Rincon nel deserto algerino, è stato chiesto un riscatto di 30
milioni di euro.
C’è un anziano riccone in Italia che potrebbe,
data la sua “generosità”, se non
pagare l’intera cifra almeno contribuire a parte della somma.
Sarebbe un modo
ineccepibile per Silvio Berlusconi di dimostrare la sua sbandierata generosità.
Dubito però che Rossella Urru, una volta libera, si presti alle seratine “sobrie”
di Arcore.
Di là delle
battute, questa donna non è in Algeria
per una di quelle vacanze “diverse” alla ricerca di qualcosa di “originale”
mai visto e vissuto prima. In caso di rapimenti di questi vacanzieri, non solo
non si deve pagare il riscatto, ma vanno lasciati là, sul posto della vacanza
estrema.
Per Rossella Urru va fatto tutto il possibile perché torni
libera.
Governo, revisione della spesa pubblica: il sito web dell’esecutivo per le segnalazioni dei cittadini
E vabbè che è un governo di bocconiani ed ex consulenti di
McKinsey, ma poiché noi italiani non
campiamo tutti a slides (documento ottenuto con il programma power point di
Microsoft Office, composto da diapositive per le presentazioni con le quali le società
di consulenza mostrano l’aria fritta alle aziende private che gli pagano il “pizzo”)
sarebbe “opportuno” parlare in lingua italiana di cose concrete.
Iniziamo con il
sostituire ‘spending review’ con ‘revisione della spesa’. Quella che facciamo
nelle nostre case per far quadrare i conti, eliminando spese surpeflue e cercando
di risparmiare su spese correnti.
E
vabbè che è un governo di
bocconiani ed ex consulenti di McKinsey, ma
poiché noi italiani non
campiamo tutti a slides (documento
ottenuto con il programma power point di Microsoft Office, composto da
diapositive per le presentazioni con le quali le società di consulenza mostrano
l’aria fritta alle aziende private che gli pagano il “pizzo”), sarebbe
“opportuno” parlare in lingua italiana di cose concrete.
Sarebbe quindi "opportuno" sostituire i termini
inglesi ‘spending review’ con gli italiani: ‘revisione della spesa’. Quella che
facciamo nelle nostre case per far quadrare i conti, eliminando spese surpeflue
e cercando di risparmiare su spese correnti.
Ecchecazzo!
Spending Review, governo ai cittadini: segnalate gli
sprechi
Attraverso il sito Web dell'esecutivo. Nel mirino,
tra le altre cose: spesa sanitaria, scuola, tribunali e giudici di pace
Segnalare sprechi
e fornire suggerimenti per porre un freno alla spesa pubblica fuori controllo.
E' questo l'aiuto che il governo ha chiesto ai cittadini attraverso la
compilazione del modulo "Esprimi la tua opinione".
Attraverso il modulo, inserito nella pagina web della spending review sul sito
del governo, le persone "hanno la possibilità di dare suggerimenti,
segnalare uno spreco, aiutando i tecnici a completare il lavoro di analisi e
ricerca delle spese futili".
Intanto il supercommissario per la spending review, Enrico Bondi, avrà "15
giorni" di tempo per presentare un "cronoprogramma" al consiglio
dei ministri per tagli e razionalizzazioni della
mercoledì 2 maggio 2012
Regime in decadimento: Gian Valerio Lombardi, prefetto di Milano e l’”olgettina” di Silvio..
Sono sempre più "convertita" alle teorie del Lombroso. Guardare la faccia di Lombardi e
capire in cosa può rendersi “disponibile”…
Il Prefetto di Milano e
l'Olgettina, appuntamento sprint con parcheggio
Grazie alla raccomandazione di "Papi",
Marysthell ottiene un colloquio con il rappresentante dello Stato. Gian Valerio
Lombardi. Tempi rapidissimi e massima deferenza. Compreso l'immancabile
"Mi saluti il presidente". E la ragazza potrà sistemare l'auto
in Prefettura
"Come sta,
signora... Come posso esserle utile?". E' (con tutto il rispetto) il
macellaio? O il pizzicagnolo?. No, è Gian Valerio Lombardi, nonostante tutto
ancora oggi prefetto di Milano. E la signora (sempre con tutto il rispetto) è
Marysthell Garcia Polanco, olgettina di complemento tra le più fedeli (e anche
le più esose) di "Papi". Quella a cui Berlusconi non sa mai dire di
no anche quando il buon gusto, la discrezione, il senso dello Stato o almeno la
decenza esigerebbero maggiore prudenza. Ma Marysthell, da diversi anni in
Italia, si è messa in testa di arrivare alla cittadinanza. E quando vuole,
chiede. E ottiene.
Ottiene, almeno una corsia (e parcheggio) decisamente preferenziale,
Anche l’occhio vuole la sua parte: gli elegantoni della serie tv
Questo il link per vedere le immagini dei protagonisti di alcune serie tv in “abiti da lavoro”
Matt Bower in White Collar
Questo il mio podio (scelta non facile..): i tre che preferisco nella combinazione maschio-abito nonchè postura..
John Mann in Mad Men
Simon Baker in The Mentalist
Matt Bower in White Collar
Concerto del 1° maggio 2012: Noemi ‘Hey Jude’ con Mauro Pagani
Noemi al Primo Maggio 2012 - Hey
Jude con Mauro Pagani, resident band e Roma Sinfonietta
Il ritorno dei Jethro Tull: tour e sequel di ‘Thick as a brick’
da: http://www.ilsole24ore.com/cultura.shtml
Tornano i Jethro Tull con un tour e un sequel di
"Thick as a brick", 40 anni dopo
di Francesco Prisco
Questa è la storia
di un bambino prodigio col pallino della scrittura, di un premio di poesia
concessogli a suon di fanfara e ritirato con indignazione per una parolaccia
pronunciata durante un programma tv, di un giornale di provincia che documenta
con dovizia di particolari tutto l'accaduto.
O, se preferite, è
la storia di uno degli album più intriganti e complessi che la storia del rock
ricordi: «Thick as a brick», la concept opera progressive per eccellenza
(un solo brano in due movimenti, per un totale di 43 minuti e 50 secondi di
musica) sfornata il 3 marzo 1972 dai Jethro Tull, la band del diabolico
menestrello scozzese Ian Anderson. Che a distanza di quarant'anni esatti torna
impunito sul luogo del delitto: ecco a voi «Thick as a brick 2 – Whatever happened to Gerald Bostock?»,
sequel ideale del capolavoro che fu. Questa volta inciso da solista e portato
in giro in un tour che al momento tocca la Gran Bretagna.
Un disco formato
giornale. Per quanti sanno poco o nulla di tutta questa storia, vale la pena
ripartire dall'inizio: il giornale di provincia era l'immaginario «St. Cleve
Chronicle & Linwell Advertiser», sedici pagine ingiallite che
rappresentavano l'originalissimo packaging di «Thick as a brick». Leggendo le
quali si veniva a conoscenza dell'incredibile (e altrettanto immaginaria)
vicenda di Gerald Bostock, otto anni circa nel 1972, il paffuto e occhialuto
«piccolo Milton» autore del poema «Thick as a brick» (tradotto liberamente:
«Duro come un mattone») che prima riceve poi si vede revocare un riconoscimento
alla sua precoce vena artistica, per aver pronunciato in
Media, social network: Eben Moglen, “The Facebook Killers”
Eben Moglen: "Facebook, preparati a morire"
L'avvocato del software libero, professore alla
Columbia University, sta mettendo a punto un'alternativa "social" che
rispetta la privacy. Domani arriva in Europa e presenta a Berlino la sua
"Freedom Box"
E' una leggenda su
Internet, Eben Moglen, professore di legge alla Columbia University di New York
e fondatore del Software Freedom Law Center. Piccolo, barba bianca, occhialini che
coprono occhi color ghiaccio, voce nasale tendente all'acuto, è un guru
del software libero, il firmatario di tutte le licenze software inventate da Richard
Stallman e amici. Il suo ufficio è bellissimo, luminoso, mobili di
design, vista aerea mozzafiato dall'Upper West Side della Grande
Mela. I suoi collaboratori sono tutti ragazzi, giovani, alcuni giovanissimi. Domani
(2 maggio) parlerà a Berlino alla Conferenza "re: publica". Io l'ho
intervistato durante la settimana della Social Media Week, a metà febbraio,
quando era appena uscita sul Village Voice una storia di copertina in cui si
parlava anche di lui titolata "The Facebook Killers".
Professor Moglen, che cosa le sta più a cuore e a quale progetto sta lavorando in questo periodo?
"Sono preoccupato per la società orwelliana in cui ci siamo infilati con i social networks proprietari che ci spiano riempiendo le tasche dei loro fondatori e deprivando i cittadini della loro libertà, che ne siano consapevoli o meno. Per questo, sono fiero di poter mostrare il mio nuovo progetto, la Freedom Box".
Esce dalla stanza e torna con una scatoletta in mano: assomiglia a un vecchio modem. Un pezzo di hardware metallico con una serie di ingressi e di uscite, che si collega alla presa del telefono al muro da una parte, e al
Max Schrems: uno studente di legge contro gli abusi di Facebook
da: http://www.presseurop.eu/it
Max Schrems – I don’t like Facebook
Uno studente di
legge austriaco ha avviato da solo una enorme campagna contro gli abusi della
privacy da parte del social network. Ma ora deve superare anche l’ostruzionismo
delle autorità.
di Julia Prummer- traduzione di Anna Bissanti
Un giorno Max
Schrems ha voluto vederci chiaro: ha chiesto a Facebook di dargli accesso a tutti
i dati personali conservati che lo riguardano. La risposta che ha ricevuto dal
social network è andata ben oltre i suoi peggiori timori: tutto ciò che egli
aveva cancellato c’era ancora. I suoi cambiamenti di stato, le sue richieste di
aggiungere amici, i suoi messaggi privati. Facebook ha conservato assolutamente
tutto quello che riguarda il giovane austriaco, contro la sua volontà e andando
contro ogni normativa prevista dal diritto europeo sulla privacy, che proibisce
la conservazione a tempo indeterminato dei dati personali dell’utente.
Tutto ciò accadeva
un anno fa. In fondo, il ventiquattrenne Schrems aveva chiesto semplicemente di
far valere i propri diritti. Ogni europeo può esigere di avere accesso ai
propri dati personali, ed essendo uno studente di giurisprudenza il giovane lo
sapeva.
Ma non sapeva che
con la sua indagine avrebbe scatenato la più grande campagna della storia di
Facebook in materia di tutela della privacy, né che sarebbe entrato in uno scontro
frontale con Facebook e con un ente europeo. Oggi, infatti, a bloccare ogni
nuova procedura che prende di mira Facebook è un ente irlandese di tutela della
privacy.
All’inizio Schrems
voleva soltanto divertirsi. Ma a Facebook sono state necessarie sei settimane e
23 mail per
Calalzo di Cadore: Equitalia? No, grazie. Recupero crediti gestito dalla comunità
Equitalia? No, a Calalzo di Cadore recupero crediti
gestito dalla comunità montana
Il progetto, in vigore dal primo marzo, è
un'iniziativa del sindaco (con il sì unanime del consiglio comunale). Esclusi
rischi di pignoramento. "Se qualcuno - dice il primo cittadino - non ce la
fa a pagare noi rateizziamo. Non mandiamo sul lastrico una famiglia"
di Gabriele
Paglino
Equitalia? No, grazie. La decisione presa dal sindaco di Calalzo di
Cadore (piccolo centro montano in provincia di Belluno) inizia a fare proseliti
tra altri comuni. Lo scorso novembre, il primo cittadino Luca De Carlo
– eletto con una lista civica sostenuta dal centrodestra – applicando le legge
166/2011, che prevede che ogni amministrazione possa non servirsi di Equitalia
per incassare dai cittadini i soldi di multe e tributi non pagati, ha infatti
scelto di dare la riscossione dei crediti insoluti in gestione alla Comunità
montana Valbelluna.
Per il giovane sindaco veneto, il servizio adottato dalla società
pubblica di riscossione presieduta da Attilio Befera, con la sua
applicazione di more e interessi, è “disumano e da sceriffo di Nottingham”. A
chiedere ai cittadini di pagare le temutissime cartelle esattoriali, per conto
del Comune, dal primo marzo ci penserà l’ente territoriale locale. “In questo
modo – spiega il primo cittadino – riusciamo a monitorare costantemente i
furbetti, quelli cioè che non pagano perché credono che le tasse le debbano
pagare solo i poveracci, e quei cittadini che invece sono in oggettive
difficoltà. Proprio su questi ultimi interveniamo subito, magari con la
rateizzazione. Abbiamo cercato insomma di umanizzare e avvicinare ai cittadini
un servizio che resta comunque antipatico. Perché non è vero che le tasse sono
belle da pagare, come diceva Padoa Schioppa”.
E i risultati il Comune di Calalzo li ha visti già dall’anno scorso.
Perché se la riscossione (coattiva) dei tributi
Beppe Grillo: mafia e stato
Sulla mafia il buonsenso di Grillo non è proprio a 5
stelle
Perché sulla battuta infelice a Palermo il politico
si gioca la credibilità del suo pensiero.
di Lia Celi
Non sta bene
parlare male di chi ti ha sfamato alla sua tavola. Quindi non potrei mai
parlare male di Beppe Grillo, visto che nella lontana estate del 1997, quando
fui spedita a casa sua a Nervi da Paolo Flores d’Arcais per rivedere assieme a
lui un’intervista per Micromega, mi rifocillò con delle ottime penne al
pomodoro, che io indegnamente contraccambiai ammorbandogli il soggiorno di fumo
di sigaretta (allora per me scrittura e tabagismo erano inscindibili).
I TEMI CARI AL
GRILLO D'ALLORA. Lui sicuramente si è dimenticato di quella carneade
sfumazzante, ma io non dimentico mai un piatto di pastasciutta, specie se
consumato davanti a uno splendido panorama. Penne a parte, non ho scordato
nemmeno il contenuto dell’intervista, anche perché verteva su temi che Grillo
trattava nei suoi spettacoli di allora e aveva già presentato su Cuore, il
settimanale per cui avevo lavorato (lo sviluppo sostenibile, la dittatura
dell’automobile, gli aspetti più ottusi del cosiddetto “progresso”).
NON ANCORA ENTRATO
IN POLITICA. Argomenti per i quali il performer (nel senso che non era più solo
comico, ma ancora non era politico) attingeva a materiali e spunti freschi
freschi dal Nord Europa, soprattutto dalla Germania, e che per l’Italia erano
nuovi di zecca.
A Beppe Grillo va
il merito di averli resi popolari attraverso il suo personalissimo stile di
divulgazione che mescola intrattenimento, comicità, pedagogia e reportage.
Senza Grillo,
probabilmente, non avremmo Marco Paolini, Ascanio Celestini e tutti gli altri
«oratori civili» che dal
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