martedì 18 dicembre 2018

Perché Antonio Megalizzi ha conquistato i nostri cuori (senza retorica)


da: Corriere della Sera
Un giovane comune e speciale: combatteva una battaglia in cui tanti non riescono a credere: l’Europa sì, ma soprattutto il futuro
di Paolo Di Stefano

 
La morte di Antonio Megalizzi, il giornalista ventinovenne la cui vita è rimasta in bilico per un paio di giorni, ha risvegliato il lato buono degli italiani: non buonista, ma buono, quello della compassione e di una partecipazione inusuale nel clima di cattiveria crescente che secondo il Censis caratterizzerebbe l’Italia degli ultimi tempi.

Antonio non era un tipo comune, o meglio lo era ma per tanti versi non lo era, eppure è riuscito a sollecitare una commozione che continua a esprimersi, anche sui social, a distanza di due o tre giorni dalla tragedia, tanti quanti di solito ci basterebbero per passare ad altro (la prossima tragedia, la prossima commedia, la prossima farsa).

Era poco più che un ragazzo, Antonio, per come intendiamo oggi le età della vita: nato a Reggio Calabria e trasferito a Trento con la famiglia quando aveva cinque mesi. Era un giovane colto e impegnato come non riusciamo più a immaginare i giovani: essendo, noi adulti, più inclini a identificarli frettolosamente con l’immagine del disimpegno e della sfiducia, cioè con i tratti che ci somigliano.

Per di più Antonio era impegnato in una causa che i pessimisti danno per persa ma verso la quale Antonio aveva insolite parole di speranza, persino di entusiasmo. Era un ottimista mite e sorridente, che apparteneva alla generazione Erasmus, in fondo un sognatore talmente sognatore da occuparsi per una radio universitaria di uno spettacolo probabilmente noiosissimo come le sedute plenarie del Parlamento europeo. Trasmetterle, commentarle con la convinzione di chi è sicuro di stare dalla parte giusta nonostante lo scetticismo diffuso. Era un giovane entusiasta e appassionato, che si dichiarava innamorato di un’idea: l’Europa.

Nessun commento:

Posta un commento