venerdì 31 agosto 2012

Trattativa Stato-Mafia, intercettazioni Napolitano: lo scontro ‘la Repubblica’ e ‘Il Fatto Quotidiano


Ho seguito lo scontro che si è scatenato dal 17 agosto tra ‘la Repubblica’ e ‘Il Fatto Quotidiano’.
La diatriba si è aperta con la diffusione delle intercettazioni al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nell’ambito dell’inchiesta della procura di Palermo su una presunta trattativa Stato-mafia nel 1992.
Si tratta – è necessario precisarlo – d’intercettazioni indirette, perché Napolitano non era il controllato ma l’interlocutore del soggetto intercettato: Nicola Mancino (ex presidente del Senato, ex ministro dell’Interno, ex vicepresidente del Csm). 
La questione in discussione era - ed è, perché il Capo dello Stato ha sollevato un conflitto d’attribuzione presso la Corte Costituzionale - se il presidente della Repubblica può essere intercettato direttamente o indirettamente, cioè assoggettato alla medesima normativa che si applica ai comuni cittadini italiani. Unico riferimento normativo che riguarda la condotta del Presidente della Repubblica è quello contemplato all’art.90 della Costituzione Italiana: “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato d’accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri”.
L’inchiesta della procura di Palermo e le intercettazioni disposte non ricadono nel suddetto articolo costituzionale.

Nel merito dell’inchiesta e delle intercettazioni che riguardano il Capo dello Stato, si sono espressi giuristi e giornalisti e, dalle colonne di Repubblica, si sono manifestate le diversità di vedute tra l’ex giudice della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky ed Eugenio Scalfari. Dalle colonne del Fatto, ha detto la sua Marco Travaglio.
Lo scontro tra Repubblica e il Fatto è diventato infuocato nel giro di pochi giorni. Non certo per la coincidenza con il clima ostaggio dell’anticiclone Lucifero.

Dopo aver letto gli articoli che trovate cliccando i link che riporto in fondo al post, ho deciso di dare spazio nel blog (post successivi) solo a quelli di Marco Travaglio.
Perché il vice direttore del Fatto, diversamente da Ezio Mauro ed Eugenio Scalfari – che ritengo abbia perso lucidità - ha puntigliosamente letto e commentato affermazione su affermazione contenuta negli articoli del fondatore e del direttore di Repubblica.
Né Mauro, né Scalfari hanno ribattuto agli articoli di Travaglio. Perché lo ritengono inferiore? Perché lo disprezzano considerandolo uno di “destra che ha invaso il campo della sinistra”? O perché, non sono in grado di opporre argomentazioni a quelle di Travaglio?

Non mi metterò a commentare i singoli articoli ma solo a qualche considerazione.
Premetto che per quanto si tratti di sei articoli, vale la pena trovare tempo (e voglia… e qui si fa più dura) per leggerli. E’ vero che, soprattutto in questo periodo, le priorità del paese reale composto da viventi che si vuole far morire socialmente (contropposto al paese irreale dei morti viventi), non sono gli scontri verbali dei politici e dei media, ma la disquisizione da cui nasce lo scontro tra due quotidiani non è di lana caprina.
Si tratta di conoscere la verità: se vi è stata una trattativa Stato-mafia, chi l’ha condotta, perché, quali effetti ha prodotto. Si tratta di stabilire i diritti e doveri del presidente della Repubblica, nei confronti del presidente della Repubblica.
Verità e giustizia non sono di destra o sinistra o centro: sono ‘verità’ e ‘giustizia’. E, sia chiaro, non si può obiettivamente asserire che la magistratura nella sua azione faccia sempre giustizia.

Inizio con il ringraziare il direttore di Repubblica Ezio Mauro per aver sostenuto e precisato che “gli italiani hanno il diritto di conoscere la verità sulla trattativa Stato-mafia. Mi era “sembrato”, nel leggere l’articolo “Perché attaccano il Capo dello Stato”, che Eugenio Scalfari avesse deciso che gli italiani debbano ignorare le conversazioni tra Mancino e Napolitano, tra Mancino e i collaboratori del presidente della Repubblica – a nome del quale parlavano -, perché “ci sono trattative e trattative”. Che è come dire: questa era una di quelle “buone”, lasciate perdere.
Trattasi di ringraziamento ironico..ovviamente.

Dissento da questa sua affermazione: “debolezza culturale e lo scarso spirito di battaglia della sinistra italiana”. Non si tratta di debolezza ma di assenza culturale. Scalfari e Mauro farebbero meglio a occuparsi di questo se vogliono vincere le elezioni, vale a dire: se vogliono che il loro progetto politico di vittoria elettorale per il centro sinistra si realizzi e, più ancora, che non si tratti di una rondine che non fa primavera, cioè duri un’intera legislatura.
Quanto allo scarso spirito di battaglia, non mi pare proprio. Il centro-sinistra di battaglie ne ha fatte. Anche accanto a Silvio Berlusconi. E le ha pure vinte. Infatti, seppure silenziosamente, Silvio ringrazia. E, sia chiaro, non sono tra coloro che vorrebbero “spazzare” via Mediaset, bensì vorrei una serie legge che disciplini i conflitti d’interesse. Che il centro-sinistra non ha mai fatto. Forse perché il conflitto d’interesse non riguarda  esclusivamente solo Berlusconi?

Chiudo sottoscrivendo, in particolare, un’affermazione di Marco Travaglio.
Per quanto mi riguarda – non so per Scalfari e Mauro sia la stessa cosa, a onor del vero ne dubito -, ciò che non è consentito a Berlusconi non lo dev’essere a Napolitano. Ciò che vale per Berlusconi vale per Napolitano. Quindi, quando Travaglio commenta:  “lo scrive Mauro stesso: conversazioni nell’ambito del ‘lavoro del presidente…fuori dagli impegni istituzionali solenni e pubblici’. La risposta è nella Costituzione: fuori dell’esercizio delle funzioni, il Presidente è un cittadino come gli altri”, ha la mia benedizione. Pardon….la benedizione la danno solo Scalfari e Mauro.

Ovviamente, bene ha fatto Travaglio a ricordare allo smemorato Mauro che la Repubblica ha pubblicato “fiumi di conversazioni private” di Silvio Berlusconi, seppure non penalmente rilevanti, perché ritenute d’interesse pubblico.
Travaglio sia comprensivo con il direttore di ‘la Repubblica’: non è facile la posizione di chi vuole “difendere” uno Scalfari che ha perso la lucidità di un tempo.

Orbene. Repubblica valuta di interesse pubblico certe intercettazioni e le pubblica mentre il Fatto non deve pubblicare quelle che riguardano Napolitano e se lo fa, viene “bacchettato” perché ordisce una  campagna di stampa contro il capo dello Stato.
No. Dico. Ma coerenza e buon gusto non rientrano nei canoni mentali di due pezzi da novanta tra i  sostenitori del centro-sinistra?

Ultima considerazione.
Non vorrei che Scalfari e Mauro scoprissero, alle prossime elezioni, che molti italiani ritengono la classe politica un insieme di morti viventi. Destra e sinistra. E centro. Di certo, sono preoccupati che parte del voto di sinistra vada a Grillo e Di Pietro.
E allora, è quanto mai opportuno – soprattutto se non hanno suggerimenti da dare a Bersani su un modello culturale/sociale alternativo al berlusconismo che convinca gli italiani a votarlo – che la riforma elettorale che stanno inciuciando i partiti che appoggiano il governo Monti, consenta al segretario del Pd o al candidato premier che uscirà dalle primarie, il miracolo della moltiplicazione dei voti (prendi 2 ma ti danno un premio che è come se avessi preso 6 se non di più), per gridare vittoria.
Temo però che durare cinque anni sia un altro miracolo. Ma come si suol dire: chi si contenta gode….
Sempre che..il Pd vinca le elezioni. Cosa non di certa realizzazione neppure con il supporto di Ezio Mauro e Eugenio Scalfari. Il fondatore di Repubblica è un abile analista politico ma non certo un fenomeno quando deve trarre la sintesi del cavallo vincente su cui puntare.

Ogni riferimento a Walter Veltroni non è puramente casuale. Bersani può toccarsi le palle…

Cliccando sui titoli sottostanti accederete agli articoli in questione: 

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