mercoledì 9 settembre 2015

Marco Travaglio: “Funeral party”




“Il Paese di Tartuffe combatte i boss da morti e i magistrati da vivi”

da: Il Fatto Quotidiano – 22 agosto

Il Paese di Tartuffe si vergogna perché le immagini del Funeral Party a Casamonica fanno il giro del mondo, ma ha già dimenticato quando B. definì nella campagna elettorale 2008 il boss Vittorio Mangano “un eroe” perché non aveva parlato di lui né di Marcello Dell’Utri. Dopodiché rivinse le elezioni e tornò al governo per tre anni, poi fu richiamato in servizio da Napolitano nel 2013 per le larghe intese con Letta e nel 2014 da Renzi per il Patto del Nazareno in veste di padre costituente.

Il Paese di Tartuffe s’indigna per il Funeral Party al presunto boss Casamonica, ma non dice una parola sul sicuro mafioso Dell’Utri che, dopo la fuga in Libano, risiede da 14 mesi nel carcere di Parma a poche celle di distanza da Riina, per scontarvi una condanna definitiva a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
Motivo: aver propiziato nel 1974 “un patto” tra “Berlusconi, Cinà, Bontade e Teresi (gli ultimi tre sono boss mafiosi, ndr) in base al quale l’imprenditore milanese avrebbe effettuato il pagamento di somme di denaro a Cosa Nostra

martedì 8 settembre 2015

Dalla crisi a conti pieni di profitti. Interrogativi su banche & finanza



da: Avvenire – 12 agosto 2015 – di Giancarlo Galli

Default, nel gergo della finanza anglosassone, è il termine col quale si definisce l’impossibilità di un individuo od un’azienda di onorare i propri debiti. Ovvero a rimborsare i prestiti contratti con banche ed istituzioni finanziarie.
Da qualche tempo ha però, drammaticamente, coinvolto gli Stati sovrani. A fare da apripista, tre lustri fa, L’Argentina, con un crack che polverizzò anche i risparmi di migliaia di famiglie italiane; poi è stata la volta della Grecia; ora nell’occhio del ciclone è Portorico, piccolo paese caraibico (3,5 milioni di anime), che gode dello status di «Territorio americano d’oltremare» in pratica una quasi-colonia Usa.
Come può uno Stato fallire? L’interrogativo ha una risposta dalla disarmante semplicità: quando spende più di quanto produce, vieppiù indebitandosi, a colmare la differenza e colmare la differenza sui mercati finanziari. Per meglio comprendere, proviamo a pensare ad una famiglia che, le uscite superano le entrate, è obbligata a ricorrere a prestiti. Finchè il meccanismo s’inceppa, ed è il disastro.
Osserviamo la casistica più recente. Grecia e Portorico. Ad Atene il debito pubblico, pari al 185 per cento del prodotto nazionale (Pil), è di 330 miliardi di euro. Nell’isola caraibica, di circa 70 miliardi di dollari. Cifre modeste, tutto

Il sistema bancario italiano: Popolare di Vicenza come Mps, il bubbone era noto da anni ma Bankitalia lo scopre dai giornali….



da: Il Fatto Quotidiano

Pop Vicenza come Mps, a Bankitalia gli scandali li scoprono sui giornali
Vigilanza bancaria. Era noto da almeno 7 anni: nel 2008 il primo esposto alla procura dell’Adusbef. Ma in tutto questo tempo gli ispettori non hanno mai notato niente di strano.
C’è voluta la firma della Bce per sapere ai 117 mila soci che la Popolare ha prestato 975 milioni ai clienti da investire su sue azioni.
di Giorgio Meletti

La storia della Banca Popolare di Vicenza è uguale a tante che l’hanno preceduta. Ricordate Tercas, Banca Marche, Popolare di Milano, Carige e, soprattutto, Monte dei Paschi?
Sempre lo stesso copione. Rovinati dalla crisi, i padri-padroni delle un tempo ricche banche locali e globali non sanno più come occultare le follie con cui per anni hanno costruito il loro potere distribuendo favori. Per qualche anno la casta dei sedicenti banchieri riesce anascondere le sue porcherie con porcherie ancora più grosse. Poi scoppia il bubbone e scatta la domanda: dov'era la Banca d'Italia? Il caso di Vicenza è esemplare di come funziona la vigilanza di Bankitalia. E difficile capire se all'origine di tanta lentezza ci siano l'omertà

Mattia Fantinati, deputato M5S al Meeting di CL: “avete trasformato l’esperienza spirituale morale, in un paravento di interessi personali”



Mattia Fantinati, portavoce del M5S alla Camera dei Deputati è stato invitato al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione. Davanti a quei ciellini che omaggiano la classe politica del momento e da questa sono omaggiati, Fantinati non gliele ha mandate a dire. Senza perifrasi, ha descritto CL per ciò che è…..e rimarrà. Con buona pace di Don Giussani…

da: http://www.beppegrillo.it/

"Vi ringrazio per l’invito: non sono qui per prendere applausi, non sono qui per cercare consensi.
Per il Movimento 5 Stelle la politica è partecipazione e coinvolgimento dal basso, ed è fatta proprio per essere la cassa di risonanza dei più deboli e non delle prepotenti lobby. Non è un caso che il Movimento 5 Stelle sia nato il 4 Ottobre, il giorno di San Francesco; non è un caso, la marcia di qualche mese fa Assisi-Perugia per promuovere il reddito di cittadinanza: uno stipendio minimo per 10 milioni di italiani che vivono al di sotto della soglia di povertà, in cambio di formazione; non una forma di assistenzialismo, non un sussidio, ma uno strumento per creare occupazione, per restituire la dignità a chi il lavoro è stato

lunedì 7 settembre 2015

Salvini e Mons.Galantino, diatribe estive (e non solo): profughi e poveri italiani



A me pare che in questa “diatriba” sugli arrivi di immigrati, alimentata da piccole menti a caccia di qualche voto in più e che se ne fottono di capire il punto della questione e come affrontarlo, anche la parte istituzionale della Chiesa, incluso uno dei migliori settimanali in edicola: Famiglia Cristiana, stia “perdendo di vista” (eufemismo) la questione principale.

Pare che la questione sia: ributtarli indietro o sbarrare le entrate – senza spiegare come tecnicamente si può fare - e accoglierli. Tutti e comunque. Pare che la questione sia numerica: dimostrare alla parte con cui ci si scontra se ne siano arrivati più o meno di quando governavano loro. Già, perché una parte dei protagonisti dalla diatriba ha governato per parecchi anni… 
Peccato che in Italia, giusto per parlare di numeri, siamo in 60 milioni. Se ne fossero arrivati anche qualche migliaia o centinaia di migliaia in più degli anni scorsi, dove sta il problema? Nella superficie quadrata della penisola?

A me pare che la questione vera, principale, sia un’altra.
C’è una parte di umanità che sta scappando dal suo paese perché non riesce a viverci tra guerre, persecuzioni e condizioni economiche inaccettabili. Qualcuno sta pensando che questa gente è costretta a sradicarsi mentre, vogliamo credere almeno la maggioranza, se ne starebbe anche a casa sua se potesse vivere decentemente.

Fiction Mediaset, Squadra Antimafia 7: autori e regia avranno recuperato le capacità smarrite nella sesta stagione?




Sta per iniziare Squadra Antimafia 7, per quanto: la serie era finita con la quinta stagione. 

Le prime tre serie sono nell’insieme le migliori. La quarta, costruita su Calcaterra-Rosy, è credibile perché i due sono oggettivamente una cosa sola e la morte della Mares rende verosimile la loro “collaborazione”. La quinta serie deve tutto a Giulia Michelini. Dotata di spiccato talento e così intelligente da capire che il suo personaggio aveva dato tutto. Ma la sua uscita non è accettata da gran parte del pubblico, anche di quello che si sta rendendo conto che Squadra Antimafia si sta esaurendo, ed ecco che nella sesta stagione Valsecchi e autori fanno un uso centellinato di Giulia Michelini-Rosy Abate.
La sua presenza così limitata non basta a dare all’ultima stagione una credibilità narrativa e di regia.

E, allora, se le prime quattro serie sono le migliori, se la quinta è tenuta in piedi dalla capacità drammaturgica di Giulia Michelini, della sesta si poteva fare a meno……
La settima come sarà? Approssimativa, con errori autoriali e di regia, poco credibile nel racconto, o gli autori avranno visto i difetti e limiti della scorsa stagione e saputo concentrarsi e recuperare l’estro che avevano nelle prime stagioni?

Morta nei campi per due euro l’ora: "La mia Paola merita giustizia”


da: la Repubblica – 18 agosto 2015

Parla il marito della bracciante uccisa dalla fatica un mese fa mentre raccoglieva l’uva. Aveva 49 anni e tre figli. "Siamo persone abituate a lavorare e a stare in silenzio. Ma ora basta"
di Raffaella Cosentino e Giuliano Foschini

«Andava via di casa alle 2 di notte. Prendeva l'autobus alle 3. Ai campi, ad Andria, da San Giorgio Jonico, arrivava intorno alle 5.30. Noi a casa la rivedevamo non prima delle 3 del pomeriggio, in alcuni casi anche alle 6. Guadagnava 27 euro al giorno. Poco. Ma per noi quei soldi erano importanti, erano soldi sicuri, assolutamente indispensabili. Fin quando è arrivata quella telefonata: Paola si era sentita male, io non sono riuscito nemmeno a salutarla ora Paola non c'è più».

Bisogna fermarsi un attimo prima di ascoltare la storia di Paola Clemente, martire, prima che bracciante. Perché è una storia di schiavitù, accaduta a pochi chilometri dalle discoteche, dalle masserie a cinque stelle, dalla Puglia che assomiglia alla California. E questa volta non c'è nemmeno la possibile coperta razzista per nascondere la faccia: questi sono tutti italiani, schiavi e caporali.

Fulvio Scaglione: I soliti noti e la xenofobia delle bufale




da: Famiglia Cristiana – 18 agosto 2015

L'invasione, le malattie, il terrorismo, l'Italia senza soldi, la Chiesa che ci guadagna... Tutte le sciocchezze che ci raccontano quelli che hanno contribuito a creare il problema immigrazione.
Per quanto la cosa dispiaccia ai soliti noti, la Chiesa italiana tiene alta l'attenzione sul tema dell'immigrazione e delle responsabilità di chi sarebbe chiamato a produrre soluzioni e non retorica. Ieri il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha dato uno scossone anche alle Nazioni Unite: "Mi chiedo", ha detto il cardinale, "se questi organismi internazionali come l'Onu, in particolare, che raccoglie il potere politico ma anche finanziario,  hanno mai affrontato in modo serio e deciso questa tragedia umana".

Purtroppo i soliti noti godono di un innegabile vantaggio: la loro merce è assai più facile da smerciare. E' merce che fa male alla salute (degli individui e del Paese) ma "va" di più. Proprio come le patate fritte: fanno malissimo ma sono uno dei cibi più consumati. D'altra parte sono esperti nel vendere bufale. Sono gli stessi, per fare un esempio, che per un po' vendettero la paura del crimine e convinsero un po' di gente che senza le pattuglie dei militari nelle città non si poteva campare. Anzi, ci volevano pure le ronde padane per sopravvivere.

Cei, Mons. Galantino: la politica non è un puzzle di ambizioni personali all’interno di un piccolo harem di cooptati e di furbi..



tratto da Avvenire

Nel discorso che Mons. Galantino ha scritto su Alcide De Gasperi si leggono, tra l’altro, queste parole:

"La Chiesa cattolica non ha bisogno di mura respingenti, di eserciti agguerriti o di burocrazie mortificanti. La Chiesa ha bisogno di donne e uomini agili e curiosi, rapidi nel comprendere e nel dimenticare le offese, forti nell’amare, ambiziosi nell’intelletto, coraggiosi nello sperare. Pensiamo spesso che il buon cattolico sia un uomo a metà, una via di mezzo tra gli ambiziosi e i disperati e non è vero. Pensiamo che un cattolico sia un uomo con il freno a mano, che non possa godere del successo della scienza o dei frutti della ricchezza, ma sono bestemmie perché non c’è nessun motivo che ci spinga a rinunciare ad offrire al Signore il meglio dell’intelligenza e dello sviluppo economico e tecnologico. Il cristiano è solamente colui che, anche in questi campi, mette tutto se stesso al servizio degli altri e nelle mani del Signore. E De Gasperi ha avuto il dono di comprendere che nella società contemporanea non c‘era e non c’è nulla di altrettanto potente e forte di una politica ispirata da valori universali, da cui dipendiamo tutti e a cui tutti dobbiamo rispetto. Certo, la politica non è forse quella che siamo stati abituati a vedere oggi, vale a dire un puzzle di

venerdì 4 settembre 2015

Storia del piccolo Aylan e di una famiglia come le nostre, in fuga dalla guerra



da: Famiglia Cristiana
Aveva tre anni ed è morto annegato insieme al fratellino. Veniva da Kobane, la città siriana straziata dalla guerra. La sua famiglia avrebbe voluto raggiungere il Canada ma a giugno il visto era stato negato. E così il padre ha tentato di portare la famiglia in Europa. 

Si chiamava Aylan, Aylan Kurdi, e aveva tre anni. Il bimbo che commosso il mondo intero, ritrovato senza vita su una spiaggia di Bodrum, riverso sulla battigia come un bambolotto abbandonato, era nato a Kobane, nel nord della Siria. La sua era una tranquilla famiglia borghese, di origine curda, travolta dagli eventi. Stava scappando con la mamma e il papà da una guerra feroce che aveva ridotto in macerie la sua città. Il mondo intero sta cercando di scrivere la sua breve storia, anche se le notizie che ci giungono, raccolte soprattutto dai giornali turchi, sono frammentarie. 

Sono state diffuse su Twitter anche alcune foto di Aylan con il fratellino Galip, di 5 anni, anch’egli morto nel tentativo di raggiungere l’isola greca di Kos, che fronteggia, dopo una breve traversata, Bodrum, la Portofino della Turchia. Dopo essere approdati sull’isola, la famiglia avrebbe cercato di raggiungere l’Europa continentale. Nelle foto Aylan e Galip sorridono sereni accanto a un orsacchiotto

giovedì 3 settembre 2015

Morire a 3 anni scappando dalla Siria: "IO SONO AYLAN"



Il web sta mostrando questa foto, sta commentando questa morte atroce, ingiusta.
Mi è tornato in mente quanto successe agli inizi di gennaio a Parigi. Due terroristi franco-algerini entrarono nella redazione del giornale Charlie Hebdo e uccisero 12 persone. Il web rispose rapidamente con questo slogan: “Je suis Charlie Hebdo”. Un gesto dall’efficacia indubbiamente discutibile ma che per molti ha rappresentato un modo per unirsi alle vittime contro il terrorismo.
Oggi, per quanto poco possa valere, tutti noi abitanti europei – nelle rispettive lingue - dovremmo scrivere, dire: IO SONO AYLAN. E comportarci di conseguenza.


Aylan, il bambino siriano trovato morto sulla spiaggia di Bodrum: una foto scuote il mondo?



Può scuotere il mondo la foto di Aylan, morto a tre anni scappando dalla Siria e ritrovato sulla spiaggia di Bodrum in Turchia?
Sì, per qualche momento. Per una parte degli essere umani di questo mondo. Ma anche questa foto che prende lo stomaco e che dimostra sempre più il livello barbaro della mancata Europa passerà……

Si può discutere se chi sbarca, chi cerca di salire sui treni ungheresi, chi cerca di varcare il confine italo-francese o di arrivare in Gran Bretagna e in altri paesi del Nord Europa, siano troppi o pochi, se si devono accogliere o no, se tutti o in parte, se “portano via il posto di lavoro” o se contribuiscono a pagarci le pensioni, se sia giusto che ricevano 35 euro al giorno o altro importo mentre alcuni italiani non ricevono sussidi. Si può discutere di questo e di altro. Ma sono argomenti inutili, offensivi rispetto all’unico tema di cui ci dobbiamo occupare: la dignità umana.
L’Europa, quella cosa che chiamano Comunità Europea, la dignità non sa cosa sia. Conosce solo l’Euro….

I “governanti l’Europa” sono morti. Non su una spiaggia. Muoiono ogni giorno fino al giorno in cui, ci voglio credere - oggi più che mai - qualcuno gli dirà: vieni qui, che ti presento il conto. Non sarà in euro. Dio paga con un’altra moneta.

Lucia Annunziata: Il passato oscuro che pesa sull'Europa



da: Huffington Post

Ungheria, Austria, treni, gas. Quattro parole evocative, memorie che ci aggrediscono inaspettatamente mentre parliamo di altro. Parliamo di immigrazione e la cronaca attuale improvvisamente prende un'altra forma, di un altro tempo. Parliamo, sì, di immigrazione e alla mente la parola arriva trasformata in "Jude", "Jew", "Ebreo".
Non siamo qui a dare la colpa ai figli dei peccati dei padri. Ma in queste ore drammatiche in Ungheria non solo è impossibile non dirlo, è obbligatorio denunciare la mortale associazione, è necessario dire che tutto quello che sta succedendo intorno agli immigrati nei Balcani ci riporta a galla la distruzione degli ebrei in quelle strade e in quei paesi, tanti anni fa. Ma non tanti da aver dimenticato.

Per i nostri Millennials che sono nati per fortuna in un secolo diverso, val la pena ricordare cosa è successo. Era il 1944, marzo, mesi finali della Guerra. In Ungheria vivevano 569.000 ebrei, il 69% della popolazione, la più grande comunità ancora esistente sul suolo europeo dopo l'annientamento di quelle dell'URSS e della Polonia (vedi i dati più in basso). In Marzo, temendo che gli ungheresi si sganciassero unilateralmente dal conflitto, come già successo con

Marco Travaglio: “Salvini ministro subito”



Fatto Quotidiano - 18 agosto 2015

Siccome il Viminale è sede vacante da due anni (c’è Angelino Alfano, cioè nessuno), Renzi dovrebbe prendere seriamente in considerazione la proposta di Salvini: nominarlo ministro dell’Interno per tre giorni, durante i quali il leader leghista promette di risolvere una volta per tutte il problema dell’immigrazione. Non ci venga a dire che non può farlo perché il suo è un governo di centrosinistra e Salvini farebbe una politica di centrodestra: anche il Jobs Act e le altre controriforme renziane (dalla scuola alla Costituzione, dalla responsabilità civile dei giudici ai reati fiscali) erano nel programma del centrodestra: una più una meno, non se ne accorgerebbe nessuno. Ma soprattutto abbiamo come il sospetto che Salvini, se facesse il ministro per tre giorni (o settimane o mesi o anni), non combinerebbe un bel nulla. Esattamente come Alfano, noto pelo superfluo. In compenso la sua propaganda sull’immigrazione a colpi di felpe, ruspe e talk show che l’ha portato sopra il 15% nei sondaggi, messa alla dura prova dei fatti si scioglierebbe come calippo al sole e la Lega tornerebbe là dov’era venuta: nelle valli bresciane, bergamasche e trevigiane, col suo endemico 4-5%.

La fortuna di Salvini è che qualunque cosa dica alla pancia, alle viscere e ai genitali degl’italiani meno alfabetizzati non avrà mai la possibilità di essere sperimentata per vedere l’effetto che fa.

Michele Ainis: Il potere diretto del leader


da: Corriere della Sera – 7 agosto 2015

Le mutazioni politiche in un Italia che cambia pelle

L’Italia cambia pelle, anche se gli italiani non si spellano le mani per l’applauso. Cambia la sua geografia istituzionale, sia nelle istituzioni politiche sia in quelle burocratiche, economiche, sociali. Il nostro premier riuscirà più o meno simpatico, ma di sicuro sta spingendo sull’acceleratore. Il governo Renzi I ha superato la boa dei 500 giorni, e in quest’arco temporale ha messo sotto tiro la scuola, la Pubblica amministrazione, la Rai, il mercato del lavoro, le prefetture, le Camere di commercio, le Province. E ai piani alti del sistema la legge elettorale, il Senato, le competenze delle Regioni. Con quali effetti? C’è una direzione, c’è una parola d’ordine che riassume l’epopea riformatrice?

Le paroline sono tre: verticalizzazione, unificazione, personalizzazione. Nelle scuole comanderà un superdirigente, con poteri di vita e di morte sui docenti. Alla Rai un superdirettore, con le attribuzioni dell’amministratore delegato. Nelle imprese il Jobs act, allentando i vincoli sui licenziamenti, rafforza il peso dei manager. Diventano licenziabili anche i dirigenti pubblici, sicché il capogabinetto del ministro regnerà come un monarca. Nel frattempo viene destrutturato il

Il quid che manca alla grande impresa italiana



da: http://www.linkerblog.biz/   - 14 agosto 215

Ho letto e riflettuto sui commenti apparsi all’indomani della vendita a sorpresa del gruppo Italcementi da parte della famiglia Pesenti. Tutti interessanti, tutti stimolanti, ma nessuno è riuscito a convincermi del tutto. O meglio nessuno ha fornito la risposta al mio interrogativo: perché si stanno ripetendo con maggiore frequenza le cessioni di imprese italiane in buona salute a investitori esteri? In buona salute significa che né Pirelli né Italcementi sono state svendute, chi le ha acquisite ha dovuto pagare agli azionisti venditori un prezzo elevato e un sovrapprezzo rispetto al valore ‘normale’ di mercato. Chi ha venduto non ha svenduto quindi. Eppure qualcosa non torna nello schema che vede grandi imprese italiane finire ripetutamente nelle mani di investitori esteri: non si tratta di stabilire se sia ‘giusto’ o ‘sbagliato’ per l’orgoglio nazionale, rischiando di fare grande confusione con quella linea che vuole giustamente agevolare gli investimenti diretti (FDI) in Italia, nemmeno di precipitare nell’analisi di situazioni poco trasparenti come per il caso Indesit-Whirlpool. Si tratta di capire se sia pura casualità degli eventi, oppure se vi sia una ragione comune che giustifica il passaggio di grandi aziende italiane in mani di investitori esteri.

La mia personalissima impressione è che le grandi imprese italiane, quelle che

Manager all’italiana: chi sbaglia non paga…



da Corriere della Sera – 30 giugno 2015

«In azienda chi sbaglia non paga (quasi) mai»
Davanti alle crisi finanziarie (quasi tutte prevedibili) il ceo lascia il posto solo nel 5% dei casi. Il presidente si fa da parte 26 volte su 266
di Stefano Righi

Oggi è il D-day, il giorno zero, l’inizio di una nuova storia per le ristrutturazioni aziendali in Italia. Giovedì scorso, nel pomeriggio, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Kkr hanno firmato l’accordo che genera una nuova struttura, slegata dalle banche, per gestire i dossier più caldi tra i crediti problematici del sistema Italia.

Piano d’azione
Intesa, Unicredit e Kkr hanno poi deciso di avvalersi della collaborazione preferenziale di un soggetto quale A&M (Alvarez & Marsal) che, in Italia come all’estero ha sempre operato in un’ottica industriale ed indipendente e dove i professionisti coinvolti hanno esperienze di tipo operativo-gestionale di lunga data. Svincolati dai retaggi e dalle logiche bancarie i dossier saranno da oggi gestiti direttamente da Kkr, nella persona di Andrea Giovanelli, con la collaborazione di A&M, in un’ottica del tutto nuova per il mercato italiano.

Lavoro: boom dei voucher negli anni della crisi



Ciò che quest’articolo non rivela è un dato statistico – quanto meno medio – di quanti voucher utilizza un’azienda e con quale periodicità. Vale a dire: un’azienda, sia una piccola/media/grande impresa o un esercizio commerciale, quanti voucher utilizzano rispetto a un singolo lavoratore e con che periodicità. Perché se la persona che lavora tramite il voucher è impiegata per un certo periodo di tempo e tale tempo ricorre più volte nell’arco dell’anno, significa che l’azienda ha bisogno di una persona a tempo pieno o per un tempo determinato specifico. L’impresa dovrebbe, probabilmente, assumere. Perché usare il voucher e non un contratto a tempo indeterminato ai tempi del Jobs Act, cioè con agevolazioni fiscali e possibilità di licenziare. Qualcuno mi renda edotta sulle motivazioni. Perché si tratta, effettivamente, di una tipologia di lavoro a tempo limitato e non ricorrente? Peccato che l’articolo non lo specifichi ma snoccioli solo una serie di dati per dimostrare che il voucher funziona. E ci mancherebbe altro. Nessuno vuole soluzioni che non favoriscano l’occupazione ma perché, se si vuole fare informazione, non la si fa tutta…………..Bisogna staccare un voucher per questo?


da: Corriere della Sera  - 18 agosto 2015 

Voucher, i numeri (e le ragioni) del boom negli anni della crisi
In sei anni i fruitori dei buoni lavoro aumentati di 129 volte. Donne in prima linea. Deciso abbassamento dell’età media. Il commercio il settore che li utilizza di più.
di Isidoro Trovato

Si chiamano voucher. Come un biglietto aereo o una prenotazione d’albergo. Si possono acquistare dal tabaccaio o per via telematica sul portale dell’Inps. E adesso sono diventati una (rara) voce di successo nel mondo del lavoro.

venerdì 19 giugno 2015

Vittorio Sereni: Le Mani



Queste tue mani a difesa di te:
mi fanno sera sul viso.
Quando lente le schiudi, là davanti
la città è quell'arco di fuoco.
Sul sonno futuro
saranno persiane rigate di sole
e avrò perso per sempre
quel sapore di terra e di vento
quando le riprenderai.


Sandro Penna: Vivere vorrei addormentato



Io vivere vorrei addormentato
entro il dolce rumore della vita.