YouTube,
la telenovela del copyright
Sono
i detentori dei diritti a dover scandagliare il Tubo e rintracciare le singole violazioni:
ogni opera caricata indebitamente dagli utenti può essere rimossa solo dopo la
violazione, su segnalazione puntuale. La decisione di un giudice di Torino
di Gaia
Bottà
Non basta il sospetto del caricamento
illegale di innumerevoli puntate di telenovelas per chiedere a YouTube la
rimozione indistinta di tutti gli episodi: i detentori dei diritti non possono
esimersi dal sorbirsene la visione, per segnalare puntualmente ogni video
caricato illegalmente, completo dell'URL di riferimento. Il Tribunale di Torino
si è così espresso respingendo
la richiesta con cui il detentore dei diritti per l'Italia di opere quali
Topazio, Sortilegio e Un volto due donne intendeva obbligare YouTube a
rimuovere i contenuti e impedirne nuovi caricamenti.
Il caso scaturisce dalla denuncia di Delta TV Programs SRL, detentore dei
diritti di sfruttamento economico per l'Italia di numerose telenovelas
sudamericane, tradotte e doppiate per essere concesse in licenza in Italia alle
emittenti televisive o per l'home video. Delta rilevava come numerosi degli
episodi fossero presenti su YouTube, preceduti da advertising: basta una
ricerca su Google con il titolo della telenovela, spiegava il detentore dei
diritti, per individuare rapidamente i link ai video in questione e per fruirne
liberamente. Nonostante YouTube non sia in diretta concorrenza con Delta, così
si argomentava nella denuncia, la piattaforma arreca notevoli danni al
detentore dei diritti: la possibilità di visionare le opere on demand svilisce
il valore del materiale che Delta stessa propone in vendita alle emittenti e
agli operatori dell'home video.
Il detentore dei diritti chiede danni per 13.097.000 euro, per compensare il
decrescere del valore dei diritti sul mercato italiano, che emergerebbe da
vendite delle licenze a prezzi minori e da minori introiti derivati dai
passaggi in TV, raccolti con l'intermediazione della SIAE. Denari da aggiungere
a quello che definisce "mancato compenso per copia privata", ancora
da stimarsi, che si sostanzierebbe nelle minori vendite di supporti destinati
alla archiviazione delle telenovelas: se l'opera è disponibile online, ragiona
Delta, lo spettatore italiano non trova alcuna motivazione nell'acquisto di
chiavette USB, di DVD o di videocassette destinati alla copia privata delle
opere.
Se questo è il quadro generale del
contenzioso, ancora da dirimere, nello specifico, con una ordinanza del 5 maggio, il Tribunale di Torino
si è espresso riguardo alla richiesta di Delta di emanare un provvedimento
cautelare nei confronti di YouTube: secondo l'azienda il Tribunale avrebbe
dovuto ordinare alla piattaforma la cancellazione di tutte le manifestazioni
delle telenovelas su cui Delta detiene i diritti, sotto la minaccia di 1000
euro di multa per ogni giorno di inosservanza per ciascuna delle telenovelas, e
ordinare a YouTube di prevenire il caricamento delle opere.
YouTube, che in primo luogo ha rilevato un abuso da parte di Delta, che
rivendicava i diritti su contenuti di cui non detiene più alcuna licenza, si è
prontamente opposta alla richiesta: l'ordine di cancellazione non avrebbe
ragione di sussistere in quanto la piattaforma avrebbe già rimosso il
removibile. YouTube, solo con i documenti del ricorso, ha finalmente ottenuto
l'elenco degli URL su cui intervenire: nelle precendenti diffide informali,
infatti, la richiesta di rimozione di Delta era vaga e non circostanziata.
Riguardo invece alla richiesta di prevenire i caricamenti illeciti, YouTube
spiega di non avere obblighi: sorvegliare i propri utenti non sarebbe di
competenza di un servizio di video sharing.
Il Tribunale di Torino ha soppesato le istanze delle parti e, in attesa di
decidere riguardo al merito delle violazioni del diritto d'autore, ha respinto
il ricorso con cui Delta richiedeva l'ordine di rimozione e di vigilanza:
YouTube ha agito prontamente nel momento in cui è stata informata delle singole
violazioni e non le si può imporre un obbligo di vigilanza sui caricamenti
degli utenti.
Il giudice Guglielmo Rende ha infatti
ricordato che, sulla base dell'articolo 16 del decreto legislativo 70/2003, che
traspone in Italia la Direttiva Europea sul commercio elettronico, il
prestatore di un servizio di hosting come YouTube non detiene alcuna
responsabilità sui contenuti caricati da terzi fino a quando non venga a
conoscenza di eventuali violazioni. Una conoscenza che non può essere generica,
basata su una diffida come quelle precedentemente emesse in via stragiudiziale
da Delta che, contenevano "i soli titoli commerciali dei prodotti
audiovisivi", ma che deve essere specifica, "contenente cioè gli
indirizzi specifici compendiati in singoli URL". Si tratta di un
orientamento che, sebbene sia consolidato nelle giurisprudenza italiana, è
stato adottato solo di recente nel dibattimento dell'annoso scontro legale
intrattenuto fra Mediaset e YouTube, nel quale RTI ha sempre preteso che fosse
YouTube a rintracciare e ad estirpare dalla piattaforma gli spezzoni del Grande
Fratello caricati dagli utenti senza autorizzazione.
Riguardo alla prevenzione delle violazioni, invece, il giudice cita l'articolo 17 del
succitato decreto legislativo 70/2003: il testo è chiaro nello stabilire che
sui prestatori di servizi come YouTube non penda l'obbligo di vigilare
sull'operato degli utenti per prevenire le violazioni, come altresì conferma la
giurisprudenza comunitaria, ad esempio nel citatissimo contenzioso tra SABAM e Scarlet. "Ove
infatti si volesse imporre un sistema di controllo e di filtraggio preventivo
nei servizi di hosting provider - spiega il giudice - ne verrebbe pregiudicata
la diffusività e la capillarità della relativa comunicazione la quale si basa
sull'adozione di sistema automatici di caricamento, i quali, evidentemente, non
potrebbero operare nelle modalità attuali nel caso in cui si dovesse dare
attuazione a un sistema preventivo di controllo".
La soluzione, invero, ricorda il giudice,
esiste già: il sistema Content ID, che agisce a posteriori confrontando i
caricamenti degli utenti con il materale segnalato all'origine dal detentore
dei diritti, rappresenterebbe un "ragionevole punto di equilibrio",
di cui però Delta non ha mostrato di voler approfittare.
Per quanto attiene il risarcimento, il giudice si riserverà di decidere quando
si entrerà nel merito della causa: solo in quel momento si potrà stabilire se
le rivendicazioni economiche di Delta debbano essere rivolte sui cittadini
della Rete che hanno operato il caricamento dei singoli file e che hanno tratto
profitto dall'advertising o se anche YouTube sia da coinvolgere sulla base di
una compartecipazione consapevole nella violazione e nello sfruttamento
economico delle opere messe a disposizione in violazione del diritto d'autore.