Pensieri su ciò che ci circonda. Media, politica, attualità, libri, film e quant’altro.
venerdì 18 aprile 2014
Concita De Gregorio: “La ferita originaria”
da: la Repubblica
La premessa è che vorremmo poterci fidare
della polizia. Dovremmo. La polizia rappresenta lo Stato, e lo Stato siamo noi.
Lo Stato sono le istituzioni che rappresentano i cittadini e sono i cittadini
che delegano altri cittadini a rappresentarli, col voto democratico.
In un regime democratico le istituzioni
sono al servizio di chi dà loro mandato ad esercitare un potere di governo e
non viceversa. Lo Stato ci tutela dalle ingiustizie e dai soprusi, non li
esercita. Questo è quello che insegniamo ai nostri bambini a scuola, fin dalle
elementari.
Sabato scorso si è svolta a Roma una
manifestazione che aveva come oggetto, appunto, il diritto alla casa. Le
immagini degli scontri e delle violenze sono lì, non c’è molto da commentare.
In alcune si vedono manifestanti vestiti di nero con gli elastici delle fionde
tesi, in altre poliziotti, ugualmente vestiti di nero, che colpiscono coi
manganelli e prendono a calci persone disarmate e già a terra. Nell’epoca dei
telefonini, nel tempo in cui di ogni evento ci sono decine e decine di filmati
c’è davvero poco da discutere: i fatti sono questi.
Ha torto chi dice: ad un’offesa si reagisce
con l’offesa, ha torto per principio chi
giovedì 17 aprile 2014
Marco Travaglio: “Il palo”
da: Il Fatto Quotidiano
Perché il detenuto Berlusconi Silvio non è
in galera a scontare la pena per frode fiscale? Secondo Massimo D’Alema,
convertito in tarda età al giustizialismo, perché è ricco e potente: “In Italia
c’è una giustizia a velocità variabile. Cittadini molto meno fortunati, meno
ricchi e potenti, per reati molto minori, vanno in prigione”. Ora, che questi
discorsi da bar li faccia la gente comune, è comprensibile. Ma che li faccia
D’Alema, sette volte deputato e una europarlamentare, segretario del Pds,
presidente della Bicamerale, presidente del Consiglio, vicepremier e ministro
degli Esteri, è davvero troppo.
L’inchiesta sui fondi neri Mediaset che ha
portato alla prima condanna definitiva di B. nasce nel 2004: in origine le
frodi fiscali ammontano a 360 milioni di dollari, con l’aggiunta di falsi in
bilancio e appropriazioni indebite.
Reati commessi dal 1988 fino al 2004,
prescrizione di 15 anni, cioè nel 2017, quanto basta per celebrare tutti e tre
i gradi di giudizio. Ma nel 2005 il centrodestra approva la legge ex Cirielli,
che dimezza la prescrizione a 7 anni e mezzo, consente di sostituire il carcere
con i domiciliari per gli ultrasettantenni e interrompe la “continuazione” dei
reati. Cioè costringe i giudici a valutarli anno per anno. Risultato:
spariscono subito i fondi neri di B. per gli anni 1988-’99 (che prima erano
agganciati a quelli successivi).
Musica, vinile: Record Store Day
Caro il mio vinile,
t’amero per sempre…
da: la
Repubblica
Record
Store Day, la festa nei negozi: "Incredibile ma vero, i giovani si
riavvicinano"
Dal
nord al sud, sono ancora centinaia i commercianti che resistono, a dispetto
della crisi e dell'avanzata del digitale. Come? Ce lo raccontano i titolari di
Buscemi (Milano), Disco Club (Genova), Elastic Rock (Roma), Centro Musica
(Bari)
di Luigi Bolognini e Flavio Brighenti
Vinile, tu resusciti
un disco morto. O almeno, a questo mira il Record Store Day, che sabato 19
riporterà nei negozi di musica ancora superstiti i 33 giri: titoli nuovi, e
anche qualcuno vecchio, stampati su microsolco per l'occasione. Servirà a
resuscitare un mercato assassinato da Internet e dalla tecnologia in generale?
Ci sperano quelli che sul nuovo che avanza si pongono in direzione ostinata e
contraria, come Mario Buscemi, fondatore (nel 1969) e gestore dell'omonimo
negozio milanese, uno dei pochissimi ancora in attività.
Cosa
può fare un'iniziativa come questa?
Stefano Feltri: “Cari banchieri, andatevene da questa Abi”
da: Il Fatto Quotidiano
Solo una coincidenza ha salvato l’Associazione
delle banche italiane dalla gogna pubblica: le nomine ai vertici delle società
controllate dal Tesoro hanno oscurato il “ricatto” (lo chiama così il
sottosegretario Delrio) dell’Abi al governo. L’annunciato aumento dell’aliquota
sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia dal 12 al 24-26 per cento,
“sottrarrebbe un miliardo di liquidità alle banche destinato a fare prestiti a
famiglie e imprese”, ha detto il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini,
in audizione in Parlamento.
Riassunto delle puntate precedenti: le
banche italiane si sono trovate in bilancio quote del capitale della Banca
d’Italia (quando erano pubbliche non c’era problema, era tutto dello Stato, poi
sono state privatizzate e anche la proprietà della banca centrale è diventata
di fatto privata). Per ragioni mai spiegate con chiarezza, il governo Letta
decide di rivalutare per legge il capitale di Bankitalia: da 156 mila euro a 7,
5 miliardi, attingendo alle riserve, e cambiano le regole per calcolare i
dividendi pagati proprio alle banche private che saliranno da 60-70 milioni
fino a un massimo di 450. Benefici che già in parte risultano in conto
economico dai bilanci appena approvati. In cambio di questo regalo, le banche
dovevano pagare allo Stato il 12 per cento sulla rivalutazione (circa 900
milioni), prelievo che ora sembra destinato a raddoppiare per finanziare il
taglio del cuneo fiscale. Non è bello cambiare continuamente le tasse, si crea
incertezza.
Lombardia, bonifiche: i soliti noti….Comunione e Liberazione
da: Il Fatto Quotidiano
Dal
disastro Santa Giulia alla maxi bonifica Falck, vince ancora Comunione
liberazione
Milano, Ambienthesis spa ottiene
l'affidamento dei lavori da Milanosesto spa dell'immobiliarista Davide Bizzi.
La società è controllata dalla Green Holding già riconducibile all'ex re delle
bonifiche Giuseppe Grossi morto nel 2011. Dopo l'arresto di Rognoni il potere
di Cl torna a dettare legge
di Davide Milosa
Le bonifiche in Lombardia. Un affare per i
soliti noti. Perché al di là delle inchieste, dei processi e delle condanne, la
ruota gira e si ferma sempre sulla medesima casella che prima si chiamava Sadi
servizi industriali e ora Ambienthesis spa. Nomi diversi, ma stesso gruppo: la
Green Holding di Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche morto l’11 ottobre 2011
dopo che un anno prima il tribunale di Milano lo aveva rinviato a giudizio per
associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale nell’inchiesta sui
fondi neri creati gonfiando i costi della bonifica di Montecity-Santa Giulia.
Quattro anni dopo il nastro si riavvolge, la storia torna sui propri passi
rimettendo sulla scacchiera nuovi affari ambientali: la bonifica dell’ex area
Falck di Sesto San Giovanni sulla
mercoledì 16 aprile 2014
Senato, ddl sul voto di scambio: M5S contro Renzi e Berlusconi
da: Rainews
Il
Senato approva il ddl contro il 'voto di scambio'. Contestazioni e cartelli dal
M5S
L'Aula del Senato ha approvato
in quarta lettura il ddl contro il voto di scambio
politico-mafioso che ora diventa legge. E' passato con 191 si, 32 no e
18 astenuti.
Il clima in Aula comunque, durante le dichiarazioni di voto, è stato incadescente. Protagonisti, da un lato, i parlamentari 5 Stelle, dall'altro, i parlamentari di tutti gli altri schieramenti. Numerosi gli interventi del presidente Pietro Grasso per richiamare all'ordine i parlamentari, invitando in particolare i 5 Stelle a "permettere ai colleghi di parlare liberamente". E l’espulsione alla fine è arrivata. I senatori grillini Maurizio Santangelo e Alberto Airola sono stati allontanati dall'Aula mentre urlavano dai banchi contro i relatori degli altri gruppi che stavano intervenendo a difesa del provvedimento. I parlamentari del M5S hanno contestato il provvedimento, così com'è stato modificato alla Camera, e hanno fatto ostruzionismo mentre il Pd e il resto della maggioranza volevano velocizzare per approvare il testo in tempo per le elezioni di maggio, considerando la nuova e definitiva versione. A questa il M5S contesta la riduzione della "forchetta" della pena dai 7-12 ai 4-10 anni che cancella la "messa a disposizione" del politico tra le possibili "offerte" in cambio dei voti mafiosi.
U.E, normativa sui prodotti di conusmo: il parlamento approva la proposta di regolamento
da:
Lettera 43
Made
in, il parlamento Ue approva la proposta di regolamento
Strasburgo:
si all'indicazione del paese d'origine sui prodotti. Come chiesto da Roma.
Superato l'ostruzionismo tedesco.
di Antonietta Demurtas
Italia-Germania 1 a
0. La partita per il 'made in' si è conclusa a favore dell'Italia, che il 15
aprile è riuscita a portare a casa, grazie al voto del parlamento di
Strasburgo, la proposta di regolamento sulla sicurezza dei prodotti di consumo.
La relazione
presentata dalla socialista danese Christel Schaldemose è stata adottata con
485 voti a favore, 130 contrari e 27 astensioni. Risultato: le etichette 'made
in' dovrebbero ora essere obbligatorie per i prodotti non alimentari venduti
nel mercato comunitario.
Una vittoria
rappresentata soprattutto dall'approvazione dell'articolo 7 inserito nel
capitolo sulla tracciabilità, che prevede che i fabbricanti e gli importatori
mettano sui loro prodotti un'indicazione del paese d'origine, sostituendo così
l'attuale sistema volontario. A oggi, infatti, circa il 10% dei beni presi in
esame dal sistema di allarme Rapex dell'UE non è riconducibile al produttore.
«Per
Luca Telese: ‘Ma quale offesa agli ebrei?’
Ma
quale offesa agli ebrei?
L'antisemitismo
è un reato grave e una brutta malattia, ma il post di Grillo non è antisemita
Non
amo Beppe Grillo, non corro il rischio di votarlo nemmeno per sbaglio,
considero demagogiche molte delle sue prese di posizione e inquietanti le
espulsioni ingiustificate di molti dissidenti del M5s, non corro il rischio che
la mia opinione sia viziata da qualsiasi simpatia politica nei suoi confronti.
Ma, premesso questo, credo che l’accusa di antisemitismo che gli è stata
scaraventata addosso ieri, oggi asseverata da articoli di fuoco sui principali
quotidiani italiani, abbia qualcosa di incredibile e persino di grottesco. Ho
letto con attenzione — per esempio — gli editoriali di Gad Lerner su La Repubblica
e di Pierluigi Battista sul Corriere
della Sera, senza trovare il benché minimo appiglio alla
tesi violentissima che sostengono. L’antisemitismo infatti non è un’opinione,
ma un reato. È un sentimento venato di razzismo, di intolleranza, è una
barbarie, è l’affermazione di una volontà persecutoria.
Ovviamente a Beppe
Grillo si possono imputare molte colpe, ma non quella di essersi macchiato di
questa infamia: in passato il comico ligure ha pronunciato delle frasi ambigue,
inopportune, in alcuni caso decisamente sbagliate sul tema, ma l’istigazione
all’odio etnico e razziale sono decisamente un’altra cosa, nulla a che vedere
con il (brutto) post sul suo blog.
martedì 15 aprile 2014
Alberto Statera: “La rottamazione di compromesso”
da: la Repubblica
Le pietanze saporite sono
il siluramento di Pietro Scaroni, che dopo tre mandati da ad dell’Eni, ha fatto
carte false per essere riconfermato
Non passerà alla storia come Ivan il
Terribile che liquidò la casta feudataria boiarda. Ma Matteo Renzi, per la prima
volta, ha cominciato a lesionare il sistema troppo spesso tentatore del vero
potere, quello che il capitalismo di Stato esercita tra finanza e politica,
energia e diplomazia, commesse militari e servizi segreti.
La battaglia sotterranea è stata estenuante,
ma i risultati non sono irrilevanti persino per chi pensava che il presidente
del Consiglio si potesse rivelare un dilettante allo sbaraglio, accerchiato
dall’eterna oligarchia”networked”, legata da fili spesso invisibili tesi in
tutte le direzioni. Invece il cambiamento c’è stato, se non con una
“rottamazione selvaggia”, almeno con una “rottamazione di compromesso”.
Un’ecatombe diciamo “equilibrata”, che ha cercato di salvare i complessi
equilibri politici, anche se Forza Italia a questo punto si dichiara
imbufalita.
Enti, nomine Renzi: ecco chi sono le donne al potere (senza potere)
da: Il Fatto Quotidiano
Poltrone di Stato, ecco le
donne nominate da Renzi: da Todini a Marcegaglia
Cambi al vertice per le
controllate di Stato. Il presidente del Consiglio sceglie nomi femminili come
presidenti di Eni, Poste e Enel. Ma gli amministratori delegati restano uomini
Cambi
al vertice per le controllate dallo Stato. Il presidente del Consiglio Matteo
Renzi sceglie i suoi nomi e cambia sette manager su otto, destina tre donne
alla presidenza e dice addio ai vecchi amministratori delegati dopo una decina
d’anni di servizio. Ecco chi sono nel dettaglio i volti “nuovi”: da Emma
Marcegaglia a Luisa Todini fino a Mauro Moretti.
ENI
Presidente: Emma
Marcegaglia
Il
futuro nuovo presidente dell’Eni è da quasi vent’anni che si occupa di
rappresentanza: nel 1996 è stata presidente dei giovani della Confindustria,
associazione che poi ha guidato dal 2008 al 2012, oscillando da un appoggio
entusiastico al governo Berlusconi a una opposizione dura nell’ultima fase del
Mediaset, condanna per frode fiscale: Berlusconi al centro anziani, tranne dal martedì al giovedì dove riceve a Palazzo Grazioli….
da: Tmnews
Berlusconi
al centro anziani, i giudici: "Ma stop attacchi a toghe"
Servizi
sociali alla Fondazione di Cesano Boscone. Potrà condurre la campagna
elettorale
Secondo i giudici del Tribunale di
Sorveglianza di Milano esistono "elementi" che "evidenziano la
scemata pericolosità sociale di Silvio Berlusconi", e anche per questo
motivo gli è stato concesso di scontare la pena a un anno per frode fiscale con
una misura alternativa al carcere. Secondo quanto riportato nel provvedimento,
tra gli "elementi" presi in considerazione c'è il fatto che
Berlusconi abbia risarcito il danno, pagato le spese processuali e che si sia
messo a disposizione dell'Uepe (Ufficio esecuzione penale esterna) per un
percorso di riabilitazione ai servizi sociali. Tutti fattori "che appaiono
indici di volontà di recupero dei valori morali perseguiti
dall'ordinamento".
In particolare, secondo il Tribunale di
Sorveglianza, la misura alternativa alla carcerazione "può svolgere
funzione rieducativa e di recupero sociale della persona, anche qualora questa
sia perfettamente inserita socialmente, laddove anzi il condannato sia stato in
grado di influenzare l'ambiente in direzione
Adriano Sofri: “Il sangue e il cuore”
da: la
Repubblica
Di colpo, affascinati,
spaventati e ignoranti come siamo, i più, di bioingegneria, siamo costretti a
chiederci con che sentimenti, con che orientamento morale e con che coraggio
umano accoglieremmo la notizia che la nostra creatura, le nostre creature, non
sono biologicamente nostre, bensì di nostri simili che hanno affrontato la
nostra stessa trafila medica per il desiderio di diventare madri e padri. Le
adozioni ci hanno preparati, ma fino a un certo punto.
Per un padre,
l’orgoglio umanissimo e anche un po’ losco, di vedersi continuato nel proprio
sangue, in qualcuno che gli somigli, e comunque di non esser padre per un
equivoco terribile, sarebbe messo a dura prova. Ma un uomo non ardisce di
figurarsi che cosa voglia dire averla dentro di sé, a diventare parte e prender
possesso del proprio corpo, la nuova creatura figlia d’altri: le due nuove
creature dell’avvenimento romano.
Il film di Hirozaku
Koreeda che ha commosso il pubblico, Father and Son, racconta soprattutto le
due paternità diverse, il come si diventa padri. Come si diventi madri, non
proviamo nemmeno a immaginarlo. Di neonati scambiati in culla sono piene la
mitologia, la letteratura, il cinema, la cronaca e la vita. Nella
Abi (associazione bancaria italiana) contro il Def del Governo che toglie 1 miliardo
da: La
Stampa
Banche
contro il Def: 1 miliardo in meno
Delrio:
“Non accettiamo nessun ricatto”
La
denuncia dell’Abi: con la tassazione delle rendite buco per famiglie e imprese.
La replica del sottosegretario: non hanno mai restituito i mille miliardi della Bce
La replica del sottosegretario: non hanno mai restituito i mille miliardi della Bce
Una nuova stretta
del credito da un miliardo di euro. È quella che, secondo l’Abi, potrebbe abbattersi
su famiglie e imprese come conseguenza del raddoppio della tassazione sulle
plusvalenze legate alla rivalutazione delle quote della banche in Bankitalia,
che il governo intende utilizzare per coprire parte del taglio dell’Irpef. A
quantificarla è stato il direttore generale dell’associazione, Giovanni
Sabatini che, ascoltato in audizione sul Def alle Commissioni Bilancio di
Camera e Senato, ha ammesso la possibilità di un nuovo credit crunch.
Una prospettiva
paventata solo pochi giorni fa anche dal governatore di Via Nazionale, Ignazio
Visco, che però il governo respinge senza esclusione di colpi. «Noi non ci
stiamo, è un ricatto che non accettiamo», scandisce il sottosegretario alla
presidenza del Consiglio, Graziano Delrio. «Le banche -
lunedì 14 aprile 2014
Enti, le nomine di Renzi: alle donne la presidenza, ai maschi il ruolo di potere (amministratore delegato)
da:
RaiNews
Nomine enti: Moretti a
Finmeccanica. Todini alle Poste
Mauro Moretti dalle
Ferrovie a Finmeccanica. La Todini va alle Poste, Grieco all’Enel, Marcegaglia
all’Eni
Mauro
Moretti è il nuovo amministratore
delegato di Finmeccanica dove, come presidente, rimane l'ex capo della
polizia Gianni De Gennaro.
All’Eni il ticket Descalzi come ad, ed Emma
Marcegaglia presidente.
All’Enel vanno invece Patrizia Grieco alla
presidenza mentre Starace è il nuovo ad.
Alle Poste Luisa Todini presidente e Caio
ad.
Sono queste le
nomine decise dal governo Renzi per i vertici delle più grandi società
partecipate.
Un tris di donne dunque, anche solo nel ruolo di presidente che è
solitamente un incarico più di
rappresentanza rispetto all’operatività dell’amministratore delegato.
"Desidero
augurare buon lavoro ai nuovi vertici di Enel, Eni, Finmeccanica e
X Factor 8, giudici: Elio lascia…Morgan (?!)
Sui “no” di Morgan, sappiamo come va a
finire. Iniziano finita un’edizione e terminano prima che inizi la successiva.
Ergo: sono anni che dice che non rifà X Factor e lo ritroviamo regolarmente.
Tra l’altro, come più vincente tra i giudici.
da: Leggo
XFactor
perde pezzi, dopo Morgan arriva l'addio di Elio: "Ecco perchè non lo farò
mai più"
Da un probabile arrivederci a un certo addio. Se la giuria di XFactor conferma la presenza di Mika e Simona Ventura, dopo il "no" di Morgan, arriva quello di Elio. Il cantante infatti, reduce dall'esperienza in Rai de "Il Musichione", ha rilasciato a "Il Fatto Quotidiano" alcune dichiarazioni rigurdo al talent Sky che lasciano poco spazio ai dubbi: " Chiaramente X Factor non è un programma rivoluzionario, anche se a Sky è migliorato - ha dichiarato, come riporta "TvBlog" - Lo volevo fare solo un anno, sono rimasto quattro anni. E non lo farò mai più: mai più. Sono contro la filosofia dei talent, ma se non li avessi
domenica 13 aprile 2014
Marco Travaglio: “I giorni dell’abbandono”
da: Il
Fatto Quotidiano
Fedeli alla linea
che i fatti devono essere separati dalle opinioni, nel senso che non devono
disturbarle, i giornaloni geneticamente
modificati a immagine e somiglianza del Palazzo non dedicano una riga di
commento alle conseguenze politiche della fuga del latitante Dell’Utri. Così
come, verosimilmente, taceranno oggi su quelle del suo arresto a Beirut da
parte dell’Interpol, e martedì su quelle della sentenza di Cassazione nel
processo per mafia. Hanno fatto lo stesso l’altroieri su quelle della promozione
di Berlusconi al rango di detenuto. “Non aprite quelle porte”, è la consegna.
Altrimenti bisognerebbe dare ragione, con vent’anni di ritardo, a chi l’aveva
sempre detto che Forza Italia è un partito fondato da fior di delinquenti per
farla franca. “Le prove, ci vogliono le prove”, ribattevano i finti tonti. Poi
arrivarono le prove. “Le sentenze, aspettiamo le sentenze”, insistevano. Poi
arrivarono le sentenze.
“Devono essere
definitive, presunzione di innocenza, garantismo”, salmodiavano. Con comodo,
arrivarono anche le sentenze definitive. Previti fu condannato in Cassazione
per due corruzioni giudiziarie, finì in galera per tre giorni, poi andò ai
domiciliari e ne uscì grazie all’indulto. Silenzio generale. B. fu condannato
per frode fiscale e sta per essere affidato ai servizi sociali. Zitti tutti.
Dell’Utri attende la condanna definitiva per mafia, che lui dà per scontata
Marco Lillo e Giuseppe Lo Bianco: “Dell’Utri è a Beirut, e ci resta”
da: Il
Fatto Quotidiano
Arrestato
ieri mattina, ma è difficile estradarlo in Italia nonostante gli accordi tra
idue paesi
La latitanza di
Marcello Dell’Utri è finita alle 9.30 (ora italiana) del mattino quando gli
agenti libanesi accompagnati da un funzionario italiano hanno bussato alla
porta della sua suite all’Intercontinental Phoenicia, un lussuoso
cinque stelle nel centro di Beirut.
L’amico Gennaro Mokbel lo aveva avvertito. Quando alla fine del 2013
Marcello aveva annunciato la sua intenzione di andare in Libano dopo avere
incontrato un ex capo di Stato libanese sul quale faceva affidamento (forse
Michel Aoun o Amin Gemayel) Mokbel lo aveva messo in guardia. Alberto Dell’Utri
lo raccontava al suo amico Vincenzo Mancuso l’8 novembre mentre era
intercettato dalla Polizia nel privé del ristorante Assunta Madre: “Marcello,
dieci giorni fa ha cenato a Roma con (…) un politico importante del Libano che
è stato presidente e che adesso si candida per le prossime elezioni in Libano e
il 14 novembre, giovedì dovrebbe andare a Beirut, per vedere.
Gennaro (Mokbel),
gli ha detto: ‘Non lo fare, perché lui è di famiglia libanese e conosce, questo
personaggio africano molto bene … dice, non ti fidare!’”.
venerdì 11 aprile 2014
Nazim Hikmet: Sei
Sei la mia schiavitù sei la mia
libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d'estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro.
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d'estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro.
Ordine di arresto per Dell’Utri, latitante: ‘trova Marcello’
Marcello Dell'Utri latitante. Per l'ex
senatore di Forza Italia in arrivo la sentenza della Cassazione che potrebbe
confermare la condanna per concorso mafioso
È latitante l'ex senatore Marcello
Dell'Utri ricercato dopo che la corte d'appello di Palermo ha emesso a suo
carico un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per pericolo di fuga. In
vista dell'udienza della Cassazione che potrebbe confermare la condanna a 7
anni per concorso in associazione mafiosa Dell'Utri ha
lasciato l'Italia.
Secondo gli investigatori, che hanno
cercato invano di eseguire la misura e da settimane
monitorano le sue mosse,
l'ex senatore avrebbe due passaporti diplomatici. Il provvedimento è stato
firmato martedì 8 aprile dalla terza sezione della Corte d'appello di Palermo
su richiesta della Procura generale di Palermo.
Fonti: "Non è in Libano". Il
luogo dove Dell'Utri sarebbe fuggito non è il Libano, come si credeva
inizialmente. Lo dicono all'ANSA fonti ben informate a Beirut e
The Voice of Italy 2: gli 'axforismi' di J-Ax
Se X
Factor ha fatto bingo con Mika, The Voice of Italy lo sta facendo con J-Ax che, di puntata in puntata, ci sta
intrattenendo, divertendo con i suoi aforismi. Tra le tante verità uscite dalla
sua testa e bocca quegli sugli anni ’80. Sottoscrivo in pieno.
Aforismi di J-Ax
Io non ho schiacciato per un motivo molto
effimero. Ma prima di farmi fischiare dal pubblico quando dico il motivo per
cui non ho schiacciato, volevo chiedere a te, a voi, c’è un cantante, una band,
di quelli inattaccabili, tipo storici che non vi piace? Tutti ne hanno uno no,
immagino. Io ogni volta che sento una canzone dei Queen… eh… purtroppo (…) “Io
quando sento un pezzo dei Queen… mi faccio una doccia e brucio i vestiti che
avevo addosso.
L’originalità è importante in questo paese
dove la forma più popolare di musica é la suoneria del telefonino
Il
problema degli anni 80 e che non puoi fidarti di una decade che era convinta
che George Michael fosse uno sciupafemmine
Justin Bieber non lo cerca
più nemmeno la mamma di Justin Bieber!
Ernesto Assante: “Who’s Next, se non lo avete andate a comprarlo
E’ in edicola con Repubblica Who’s Next.
Who’s Next è forse il miglior album degli
Who. Forse, perché è un’opera incompleta, fatta di parti di un lavoro più ricco
e complesso, un’opera incompiuta, “The lifehouse” alla quale Pete Townshend
aveva iniziato a lavorare all’indomani del successo della precedente rock
opera, “Tommy”. “Lifehouse” per diversi motivi non vide mai la luce e “Who’s
Next” nella mente dell’autore era poco più che un rimedio alla depressione,
allo stress del fallimento del progetto principale, che aveva spinto Townshend
ai limiti del suicidio. Ma allo stesso tempo per la band poter lavorare senza
le costrizioni creative e produttive di un’opera rock fu una sorta di
liberazione, che consentì al quartetto, con l’aiuto del produttore Glyn Johns,
di mettere a fuoco alla perfezione i singoli brani. Assieme a “Led Zeppelin
IV”, pubblicato nello stesso anno, il 1971, infatti “Who’s Next” è una sorta di
manuale del rock “come dovrebbe essere”, il rock più duro, solido, concentrato
e potente, ma che al tempo stesso sa essere profondo, ricco, emotivo e
coinvolgente.
Townshend riesce a scrivere canzoni memorabili, come la personalissima “Behind blu eyes”, rock classici com “Getting in tune”, brani animati dal misticismo come “Bargain” o altri leggeri e alternativi come “Going mobile”, che
Townshend riesce a scrivere canzoni memorabili, come la personalissima “Behind blu eyes”, rock classici com “Getting in tune”, brani animati dal misticismo come “Bargain” o altri leggeri e alternativi come “Going mobile”, che
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