venerdì 18 aprile 2014

Francesco De Gregori: video, ‘Sangue su sangue’

Concita De Gregorio: “La ferita originaria”



da: la Repubblica

La premessa è che vorremmo poterci fidare della polizia. Dovremmo. La polizia rappresenta lo Stato, e lo Stato siamo noi. Lo Stato sono le istituzioni che rappresentano i cittadini e sono i cittadini che delegano altri cittadini a rappresentarli, col voto democratico.
In un regime democratico le istituzioni sono al servizio di chi dà loro mandato ad esercitare un potere di governo e non viceversa. Lo Stato ci tutela dalle ingiustizie e dai soprusi, non li esercita. Questo è quello che insegniamo ai nostri bambini a scuola, fin dalle elementari.

Sabato scorso si è svolta a Roma una manifestazione che aveva come oggetto, appunto, il diritto alla casa. Le immagini degli scontri e delle violenze sono lì, non c’è molto da commentare. In alcune si vedono manifestanti vestiti di nero con gli elastici delle fionde tesi, in altre poliziotti, ugualmente vestiti di nero, che colpiscono coi manganelli e prendono a calci persone disarmate e già a terra. Nell’epoca dei telefonini, nel tempo in cui di ogni evento ci sono decine e decine di filmati c’è davvero poco da discutere: i fatti sono questi.

Ha torto chi dice: ad un’offesa si reagisce con l’offesa, ha torto per principio chi

giovedì 17 aprile 2014

Marco Travaglio: “Il palo”



da: Il Fatto Quotidiano

Perché il detenuto Berlusconi Silvio non è in galera a scontare la pena per frode fiscale? Secondo Massimo D’Alema, convertito in tarda età al giustizialismo, perché è ricco e potente: “In Italia c’è una giustizia a velocità variabile. Cittadini molto meno fortunati, meno ricchi e potenti, per reati molto minori, vanno in prigione”. Ora, che questi discorsi da bar li faccia la gente comune, è comprensibile. Ma che li faccia D’Alema, sette volte deputato e una europarlamentare, segretario del Pds, presidente della Bicamerale, presidente del Consiglio, vicepremier e ministro degli Esteri, è davvero troppo.

L’inchiesta sui fondi neri Mediaset che ha portato alla prima condanna definitiva di B. nasce nel 2004: in origine le frodi fiscali ammontano a 360 milioni di dollari, con l’aggiunta di falsi in bilancio e appropriazioni indebite.
Reati commessi dal 1988 fino al 2004, prescrizione di 15 anni, cioè nel 2017, quanto basta per celebrare tutti e tre i gradi di giudizio. Ma nel 2005 il centrodestra approva la legge ex Cirielli, che dimezza la prescrizione a 7 anni e mezzo, consente di sostituire il carcere con i domiciliari per gli ultrasettantenni e interrompe la “continuazione” dei reati. Cioè costringe i giudici a valutarli anno per anno. Risultato: spariscono subito i fondi neri di B. per gli anni 1988-’99 (che prima erano agganciati a quelli successivi).

Musica, vinile: Record Store Day



Caro il mio vinile, t’amero per sempre…



da: la Repubblica

Record Store Day, la festa nei negozi: "Incredibile ma vero, i giovani si riavvicinano"
Dal nord al sud, sono ancora centinaia i commercianti che resistono, a dispetto della crisi e dell'avanzata del digitale. Come? Ce lo raccontano i titolari di Buscemi (Milano), Disco Club (Genova), Elastic Rock (Roma), Centro Musica (Bari)
di Luigi Bolognini e Flavio Brighenti

Vinile, tu resusciti un disco morto. O almeno, a questo mira il Record Store Day, che sabato 19 riporterà nei negozi di musica ancora superstiti i 33 giri: titoli nuovi, e anche qualcuno vecchio, stampati su microsolco per l'occasione. Servirà a resuscitare un mercato assassinato da Internet e dalla tecnologia in generale? Ci sperano quelli che sul nuovo che avanza si pongono in direzione ostinata e contraria, come Mario Buscemi, fondatore (nel 1969) e gestore dell'omonimo negozio milanese, uno dei pochissimi ancora in attività.

Cosa può fare un'iniziativa come questa?

Stefano Feltri: “Cari banchieri, andatevene da questa Abi”



da: Il Fatto Quotidiano

Solo una coincidenza ha salvato l’Associazione delle banche italiane dalla gogna pubblica: le nomine ai vertici delle società controllate dal Tesoro hanno oscurato il “ricatto” (lo chiama così il sottosegretario Delrio) dell’Abi al governo. L’annunciato aumento dell’aliquota sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia dal 12 al 24-26 per cento, “sottrarrebbe un miliardo di liquidità alle banche destinato a fare prestiti a famiglie e imprese”, ha detto il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini, in audizione in Parlamento.

Riassunto delle puntate precedenti: le banche italiane si sono trovate in bilancio quote del capitale della Banca d’Italia (quando erano pubbliche non c’era problema, era tutto dello Stato, poi sono state privatizzate e anche la proprietà della banca centrale è diventata di fatto privata). Per ragioni mai spiegate con chiarezza, il governo Letta decide di rivalutare per legge il capitale di Bankitalia: da 156 mila euro a 7, 5 miliardi, attingendo alle riserve, e cambiano le regole per calcolare i dividendi pagati proprio alle banche private che saliranno da 60-70 milioni fino a un massimo di 450. Benefici che già in parte risultano in conto economico dai bilanci appena approvati. In cambio di questo regalo, le banche dovevano pagare allo Stato il 12 per cento sulla rivalutazione (circa 900 milioni), prelievo che ora sembra destinato a raddoppiare per finanziare il taglio del cuneo fiscale. Non è bello cambiare continuamente le tasse, si crea incertezza.

Lombardia, bonifiche: i soliti noti….Comunione e Liberazione



da: Il Fatto Quotidiano

Dal disastro Santa Giulia alla maxi bonifica Falck, vince ancora Comunione liberazione
Milano, Ambienthesis spa ottiene l'affidamento dei lavori da Milanosesto spa dell'immobiliarista Davide Bizzi. La società è controllata dalla Green Holding già riconducibile all'ex re delle bonifiche Giuseppe Grossi morto nel 2011. Dopo l'arresto di Rognoni il potere di Cl torna a dettare legge
di Davide Milosa

Le bonifiche in Lombardia. Un affare per i soliti noti. Perché al di là delle inchieste, dei processi e delle condanne, la ruota gira e si ferma sempre sulla medesima casella che prima si chiamava Sadi servizi industriali e ora Ambienthesis spa. Nomi diversi, ma stesso gruppo: la Green Holding di Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche morto l’11 ottobre 2011 dopo che un anno prima il tribunale di Milano lo aveva rinviato a giudizio per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale nell’inchiesta sui fondi neri creati gonfiando i costi della bonifica di Montecity-Santa Giulia. Quattro anni dopo il nastro si riavvolge, la storia torna sui propri passi rimettendo sulla scacchiera nuovi affari ambientali: la bonifica dell’ex area Falck di Sesto San Giovanni sulla

mercoledì 16 aprile 2014

Senato, ddl sul voto di scambio: M5S contro Renzi e Berlusconi



da: Rainews

Il Senato approva il ddl contro il 'voto di scambio'. Contestazioni e cartelli dal M5S

L'Aula del Senato ha approvato in quarta lettura il ddl contro il voto di scambio politico-mafioso che ora diventa legge. E' passato con 191 si, 32 no e 18 astenuti.

Il clima in Aula comunque, durante le dichiarazioni di voto, è stato incadescente. Protagonisti, da un lato, i parlamentari 5 Stelle, dall'altro, i parlamentari di tutti gli altri schieramenti. Numerosi gli interventi del presidente Pietro Grasso per richiamare all'ordine i parlamentari, invitando in particolare i 5 Stelle a "permettere ai colleghi di parlare liberamente". E l’espulsione alla fine è arrivata. I senatori grillini Maurizio Santangelo e Alberto Airola sono stati allontanati dall'Aula mentre urlavano dai banchi contro i relatori degli altri gruppi che stavano intervenendo a difesa del provvedimento. I parlamentari del M5S hanno contestato il provvedimento, così com'è stato modificato alla Camera, e hanno fatto ostruzionismo mentre il Pd e il resto della maggioranza volevano velocizzare per approvare il testo in tempo per le elezioni di maggio, considerando la nuova e definitiva versione. A questa il M5S contesta la riduzione della "forchetta" della pena dai 7-12 ai 4-10 anni che cancella la "messa a disposizione" del politico tra le possibili "offerte" in cambio dei voti mafiosi.

U.E, normativa sui prodotti di conusmo: il parlamento approva la proposta di regolamento



da: Lettera 43

Made in, il parlamento Ue approva la proposta di regolamento
Strasburgo: si all'indicazione del paese d'origine sui prodotti. Come chiesto da Roma. Superato l'ostruzionismo tedesco.
di Antonietta Demurtas

Italia-Germania 1 a 0. La partita per il 'made in' si è conclusa a favore dell'Italia, che il 15 aprile è riuscita a portare a casa, grazie al voto del parlamento di Strasburgo, la proposta di regolamento sulla sicurezza dei prodotti di consumo.
La relazione presentata dalla socialista danese Christel Schaldemose è stata adottata con 485 voti a favore, 130 contrari e 27 astensioni. Risultato: le etichette 'made in' dovrebbero ora essere obbligatorie per i prodotti non alimentari venduti nel mercato comunitario.
Una vittoria rappresentata soprattutto dall'approvazione dell'articolo 7 inserito nel capitolo sulla tracciabilità, che prevede che i fabbricanti e gli importatori mettano sui loro prodotti un'indicazione del paese d'origine, sostituendo così l'attuale sistema volontario. A oggi, infatti, circa il 10% dei beni presi in esame dal sistema di allarme Rapex dell'UE non è riconducibile al produttore. «Per

Luca Telese: ‘Ma quale offesa agli ebrei?’




Ma quale offesa agli ebrei?
L'antisemitismo è un reato grave e una brutta malattia, ma il post di Grillo non è antisemita

Non amo Beppe Grillo, non corro il rischio di votarlo nemmeno per sbaglio, considero demagogiche molte delle sue prese di posizione e inquietanti le espulsioni ingiustificate di molti dissidenti del M5s, non corro il rischio che la mia opinione sia viziata da qualsiasi simpatia politica nei suoi confronti. Ma, premesso questo, credo che l’accusa di antisemitismo che gli è stata scaraventata addosso ieri, oggi asseverata da articoli di fuoco sui principali quotidiani italiani, abbia qualcosa di incredibile e persino di grottesco. Ho letto con attenzione — per esempio —  gli editoriali di Gad Lerner su La Repubblica e di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, senza trovare il benché minimo appiglio alla tesi violentissima che sostengono. L’antisemitismo infatti non è un’opinione, ma un reato. È un sentimento venato di razzismo, di intolleranza, è una barbarie, è l’affermazione di una volontà persecutoria.

Ovviamente a Beppe Grillo si possono imputare molte colpe, ma non quella di essersi macchiato di questa infamia: in passato il comico ligure ha pronunciato delle frasi ambigue, inopportune, in alcuni caso decisamente sbagliate sul tema, ma l’istigazione all’odio etnico e razziale sono decisamente un’altra cosa, nulla a che vedere con il (brutto) post sul suo blog

martedì 15 aprile 2014

Alberto Statera: “La rottamazione di compromesso”



da: la Repubblica

Le pietanze saporite sono il siluramento di Pietro Scaroni, che dopo tre mandati da ad dell’Eni, ha fatto carte false per essere riconfermato

Non passerà alla storia come Ivan il Terribile che liquidò la casta feudataria boiarda. Ma Matteo Renzi, per la prima volta, ha cominciato a lesionare il sistema troppo spesso tentatore del vero potere, quello che il capitalismo di Stato esercita tra finanza e politica, energia e diplomazia, commesse militari e servizi segreti.

La battaglia sotterranea è stata estenuante, ma i risultati non sono irrilevanti persino per chi pensava che il presidente del Consiglio si potesse rivelare un dilettante allo sbaraglio, accerchiato dall’eterna oligarchia”networked”, legata da fili spesso invisibili tesi in tutte le direzioni. Invece il cambiamento c’è stato, se non con una “rottamazione selvaggia”, almeno con una “rottamazione di compromesso”. Un’ecatombe diciamo “equilibrata”, che ha cercato di salvare i complessi equilibri politici, anche se Forza Italia a questo punto si dichiara imbufalita.

Enti, nomine Renzi: ecco chi sono le donne al potere (senza potere)



da: Il Fatto Quotidiano

Poltrone di Stato, ecco le donne nominate da Renzi: da Todini a Marcegaglia
Cambi al vertice per le controllate di Stato. Il presidente del Consiglio sceglie nomi femminili come presidenti di Eni, Poste e Enel. Ma gli amministratori delegati restano uomini

Cambi al vertice per le controllate dallo Stato. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi sceglie i suoi nomi e cambia sette manager su otto, destina tre donne alla presidenza e dice addio ai vecchi amministratori delegati dopo una decina d’anni di servizio. Ecco chi sono nel dettaglio i volti “nuovi”: da Emma Marcegaglia a Luisa Todini fino a Mauro Moretti.

ENI
Presidente: Emma Marcegaglia
Il futuro nuovo presidente dell’Eni è da quasi vent’anni che si occupa di rappresentanza: nel 1996 è stata presidente dei giovani della Confindustria, associazione che poi ha guidato dal 2008 al 2012, oscillando da un appoggio entusiastico al governo Berlusconi a una opposizione dura nell’ultima fase del

Mediaset, condanna per frode fiscale: Berlusconi al centro anziani, tranne dal martedì al giovedì dove riceve a Palazzo Grazioli….



da: Tmnews

Berlusconi al centro anziani, i giudici: "Ma stop attacchi a toghe"
Servizi sociali alla Fondazione di Cesano Boscone. Potrà condurre la campagna elettorale

Secondo i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano esistono "elementi" che "evidenziano la scemata pericolosità sociale di Silvio Berlusconi", e anche per questo motivo gli è stato concesso di scontare la pena a un anno per frode fiscale con una misura alternativa al carcere. Secondo quanto riportato nel provvedimento, tra gli "elementi" presi in considerazione c'è il fatto che Berlusconi abbia risarcito il danno, pagato le spese processuali e che si sia messo a disposizione dell'Uepe (Ufficio esecuzione penale esterna) per un percorso di riabilitazione ai servizi sociali. Tutti fattori "che appaiono indici di volontà di recupero dei valori morali perseguiti dall'ordinamento".

In particolare, secondo il Tribunale di Sorveglianza, la misura alternativa alla carcerazione "può svolgere funzione rieducativa e di recupero sociale della persona, anche qualora questa sia perfettamente inserita socialmente, laddove anzi il condannato sia stato in grado di influenzare l'ambiente in direzione

Velvet: ‘Una vita diversa’

Adriano Sofri: “Il sangue e il cuore”



da: la Repubblica

Di colpo, affascinati, spaventati e ignoranti come siamo, i più, di bioingegneria, siamo costretti a chiederci con che sentimenti, con che orientamento morale e con che coraggio umano accoglieremmo la notizia che la nostra creatura, le nostre creature, non sono biologicamente nostre, bensì di nostri simili che hanno affrontato la nostra stessa trafila medica per il desiderio di diventare madri e padri. Le adozioni ci hanno preparati, ma fino a un certo punto.

Per un padre, l’orgoglio umanissimo e anche un po’ losco, di vedersi continuato nel proprio sangue, in qualcuno che gli somigli, e comunque di non esser padre per un equivoco terribile, sarebbe messo a dura prova. Ma un uomo non ardisce di figurarsi che cosa voglia dire averla dentro di sé, a diventare parte e prender possesso del proprio corpo, la nuova creatura figlia d’altri: le due nuove creature dell’avvenimento romano.

Il film di Hirozaku Koreeda che ha commosso il pubblico, Father and Son, racconta soprattutto le due paternità diverse, il come si diventa padri. Come si diventi madri, non proviamo nemmeno a immaginarlo. Di neonati scambiati in culla sono piene la mitologia, la letteratura, il cinema, la cronaca e la vita. Nella

Abi (associazione bancaria italiana) contro il Def del Governo che toglie 1 miliardo



da: La Stampa

Banche contro il Def: 1 miliardo in meno
Delrio: “Non accettiamo nessun ricatto”
La denuncia dell’Abi: con la tassazione delle rendite buco per famiglie e imprese.
La replica del sottosegretario: non hanno mai restituito i mille miliardi della Bce

Una nuova stretta del credito da un miliardo di euro. È quella che, secondo l’Abi, potrebbe abbattersi su famiglie e imprese come conseguenza del raddoppio della tassazione sulle plusvalenze legate alla rivalutazione delle quote della banche in Bankitalia, che il governo intende utilizzare per coprire parte del taglio dell’Irpef. A quantificarla è stato il direttore generale dell’associazione, Giovanni Sabatini che, ascoltato in audizione sul Def alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha ammesso la possibilità di un nuovo credit crunch.

Una prospettiva paventata solo pochi giorni fa anche dal governatore di Via Nazionale, Ignazio Visco, che però il governo respinge senza esclusione di colpi. «Noi non ci stiamo, è un ricatto che non accettiamo», scandisce il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio. «Le banche -

lunedì 14 aprile 2014

Enti, le nomine di Renzi: alle donne la presidenza, ai maschi il ruolo di potere (amministratore delegato)



da: RaiNews

Nomine enti: Moretti a Finmeccanica. Todini alle Poste
Mauro Moretti dalle Ferrovie a Finmeccanica. La Todini va alle Poste, Grieco all’Enel, Marcegaglia all’Eni

Mauro Moretti è il nuovo amministratore delegato di Finmeccanica dove, come presidente, rimane l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro.
All’Eni il ticket Descalzi come ad, ed Emma Marcegaglia presidente.
All’Enel vanno invece Patrizia Grieco alla presidenza mentre Starace è il nuovo ad.
Alle Poste Luisa Todini presidente e Caio ad.

Sono queste le nomine decise dal governo Renzi per i vertici delle più grandi società partecipate.
Un tris di donne dunque, anche solo nel ruolo di presidente che è solitamente un incarico più di rappresentanza rispetto all’operatività dell’amministratore delegato.

"Desidero augurare buon lavoro ai nuovi vertici di Enel, Eni, Finmeccanica e

X Factor 8, giudici: Elio lascia…Morgan (?!)



Sui “no” di Morgan, sappiamo come va a finire. Iniziano finita un’edizione e terminano prima che inizi la successiva. Ergo: sono anni che dice che non rifà X Factor e lo ritroviamo regolarmente. Tra l’altro, come più vincente tra i giudici.

da: Leggo

XFactor perde pezzi, dopo Morgan arriva l'addio di Elio: "Ecco perchè non lo farò mai più"


Da un probabile arrivederci a un certo addio. Se la giuria di XFactor conferma la presenza di Mika e Simona Ventura, dopo il "no" di Morgan, arriva quello di Elio. Il cantante infatti, reduce dall'esperienza in Rai de "Il Musichione", ha rilasciato a "Il Fatto Quotidiano" alcune dichiarazioni rigurdo al talent Sky che lasciano poco spazio ai dubbi: " Chiaramente X Factor non è un programma rivoluzionario, anche se a Sky è migliorato - ha dichiarato, come riporta "TvBlog" - Lo volevo fare solo un anno, sono rimasto quattro anni. E non lo farò mai più: mai più. Sono contro la filosofia dei talent, ma se non li avessi

domenica 13 aprile 2014

Marco Travaglio: “I giorni dell’abbandono”



da: Il Fatto Quotidiano

Fedeli alla linea che i fatti devono essere separati dalle opinioni, nel senso che non devono disturbarle, i giornaloni geneticamente modificati a immagine e somiglianza del Palazzo non dedicano una riga di commento alle conseguenze politiche della fuga del latitante Dell’Utri. Così come, verosimilmente, taceranno oggi su quelle del suo arresto a Beirut da parte dell’Interpol, e martedì su quelle della sentenza di Cassazione nel processo per mafia. Hanno fatto lo stesso l’altroieri su quelle della promozione di Berlusconi al rango di detenuto. “Non aprite quelle porte”, è la consegna. Altrimenti bisognerebbe dare ragione, con vent’anni di ritardo, a chi l’aveva sempre detto che Forza Italia è un partito fondato da fior di delinquenti per farla franca. “Le prove, ci vogliono le prove”, ribattevano i finti tonti. Poi arrivarono le prove. “Le sentenze, aspettiamo le sentenze”, insistevano. Poi arrivarono le sentenze.
“Devono essere definitive, presunzione di innocenza, garantismo”, salmodiavano. Con comodo, arrivarono anche le sentenze definitive. Previti fu condannato in Cassazione per due corruzioni giudiziarie, finì in galera per tre giorni, poi andò ai domiciliari e ne uscì grazie all’indulto. Silenzio generale. B. fu condannato per frode fiscale e sta per essere affidato ai servizi sociali. Zitti tutti. Dell’Utri attende la condanna definitiva per mafia, che lui dà per scontata

Marco Lillo e Giuseppe Lo Bianco: “Dell’Utri è a Beirut, e ci resta”



da: Il Fatto Quotidiano

Arrestato ieri mattina, ma è difficile estradarlo in Italia nonostante gli accordi tra idue paesi

La latitanza di Marcello Dell’Utri è finita alle 9.30 (ora italiana) del mattino quando gli agenti libanesi accompagnati da un funzionario italiano hanno bussato alla porta della sua suite all’Intercontinental Phoenicia, un lussuoso cinque stelle nel centro di Beirut.

L’amico Gennaro Mokbel lo aveva avvertito. Quando alla fine del 2013 Marcello aveva annunciato la sua intenzione di andare in Libano dopo avere incontrato un ex capo di Stato libanese sul quale faceva affidamento (forse Michel Aoun o Amin Gemayel) Mokbel lo aveva messo in guardia. Alberto Dell’Utri lo raccontava al suo amico Vincenzo Mancuso l’8 novembre mentre era intercettato dalla Polizia nel privé del ristorante Assunta Madre: “Marcello, dieci giorni fa ha cenato a Roma con (…) un politico importante del Libano che è stato presidente e che adesso si candida per le prossime elezioni in Libano e il 14 novembre, giovedì dovrebbe andare a Beirut, per vedere.
Gennaro (Mokbel), gli ha detto: ‘Non lo fare, perché lui è di famiglia libanese e conosce, questo personaggio africano molto bene … dice, non ti fidare!’”.

venerdì 11 aprile 2014

Nazim Hikmet: Sei



Sei la mia schiavitù sei la mia libertà

sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d'estate

sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi

tu, alta e vittoriosa

sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro.

Ordine di arresto per Dell’Utri, latitante: ‘trova Marcello’




Marcello Dell'Utri latitante. Per l'ex senatore di Forza Italia in arrivo la sentenza della Cassazione che potrebbe confermare la condanna per concorso mafioso 


È latitante l'ex senatore Marcello Dell'Utri ricercato dopo che la corte d'appello di Palermo ha emesso a suo carico un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per pericolo di fuga. In vista dell'udienza della Cassazione che potrebbe confermare la condanna a 7 anni per concorso in associazione mafiosa Dell'Utri ha lasciato l'Italia.
Secondo gli investigatori, che hanno cercato invano di eseguire la misura e da settimane monitorano le sue mosse, l'ex senatore avrebbe due passaporti diplomatici. Il provvedimento è stato firmato martedì 8 aprile dalla terza sezione della Corte d'appello di Palermo su richiesta della Procura generale di Palermo.

Fonti: "Non è in Libano". Il luogo dove Dell'Utri sarebbe fuggito non è il Libano, come si credeva inizialmente. Lo dicono all'ANSA fonti ben informate a Beirut e

The Voice of Italy 2: gli 'axforismi' di J-Ax



Se X Factor ha fatto bingo con Mika, The Voice of Italy lo sta facendo con J-Ax che, di puntata in puntata, ci sta intrattenendo, divertendo con i suoi aforismi. Tra le tante verità uscite dalla sua testa e bocca quegli sugli anni ’80. Sottoscrivo in pieno.



Aforismi di J-Ax

Io non ho schiacciato per un motivo molto effimero. Ma prima di farmi fischiare dal pubblico quando dico il motivo per cui non ho schiacciato, volevo chiedere a te, a voi, c’è un cantante, una band, di quelli inattaccabili, tipo storici che non vi piace? Tutti ne hanno uno no, immagino. Io ogni volta che sento una canzone dei Queen… eh… purtroppo (…) “Io quando sento un pezzo dei Queen… mi faccio una doccia e brucio i vestiti che avevo addosso.

L’originalità è importante in questo paese dove la forma più popolare di musica é la suoneria del telefonino

Il problema degli anni 80 e che non puoi fidarti di una decade che era convinta che George Michael fosse uno sciupafemmine

Justin Bieber non lo cerca più nemmeno la mamma di Justin Bieber!

Eagles: 'I can’t tell you why'


The Good Wife, quinta stagione, 17° episodio: extended promo ‘A Material World’

Ernesto Assante: “Who’s Next, se non lo avete andate a comprarlo




E’ in edicola con Repubblica Who’s Next.
Who’s Next è forse il miglior album degli Who. Forse, perché è un’opera incompleta, fatta di parti di un lavoro più ricco e complesso, un’opera incompiuta, “The lifehouse” alla quale Pete Townshend aveva iniziato a lavorare all’indomani del successo della precedente rock opera, “Tommy”. “Lifehouse” per diversi motivi non vide mai la luce e “Who’s Next” nella mente dell’autore era poco più che un rimedio alla depressione, allo stress del fallimento del progetto principale, che aveva spinto Townshend ai limiti del suicidio. Ma allo stesso tempo per la band poter lavorare senza le costrizioni creative e produttive di un’opera rock fu una sorta di liberazione, che consentì al quartetto, con l’aiuto del produttore Glyn Johns, di mettere a fuoco alla perfezione i singoli brani. Assieme a “Led Zeppelin IV”, pubblicato nello stesso anno, il 1971, infatti “Who’s Next” è una sorta di manuale del rock “come dovrebbe essere”, il rock più duro, solido, concentrato e potente, ma che al tempo stesso sa essere profondo, ricco, emotivo e coinvolgente.
Townshend riesce a scrivere canzoni memorabili, come la personalissima “Behind blu eyes”, rock classici com “Getting in tune”, brani animati dal misticismo come “Bargain” o altri leggeri e alternativi come “Going mobile”, che