giovedì 21 novembre 2013

Giovani, scuola e lavoro: meno di uno studente su 10 fa formazione in azienda

da: Corriere della Sera

Meno di uno studente su 10 fa la formazione in azienda
Il ritardo dell’Italia sull’alternanza scuola-lavoro
di Leonard Berberi


La legge: il decreto legislativo n° 77 del 15 aprile 2005 definisce le norme generali sull’alternanza scuola-lavoro. Gli studenti che abbiano compiuto i 15 anni di età possono chiedere di svolgere l’intera formazione dai 15 ai 18 anni con l’alternanza di studio e di lavoro, sotto la responsabilità della scuola.
Le convenzioni: i percorsi di alternanza sono progettati, verificati e valutati sotto la responsabilità della scuola, sulla base di convenzioni con le imprese, con le camere di commercio e industria e artigianato e con gli enti pubblici e privati

In teoria dovrebbe servire ai ragazzi per orientarsi meglio. E per avere un primo approccio con il mondo del lavoro. Del resto, «laddove è stata introdotta», l’esperienza funziona. Nella pratica, però, è una realtà che stenta a decollare. E coinvolge ancora pochi studenti. Per non parlare dell’occupazione, un tema che «non è visto come parte integrante del percorso formativo».

Beppe Grillo: Alfano e Cancellieri, in un altro paese...

condivido e sottoscrivo




Cancellieri: salve intese, Napolitano e Letta la spuntano

da: Lettera 43

Caso Ligresti, Cancellieri ottiene la fiducia dell'Aula
La guardasigilli la spunta. Bocciata la mozione di sfiducia del M5s. Il Pd si spacca. E Ligresti inguaia ancora il ministro.

Anna Maria Cancellieri resta al suo posto. Il 20 novembre l'Aula della Camera ha respinto la mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 stelle nei confronti del ministro della Giustizia, accusata di aver favorito la scarcerazione di Giulia Ligresti.
I voti a sostegno della mozione sono stati 154, i contrari 405. Tre deputati si sono astenuti.
In precedenza la guardasigilli, nella sua difesa in Aula, ha detto di non aver «mai mentito né al parlamento né ai magistrati» e ha escluso qualsiasi favoritismo a Giulia Ligresti.
CIVATI CONTRO LETTA. Il Partito democratico ha votato contro la mozione del M5s, come chiesto da Enrico Letta nella riunione del 19 novembre. Ma alcuni esponenti hanno criticato la linea 'imposta' dal premier. Su tutti Pippo Civati: «I miei compagni di partito hanno deciso diversamente accogliendo l’ennesimo, impolitico, ricatto: o così, o nulla», si è sfogato il candidato alla segreteria,

Sla, manifestazione a Roma: un malato si stacca il respiratore, ‘non mi importa di morire’


da: Il Fatto Quotidiano

Sit-in malati di Sla, manifestante si stacca il respiratore: “Non mi importa di morire”
di Annalisa Ausilio

Salvatore Usala, uno dei malati di Sclerosi laterale amiotrofica del Comitato 16 novembre onlus, ha deciso di staccarsi il respiratore insieme ad altre 10 persone per essere ricevuti dai funzionari del Ministero dell’Economia. I malati, in presidio per chiedere l’assistenza domiciliare, hanno deciso di rimanere con le macchine attaccate solo alle batterie. “Hanno quattro ore di autonomia”, spiega la moglie di Salvatore Usala. “Non me ne frega niente di morire“, è il suo pensiero, espresso attraverso il comunicatore oculare. Dopo il gesto estremo, il sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta ha deciso di incontrare una delegazione e i malati hanno deciso di riattaccarsi alle macchine  

mercoledì 20 novembre 2013

La7, 'La Gabbia': Matteo Renzi, Andrea Scanzi, cinguettii in twitter


Vero...


Verissimo...




Molto probabile se….. non fossimo in Italia. Paese nel quale per quasi vent’anni milioni di italiani hanno votato Berlusconi…

Barbara Spinelli: “La nuova destra dei camaleonti”

Barbara Spinelli è tra i pochi giornalisti che vale la pena leggere. Com’è normale che sia, ha delle opinioni politiche. Ma questo non la rende faziosa. Non solo. Diversamente da certi suoi colleghi o presunti tali, di cosiddetta “sinistra” e/o antiberlusconisti, la sua capacità di analisi si è mantenuta nel tempo. Non è mentalmente “viziata” dall’ansia di arrivare nuovamente a vincere nelle urne elettorali per continuare a perdere. Culturalmente, socialmente. “Ansia” che prende gli Scalfari e tutti coloro – del gruppo Espresso e la Repubblica – e di altri organi di stampa e media (tv), talmente frustrati dall’assenza di vittoria del Pd che non vedono o fingono di non vedere la “sostanza” di Matteo Renzi e che “appoggiano” ogni atto e parola del presidenzialismo di Giorgio Napolitano, vero capo dell’esecutivo con l’hobby del presidente della repubblica.
La loro capacità analitica – posto che sia mai stata allo stesso livello di quella della Spinelli - si è persa da quando si sono “rilassati”. Dal novembre 2011, quando Berlusconi è stato rimosso da Napolitano (che, ovviamente, ne aveva ben donde). E non vi sono tracce di recupero perché la frustrazione dei perdenti mette una tale ansia che toglie lucidità.
“Problema” che la giornalista Barbara Spinelli non ha. Buon per lei e per noi che cerchiamo di trovare un po’ d’informazione tra tante “ansie” e faziosità.

da: la Repubblica

Davanti a noi, lo spettacolo del berlusconismo che si sfalda. Sorge un nuovo partito, presto sarà chiamato destra normale, e le Larghe Intese paiono rinascere come Afrodite dal mare: più belle e lisce, più legittime; come purificate. Non è così purtroppo. Una destra diversa da quella vista nell’ultimo ventennio ancora non c’è.

Non c’è se per normale intendiamo l’adeguazione alle norme della democrazia, alle sue leggi, alle sue forme costituzionali.

L’Amaca di Michele Serra

da: la Repubblica

Come sono noiosi i commenti alle catastrofi italiane, identici da anni, da decenni: l’incuria del territorio, il dissesto idrogeologico, la cementificazione demente… Si potrebbero scrivere con il “copia e incolla”, magari aggiungendo qualche nota peggiorativa sul riscaldamento causato dai gas serra, altra piaga arcinota e arcimaledetta, e vanamente medicata da quei congressi-placebo nei quali le potenze industriali giurano solennemente che in un paio di secoli ridurranno del niente per cento le emissioni nocive. La verità è che, seppelliti i morti, è comodo e conveniente lasciare che le cose continuino come prima. Ai vivi serve dimenticare in fretta e ritornare ai propri piccoli interessi quotidiani, ai soldi da guadagnare, alle delibere da firmare per fare contento chi ti ha votato. Un paio di anni fa il sindaco di un piccolo paese lombardo decise che il territorio del suo comune non poteva più permettersi un solo metro quadrato di cemento. Finì su tutti i giornali, come se avesse preso una decisione straordinaria, rivoluzionaria. Era, semplicemente, una decisione saggia e lungimirante. Lo si capirà, purtroppo, solo quando le catastrofi assumeranno dimensioni genocide. Pensarlo è triste. Ma è realistico. 

Giovanni Valentini: “Il codice del maltempo”

da: la Repubblica

Diluvio, alluvione, ciclone, bomba o inferno d’acqua. Di fronte al cataclisma in Sardegna, sono inadeguati gli strumenti, i mezzi e le risorse.
Ma ormai sono inadeguate anche le parole. Saltano i parametri del linguaggio convenzionale. E sul piano mediatico, i vecchi schemi non riescono più a rappresentare i nuovi fenomeni, producendo un “buco” comunicativo nel circuito dell’informazione.

C’è un misto di incredulità, di fatalismo e di rassegnazione che contagia in questi casi l’opinione pubblica, come se un disastro di tale portata fosse un fenomeno soprannaturale, un castigo della storia oppure una maledizione divina. O comunque, un fatto altrui, remoto e distante non solo geograficamente. La liturgia della solidarietà, tanto doverosa quanto spontanea, contempla perciò il mistero della rimozione insieme alla recita di una litania a cui noi stessi — giornalisti, osservatori, commentatori — non riusciamo a sottrarci.

La verità è che questo atteggiamento mentale tende a esorcizzare la violenza e la crudeltà di certi eventi, per accantonare magari inconsapevolmente le nostre

Ferruccio Sansa: “Gli alibi prestampati di chi non fa nulla”

da: Il Fatto Quotidiano

Gli alibi prestampati di chi non fa nulla
di Ferruccio Sansa

In 24 ore è caduta la pioggia di sei mesi”, dice il capo della Protezione civile, Gabrielli. Identica frase si sentì dopo l’alluvione a Genova e alle Cinque Terre. Magari è un modulo prestampato. Gabrielli dovrebbe aggiungere: in 20 anni in Sardegna s’è costruito più che in 10 secoli. Ma anche: in un anno inquiniamo più che in due millenni.

La pioggia. Il cielo. Il destino. L’alibi perfetto per non trovare le vere cause (e colpe). Ormai ogni anno, a novembre, in poche ore piove come in sei mesi. Il punto – taciuto da Gabrielli, Letta, Cappellacci, tutti – è che in Sardegna dal 1960 si sono costruiti decine di milioni di metri cubi di cemento. E se ne prevedono altri 45, benedetti da destra e sinistra. Da Benetton e Montepaschi. Sul cemento l’acqua corre più veloce, intasa i torrenti mai puliti, provoca alluvioni. Uccide. Gli amministratori fingono di ignorarlo, trascurando il loro primo compito: la cura del territorio e quindi delle persone. Tra poche settimane anche questa tragedia sarà dimenticata. Come Giampilieri, come Genova. Sardegna, Sicilia, Liguria, tre regioni svendute al partito del cemento.

Alluvione Sardegna: Comuni senza piani di emergenza

da: la Repubblica

Comuni senza piani d’emergenza ecco perché l’allerta di domenica non è riuscita a evitare la tragedia
La rabbia dei cittadini: “Nessuno ci ha avvisati”. Lite tra sindaci e Gabrielli
di Fabio Tonacci

Il canovaccio del prossimo disastro è già scritto. Suona più o meno così: allerta meteo della Protezione civile, comunicazione alla Regione e ai comuni, sindaci che da soli, in una manciata di ore devono decidere se evacuare migliaia di persone. Piani di emergenza? Ad Arzachena, dove una famiglia è morta annegata nel suo seminterrato, non ce l’hanno. Poi, i ritardi dei soccorsi. I morti. E le polemiche del giorno dopo. «Perché nessuno ci ha avvisati? », urlava ieri un insegnante nel quartiere di Sant’Antonio di Olbia, costretto come altri centinaia di sardi a sfollare. «Tutte falsità — ha replicato il capo della Protezione civile Franco Gabrielli — l’allarme è stato dato in tempo». È l’Italia che non impara da se stessa.
Il fatto che 6.600 comuni, l’82 per cento del totale, siano a elevato rischio idrogeologico è da tempo noto. Che non ci siano i miliardi per mettere tutto in sicurezza, pure. Ma cosa non funziona nella cintura di protezione che dovrebbe

Mediaset: nel quadrienno nero dei media dividendi per 1,2 miliardi

da: Huffington Post

Mediaset, distribuiti dividendi per 1,2 miliardi di euro nel quadriennio nero dei media (DOCUMENTO)
di Luigi dell'Olio 




Tra il 2008 e il 2012 Mediaset ha visto calare il giro d’affari del 12,3% e ha subìto una flessione dei mezzi propri del 14,5%, eppure nello stesso periodo l’azienda del Biscione ha corrisposto dividendi per 1,19 miliardi di euro, un dato superiore di circa 100 milioni agli utili accumulati nel periodo. Come dire: proprio nel momento in cui l’azienda aveva bisogno di maggiore sostegno, per fronteggiare i marosi del mercato, i vertici societari si sono mostrati particolarmente generosi nei confronti degli azionisti, e soprattutto di Fininvest (che controlla il 41,3% del capitale), holding della famiglia Berlusconi. Niente a che vedere con quanto fatto dalle altre grandi aziende televisive del nostro Paese: Sky Italia ha remunerato i soci per 630 milioni, mentre la Rai ha

Le lobby del Vaticano che frenano la rivoluzione di Papa Francesco

da: Affari e Finanza

Oltre il giardino
di Alberto Statera

Neocatecumenali, Legionari di Cristo, Focolari, Comunione e Liberazione, Opus Dei, Rinnovamento nello Spirito Santo e Comunità di Sant'Egidio. Sono sette le grandi 'sette' che assediano Papa Francesco nella sua operazione 'perestrojka', dopo gli scandali che hanno investito la Chiesa e condotto alle dimissioni il suo predecessore Benedetto XVI. Lo Ior, la finanza illegale, le cricche degli appalti, la pedofilia, la lobby gay in Vaticano. Non c'è ormai giorno che il Papa ex gesuita non lanci un anatema di condanna della corruzione dentro e fuori dalla Chiesa, la cui missione non può essere la lotta per il potere tra cardinali, alti prelati e movimenti laicali. I quali, valorizzati oltremisura da Giovanni Paolo II, hanno partecipato attivamente negli ultimi anni alla guerra per bande in Vaticano, in un intreccio tra religione, politica e affari. Una topografia delle sette 'sette', che spesso in nome della religione hanno perseguito interessi e potere, è stata disegnata da Carlotta Zavattiero, che manda in libreria (Chiarelettere) 'Le Lobby del Vaticano-I gruppi integralisti che frenano la rivoluzione di Papa Francesco'. L'autrice al termine 'setta' preferisce il termine lobby,

Citigroup e Barclays: le banche americane indagate per manipolazione dei cambi

da: Affari e Finanza

Far West
di Federico Rampini

L’ultimo scandalo bancario lo chiamano “Il Cartello”, proprio come quello dei narcos di Medellin. Si tratta della maxi-inchiesta delle autorità americane ed europee sulla manipolazione del mercato delle valute: un mercato che muove 5.000 miliardi di dollari al giorno, assai più delle transazioni sui bond e sulle azioni. Tra le banche indagate figurano “i soliti noti”, nomi come Citigroup e Barclays. I loro trader, secondo l’accusa degli inquirenti, da tempo manipolavano i cambi a danno dei clienti. Bella scoperta. Nel mio piccolo... lo sapevo da anni.
Gran parte della mia carriera lavorativa si è svolta all’estero. Come dipendente di giornali italiani, sono quindi stato pagato mensilmente con bonifici bancari. Ogni mese, ricevere l’estratto conto bancario è una beffa. Se il tasso di cambio corrente è, come in questi giorni, 1,34 dollari per un euro, so già che la mia banca mi applicherà un cambio di 1,30. E’ un prelievo del 3% che si aggiunge alle spese di bonifico, una “cresta” che la banca si prende su quell’operazione. Naturalmente molti di voi avranno notato

Bonsai di Sebastiano Messina

da: la Repubblica

Raccontano le cronache che sabato sera, in un ristorante kosher del ghetto di Roma, Silvio Berlusconi ha cercato di far pace con la comunità ebraica, che non aveva accolto bene le sue parole riportate nel libro di Bruno Vespa: “I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler”. E quando, in quel ristorante, il presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici gli ha chiesto di far cancellare quella frase dalla prossima edizione del volume, lui ha promesso che lo farà.
Bel gesto. Ma visto che l’autore del libro è Vespa, e non lui, come farà a mantenere la parola? Glielo domanderà come intervistato, glielo imporrà come suo editore, lo pregherà come ex presidente del Consiglio o gli chiederà un gesto di sportività, da milanista a juventino?

Bruno Tinti: “Se la Cancellieri fosse un giudice”


da: Il Fatto Quotidiano

Il ministro Cancellieri ripete di non aver interferito in alcun modo con il procedimento a carico della famiglia Ligresti e sostiene che la segnalazione delle precarie condizioni di salute di Giulia Ligresti era motivata da ragioni umanitarie, proprio come negli altri 110 casi simili di cui si sarebbe occupata personalmente. Giustificazioni ipocrite e giuridicamente infondate.

LA NON INTERFERENZA. Certamente non fu un’interferenza diretta; anche perché la Procura e i Gip di Torino l’avrebbero cacciata a scopate. Ma indiretta sì, eccome: a cosa altro sarebbero serviti gli accertamenti promossi dal Dap? Nessuno avrebbe potuto scarcerare Giulia Ligresti se non il Gip, previo parere della Procura; dunque la certificazione medica richiesta da Cancellieri avrebbe dovuto essere trasmessa alla magistratura per indurla a nuove valutazioni. Non è un’interferenza (tentata) questa?

Ma, dice Cancellieri, si trattava di compiti istituzionali del ministero, veri e propri atti d’ufficio. Ne ha promossi altri 110 analoghi, dice. 110 errori. Perché il ministro non si occupa dei singoli cittadini ma dell’organizzazione del sistema; agli utenti, per i casi concreti, provvedono i funzionari. Se non fosse così, i cittadini sarebbero divisi in due categorie: quelli che sono in qualche rapporto

martedì 19 novembre 2013

Alluvione in Sardegna: solito dissesto del territorio, solita strage annunciata

da: Il Fatto Quotidiano

Ciclone Sardegna, “malagestione territorio e allerta in ritardo hanno distrutto l’Isola”
Il geologo Fausto Pani traccia il quadro del disastro causato da 'Cleopatra' ricordando i danni fatti dall'alluvione del 2008: "L’acqua riesce sempre a ritrovare il suo vecchio percorso. Anche se coperto dal cemento". Caso emblematico a Olbia dove il centro storico è rimasto intatto mentre le altre zone hanno subito danni terribili. "Conseguenze della speculazione edilizia"




“L’attenzione è sempre per i morti e non per i vivi che anche questa volta non saranno aiutati a gestire il territorio“. Per volontà, disattenzione o semplice speculazione. Così il geologo Fausto Pani traccia il quadro del disastro causato dal ciclone ‘Cleopatra’. Pani ha collaborato alla redazione del Pai, il Piano d’assetto idrogeologico, e studiato praticamente tutto il territorio isolano. Dove quasi la totalità dei paesi, l’81 per cento ( ben 306 Comuni) ha un territorio ad alto rischio idrogeologico, come ricordano ciclicamente sia l’Ordine dei geologi sardi, sia la Coldiretti.

L’Amaca di Michele Serra

da: la Repubblica

Si capisce che Renzi e i suoi vogliano e debbano piacere anche a un elettorato post-ideologico, magari ex moderato. Ma se non vogliono spaventare troppo l’elettorato di sinistra “classico” (parecchi milioni di voti, magari usati, ma ancora in corso), evitino di fare come la senatrice umbra Nadia Ginetti, che esprime ammirazione per la signora Thatcher lodandone «la capacità di decisione, perché la politica è decisione».

Thatcher è stata, né più né meno, una affamatrice del popolo. Lo è stata in senso concreto, letterale: ha messo sul lastrico centinaia di migliaia di famiglie di lavoratori. Era nemica della povera gente, amica dei ricchi e di un figuro come Pinochet. La capacità di decisione, in sé e per sé, non significa un fico secco. Hanno deciso un sacco di cose anche Hitler e Pol Pot. Non sono i modi che contano, in politica, è la sostanza di quello che si decide. Si sorrise parecchio di Veltroni quando nel cosiddetto “pantheon” della sinistra ammise una compagnia un po’ troppo assortita. Ma non si sarebbe mai sognato di ficcarci una come Thatcher. Dia una regolata ai suoi, Renzi: troppo entusiasmo rischia di far dire corbellerie. 

Milano e Enzo Jannacci: presentato a Palazzo Marino l’album postumo ‘L’artista’

da: Il Fatto Quotidiano

Milano ricorda Jannacci, presentato a Palazzo Marino l’album postumo ‘L’artista’
di Fabio Abati

Il nuovo album di Enzo Jannacci, realizzato del figlio Paolo e da altri artisti è stato presentato oggi a Palazzo Marino. “Un modo per celebrare questo nostro grande concittadino”, ha detto il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia. Jannacci, morto otto mesi fa, aveva composto e prodotto nuovi brani che oggi vedono la luce in un album dal titolo “L’artista”.  Nella traccia “Desolato”, su musica di Paolo e testo dello stesso Enzo, gli Jannacci si misurano col mondo dell’hip hop, attraverso una collaborazione col noto repper J-AX. Il video poi è un’esplosione di nomi: da Claudio Bisio a Caparezza, da Jovanotti a Ligabue, passando per Fabri Fibra ad Ale e Franz. Ancora nessuna certezza sulla data del concerto celebrativo. “Per il momento il progetto su cui si sta lavorando è quello di raccontare Jannacci con una serie di appuntamenti nelle zone di cui il cantautore ha parlato nei suoi brani. Penso all’Ortica, penso a Rogoredo. C’è poi l’ipotesi di un grande concerto, ma sul luogo e il momento ancora dobbiamo prendere una decisione”  

Rai3, Masterpiece il talent con la letteratura: buona l’idea, meno la realizzazione

da: Il Fatto Quotidiano

Masterpiece, il talent con la letteratura intorno: l’idea c’è, la realizzazione meno
Bella l'idea, meno come è stata tradotta in tv. Ma intanto il programma di Rai3 con De Cataldo, De Carlo e Taiye Selasi ha sbancato Twitter, con l'hashtag in testa ai trending topic

Poteva andare meglio, ma anche molto molto peggio. La prima puntata di Masterpiece, l’atteso talent sulla letteratura di RaiTre, con Giancarlo De Cataldo, Taiye Selasi e Andrea De Carlo in giuria, ha comunque ottenuto già un risultato importante, nell’epoca della sociale tv: ha sbancato Twitter, con l’hashtag in testa ai trending topic. La formula è semplice: 5mila romanzi inediti inviati, 70 selezionati, un vincitore a puntata e poi la finalissima, con un premio in palio mica da ridere: 100mila copie targate Bompiani che invaderanno le librerie di tutta Italia.

L’inizio è debole, con provini alla XFactor che relegano in un angolino quello che dovrebbe essere il protagonista: il romanzo. Emergono, però, alcuni personaggi interessanti, quasi freak, che aiutano la narrazione televisiva: il trentenne

Forza Italia di Berlusconi: casting con Dell’Utri e Publitalia, cercansi.....


.....facce da pirla = falchetti e uccelletti vari



da: la Repubblica

Casting con Dell’Utri e Publitalia Berlusconi cerca facce nuove
Telefonate ai ministri: la scissione è un’opportunità.
di Francesco Bei

Il grande show è pronto, il Cavaliere alzerà il sipario questa settimana. Sono arrivate ad Arcore le famose “carte” su Frank Agrama e Berlusconi ha fretta di mostrarle, allestendo uno spettacolo in pompa magna, con servizi televisivi e campane a martello, prima del voto sulla decadenza fissato il 27 novembre. Oggi stesso ne parlerà con i direttori della comunicazione Mediaset, attesi a pranzo.
Difficile dire se si tratti della sentenza svizzera cui accennò per primo il settimanale d’area “Tempi” il 2 settembre oppure, come si vocifera nella cerchia stretta di Berlusconi, di documentazione fiscale arrivata dall’America riguardo il contratto tra la Paramount e Agrama: il Cavaliere, che i suoi consiglieri hanno

Emiliano Liuzzi: “L’ambulatorio dei raccomandati”

da: Il Fatto Quotidiano

L’ambulatorio dei raccomandati
Più di uno su tre ha la “spinta”. Dalle showgirl a freccia alata, ma il paradiso è la politica.
Giovanardi ne fa l’elogio. “Ho un ufficio apposta”
di Emiliano Liuzzi

Ci sono quelli che, come il senatore Carlo Giovanardi, arrivano a fare un elogio della spintarella. “Io a Modena”, spiega al Fatto Quotidiano, “ho il mio ambulatorio e più che altro è un ufficio raccomandazioni. Ma non ne vedo lo scandalo. Riesco a dare referenze a chi non ne avrebbe: aiuto il disoccupato e l’eventuale datore di lavoro”. Certo, e mantiene il suo personalissimo bacino elettorale. Non la pensano allo stesso modo le grandi aziende, multinazionali come Ikea e McDonald’s che a causa delle lettere di raccomandazione si trovano sull’orlo di una crisi di nervi. L’Ikea ha risposto pubblicamente all’assessore regionale che mandava le liste da assumere (“facciamo di testa nostra”) e McDonald’s ha risolto la questione con le selezioni di personale in piazza. Come dice al Fatto il direttore delle risorse umane del colosso della ristorazione, Stefano Dedola, esperienze in Galbani, Barilla e da dieci anni

Don Salvatore Ligresti e il controllore accomodante: l’Isvap


da: Affari e Finanza

Don Salvatore, l’Isvap e il controllore accomodante
di Giovanni Pons

Dalle carte dell’inchiesta milanese condotta dal pm Luigi Orsi emerge un rapporto di scambi di favori tra Salvatore Ligresti, cioè colui che era alla guida del gruppo Fonsai, e il controllore Giancarlo Giannini, fino all’estate 2012 alla presidenza dell’Isvap. Questo rapporto durava da anni e ha le sue radici nella nascita stessa della compagnia frutto della fusione tra Fondiaria e Sai. Quando nel 2001 la compagnia fiorentina fu sfilata da Vincenzo Maranghi dal controllo della Montedison e affidata al gruppo Ligresti, che già possedeva la Sai, l’unione tra le compagnie non era così scontata. Tanto che il presidente dell’Isvap di allora, Gianni Manghetti, non diede il suo via libera alla fusione, poiché evidentemente i suoi uffici avevano intravisto delle criticità. Ma Manghetti, che era stato nominato da Bersani, fu ben presto sostituito dal governo Berlusconi, e in particolare dal ministro Marzano, che nominò al vertice dell’Isvap proprio Giannini. Il quale dopo qualche mese di istruttoria capovolse il giudizio di Manghetti e consentì il matrimonio tra Fondiaria e Sai spianando la strada a dieci anni di

Quelli dell’oltre Tevere: il Vaticano e la scissione Pdl

da: la Repubblica

Quei vertici in Vaticano per preparare la scissione
Avversione nei confronti di Renzi, cattolico ma con il sogno di iscrizione del partito al Pse
di Claudio Tito

L’appuntamento era fissato sempre nello stesso luogo. Un appartamento nei pressi di Piazza Pio XII, Vaticano. Gli incontri ripetuti nel tempo. E da settembre con cadenza molto più serrata. Un gruppo centrale di ministri e rappresentanti del centrodestra e del centro non cambiava mai. A loro si aggiungevano alternativamente altri esponenti del mondo politico, ma mai di sinistra. Nessuno del Pd. Ed è proprio lì che è maturata la scelta di arrivare alla frattura dentro il Pdl: gli alfaniani da una parte e i berlusconiani dall’altra. «I cattolici da una parte, i laici dall’altra», ripetevano.

A organizzare le riunioni era Monsignor Fisichella, ex cappellano di Montecitorio ed ora titolare del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. Gli ospiti erano stabilmente tre membri del governo Letta: i due pidiellini Angelino Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello; e l’ex montiano Mario Mauro. In almeno una occasione si è unito anche il vicepresidente del consiglio Angelino Alfano.

lunedì 18 novembre 2013

M5S: cresce il dissenso per il ruolo di Casaleggio


da: La Stampa

Grillini, veleni e accuse via email
Nel mirino il ruolo di Casaleggio
I dissidenti: ha troppo potere. E parlano di un nuovo gruppo
di Andrea Malaguti

Domenica. Bar nel centro di Roma. Un senatore Cinque Stelle mostra il velenoso carteggio via mail tra una serie di colleghi e Claudio Messora, responsabile della Comunicazione del Movimento a Palazzo Madama. Un compagno di viaggio fino a ieri. Il nemico oggi. Ma è Messora l’obiettivo di questo nuovo melodramma di Palazzo, apparentemente destinato a a chiudersi con una scissione subito dopo il V-Day («Lo so, sembriamo Scelta Civica o il Pdl-Forza Italia, fa male ma è così»), o sono le Guide Illuminate Grillo e Casaleggio? «L’obiettivo è evitare che il Movimento si trasformi nell’ennesima esperienza autoritaria», dice il senatore, lasciando cadere le braccia come se fossero improvvisamente attratte dal pavimento. «Legga. Ci vogliono trasformare in un partito come gli altri. Anzi, peggio».

Beve un caffè d’orzo. Poi mostra le mail. Qui non ci sono falchi e colombe.

Rai Yo Yo: Peppa Pig, vip dei cartoon

da: Lettera 43

Peppa Pig, un successo da record
Piace ai bambini. È diventato un successo mediatico mondiale. Intorno al maialino rosa un business da 300 milioni di euro. Fra cartone animato, libri e gadget dedicati. Le ragioni del boom.
di Alessandro Buttitta



Si rotola nel fango, ride quasi sempre, ha un naso che sembra un phon e vale più di 300 milioni di euro. Il suo nome è Peppa Pig ed è la maialina più famosa della televisione: esiste da 10 anni nel Regno Unito, ma in Italia - come negli altri Paesi - in pochi anni è diventata un vero e proprio cult.
Le sue avventure su Rai Yo Yo vengono seguite da un bambino su due con ascolti record (si son toccati i 600 mila telespettatori, numeri che fanno impallidire canali come Italia 1 e RaiDue). Una certezza incrollabile nei palinsesti del canale Rai che dal 2008 trasmette la serie con grandissimo successo, trovando il boom solamente negli ultimi anni, merito di una programmazione che ne ha valorizzato il potenziale nella fascia tra le 20.00 e le 21.00.