venerdì 27 aprile 2012

Cinema: più film italiani nelle sale, ma meno incassi



Più film nazionali ma nelle sale crollano gli incassi
di Marco Mele

Se il cinema italiano teme l'arrivo del ciclone Medusa, la crescita del nostro prodotto si arresta così come continua la caduta di quello americano. Risultato: meno spettatori nelle sale. La produzione nazionale, però, "tiene", forte dell'incremento realizzato dall'anno 2000 in poi e di incentivi fiscali ormai diventati stabili, che valgono 68 milioni, il 21% degli investimenti complessivi. Incentivi ormai di gran lunga prevalenti sul finanziamento diretto (ridotto a 28 milioni).
Dai dati dell'Anica emerge anche una "territorializzazione" del consumo, con il Sud che premia quello italiano; in realtà soprattutto i primi dieci incassi, in particolare i film "panettone".
Sul cinema italiano incombe una nube minacciosa: c'è il rischio che Medusa Film, controllata da Mediaset, ridimensioni i suoi investimenti nel settore e giunga a chiudere addirittura la sede romana per spostare a Milano l'attività. Nessuna decisione in tal senso è stata presa, ma l'allarme è stato lanciato, in pubblico, da diversi operatori nella tavola rotonda successiva alla presentazione dei dati sul Cinema italiano nel 2011. Anche RaiCinema, da parte sua, potrebbe vedersi ridurre il proprio budget dalla capogruppo.
Riccardo Tozzi, presidente dell'Anica, non si nasconde dietro un dito. «Tutto può cambiare, compresa Medusa. Bisogna capire, però - continua Tozzi - che qui rischia di saltare non solo il sistema della produzione ma anche quello delle sale. Bisogna valutare il contesto e le variabili connesse alle eventuali scelte aziendali. Se si tocca un

Politica e Media, ministro Severino: regolamentare i blog


La Severino cerca rogne. E le troverà. 
Già il governo Monti si è “arrampicato sugli specchi” rimodificando l’art.18 con la “manifesta insussistenza” che non significa un organo sessuale maschile se non: nessun lavoratore licenziato – di fatto - sarà mai reintegrato, vale a dire: arzigolo linguistico per non cambiare nulla e adesso, mi aspetto la Severino che, con tutto il rispetto (senza ironia) del suo scibile giuridico, se vuole fare ciò  che dichiara dovrà “arrampicarsi sugli specchi” per impedire ai blog l’”illegalità” e nel contempo non intaccare il diritto d’opinione.
Si inventerà qualche manifesta norma imbecille che ci costringerà a “vibranti proteste”.



Severino, bavaglio ai blog

I blog rappresentano un fenomeno pericoloso. Almeno così la pensa il ministro della Giustizia, Paola Severino, secondo cui bisognerebbe «reprimerne l'abuso». Intervenendo a Perugia a un dibattito su etica e giornalismo, il Guardasigilli ha spiegato: «Il giornale ha una sua consistenza cartacea. Il giornalista e l'editore sono individuabili ed è dunque possibile intervenire. Il blog ha invece una diffusione assolutamente non controllata e non controllabile. È in grado di provocare dei danni estremamente più diffusi. Ecco perché bisogna vederne anche la parte oscura».
«PUÒ ESSERE UN PUNTO CRIMINOGENO». Per Severino quello dei blog è «un fenomeno certamente positivo per certi aspetti, ma nel quale si possono annidare anche cose negative, può essere un punto criminogeno. Questo

Lombardia, inchiesta Sanità: Formigoni e Giancarlo (non Massimo) Grenci



Grenci, il nemico del Celeste
Chi è il fiduciario luganese che ha scatenato la bufera su Formigoni.

Non si chiama Massimo ma Giancarlo. Non è detenuto nelle patrie galere, ma indagato a piede libero. Su di lui, in questi giorni, si sta creando una certa confusione, complice la puntata di Matrix in cui il presidente della Lombardia Roberto Formigoni lo ha accusato di essere un «millantatore» e di essere agli arresti, avendo anche un lapsus sul suo nome di battesimo. Giancarlo Grenci, in effetti, è un uomo misterioso.

I FLUSSI DI DENARO DA MONITORARE. Il suo ruolo nell’inchiesta sui fondi neri dell’ospedale San Raffaele e della Fondazione Maugeri di Pavia è di primissimo piano: è grazie alle sue ricostruzioni e ai documenti da lui forniti che la procura di Milano, partendo dall’inchiesta sul dissesto del San Raffaele, sta ora indagando sui flussi di denaro fuoriusciti dalla fondazione pavese e finiti in scatole cinesi di società estere per mano di Pierangelo Daccò.
LA BUFERA DELLE VACANZE CON DACCÒ. Ed è sempre lui ad aver fatto scoppiare la bufera delle vacanze tra Daccò e Formigoni, mostrando ai pm un estratto conto della carta di credito del primo con le ricevute di alcuni biglietti aerei per il governatore lombardo e per i suoi collaboratori. Eppure nonostante il suo ruolo chiave nella vicenda, Grenci è rimasto finora molto lontano dai riflettori.
UNA MINIERA D'ORO PER I MAGISTRATI. Di lui si sa poco o nulla, se non che è stato direttore della Norconsulting di Lugano, la fiduciaria di Daccò che secondo gli inquirenti sarebbe snodo centrale dei capitali dirottati poi verso società in tutto il mondo. Proprio per questa sua posizione è attualmente indagato per associazione a delinquere, ma i suoi resoconti si stanno rivelando una miniera d’oro per i magistrati, e una

Fisco: scoperti 2 mila evasori totali, occultati 6 miliardi


da: http://www.tmnews.it/web/home.shtml

Scoperti 2 mila evasori totali in 4 mesi, occultati 6 miliardi

La Gdf: i picchi di evasione nei settori commercio ed edilizia. Scoperti anche 650 milioni di Iva non pagata
Sono 2.192 gli evasori totali scoperti dalle fiamme gialle nei primi 4 mesi del 2012, tutti con una caratteristica in comune: il non aver presentato per almeno un'annualità d'imposta la dichiarazione dei redditi. Le somme sottratte al fisco ammontano a 6 miliardi di euro, spiega la Gdf in una nota.

Anche in materia di Iva la Gdf ha scoperto 650 milioni di euro non dichiarati. Denunciati all'autorità giudiziaria 853 soggetti che non avevano presentato la dichiarazione e altri 530 per occultamento o distruzione della contabilità.

"Fino ad ora erano invisibili per il fisco. In realtà c'erano e facevano la 'bella vita' - scrivono le fiamme gialle - a scapito degli imprenditori leali e rispettosi delle regole. Ostentavano macchine di grossa cilindrata, ville da sogno e ricchezze accumulate in anni e anni di collaudata disonestà e intanto, usufruivano dei servizi che non avevano mai contribuito a pagare".

"È sempre più difficile tracciare un identikit dell'evasore poiché i risultati ottenuti dimostrano che nessuna categoria è potenzialmente da escludere: dagli imprenditori edili agli impresari, dai commercianti ai professionisti. I maggiori picchi di evasione sono stati riscontrati nel settore del commercio all'ingrosso e al dettaglio (quasi il 25% del totale), delle costruzioni edili (circa il 22%), delle attività manifatturiere (11%), delle attività professionali, scientifiche e tecniche (5,7%) e delle attività di alloggio e ristorazione (5,5%)", spiega la Gdf.

giovedì 26 aprile 2012

Rai, i progetti 2013 di Giancarlo Leone: conferme e cambiamenti, ma manca l’essenziale


Vi sarebbero più considerazioni da fare sui propositi dichiarati a Repubblica da Giancarlo Leone, direttore dell’intrattenimento Rai. Mi limito a due.

La prima.
La domanda non gli è stata posta ma, a prescindere, Leone non ne ha fatto cenno.
Mi riferisco alla durata dei programmi. Da quel leggo: conferme, sospensioni, new entry, ma nessun accenno alla riduzione della durata di programmi. Né Rai né Mediaset paiono capire che parte degli italiani – non solo giovani – non stanno immobili per ore davanti a un programma tv.
Inutile copiare o inventarsi format. Talk o reality, chiedono una diminuzione della durata. Un’ora è più che sufficiente. Al contrario, un “one man show” o altro genere di programma: informativo, o con diversi contenuti e ospiti che raccontano, può richiedere da un’ora e mezza a non più di due ore. Rivedere la durata dei programmi è essenziale.
Rai e Mediaset sono colme di dirigenti scollati con la realtà degli spettatori che migrano pian piano dai programmi della tv generalista ad altri canali (digitale, satellitare, tv locali) o quando li seguono, lo fanno – a frammenti – nel web.
Sarebbe cosa utile – per gli spettatori e anche per i pubblicitari  - mantenere il pubblico fermo per un’ora su un programma. Contrariamente, è maggiormente funzionale e ripagante in termini economici spostare la pubblicità sul web.
A ogni fine stagione tv – che non si capisce per quale motivo, in Rai finisce a maggio, mentre il canone se lo prende per 12 mesi – sempre i soliti progetti e propositi, mai nulla che faccia intendere che il monopolio Rai/Mediaset abbia capito quale sia la direzione giusta nella quale andare.

La seconda considerazione.
Nell’intervista non c’è traccia di Bruno Vespa. Di speciali in prima serata che, di speciale, hanno solo che non se li caga nessuno. Certe cose bisogna farle fare a Santoro.
Come? Non ne ha parlato perché Leone è direttore dell’intrattenimento. Perché? Bruno Vespa e i suoi costosi e ridicoli plastici cos’è. Informazione?


da: la Repubblica

“Con la Incontrada e i nuovi show cambierò il volto ai varietà della Rai”
Leone, direttore intrattenimento: l’obiettivo è svecchiare il pubblico
Stop a “Ballando”, il talent con Milly Carlucci tornerà nel 2012. Fazio è maturo per il passaggio a RaiUno. Vorrei nella mia squadra Bonolis
Di Silvia Fumarola

Quando non risponde alle domande, Giancarlo Leone, direttore dell’intrattenimento Rai – direzione centrale che produce circa 3.000 ore l’anno di programmi per le tre reti – sorride e si limita a dire: «Guardi, su questo ho twittato». Così, per capire cosa pensa dell’ipotesi di spostare Giuliano Ferrara alle 13.30, bisogna ritrovare il Twitter in cui non commenta ma elenca i dati di ascolto: Tg1 21.77% di share, Radio Londra 15,32% Affari tuoi 19,39%. Sono partiti i primi due varietà sotto la sua egida, Tale e quale show con Carlo Conti, e il sabato E’ stato solo un flirt? con Antonella Clerici. Tornerà Pippo Baudo, e in autunno su RaiUno arriva Vanessa Incontrada per uno show comico. «Sperimenteremo Amici miei, ispirato alle storie di Monicelli. Entro la fine dell’anno avremo lanciato sei nuovi programmi tra RaiUno e RaiDue, vogliamo andare incontro a un pubblico meno adulto».

Leone, partiamo da qui: dal pubblico
«Il nostro ha una media d’età dai 55 a 60 anni, l’intrattenimento è il prodotto generalista per eccellenza, più della

Quelli che il calcio: Virginia Raffaele in..Belen Rodriguez

Fantastica Virginia Raffaele….
Maria De Filippi dovrebbe invitarla ad Amici…


Giorgio Napolitano, l’antipolitica, la demogagia: taccia o vada a farsi un giro..


Premessa: non sono tra i fans di Beppe Grillo.
Ciò premesso: Napolitano mi sta rompendo i coglioni. Queste le sue dichiarazioni, ieri, in occasione della ricorrenza del 25 aprile:
"Con il passare dei decenni sono venute le stanchezze e le degenerazioni della politica e dei partiti. Tutti hanno mostrato limiti e compiuto errori, ma rifiutare i partiti in quanto tali dove mai può portare? Nulla ha potuto e può sostituire il ruolo dei partiti nel rapporto con le istituzioni democratiche. Occorre allora impegnarsi perché dove si è creato del marcio venga estirpato".

"Occorre impegnarsi perché i partiti ritrovino slancio ideale, tensione morale, capacità nuova di proposte di governo, senza abbandonarsi ad una cieca sfiducia nei partiti come se nessun rinnovamento fosse possibile".

Non si può "dar fiato a qualche demagogo di turno. La campagna contro i partiti come tali, tutti in blocco, cominciò prestissimo dopo che essi rinacquero con la caduta del fascismo. E il demagogo di turno fu allora il fondatore del movimento dell''Uomo qualunque'".


Amen…

Basta a coloro che non capiscono, o non vogliono capire, cosa e “chi” sia realmente: antipolitica.
Basta a coloro che non capiscono, o non vogliono capire, che il sistema è marcio nel profondo, che c’è un regime che sta cadendo e nella caduta non trascina solo Silvio Berlusconi ma una concezione “politica” che per troppi anni è stata incapace di pensare e attuare soluzioni, progetti per gestire il Paese.
Basta a coloro che non capiscono, o non vogliono capire, che per evitare che parte degli italiani siano “attratti” da sirene o roba simile, è indispensabile essere onesti mentalmente e guardare in faccia la verità. Bisogna evitare interventi di facciata ma rimuovere il marcio nel profondo. Non mi pare che il presidente della Repubblica Napolitano abbia capito o sia intenzione a capire.
Taccia e vada in giro a prendersi qualche applauso. Potrebbero essere gli ultimi. Non per motivi di salute, sia chiaro, per motivi di incapacità o mancanza di volontà nel capire la reale situazione del paese, composto da gente che si lascia attrarre da imbonitori ma anche da coloro che chiedono un cambiamento sostanziale - morale e sociale - che non si ottiene solo mandando in galera certi tesorieri di partito e riducendo il finanziamento pubblico. C’è molto altro da fare…E non è da escludere che tra coloro che vengono tacciati di demagogia non ci siano persone in grado di rappresentare questa parte del paese.
Come non è escluso che in alcune amministrazioni locali ci siano sindaci e assessori della Lega che si siano guadagnati il posto con la capacità di gestire i beni pubblici nonostante i Bossi, il trota figlio e i Belsito.
Chiaro il concetto o devo dettagliare ulteriormente?

Lago di Carezza: cittadini contro la costruzione di un camping di 16 mila metri quadrati



Lago di Carezza, in paradiso l'incubo si chiama camping
Approvata la costruzione sui terreni del vicesindaco: e i cittadini insorgono
di Maurizio Di Giangiacomo

Potrà essere costruito il contestato campeggio di 16 mila metri quadrati progettato ai piedi del Catinaccio, a poche centinaia di metri dal Lago di Carezza, e quindi a ridosso di uno dei siti da pochi anni riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità.

Dopo otto anni di marce di protesta, raccolte di firme, bocciature e ricorsi in sede amministrativa, il vicesindaco di Nova Levante, Juergen Pardeller (Suedtiroler Volkspartei) potrà sfruttare i terreni di cui è proprietario per ampliare la sua attività agrituristica. Nei giorni scorsi la giunta provinciale ha approvato la variante urbanistica da verde alpino e bosco a zona per attrezzature turistiche, con una sola concessione alle ragioni degli ambientalisti e di quanti in questi anni si sono opposti al progetto: è stato dimezzato il volume edificabile, da 9.000 a 4.000 metri cubi, e su una superficie non del 40% bensì del 20% dell’area interessata.

Il colpo di grazia per l’incantevole Lago di Carezza, sostengono gli ecologisti, che a più riprese hanno contestato lo scempio già perpetrato con la colata di cemento che ha consentito la costruzione di un parcheggio a pagamento - peraltro spesso snobbato dai turisti, che lasciano le loro vetture lungo la strada -, di alcuni esercizi pubblici e di un grande negozio di souvenir modello mercatino di Natale fuori stagione, interventi affiancati dalla

Il muro di gomma di Formigoni

da: http://www.repubblica.it/

Formigoni, quel muro di gomma eretto di fronte alle domande
di Massimo Giannini

Roberto Formigoni ha sprecato la sua grande occasione. A "Matrix", due sere fa, avrebbe potuto esibire la prova "regina", che fuga ogni ragionevole dubbio sulla sua onestà politica e sulla sua dirittura morale. Sarebbe stato sufficiente esibire la copia di un estratto conto, che confermasse con assoluta certezza la falsità di ciò che invece si sospetta, e cioè che l'amico Pierangelo Daccò, faccendiere in combutta con le aziende sanitarie appaltatrici della Regione Lombardia, gli ha pagato le vacanze a cinque stelle ad Anguilla per tre capodanni consecutivi. E invece il Celeste non l'ha fatto. Perché non vuole, o più verosimilmente perché non può farlo.

Il "governatore di Dio" non solo non ha risposto ad alcuna delle tante domande ancora inevase, che gettano un'ombra sulla sua persona e proiettano una luce sinistra su un Pirellone già oscurato dagli scandali. Si è rimangiato anche quelle poche, e ancora contraddittorie "ammissioni" che gli erano sfuggite finora. Di fronte alle domande di Repubblica, ha eretto un muro di gomma, impastato di arroganza, fantascienza e reticenza.

È arroganza, per un uomo politico obbligato a "rendere conto" ai suoi elettori, rispondere "chi le da l'autorità di rivolgermi domande sulla mia vita privata?" al giornalista che gli chiede dove e con chi abbia trascorso i capodanni 2008, 2009 e 2010. La stessa arroganza dimostrata nel definire "sfigato" il cronista del Corriere della Sera che ha scritto di quelle sue vacanze sospette. Nell'attaccare in conferenza stampa una cronista di

Classifica Ocse dei salari: Italia in discesa




L'Italia scende ancora nella classifica Ocse dei salari: 23esima
E' dietro anche alla Spagna. Mentre sale, al sesto posto, per la pressione fiscale sul lavoro

L'Italia scivola ulteriormente nella classifica Ocse dei salari e si piazza 23esima, dietro anche alla Spagna e comunque nella parte decisamente bassa della lista dei 34 Paesi membri dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici. Lo scorso anno era al 22esimo posto.

Il rapporto 'Taxing wages' ha registrato invece un'ascesa nella classifica della pressione fiscale sul lavoro. A questa voce l'Italia figura sesta, a causa dell'aumento del peso del fisco sui salari al 47,6% nel 2011, a fronte di una media europea del 41,5%.

Un single italiano senza figli a carico lo scorso anno in Italia ha avuto un salario netto in media di 25.160 dollari (circa 19.150 euro). In Spagna avrebbe percepito 27.741 dollari (21.110 euro) e di più in tutti gli altri grandi Paesi dell'Unione europea.
 

mercoledì 25 aprile 2012

Jack White: Sixteen Saltines

Ilvo Diamanti: 'Restaurare il futuro'


da: la Repubblica

Restaurare il futuro?
Il premier Monti perde consensi. Ma il Montismo ha segnato comunque un punto di rottura. Il mutamento del clima è dovuto ai duri provvedimenti assunti e alla nuova paura per lo spread.
di Ilvo Diamanti

Il "dopo-Monti" rischia di essere più vicino del previsto. Non perché le elezioni anticipate siano divenute probabili. Ma perché oggi è divenuto altrettanto improbabile l'ipotesi che Monti succeda a se stesso.

Nelle ultime settimane, infatti, il calo di consensi verso il governo ha assunto proporzioni ampie. Superiori a 15 punti percentuali. Sarebbe sceso intorno al 50% secondo Ipsos, ma molto al di sotto secondo Demos e il Cise diretto da Roberto D'Alimonte.

Ciò segna la fine del singolare paradosso dell'esperienza di Monti, accompagnato da un alto livello di gradimento personale e verso il governo, ma da un elevato grado di insoddisfazione verso le politiche governative. Fino a ieri. Mentre oggi l'insoddisfazione verso i provvedimenti sembra essersi trasferita direttamente su chi ne ha la responsabilità. Dunque, su Monti.

Le ragioni di questo rapido mutamento del clima d'opinione sono diverse.

1. In primo luogo, l'impatto di alcuni provvedimenti. La riforma del mercato del lavoro e dell'articolo 18. Ma soprattutto, a mio avviso, gli interventi sul sistema fiscale, in particolare l'Imu. Che colpisce direttamente il più

Cassazione, sentenza processo a Dell’Utri: fu lui a “mediare” tra Berlusconi e Cosa Nostra



La Cassazione: "Dell'Utri mediò tra mafia e Berlusconi" 
«Il Cavaliere pagò cospicue somme per la sua sicurezza»

Non c’è dubbio che fu Marcello Dell’Utri, negli anni Settanta, a fare da «mediatore», da «trait d’union», tra il suo amico e datore di lavoro Silvio Berlusconi, all’epoca solo lanciatissimo imprenditore, e Cosa Nostra. Lo sottolinea, a sorpresa, la Cassazione nelle motivazioni della sentenza 15727 che spiega in 146 pagine perchè lo scorso 9 marzo, suscitando polemiche, aveva annullato con rinvio la condanna a sette anni di reclusione per concorso esterno inflitta al senatore il 29 giugno 2010 dalla Corte di Appello di Palermo che aveva ridotto di due anni la pena Dell’Utri - scrive la Suprema Corte - è stato il «mediatore» dell’accordo protettivo per il quale Berlusconi pagò alla mafia «cospicue somme» per la sua sicurezza e quella dei suoi familiari. In maniera «corretta», rileva la sentenza, sono state valutate, dai giudici di Palermo, le «convergenti dichiarazioni» di più collaboratori sul tema «dell’assunzione, per il tramite di Dell’Utri, di Mangano ad Arcore, come la risultante di convergenti interessi di Berlusconi e di Cosa Nostra». Provata anche la «non gratuità dell’accordo protettivo, in cambio del quale sono state versate cospicue somme da parte di Berlusconi in favore della mafia». In tutto questo, Berlusconi pagò «in posizione di vittima», sentendosi in «stato di necessità» per proteggere sè e i suoi familiari dal rischio, soprattutto, di sequestri di persona. Anche se, osservano i supremi giudici, rispetto ad altre possibili scelte, Berlusconi «risentiva di una certa, espressa propensione a ’monetizzarè, per quanto possibile, il rischio cui era esposto e a spostare sul piano della trattativa economica preventiva l’azione delle fameliche consorterie criminali che invece si proponevano con annunci intimidatori».

In nessun caso, in questo capitolo giudiziario relativo al periodo del patto sulla protezione ad Arcore, la posizione di Dell’Utri è assimilabile a quella di «una vittima che subisce», anche lui, come Berlusconi, il ricatto mafioso. La

martedì 24 aprile 2012

I parametri delle Borse: perchè cambiarli se la Crescita è solo ritornare alla situazione precedente


Concordo con Deaglio quando scrive che “le Borse hanno hanno guardato soprattutto ai parametri finanziari. Si accorgono ora, a loro danno, di avere colpevolmente trascurato parametri sociali…” 
(http://taccuinodiunamarziana.blogspot.com/2012/04/mario-deaglio-il-tramonto-dei-parametri.html)

Mi chiedo – e qui sta la mia diversità concettuale e pratica sia con Deaglio, sia con Monti e molto probabilmente con Elsa Fornero (non perché moglie di Deaglio ma perché ministro) – se i Mercati possano immettere, considerare, tra i loro parametri i fattori sociali.
Mi sembra un cambiamento culturale e, conseguentemente, di controllo del potere e conseguentemente del business.
E’ vero che i Mercati dovrebbero considerare che stabilità, consenso, si ottengono e mantengono anche con equilibrio sociale. Perché non vi è altro parametro sociale che la riduzione delle disparità sociali.
Solo che, eliminare le differenze è impossibile. E inverosimile nell’era del capitalismo. Ridurre, avvicinare i ceti sociali è qualcosa di diverso, lento. E’ un investimento nel tempo. E i Mercati sarebbero interessati a questo investimento culturale-politico che, tra l’altro, non chiede solo una classe politica da “terza-via” ma anche un cambiamento di stile di vita degli italiani?
Non ci credo. Non ci crederò mai.
Se vogliamo volgerci verso un riequilibrio sociale, dovremo farlo senza di loro. Senza il ricatto dei Mercati. Senza badare alle fluttazioni delle Borse, senza il bollettino giornaliero dello spread…

Il problema non è però: ma quanto sono “cattivi” questi Mercati che non modificano le loro logiche di parametro. Il problema è che non esiste una classe politica da “terza-via”, cioè non liberista e non comunista. Con una concezione di riformismo senza trucchetti e truffe mentali.
Vi è comunque da dire che se anche vi fosse, non avrebbe vita lunga in un paese reale ancora imprigionato da individualismi, furbizie, stili di vita consumustici. Quegli stili di vita che piacciono ai Mercati. Che non vorrano certo che ci rinunciamo…

E qui arriviamo alla solita truffa.
Quando ci parlano di “Crescita” intendono: ritornare indietro di qualche anno, a un modello sociale che è comunque squilibrato socialmente. E, allora, perché i Mercati dovrebbero cambiare parametri: non più finanziari ma sociali (posto che, ci intendiamo su cosa siano quest’ultimi) quando la Crescita di Monti, del centro-destra che verrà successivamente – Casini in testa – ci riporterà, nella ”migliore” delle ipotesi a reimmettere alcuni migliaia o anche due o tre milioni di italiani nella situazione economica di qualche anno fa?
Se la volete chiamare Crescita…

A me pare che analisti, giornalisti e anche qualche politico, si esercitino nei soliti bei concetti dialettici ma…la musica è sempre quella: la truffa mentale ha un suono stonato. La Crescita non è nient’altro che far uscire dalla decrescita una parte di italiani. E’ per questo che le crisi sono cicliche. Vanno e vengono.
La concezione liberista di Silvio Berlusconi e dei suoi compagni di merenda, “giornalisti” inclusi, era quella di aspettare che la crisi passasse. Alcuni italiani rimanevano sul campo, ma poi si sarebbe tornati alla situazione precedente.
E Monti che pensa. Che vuole. Anche lui vuole toppare i buchi per riportare gli italiani alla situazione precedente la crisi o ha ambizioni mentali e sociali più elevate?

Milano, morti sul lavoro: sfilata di tute da lavoro senza corpi

Amici 11 (ma non solo), Antonino Spadaccino (ma non solo): l’atteggiamento di coloro che partecipano ai talent show.


Nella puntata di sabato scorso due big (?!) di Amici sono stati eliminati: Antonino Spadaccino e Valerio Scanu.
Questi i loro commenti (fonte La Stampa).

Antonino Spadaccino: Come si fa a rimanere delusi dal parere oggettivo di chi compra i dischi. Va bene così. Io dico sempre di essere l’amico vintage. Non sono vecchio, ma ho fatto il programma sette anni fa e Maria ha ragione a dirmi che devo faticare per farmi apprezzare ancora. Posso dire che sto pagando il prezzo di aver fatto questo programma tanti anni fa; poi vedo che la gente mi ferma per strada, mi dice che ho una voce splendida con un timbro che in Italia non si sente. Devo stringere la mano a questo pubblico”.

Valerio Scanu: “Se non fossi stato eliminato sarebbe stato meglio. Però è andata. Non nego di esserci rimasto male. Spero che siano stati gli altri a essere preferiti a me, e non che qualche carta sia stata giocata a mio sfavore”.

Bene. Si fa per dire…
Ma..mi domando e dico…non gli viene mai il sospetto a questi concorrenti e/o ex concorrenti di talent show – Amici e X Factor che sia - nonché aspiranti protagonisti nel panorama musicale mondiale, che come loro ce ne siano tanti altri, che è già un traguardo essere arrivati davanti a una telecamera quando – forse – c’è gente altrettanto o più meritevole che non ci riesce. Non gli punge vaghezza che il loro modo di cantare, che le scelte dei pezzi, non prendano parte del pubblico perché – vivaddio – la Musica è colma di musicisti e interpreti fondamentali mentre loro sono un accessorio consumistico usa e getta che, nella migliore delle ipotesi, può

Nora Jones: nuovo album ‘Little broken hearts’



Norah, voce fuori dal tempo 
"E io ascolto Billie Holiday"
Un nuovo cd, una sola data in Italia. Riecco la Jones, dieci anni dopo un enorme successo: "La mia musica vuol dire libertà"
di Andrea Morandi

Non aveva nemmeno 23 anni quando riuscì a ottenere tutto quello che la maggior parte dei cantanti non raggiungono in un'intera carriera: venticinque milioni di dischi venduti, cinque Grammy vinti e un contratto con la Blue Note. A dieci anni di distanza dal successo di Come away with me, il tempo sembra aver solo sfiorato Norah Jones che, in Italia per presentare il nuovo album, Little broken hearts, in uscita il 2 maggio, continua a vivere la musica con il disincanto di una debuttante: "Suono perché amo suonare, non per fare la diva o arrivare in cima alle classifiche" spiega sorridendo "sono consapevole del fatto che sia impossibile replicare un esordio come Come away with me, quindi cerco di godermi la libertà enorme che mi ha dato quel disco. Quando si ha la fortuna di avere un inizio carriera come il mio è meglio mettersi in testa che un exploit come quello non si può avere due volte. Mai pensato di fare un Come away with me 2, anche perché altrimenti mi annoierei a morte a rifare sempre lo stesso disco".

Dopo il trionfo (inatteso) del 2002, Geethali Norah Jones Shankar, la figlia a cui Ravi Shankar voltò le spalle appena nata, aveva una carriera da spingere in discesa e invece ha continuato a cambiare direzione, tra deviazioni cinematografiche (Un bacio romantico di Wong Kar-Wai nel 2007), vendite milionarie (gli altri dischi, Feels like home, 12 milioni di copie, e Not too late, altre 5) e mutamenti di rotta
fino a Little broken hearts, affidato alle mani dell'ex Gnarls Barkley Danger Mouse, il più quotato produttore della

Canale 5, Dr House: inizia l’ottava e ultima stagione

da: La Stampa

"Vi prometto, Dr House farà una fine con il botto"
Al via l’ottava e ultima stagione , il protagonista Hugh Lauriefa un appello-web ai fan: «Mandatemi i vostri lavori
sul serial»
di Alessandra Comazzi

Fosse per me, House non finirebbe bene. È un personaggio triste, emotivamente abbandonato». E lo dice Hugh Laurie, 53 anni a giugno, umbratile segno dei Gemelli, l’attore inglese che lo interpreta dal 2004. Esistono tutte le premesse perché davvero, alla fine, lui se ne vada dalla vita sbattendo la porta. O che qualcuno gliela sbatta in faccia. Le avventure del Dr. House tornano martedì su Canale 5. Sarà l’ottava stagione e sarà l’ultima. Addio alle armi, della medicina e dell’antipsicologia, preferite un medico che vi lascia morire mentre vi tiene la mano o uno che vi salva insultandovi? Sarebbe bello ce ne fosse uno che ti salva e non ti insulta. Un po’ come fa il dottor Wilson, non a caso amico-nemico di House, il suo alter ego, il suo dottor Jekyll per Mister Hyde, il bello della bestia, l’elementare Watson di Sherlock Holmes, elementare Wilson.

Per ricominciare, il dr. House è in galera. L’aveva già scampata una volta, ma ora non più. Al processo, non ha voluto nemmeno un avvocato a difenderlo. Al termine della serie precedente, il saluto al pubblico era avvenuto con la sua auto lanciata a tutta velocità contro la casa della Cuddy, medico capo ed ex fidanzata, compresa di figlioletta. Casa sfondata, rapporti umani definitivamente compromessi. Una reazione, dopo essere stato lasciato, comunque imperdonabile, anche per uno psicopatico come lui al quale il telefilm perdonava molto. Ma nemmeno la prigione gli fa cambiare atteggiamento. Pur di salvare una vita e non piegarsi ai soprusi, House si conferma arrogante, insopportabile, intrattabile: caratteristiche che, ovviamente, dietro le sbarre non aiutano. Ma viene a tirarlo fuori il nero Foreman, che ha preso il posto della dimissionaria Cuddy, affidandogli uno di quei casi che gli piacciono, un paio di polmoni che dovevano essere donati a una malata dell’ex amico oncologo dottor Wilson e che stanno per collassare. Un paziente ideale, il polmone. Muto, sordo e cieco. Naturalmente il genio della diagnostica lo farà rivivere, dopo aver scherzato sui problemi che lo assaltano, ormai diventati luoghi comuni tra i fan: sarà lupus? E se non è lupus, è sarcoidosi di sicuro.

Hugh Laurie, che ha pure coprodotto la serie, dirigendone alcuni episodi, non pare del tutto dissimile dal suo personaggio. Nato ricco, i genitori si ammalano presto e si ammala pure lui, di mononucleosi ma anche di crisi depressive. Adesso di House non ne può più: attraverso You Tube, ha esortato i fang a mandare i loro lavori sul telefilm, video, canzoni, filmati, dediche, non meno di trenta secondi, non più di un minuto, e in chiusura si farà una compilation. Nonostante guadagni, pare, 240 mila euro a puntata, sente la nostalgia della famiglia rimasta a Londra. È sposato alla stessa donna dal 1989, lavora a Los Angeles, è sempre dura la vita del pendolare. Com’è fare sesso con House, per fiction? Lisa Edelstein, la Cuddy, dice: «Lui è molto bello, ed è molto sposato. Una volta avevamo una scena in cui ci baciavamo. A me è parso normale, a lui “strano”. Un bacetto. Robe da matti». Essendo lei molto più disinvolta, ora reduce da una campagna in difesa degli animali in cui ha posato elegantemente nuda.

Insieme con il suo personaggio, Laurie si è lasciato invecchiare, gli sono cresciuti i capelli grigi, la barba brizzolata e le borse sotto gli occhi. Lui e il dottore hanno avuto dei problemi di sceneggiatura, talvolta l’intrico diventava troppo bislacco anche per uno bislacco: eppure, dopo qualche tentennamento, le vicende sono tornate a scintillare, ricche di introspezione e di tenerezza. Questo genio matto e sregolatissimo soffre per tutti i mali del mondo, non riesce a lasciarsi amare e dà vita al secondo telefilm più visto di tutti i tempi in Italia, dopo E.R. L’attore che lo interpreta dice: «Vorrei uscire di scena con un botto, non con un mugolio».

Premio Amnesty Italia 2012 a Fiorella Mannoia per ‘Non è un film’

da: http://www.amnesty.it/index.html

Fiorella Mannoia vince il Premio Amnesty Italia 2012 con "Non è un film", il brano scritto da Frankie HI-NRG

"Non è un film", la canzone di Fiorella Mannoia scritta da Frankie HI-NRG e con lui interpretata, ha vinto la decima edizione del Premio Amnesty Italia, indetto nel 2003 dalla Sezione Italiana di Amnesty International e dall'Associazione culturale Voci per la Libertà per premiare il migliore brano sui diritti umani pubblicato nel corso dell'anno precedente. 

Gli altri brani in concorso erano "Sono cool questi Rom" di Assalti frontali, "Un paese cortigiano" di Bandabardò, "L'impiccata" di Cesare Basile, "Non siete Stato voi" di Caparezza, "Brigantessa" di Teresa De Sio, "La donna di plastica" di Simona Molinari, "Fuori controllo" dei Negrita, "Crudo" di Susanna Parigi e "Io danzo" di Jovanotti.

Nelle scorse edizioni il premio era stato assegnato a "Il mio nemico" di Daniele Silvestri, "Pane e coraggio" di Ivano Fossati, "Ebano" dei Modena City Ramblers, "Rwanda" di Paola Turci, "Occhiali rotti" di Samuele Bersani, "Canenero" dei Subsonica, "Lettere di soldati" di Vinicio Capossela, "Mio zio" di Carmen Consoli e "Genova brucia" di Simone Cristicchi.

Fiorella Mannoia verrà premiata sul palco di Rosolina Mare (Rovigo) domenica 22 luglio, nel corso della serata

Mario Deaglio: 'Il tramonto dei parametri finanziari'


da: La Stampa 

Il tramonto dei parametri finanziari
di Mario Deaglio

La caduta generalizzata delle Borse mondiali nella giornata di ieri rappresenta un sintomo importante dei gravi pericoli di sfaldamento di quell’ampia e sofistica costruzione che è la globalizzazione economica. E questo non tanto per l’entità - pur molto importante su alcune piazze europee tra cui Milano - quanto per i motivi della caduta, ossia per ciò che vi sta dietro.

I tradizionali fattori economici si intrecciano infatti con fattori politici nel delineare un quadro in movimento in cui i pilastri della collaborazione internazionale e della stabilità interna vengono duramente posti in discussione.

L’avvenimento al quale si attribuisce la maggiore influenza sui listini è naturalmente il risultato del primo turno dell’elezione presidenziale francese con l’affermazione dell’estrema destra di Marine Le Pen e la, almeno temporanea, sconfitta del presidente Nicolas Sarkozy. Dietro Sarkozy, però, la vera sconfitta è Angela Merkel, che aveva appoggiato, in maniera molto pesante, il presidente uscente.

Merkel rappresenta naturalmente l’ortodossia economico finanziaria, con il suo forse ipotetico - obbiettivo di bilanci ordinati da raggiungere attraverso sensibili sacrifici.

In realtà, il grande disegno di una normalizzazione finanziaria rappresentato dal «patto fiscale» tra venticinque Paesi europei, faticosamente varato meno di due mesi fa, sarà sicuramente rimesso in discussione da una

Poste in attivo, quindi: 2.000 licenziamenti

da: http://www.ilfattoquotidiano.it/ 
Poste, l'annuncio: utili record e quasi 2000 licenziamenti 
di Giovanni Stinco

Alla fine si tratta di un oscuro coefficiente che tiene conto della distanza tra l’ufficio postale e la zona di recapito, dei numeri civici, di quante famiglie e negozi ci sono in zona e del tragitto totale per attraversarla tutta da una parte all’altra. Sopratutto nel coefficiente c’è anche il volume della corrispondenza, che è calato negli ultimi anni perché le comunicazioni iniziano a spostarsi su internet, per la concorrenza e in parte per effetto della crisi.

In base a quel coefficiente Poste Italiane ha deciso di razionalizzare, e ora tutte le zone di recapito, urbano o non urbane, avranno la stessa grandezza. Una scelta industriale che forse renderà più uniforme la distribuzione dei postini, ma che secondo i sindacati porterà al licenziamento di 1765 persone. Per ora interessate dalla ristrutturazione aziendale sono solo 5 regioni: Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Basilicata. Dal 2013 in poi la razionalizzazione delle zone di recapito dovrebbe investire tutta Italia e portare, questi i calcoli della Cgil, a 12mila esuberi.

Ad essere più colpita la Toscana, che perderà 600 tra postini e personale del Cmp, il Centro di meccanizzazione postale di Pisa che vedrà ridotto il proprio organico di 130 unità. Dopo la Toscana c’è il Piemonte, con 547 tagli e poi l’Emilia Romagna, che secondo i sindacati perderà invece 466 posti di lavoro tra portalettere, capisquadra e

Ruby e Silvio Berlusconi : amicizia-amicizia senza sesso, a 47.000 euro la settimana


Il quotidiano la Repubblica – la "potente lobby" che ha avversato Silvio Berlusconi, secondo il Berlusconi medesimo – ha pubblicato gli audio delle conversazioni telefoniche della “nipotina di Mubarak” Ruby rubacuori.
Tra le telefonate intercettate, la conversazione con l’amica Antonella cui racconta la generosità del vecchio nano puttaniere ex presidente del consiglio: Silvio Berlusconi.
All’amica, spiega che Silvio le dà “47 mila euro alla settimana”, che è “pazzo di me, ma "proprio pazzo” e quando l’amica le chiede cosa intenda per essere amica di Berlusconi, Ruby risponde che tra loro non c’è stato sesso.
Ma come….47 mila euro la settimana e non gliel’ha data?! Se queste sono le tariffe dell’”amicizia amicizia” quanto gli sarebbe costato a Silvio trombare Rudy?

Ma…
Quarantasettemila euro. Senza sesso.
No.
Dico.
Manco una leccatina?
A quel prezzo, roba da prosciugarsi la lingua…

Il Buongiorno di Massimo Gramellini



da: La Stampa
 
I compari del calcio
Chiunque di noi sparasse fumogeni in una via del centro sarebbe circondato dai passanti e arrestato. Allo stadio rimane impunito e diventa un personaggio». Era l’incipit di un Buongiorno datato 14 aprile 2005. Sette anni fa. In Italia i problemi non si risolvono mai. Invecchiano come il buon vino in botti di rovere, però a differenza del buon vino non diventano barolo ma aceto, lasciando in bocca il sapore acidulo della resa.

La gogna di Genova è l’ultima vergogna.

Giocatori che infischiandosene del pubblico perbene si tolgono la maglia sotto la minaccia dei violenti, riconoscendo loro uno status di tifosi «più tifosi degli altri» che essi rivendicano ma che non meritano. L’incredibile Sculli che abbraccia uno di questi tipacci e gli parla all’orecchio, da compare a compare. Sculli che andrebbe squalificato a vita solo per questo. Tranquilli, non succederà. Non succede mai nulla. Solo retorica a vagonate. Troppi dirigenti del calcio sono pavidi e mediocri, farebbero fallire qualunque società «normale» di cui per disgrazia diventassero i manager. Quanto ai reggitori della Federcalcio e della Lega appaiono come funzionari grigi del potere politico ed economico. Di loro non si ricorda un gesto, uno slancio vitale. Incapaci persino di proporre riforme ovvie come il campionato a 16 squadre e l’introduzione dei playoff, che fra un po’ sarà la tv a pretendere perché le troppe partite fra brocchi hanno nauseato il pubblico (tranne quello degli scommettitori). Tutti in prima

La vera Antipolitica: Calearo, non si dimette, deve pagare 12.000 euro al mese di mutuo

da: Il Fatto Quotidiano

Calearo, il deputato che ritira lo stipendio per il mutuo, non presenta le dimissioni
Classificato da Openparlamento al 589esimo posto su 630 deputati nell'indice di produttività, aveva difeso il suo assenteismo in Aula. Caduta nel vuoto la promessa di ritornare a tempo pieno a fare l'imprenditore

Niente dimissioni per Massimo Calearo, il deputato trasformista passato prima dal Pd all’Api, poi al gruppo Misto e finito nei Responsabili, oggi rinominato Popolo e Territorio. Lo ha rivelato l’Espresso che ha smascherato il bluff del passo indietro, prima annunciato e poi caduto nel nulla. A convincere il parlamentare è stato il capogruppo Silvano Moffa, che temeva lo scioglimento del movimento in cui è confluito l’ex esponente pd.

Classificato da Openparlamento al 589esimo posto su 630 deputati nell’indice di produttività, lo scorso 30 marzo, durante un’intervista a La Zanzara, Calearo aveva dichiarato apertamente il suo assenteismo dai lavori parlamentari. ”Dall’inizio dell’anno – aveva spiegato – alla Camera sono andato solo tre volte, anche per motivi familiari. Rimango a casa a fare l’imprenditore, invece che andare a premere un pulsante. Non serve a niente. Anzi, credo che da questo momento fino alla fine della legislatura non ci andrò più”. E sullo stipendio percepito a Montecitorio aveva aggiunto che gli serviva “per pagare il mutuo”.

Parole che avevano suscitato molte polemiche e a cui il deputato aveva reagito annunciando le dimissioni: “La settimana prossima – aveva detto – vado a Roma dal mio capogruppo e poi me ne torno a casa a fare l’imprenditore”. Nei giorni successivi, però, aveva deciso di tornare a presenziare alle sedute alla Camera e del ritiro a vita privata non ha più parlato. Ma il capogruppo Silvano Moffa lo difende: “Calearo è una persona molto seria e sa da solo come comportarsi. Ci siamo sentiti per telefono e gli ho solo detto di riflettere, invitandolo a continuare a svolgere la sua funzione di parlamentare”. Moffa spiega che la sua levata di scudi è “tutt’altro che disinteressata, visto che con la defezione dell’imprenditore il gruppo di Popolo e Territorio sarebbe sceso a quota 22 deputati, a rischio scioglimento”.

lunedì 23 aprile 2012

Amici 12, video nel sito Mediaset: un po’ di buon gusto (e buon senso) non guasterebbe

Fino a qualche minuto fa, nel sito Mediaset c’era un video così “titolato”: Il ballo galeotto.
1:59 della leggiadra bernarda Belen Rodriguez che agita culetto e fianchi con il l’”ambizioso ballerino" Stefano De Martino, al top nella cronaca degli ultimi giorni non certo per le sue qualità professionali.

Fino a qualche minuto fa…
Perché il video c’è ancora. Ma il titolo è cambiato: Sensuale Belen.
Ora.
Che muovere fianchi e culetto secco sia sensualità è tutto da discutere. Non vi è invece nulla da discutere sul cattivo gusto di Maria De Filippi e della Fascino.
Poiché non si tratta certo di 1:59 di danza. Poiché c’è una conduttrice – considerata la numero uno di Mediaset – che ha inaugurato una apparente stagione della sobrietà, quel video, manco lo si doveva inserire nel sito di Mediaset.

Un po’ di buon gusto – ogni tanto - non guasterebbe. Di Emma Marrone come cantante mi frega poco o nulla e una certa ruffianaggine, furbizia, e anche tracotanza espressiva (vedi Twitter con i suoi amici Giordano e Dondoni nei confronti di Marinella Venegoni) non me la rende tra quelle che apprezzo e mi interessa seguire; con ciò: fino a quando non mi sentirò, come spettatrice, presa per il culo da lei, ritengo che si meriti il mio rispetto. Evidentemente, non merita quello di nostra signora Fascino.

Del resto….il dna di Maria De Filippi non può cambiare…