da: Avvenire – di Leonardo
Becchetti
II lavoro
sempre più voucherìzzato, i call center
in crisi perché i precari non lo sono abbastanza, i fattorini di Foodora che
portano la pizza a domicilio a salali stracciati e capiscono che l'unica
disperata forma di protesta che può far presa è l'appello ai consumatori a non
comprare i loro prodotti. Che cosa sta succedendo?
Guardatevi
intorno e vedrete nei paesaggi delle nostre città e delle
nostre periferie il trionfo
dell'economia e contemporaneamente il suo fallimento
nel regalarci felicità e pienezza di senso di vita. Fallimento figlio del suo grave peccato originale. Distese senza
fine di ipermercati, centri commerciali
e negozi traboccanti di prodotti di ogni genere, colmi di tutte le varietà
possibili vendute a prezzi stracciati, al massimo del sottocosto possibile. Il
mondo è diventato esattamente ciò che quel gruppo di filosofi morali che
inventò l'economia moderna più di due secoli fa voleva che diventasse: il trionfo del consumatore.
L'obiettivo era nobilissimo e tutt'altro
che meschino: rendere l'umanità felice. Il risultato assolutamente di successo
se valutato in termini di coerenza con le premesse. Peccato però che la
funzione di felicità utilizzata (l'ipotesi su cosa rendesse l'uomo felice)
fosse sbagliata. I fondatori dell'economia partirono



